Antifascismo: storia, significato, movimenti e Resistenza in Italia

/

L’antifascismo non coincide con un singolo partito, una sola ideologia o una particolare fase della storia italiana. È il termine con cui si indicano le diverse forme di opposizione politica, culturale e sociale al fascismo, nate già durante la sua affermazione e sviluppatesi poi durante la dittatura, nell’esilio, nella clandestinità e infine nella Resistenza.

La sua storia comprende socialisti, comunisti, anarchici, liberali, repubblicani, cattolici, azionisti e persone che non appartenevano necessariamente a organizzazioni politiche ma rifiutavano il regime fascista.

Per questo è utile distinguere tre percorsi collegati ma differenti.

Il fascismo italiano riguarda la nascita del movimento fascista, la conquista del potere e la trasformazione dello Stato italiano in una dittatura.

L’antifascismo riguarda invece le idee, le persone, le organizzazioni e le culture politiche che si opposero al fascismo.

La Resistenza italiana, infine, indica più precisamente il movimento politico e militare sviluppatosi soprattutto dopo l’8 settembre 1943 contro l’occupazione tedesca e la Repubblica Sociale Italiana.

Sono storie che si intrecciano, ma non sono sinonimi.

Che cos’è l’antifascismo

In senso storico, l’antifascismo nasce come opposizione al movimento fascista e successivamente al regime guidato da Benito Mussolini.

Treccani lo definisce, in senso stretto, come la reazione politica e morale alla dottrina e alla pratica del fascismo al potere, sottolineando la pluralità delle forze che vi parteciparono: liberali, socialisti, comunisti, popolari e altre correnti politiche.

Questa pluralità è fondamentale.

Gli antifascisti non avevano necessariamente la stessa idea di società.

Un anarchico e un liberale potevano avere concezioni radicalmente differenti dello Stato. Un comunista e un cattolico potevano avere idee opposte sull’economia, sulla proprietà e sulla società. Repubblicani, socialisti e democratici liberali provenivano da tradizioni politiche differenti.

Ciò che li accomunava era l’opposizione alla progressiva costruzione del sistema fascista e, successivamente, alla dittatura.

L’antifascismo dovrebbe quindi essere studiato come uno spazio storico di opposizione composto da culture politiche differenti, non come un’ideologia perfettamente unitaria.

Le origini dell’antifascismo

Le prime forme di opposizione si svilupparono contemporaneamente alla crescita del fascismo.

Tra il 1919 e il 1922 l’Italia attraversò una fase di fortissima conflittualità politica e sociale. Lo squadrismo fascista attaccò sedi sindacali, cooperative, organizzazioni politiche e amministrazioni locali, mentre in diverse parti del paese si formarono gruppi che cercarono di contrastarne l’avanzata.

Tra questi vi furono gli Arditi del Popolo, organizzazione nata nel 1921 alla quale parteciparono militanti provenienti da diverse culture politiche antifasciste.

La violenza politica di questi anni non può essere separata dalla crisi dello Stato liberale e dai conflitti che accompagnarono l’ascesa del fascismo.

Su Magozine abbiamo ricostruito uno di questi contesti nell’approfondimento sulla guerra civile a Bologna tra il 1919 e il 1922.

La marcia su Roma dell’ottobre 1922 portò Mussolini alla guida del governo, ma la trasformazione del sistema politico in una vera dittatura fu progressiva.

Matteotti e la crisi del 1924

Uno dei momenti decisivi nella storia dell’antifascismo fu il delitto Matteotti.

Il deputato socialista Giacomo Matteotti aveva denunciato pubblicamente le violenze e le irregolarità che avevano accompagnato le elezioni politiche del 1924. Venne rapito e assassinato nel giugno dello stesso anno.

La sua morte provocò una profonda crisi politica.

Una parte consistente dell’opposizione abbandonò i lavori parlamentari nella cosiddetta secessione dell’Aventino, nella speranza che la crisi determinasse la caduta di Mussolini.

Questo non avvenne.

La successiva trasformazione autoritaria dello Stato e le leggi approvate tra il 1925 e il 1926 ridussero progressivamente gli spazi legali dell’opposizione. Treccani individua proprio in questa fase il passaggio da un antifascismo ancora praticabile attraverso Parlamento e stampa a un’opposizione costretta sempre più all’esilio e alla clandestinità.

Su Magozine abbiamo dedicato un approfondimento a Giacomo Matteotti a un secolo dalla morte.

Dalla repressione alla clandestinità e all’esilio

Con il consolidamento della dittatura diventò sempre più difficile svolgere attività politica antifascista apertamente.

Partiti e organizzazioni vennero sciolti o costretti alla clandestinità. Molti oppositori furono arrestati, sottoposti a confino o costretti ad abbandonare il paese.

Una parte importante dell’antifascismo continuò quindi a operare all’estero.

Gli esuli mantennero contatti con l’Italia, produssero giornali e materiale clandestino, organizzarono reti politiche e cercarono di rendere conosciute fuori dal paese le caratteristiche del regime.

Anche in Italia continuarono tuttavia forme clandestine di opposizione.

Questa dimensione rende l’antifascismo degli anni della dittatura una storia fatta non soltanto di grandi organizzazioni, ma anche di piccoli gruppi, reti familiari, stampa clandestina, esiliati, militanti e singoli oppositori.

Le diverse culture dell’antifascismo

L’antifascismo italiano fu politicamente eterogeneo.

Socialisti e comunisti

Socialisti e comunisti rappresentarono una componente importante dell’opposizione organizzata. Dopo la soppressione delle libertà politiche, molti militanti operarono clandestinamente o dall’estero.

Anarchici

Il movimento anarchico aveva già subito la violenza squadrista durante l’ascesa fascista.

Una parte degli anarchici italiani continuò l’attività antifascista nell’emigrazione, partecipando alle reti internazionali e, successivamente, anche alla guerra civile spagnola e alla Resistenza.

Il rapporto tra anarchismo e antifascismo può essere approfondito attraverso la nostra storia del movimento anarchico italiano.

Liberali e democratici

Esistette anche un antifascismo liberale e democratico che criticava il fascismo soprattutto per la distruzione dello Stato di diritto, delle libertà politiche e del sistema parlamentare.

Repubblicani e Giustizia e Libertà

Altre esperienze cercarono di costruire forme nuove di opposizione, collegando il superamento del fascismo a un progetto di rinnovamento politico e sociale.

Tra queste ebbe particolare importanza il movimento Giustizia e Libertà, fondato da antifascisti in esilio alla fine degli anni Venti.

Cattolici antifascisti

Anche nel mondo cattolico esistettero oppositori del fascismo, sebbene il rapporto tra Chiesa, cattolicesimo politico e regime sia stato complesso e sia cambiato nel corso degli anni.

Questa pluralità diventerà particolarmente evidente durante la Resistenza, quando forze con programmi politici differenti collaboreranno nella lotta contro l’occupazione tedesca e il fascismo repubblicano.

Lauro De Bosis e l’antifascismo come gesto simbolico

Non tutta l’opposizione al fascismo assunse la forma della militanza clandestina organizzata.

La vicenda di Lauro De Bosis rappresenta un esempio particolarmente noto di antifascismo individuale e simbolico.

Poeta, intellettuale e oppositore del regime, nel 1931 sorvolò Roma con un piccolo aereo lanciando migliaia di volantini antifascisti sulla città.

Durante il volo di ritorno scomparve nel Mediterraneo.

La sua storia mostra come l’opposizione al regime potesse assumere anche la forma di un gesto pubblico pensato per rompere il controllo dell’informazione e dimostrare che il dissenso continuava a esistere.

Su Magozine ne abbiamo parlato in De Bosis, il poeta antifascista che volò su Roma.

Antifascismo e guerra civile spagnola

La guerra civile spagnola, iniziata nel 1936, diventò un passaggio importante anche per l’antifascismo europeo.

Antifascisti provenienti da diversi paesi parteciparono al conflitto a sostegno della Repubblica spagnola, mentre l’Italia fascista e la Germania nazista sostennero militarmente le forze guidate da Francisco Franco.

Per molti esuli italiani la Spagna rappresentò quindi non soltanto una guerra straniera, ma uno dei luoghi nei quali lo scontro con fascismo e nazismo assumeva ormai una dimensione internazionale.

Treccani individua proprio nell’esperienza spagnola uno dei momenti che contribuirono a riallacciare i rapporti tra antifascismo interno ed esilio politico.

Dall’antifascismo alla Resistenza

Il 25 luglio 1943 Mussolini venne destituito e il regime fascista entrò nella sua crisi definitiva.

L’8 settembre venne annunciato l’armistizio tra l’Italia e gli Alleati. L’Italia centro-settentrionale venne occupata dalle forze tedesche e nacque la Repubblica Sociale Italiana.

È in questo contesto che si sviluppò la Resistenza italiana.

Le principali forze antifasciste costituirono il Comitato di Liberazione Nazionale e parteciparono, con organizzazioni e strategie differenti, alla lotta contro l’occupazione tedesca e il fascismo repubblicano. L’ANPI colloca l’avvio della Resistenza italiana proprio nella fase successiva alla crisi del fascismo e all’8 settembre 1943.

Ma antifascismo e Resistenza non coincidono.

L’antifascismo precede la Resistenza di oltre vent’anni.

La Resistenza rappresenta piuttosto una nuova fase storica nella quale una parte consistente delle tradizioni antifasciste confluisce nella lotta politica e militare del 1943-1945. Anche Treccani descrive la Resistenza come uno sviluppo dell’antifascismo precedente, pur distinguendo i due fenomeni.

Per questo dedichiamo alla Resistenza italiana un percorso autonomo.

Nel frattempo è possibile approfondire alcuni aspetti attraverso gli articoli già presenti su Magozine:

Antifascismo, memoria e testimonianza

La storia dell’antifascismo non è composta soltanto dalle figure più conosciute.

Una parte importante della memoria del Novecento è stata conservata attraverso testimonianze personali, archivi, associazioni, biografie e ricostruzioni familiari.

Molti militanti antifascisti attraversarono più fasi della storia italiana: opposizione al regime, clandestinità, carcere o confino, Resistenza e successivamente partecipazione alla vita politica della Repubblica.

Questa dimensione collettiva emerge bene nel libro recensito su Magozine Una storia collettiva. Ricordi di compagne e compagni antifascisti, che raccoglie numerose biografie e memorie individuali.

La memoria antifascista è quindi anche una storia costruita dal basso: attraverso persone spesso meno conosciute, territori, famiglie, scuole, associazioni e comunità.

Il 25 aprile e la memoria della Liberazione

La Liberazione dal nazifascismo è diventata uno dei principali luoghi della memoria pubblica italiana.

Il 25 aprile ricorda l’insurrezione e la liberazione delle principali città del Nord nella fase conclusiva della guerra e costituisce oggi la Festa della Liberazione.

Letteratura, memorialistica e ricerca storica hanno avuto un ruolo decisivo nella trasmissione della memoria della Resistenza.

Per questo abbiamo raccolto anche alcuni percorsi di lettura dedicati alla Festa della Liberazione e ai libri sul 25 aprile.

Antifascismo e nascita della Repubblica

Dopo la fine della guerra, le principali forze che avevano partecipato all’antifascismo e alla Resistenza contribuirono, pur con profonde differenze politiche, alla costruzione delle istituzioni repubblicane.

Il rapporto tra antifascismo e ordinamento costituzionale italiano emerge in modo particolarmente esplicito nella XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, che vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto Partito fascista.

Il divieto venne successivamente attuato attraverso la legge n. 645 del 1952, conosciuta come legge Scelba.

Questo non significa che tutte le forze dell’antifascismo condividessero una stessa interpretazione della nuova Repubblica.

Comunisti, socialisti, democristiani, liberali, repubblicani, azionisti e altre culture politiche continuarono ad avere progetti differenti e spesso conflittuali.

L’esperienza dell’opposizione al fascismo costituì però uno dei riferimenti storici della nuova fase costituzionale.

Che cosa significa antifascismo oggi

Nel linguaggio contemporaneo la parola antifascismo viene utilizzata in significati differenti.

Può indicare la memoria storica dell’opposizione alla dittatura mussoliniana.

Può riferirsi alla difesa dell’ordinamento costituzionale contro tentativi di ricostituzione di organizzazioni fasciste.

Può infine essere utilizzata in senso politico più ampio per definire movimenti contemporanei che si oppongono a gruppi neofascisti o ad altre forme di autoritarismo.

Per comprendere come le destre radicali e neofasciste si siano trasformate e riorganizzate nell’Europa contemporanea, abbiamo recensito L’Europa in camicia nera. L’estrema destra dagli anni 90 a oggi dello storico Elia Rosati.

Proprio perché il termine viene usato in contesti differenti, è utile non trasformarlo in una categoria indistinta.

Come per la parola “fascismo”, anche parlare di antifascismo richiede di distinguere il fenomeno storico, la memoria politica del Novecento e gli usi contemporanei del termine.

Questa distinzione permette di comprendere la continuità tra alcune esperienze senza perdere le differenze tra epoche, organizzazioni e contesti.

Antifascismo, fascismo e Resistenza: tre percorsi per orientarsi

Per ricostruire questa storia proponiamo quindi tre percorsi distinti ma collegati:

Fascismo italiano: storia, origini e costruzione del regime
Per comprendere la nascita del fascismo, la conquista del potere, la trasformazione dello Stato e le istituzioni della dittatura.

Antifascismo: storia, significato, movimenti e Resistenza in Italia
Il percorso che stai leggendo, dedicato alle culture politiche, alle persone e alle forme di opposizione al fascismo.

Resistenza italiana
Il prossimo approfondimento sarà dedicato specificamente al periodo 1943-1945: occupazione tedesca, Repubblica Sociale Italiana, partigiani, Comitato di Liberazione Nazionale, guerra di Liberazione e 25 aprile.

Separare questi tre livelli permette di ricostruire la storia senza ridurre il fascismo alla sola guerra, l’antifascismo alla sola Resistenza o la Resistenza all’intera storia dell’opposizione al fascismo.

Se hai apprezzato questo articolo

Iscriviti

Adesso

Iscriviti alla nostra Newsletter per ricevere un aggiornamento mensile sugli ultimi articoli e approfondimenti.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Articolo precedente

Fascismo italiano: storia, origini e costruzione del regime

Prossimo articolo

Resistenza italiana: storia, partigiani e Liberazione dal 1943 al 1945

Ultimi articoli di Controinformazione

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi