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La libertà come pratica quotidiana
Che cosa resta dell’anarchia se la società anarchica non arriva?
Siamo abituati a pensare l’anarchia come una società futura: un mondo senza dominio, gerarchie imposte e autorità coercitive. Ma se quel mondo non arrivasse mai nella sua forma compiuta? Se l’anarchia non fosse soltanto una meta, ma anche una direzione?
Anarchia qui e ora nasce da questa domanda.
L’anarchia può essere cercata anche nel presente, ogni volta che riusciamo a ridurre il dominio e ad aumentare le possibilità reali di vita, per noi stessi e per gli altri.
Non significa dichiarare anarchico ciò che semplicemente ci piace, né immaginare di poter vivere fuori dai rapporti sociali e dalle contraddizioni del nostro tempo. Significa chiedersi quanto spazio di libertà possiamo costruire nelle relazioni, nel lavoro, nella cura, nel modo in cui attraversiamo i luoghi e incontriamo le altre persone.

L’anarchia come direzione
L’idea centrale del libro è semplice: l’anarchia non deve necessariamente essere pensata come uno stato perfetto da raggiungere una volta per tutte.
Può essere una direzione.
Possiamo riconoscere le situazioni in cui il potere diventa dominio, quelle in cui una relazione limita inutilmente la libertà di qualcuno e quelle in cui, invece, cooperazione, autonomia e mutuo appoggio ampliano le possibilità delle persone.
Da questa prospettiva, la domanda cambia.
Non soltanto: come dovrebbe essere una società anarchica?
Ma anche: che cosa possiamo fare qui e ora per vivere in maniera più libera senza costruire nuove forme di dominio?
Libertà, relazioni e vita quotidiana
Il libro porta questa domanda fuori dalla sola teoria politica.
La libertà riguarda anche il modo in cui amiamo, lavoriamo, reagiamo alla rabbia, utilizziamo il nostro tempo, ci prendiamo cura degli altri e degli spazi che attraversiamo.
Essere liberi non significa necessariamente essere indipendenti da tutto e da tutti. Gli esseri umani dipendono gli uni dagli altri. Il problema diventa allora distinguere la dipendenza reciproca dal possesso, la cura dal controllo, l’aiuto dalla subordinazione.
Anche la presenza assume così un significato particolare. Se l’anarchia viene continuamente rimandata al futuro, rischia di diventare un ideale separato dalla vita. Riportarla nel presente significa invece domandarsi che cosa delle nostre aspirazioni possa già prendere forma nelle azioni quotidiane.
Prendersi cura senza dominare
La trasformazione non passa soltanto attraverso il conflitto.
Può esistere anche nel gesto di chi costruisce qualcosa che prima non c’era: una relazione più libera, uno spazio condiviso, una forma di mutuo appoggio, un luogo più bello, una possibilità per qualcun altro.
Cura, bellezza e armonia non sono quindi elementi estranei alla libertà.
Prendersi cura di sé, degli altri e dei luoghi che attraversiamo può diventare una pratica di trasformazione, purché la cura non si trasformi a sua volta in controllo.
Il problema non è raggiungere una condizione di perfezione. È capire in quale direzione ci stiamo muovendo.
Dire di no
Esiste però anche il momento del rifiuto.
Non tutto può essere trasformato semplicemente attraverso l’esempio personale. Ci sono rapporti di dominio ai quali è necessario opporsi, situazioni dalle quali bisogna allontanarsi e condizioni che devono essere cambiate collettivamente.
Per questo Anarchia qui e ora non propone un ripiegamento individuale né una versione puramente interiore dell’anarchia.
La domanda diventa piuttosto: come opporsi al dominio senza riprodurne la logica?
Come dire no senza diventare indifferenti? Come proteggere senza dominare? Come agire senza trasformare il bene che immaginiamo in un nuovo comando?
Storie di libertà possibile
Queste domande incontrano nel libro anche vite reali.
Emma Goldman, Rosa Parks, Sibilla Aleramo, Nise da Silveira, Wangari Maathai e altre figure storiche permettono di osservare forme molto diverse di resistenza, autonomia e trasformazione.
Non vengono presentate come modelli perfetti da imitare.
Le loro esperienze mostrano piuttosto che la libertà può emergere in circostanze concrete, spesso contraddittorie, attraverso scelte capaci di aprire possibilità che prima sembravano inesistenti.
La trasformazione sociale non coincide necessariamente con un unico momento rivoluzionario. Può essere composta anche da una moltitudine di aperture, rifiuti, relazioni e costruzioni che modificano progressivamente ciò che consideriamo possibile.
Un’anarchia imperfetta
Anarchia qui e ora non promette una formula per vivere anarchicamente e non descrive una società ideale.
Propone invece un criterio con cui interrogare il presente.
C’è meno dominio di prima?
Ci sono maggiori possibilità di scegliere, partecipare, creare e vivere?
La nostra libertà sta aumentando insieme a quella degli altri oppure a loro spese?
Pensare l’anarchia in questo modo significa accettarne anche l’incompletezza.
Non la perfezione, quindi, ma il percorso verso una maggiore libertà.
Non soltanto domani.
Qui e ora.
Il libro
Anarchia qui e ora
La libertà come pratica quotidiana
Francesco Scatigno
Francesco Scatigno ha fondato Magozine nel 2007, progetto indipendente dedicato alla cultura e alla controinformazione. Scrive di anarchismo, letteratura e trasformazioni sociali.