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La radice psicologica del controllo (e il 25 Novembre quotidiano)
Il corpo, la resistenza e un paradosso da sciogliere: chi vince, davvero, nel patriarcato?
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In questo primo numero della nostra newsletter a più voci, affrontiamo il tema della violenza e della resistenza femminista, ma con un’angolazione che non tutti affrontano: il costo emotivo e sociale che il sistema patriarcale impone anche a chi è apparentemente in una posizione di "potere". Affrontiamo il dibattito con due voci, per svelare come la lotta per l’uguaglianza sia, in realtà, un movimento di liberazione universale. Apriamo questo nostro dialogo con Daniele Fiorenza. Vi invito però a partecipare a questa discussione rispondendo a questa e-mail e mandando vostri contributi da pubblicare nelle prossime mailing list.
Testo di Daniele Fiorenza Quando parliamo di violenza di genere, spesso il dibattito è costruito attorno al corpo della donna che subisce. E-pur giustamente. Tuttavia sento che dobbiamo spostarci anche sul corpo dell’uomo che, nel patriarcato, è costretto a essere “maschio forte”, “maschio che non chiede”, “maschio che domina” — e che spesso finisce vittima di un modello che lo fa sentire inutile, invisibile, “meno” se non corrisponde. In questo senso, il femminismo non è solo un movimento delle donne: è anche una salvezza per gli uomini. Quando parlo di sublimazione della donna — «meno Dante, più Alda Merini» — intendo che la donna non sia il simbolo della bellezza ideale da conquistare o servire, ma sia voce, creatività, resistenza. Allo stesso modo possiamo chiedere all’uomo non più di essere “salvatore”, ma di essere “alleato”, “trasformatore”. È un tema che mi interessa: il patriarcato danneggia anche gli uomini. Perché li costringe in ruoli, in narrazioni, in sensi di fallimento. La resistenza non può essere solo “stop alla violenza”, ma ridefinizione delle relazioni, delle mascolinità, dei desideri. Quando parlo di veganismo e specismo, lo faccio perché vedo un’analogia: lo sfruttamento dell’altro — che sia animale, donna, uomo vulnerabile — ha la stessa radice culturale: una gerarchia fittizia, un diritto su qualcuno, la delega di sé al potere. Ed è nella sovversione di questa gerarchia che troviamo la resistenza. Qualcosa che nella nostra “nicchia” non è ancora chiarissimo ma che, fortunatamente, si sta sempre più prendendo lo spazio che merita. In particolare grazie allə compagnə delle nuove generazioni.
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Daniele ha messo il dito su un punto essenziale: la nostra battaglia non è solo una resistenza – intesa come un semplice "no" o un'opposizione statica al vecchio sistema. La vera forza sta nella ridefinizione.
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Non si tratta di resilienza, che può suggerire l'adattamento a un urto esterno. Al contrario, si tratta di una trasformazione profonda e proattiva della nostra impostazione culturale: delle relazioni gerarchiche e di potere che non riguardano solo la violenza di genere, ma si estendono al mondo del lavoro, dell'economia e a ogni forma di sfruttamento.
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Per capire quanto in profondità il patriarcato ci modelli e ci imprigioni tuttə, e per svelare la via d'uscita emotiva necessaria per questa trasformazione, è cruciale l'eredità di bell hooks. A seguire, il contributo di Cristina Desideri riguardo il libro di bell hooks recensito su magozine da Elia Nadir.
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Il saggio di bell hooks “La volontà di cambiare. Uomini, amore e la via d’uscita dal patriarcato” è un’opera di critica culturale e appello emotivo. Non si limita a denunciare il sistema patriarcale, ma ne analizza le conseguenze psicologiche sugli uomini stessi, proponendo l’amore come unica via di salvezza.
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Anteprima e messaggio centrale Il libro è un’analisi rivoluzionaria che smaschera il patriarcato come un sistema di oppressione che causa profonda sofferenza emotiva maschile, impedendo agli uomini di essere vulnerabili e di vivere relazioni basate sulla reciprocità e sulla cura. Il messaggio centrale è chiaro e urgente: la vera libertà e la capacità di amare per gli uomini risiedono nell’atto radicale di rinunciare al dominio e nell’abbracciare la propria integrità emotiva.
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Temi, repressione e base sicura di Bowlby Il patriarcato agisce come una forza culturale che spezza la possibilità di un Attaccamento Sicuro (Bowlby). Hooks descrive come la repressione della vulnerabilità maschile sia un trauma infantile ripetuto: al bambino viene insegnato che piangere è debolezza e che l’unica emozione permessa è la rabbia. Questa norma culturale nega la possibilità di avere una “base sicura”. Secondo Bowlby, una base sicura (data da figure di accudimento sensibili) è essenziale per la regolazione emotiva, l’autostima sana e lo sviluppo dell’empatia. Negando il bisogno di dipendenza e supporto emotivo, il patriarcato costringe gli uomini verso un modello di attaccamento insicuro di tipo evitante o distanziante. L’uomo, non potendo esprimere o tornare alla sua base sicura interiore o relazionale, deve proiettare all’esterno un’immagine di onnipotenza e autosufficienza. Questo vuoto è riempito dal bisogno di controllo e dalla violenza come unico linguaggio accettabile per esprimere il disagio.
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Associazione psicopatologica (DSM-5) Le dinamiche descritte da bell hooks si collegano strettamente ai disturbi di personalità che implicano una disfunzione nelle relazioni e nell’empatia: • Disturbo narcisistico di personalità (DNP): La norma patriarcale di dominio e grandiosità ricalca perfettamente il senso di diritto e la richiesta di ammirazione tipici del DNP. Il sistema rinforza l’idea che l’uomo debba essere speciale e al di sopra delle regole, mascherando una profonda fragilità narcisistica interna, spesso derivante da un attaccamento insicuro precoce. • Disturbo antisociale di personalità (DAP): La necessità di esercitare controllo e l’uso strumentale delle relazioni (l’altro come oggetto di soddisfazione o dominio) si associano ai tratti del DAP, che è caratterizzato da mancanza di rimorso, manipolazione e disprezzo per i diritti altrui.
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In sintesi, il saggio identifica il patriarcato come il contesto culturale che, negando all’uomo la sua “base sicura” emotiva, lo spinge a sviluppare quei tratti di personalità che la clinica associa alla patologia relazionale e al dominio.
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Con questo testo di Cristina possiamo capire bene che il patriarcato non produce solo ingiustizia ma anche patologia. Negando all'uomo la possibilità di esprimere le proprie vulnerabilità, o spingi ad utilizzare il controllo e lo sfruttamento per mascherare il proprio disagio interiore. E bisogna intervenire sul modo in cui gli uomini imparano a relazionarsi. Tu cosa ne pensi? Scrivici sia per esprimere il tuo parere che per intervenire in questo dibattito aperto.
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La nostra riflessione sulla vulnerabilità maschile, sul narcisismo e sulla mancanza di una "base sicura" ci porta direttamente a una data fondamentale: il 25 Novembre, Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.
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Questa giornata non può e non deve essere solo un momento di commemorazione e denuncia, ma deve trasformarsi in una presa di coscienza radicale: la violenza estrema e il femminicidio non sono atti di follia momentanea, ma l'epilogo prevedibile di un sistema di dominio e controllo alimentato proprio da quella fragilità narcisistica che abbiamo analizzato. Il male, come ci ricorda Hannah Arendt, è spesso “banale”, un fallimento della capacità di pensare empaticamente e di mettersi nei panni dell'altro.
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Per questo, la vera resistenza quotidiana è il lavoro costante di de-costruzione di quel patriarcato che genera aggressori privi di empatia e donne vittime di manipolazione. Per chi volesse approfondire l'analisi psicologica e clinica che lega la banalità del male al narcisismo, al ciclo dell'abuso e ai casi di femminicidio in Italia, abbiamo appena pubblicato questo articolo di Cristina Desideri sulla giornata internazionale per 'eliminazione della violenza contro le donne.
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La riflessione di Daniele e l'analisi di Cristina ci hanno mostrato che la vera battaglia non è solo contro un sistema esterno, ma per una guarigione interna che riguarda tuttə. Se il patriarcato ci modella nella disconnessione e nel controllo, il nostro antidoto è la condivisione e l'alleanza.
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Raccontaci la tua opinione, suggerisci letture o film che possono arricchire questa discussione, e invia i tuoi contributi o riflessioni da pubblicare nei prossimi numeri della newsletter.
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Grazie per aver letto e alla prossima,
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