Le domande che tutti noi anarchici dovremmo porci….

Domande, anzi rovelli, che assillano la mia mente di anarchico: 

Per affermare l’anarchia ci vuole una quota fisiologica di violenza o bisogna essere pacifici? 

L’anarchismo socialista come può affermarsi senza leader ma solo con strutture orizzontali e informali, visto che gli uomini per natura e per cultura non sono tutti uguali? 

Il  liberalismo può anche essere non liberista?

Il libertarismo deve essere per forza socialista o può anche essere liberale, senza essere capitalista selvaggio?

L’anarchia in un certo qual modo liberale di Nozick non contempla il welfare. È possibile il cosiddetto anarcocapitalismo con il welfare compreso? 

L’anarchia socialista dovrebbe privilegiare la libertà nei confronti della giustizia e allora come fa a essere veramente socialista? Non è una contraddizione di termini? 

È realisticamente possibile per gli anarchici realizzare un contromercato per ridurre le ingiustizie del capitalismo? 

Come si pone l’anarchismo socialista nei confronti del comunismo, viste e considerate le differenze tra Marx, Stirner e Bakunin e gli orrori delle dittature comuniste?

Perché la maggioranza degli anarchici si oppone contro il razzismo e l’autoritarismo della destra, ma non analizza i concetti cardine della destra, ovvero identità socioculturale e merito?

Se, come sosteneva Borges, che da giovane fu anarchico, “l’anarchia è la massima libertà con un minimo di buon governo”, come si pongono gli anarchici nei confronti della mafia, visto che per infliggerle colpi letali bisognerebbe legalizzare le droghe leggere e la prostituzione (in mano entrambe ai clan) e quindi dando più potere allo Stato? Come realizzare insomma, realisticamente,  il buon governo?

Quali sono i punti di contatto tra anarchia e sinistra? Condividono i diritti civili soltanto? E come si pongono gli anarchici nei confronti del finto progressismo italiano? Cosa ne pensano gli anarchici dei neokeynesiani progressisti, dell’egemonia culturale progressista, dello statalismo progressista? 

È vero che l’anarchia, come sosteneva Ferlinghetti, si può realizzare solo in piccoli gruppi di persone psicocivilzzate, perché altrimenti è utopia?

Come si pongono gli anarchici italiani nei confronti dell’italianità?

Come si pongono gli italiani nei confronti della sicurezza? 

Come si pongono gli anarchici italiani nei confronti dei partiti politici? 

L’Italia sta vivendo un inverno demografico. Gli immigrati islamici sono quelli che fanno più figli. Come si porranno  le femministe anarchiche in futuro nei confronti di quella che il sociologo Allam definisce l’Occidentalite di alcuni immigrati islamici, cioè la tendenza a considerare l’Islam superiore e i valori occidentali dei disvalori? Può esserci il rischio di perdere diritti civili oppure quasi  tutti gli immigrati subiranno l’occidentalizzazione? 

Come si pongono gli anarchici nei confronti della democrazia? 

I mass media devono essere combattuti dall’interno? Gli anarchici devono cercare di diventare mass media? 

Come si pone un anarchico nei confronti dell’Illuminismo? Si riconosce in tutti i suoi valori o  solo in alcuni? In che misura essere razionali? 

Come si pongono gli anarchici nei confronti della critica all’anarchia come millenarismo di Hosenbawn,  cioè come ideologia fondata sulla premessa che i suoi appartenenti si considerano duri, puri, incorruttibili? E come si può incarnare nella vita l’essere anarchico in pratica? 

Come si pongono gli anarchici nei confronti del rapporto tra materialismo e spiritualità? Che rapporto non dico sociale ma intimo e privato hanno con un’eventuale Dio? 

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Nato nel 1972 a Pontedera. Laureato in psicologia. Collaboratore di testate giornalistiche online, blog culturali, riviste letterarie, case editrici. Si muove tra il pensiero libertario di B.Russell, di Chomsky, le idee liberali di Popper ed è per un'etica laica. Soprattutto un libero pensatore indipendente e naturalmente apartitico. All'atto pratico disoccupato.

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