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“Bentornata, Mrs Robinson” di Charles Webb

Uno tra i sequel più attesi della letteratura mondiale

“Bentornata, Mrs Robinson” è l’ultima opera di Charles Webb, pubblicata dall’autore nel 2007, ma giunta a noi solo nel 2018 grazie alla Mattioli 1885. Nato con il nome di “Home school”, il romanzo è il sequel del celebre “Il laureato”, primo e più conosciuto libro dello scrittore.

Charles Webb

Nasce il 9 giugno 1939 a San Francisco, crescendo poi a Pasadena, in California. Rifiutando l’eredità del padre (un facoltoso medico) si avvia assieme alla moglie Eve (che si fa chiamare “Fred”, si rasa i capelli e accoglie nuda gli ospiti) ad una vita di vagabondaggio. I due coniugi hanno svolto i lavori più umili che possano esistere: pulizie, raccoglitori di frutta, cuochi. Hanno addirittura dato via quattro case di fila, dormito in baracche e gestito un campo di nudisti nel New Jersey, in seguito ad una fuga per aver deciso di istruire i figli a casa (atto illegale a quei tempi in America). 

Il primo libro di Webb è anche il più famoso: “Il laureato“. Quest’ultimo ha consegnato alla storia della letteratura mondiale personaggi indimenticabili (come dice Paolo Cioni), sullo sfondo di un’America ancora maledetta da Holden Caulfield, dietro ad una nuvola di fumo.

Benjamin Braddock e Mrs Robinson si inseriscono dunque in questo contesto, anche se sulla carta d’identità tutti vedono i volti di Dustin Hoffman e Anne Bancroft, diretti da Mike Nichols nell’omonimo film che consacrerà definitivamente i due (o meglio, i quattro) e scatenerà il successo planetario di Webb.

Non così liscia fu la pubblicazione del sequel “Home school” (Bentornata Mrs Robinson nella versione italiana), che vide infatti una travagliata gestazione tra copyright e rompicapi vari. Così 44 anni dopo l’esordio, Webb conclude la sua carriera letteraria grazie ad una vera e propria ringkomposition.

Morirà il 16 giugno 2020 ad Eastbourne.

La trama di “Bentornata, Mrs Robinson”

Son passati otto anni da quando quel bus prese il via, lontano da tutto e da tutti, con Benjamin ed Elaine ancora increduli sotto gli sguardi stupiti dei passeggeri.

Li ritroviamo felicemente sposati sulla costa Est, in un sobborgo di New York: Hastings. Hanno due figli, Matt e Jason, che hanno deciso di istruire loro stessi a casa (da qui il titolo “Home school”). Da ormai tre anni il loro metodo anticonvenzionale sta funzionando, fino a quando (senza un apparente motivo) la scuola dà un ultimatum e li obbliga a far ritornare i figli tra i banchi.

A Ben viene in mente un piano, certamente brillante, che si regge però su una pedina non proprio sconosciuta ai lettori: Mrs Robinson. Direttamente dalla California farà ritorno proprio lei (Nan, come la chiameranno ad un certo punto i personaggi); seppur collaborativa ed amorevole nella prima parte del romanzo, non tarderà a sfoggiare tutta l’arte della seduzione che la pervade, creando non poco scompiglio all’interno di casa Braddock.

Come se non bastasse, Mrs Robinson non sarà l’unica ospite di Ben ed Elaine, che si troveranno alle prese con una vera e propria invasione nella loro dimora.

I temi di “Bentornata, Mrs Robinson”

Se ne “Il laureato” Webb denunciava l’ipocrisia della classe borghese e lo spaesamento tipico dell’età giovanile, “Bentornata, Mrs Robinson” è incentrato principalmente sul tema dell’educazione.

Non possiamo non ritrovare la storia in questione già presente nella vita di Webb, che era stato costretto ad una vera e propria fuga per la decisione di istruire i figli a casa:

Dietro ai principi educativi sui figli, per Benjamin ed Elaine c’era la convinzione che l’impulso naturale di un bambino all’apprendimento dovesse essere assecondato, limitando al minimo necessario l’interferenza degli adulti.

I due hanno quindi le idee ben chiare e tutti gli indizi sembrano dargli ragione: i dialoghi dei due ragazzi infatti sono sempre schietti, sensati e lessicalmente avanzati. L’educazione a casa sembra quindi un’alternativa del tutto valida e, anzi, migliore della tradizionale scuola pubblica.

Proprio qui riaffiora invece l’avversione di Webb per le istituzioni ed il convenzionalismo, che non esita a denunciare nella prima ed emblematica scena del romanzo, quando Elaine risponde così ad una donna che l’aveva provocata per la scelta riguardo l’istruzione:

Li abbiamo ritirati da scuola perché non volevamo che diventassero dei dipendenti di banca.

Il conservatorismo è quindi ancora all’ordine del giorno, mostrando la realtà dei sobborghi americani per niente mutata nel giro di quasi dieci anni nonostante il ’68.

Del resto, Paolo Cioni non poteva scegliere frase migliore di Mark Twain per introdurre il romanzo:

Non ho mai lasciato che la scuola interferisse con la mia educazione.

I personaggi di “Bentornata, Mrs Robinson”

Uno tra i fattori interessanti di un sequel è quello di poter apprezzare l’evoluzione dei personaggi nel corso del tempo.

Ritroviamo il protagonista del primo libro, Benjamin, che lascia intravedere l’abbondante fetta di personalità che lo contraddistingueva all’inizio dei suoi vent’anni. Proprio come allora, cerca sempre di trovare un rimedio alle situazione con l’inconfondibile scatto di sinapsi improvviso, folle ed inaspettato. Appena gli viene in mente qualcosa non ci pensa due volte, tranne quando di mezzo ci sono Elaine e Mrs Robinson. Ritroviamo infatti il Ben più puro proprio quando si appresta a chiamare la suocera, tormentato ed indeciso fino all’ultimo momento.

C’è stato però un cambiamento nella sua indole, un’iniezione di razionalità che gli permette di respirare prima di prendere qualsiasi decisione, una presa di consapevolezza che lo rende un personaggio a tutto tondo.

D’altro canto, Elaine ha sviluppato una maggiore sicurezza e spirito d’iniziativa. È forse quella che è più cambiata nel corso degli anni, come ci dimostrano le riposte a tono ed il linguaggio spesso colorito che utilizza.

Spiattellerà la verità in faccia alla madre, durante un accesso confronto che lascia spazio a sentimenti repressi da una vita:

È che quando sono andata via da te sono cambiata, e chiunque mi aveva conosciuto in precedenza diceva: ‘santo cielo non sei più la stessa persona di prima. Eri quella vanesia, piccola nullità con dei capelli spazzolati. E ora parli, ridi, pensi cose interessanti ed intelligenti da condividere.’ Quando sono andata via da te, mamma, sono diventata una persona. Per la prima volta in vita mia.

Inconfondibile ed indimenticabile è invece Mrs Robinson, alla quale il tempo non ha tolto né la voluttà né l’eleganza. Se non fosse per un’aggiunta ancora maggiore di ipocrisia e falsità nelle sue parole, sarebbe tutt’uno col già perfetto personaggio del primo libro.

Lo stile di Webb

Dall’alto dei suoi 68 anni, Webb decide di romanzare molto di più la vicenda, inserendo a scaglioni informazioni sugli avvenimenti degli 8 anni di assenza. Va sottolineato che il dialogo rimane la forma per eccellenza e non ne siamo certo in deficit, anche se l’autore si concede comunque degli excursus o riflessioni (seppur brevissime) assenti nel primo libro.

Proprio come se i personaggi fossero cresciuti (e di conseguenza anche il pubblico) Webb si permette un lessico più “sporco” e leggermente volgare, il quale però si inserisce perfettamente nel clima di tensione che si viene a creare durante l’arco della narrazione.

Quanto ai dialoghi, conservano la stessa freschezza e lucidità di quelli degli anni addietro, rendendo la penna dell’autore perfettamente in sintonia con ciò che ci aveva lasciato. Piccanti ed ironici, gli scambi di battute si susseguono tra le note sospensioni e sussulti, donando al testo il ritmo incalzante di un sequel degno di essere letto.

Conclusione

Quarantaquattro anni di attesa sono stati ben spesi per “Bentornata, Mrs Robinson”, che non delude le aspettative alle stelle procurate dal primo libro.

Per renderlo capolavoro, manca solo un buon adattamento cinematografico, che purtroppo sarebbe sicuramente con un cast diverso ( a meno che non si venga a sapere di un manoscritto di Webb che narra dell’età anziana dei coniugi Braddock).

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