Breve storia dell’anarchia e degli anarchici in Italia

Significato di Anarchia

L’anarchia, derivante dal greco “an-archos” che significa “senza governanti”, è spesso interpretata nel linguaggio comune come sinonimo di disordine o caos. Tuttavia, questa interpretazione non rende giustizia alla ricchezza e alla complessità del concetto. L’etimologia di anarchia ci porta alle radici di una parola che descrive una visione del mondo basata sull’assenza di autorità imposta, dove le persone vivono in autonomia e cooperazione volontaria.

Contrariamente a quanto comunemente si pensa, il significato semplice di anarchia non allude a una realtà caotica, ma a un’organizzazione sociale in cui le gerarchie e le strutture di potere vengono sostituite da forme di autogestione e mutualismo. In questo contesto, una persona anarchica non è colui che aspira al disordine, ma piuttosto a una società più equa e libera, dove le decisioni sono prese collettivamente e il benessere di tutti è considerato prioritario.

La visione anarchica si oppone all’idea che alcune persone debbano avere il potere di comandare su altre, promuovendo invece un modello di organizzazione basato sul consenso e sulla partecipazione attiva di tutti i membri della comunità. Gli anarchici credono che, senza le costrizioni imposte dallo stato e dalle istituzioni autoritarie, gli individui siano in grado di organizzarsi in modo responsabile e solidale, promuovendo la giustizia sociale e la libertà individuale.

Simbolo dell’anarchia

Il simbolo anarchico più diffuso è la A cerchiata. Ma i simboli anarchici sono numerosi. La bandiera rosso-nera e la bandiera nera sono altri simboli molto utilizzati. Vi sono altri simboli minori che fanno riferimento a correnti specifiche dell’anarchismo.

Proudhon

Il primo pensatore ad usare il termine anarchia in senso positivo è stato Pierre-Joseph Proudhon. L’autore francese ha definito l’anarchia come assenza di governanti e di potere al di sopra dell’individuo. Ha definito il principio federativo che deve regolare i rapporti tra gli individui e le comunità ed il principio del mutualismo che in economia sostituisce il rapporto di potere del lavoro salariato. Altri autori e teorici dell’anarchismo sono stati Michail Bakunin, Pëtr Kropotkin, Carlo Cafiero ed Errico Malatesta.

La Prima Internazionale

Gli anarchici in un primo momento parteciparono all’Associazione Internazionale dei Lavoratori insieme ad altre correnti socialiste e ai comunisti guidati da Karl Marx. Presto però vennero a galla i contrasti tra gli anarchici anti-autoritari e i comunisti autoritari. In una conferenza a Londra della Prima Internazionale nel 1871, in cui erano assenti gli anarchici, i comunisti approvarono la scelta di creare partiti politici. Nel Congresso dell’Aia del 1872 Bakunin fu espulso dall’Associazione Internazionale dei Lavoratori.

La Conferenza di Rimini e l’Internazionale Antiautoritaria

Nell’agosto del 1872 a Rimini si tenne la Conferenza che vide nascere la Federazione italiana dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori. Vi parteciparono Cafiero, Malatesta, Costa, Nabruzzi ed altri delegati. Nel settembre dello stesso anno, a Saint-Imier in Svizzera, si tiene il congresso costitutivo dell’Internazionale Antiautoritaria che a differenza dei socialisti comunisti non aveva lo scopo di prendere il potere ma quello di combatterlo e distruggerlo.

La Comune di Parigi del 1871

La Comune di Parigi è stata la prima esperienza libertaria di autogestione del potere attraverso la ribellione del popolo al governo francese. Nel marzo del 1871, alla fine della guerra franco-prussiana, la popolazione parigina cacciò il governo, colpevole di aver firmato la resa con i tedeschi, e soppresse il parlamento. I parigini chiedevano riforme sociali e volevano evitare che si tornasse ad una forma di governo monarchica.

Tra le figure più importanti della Comune di Parigi vi sono Louise Michel, Élisée Reclus e Amilcare Cipriani. L’esperienza si concluse nel maggio dello stesso anno con la presa di Parigi da parte dell’esercito che fece migliaia di vittime e deportò in Nuova Caledonia i rivoluzionari fatti prigionieri.

I moti insurrezionali in Italia

Dopo la Conferenza di Rimini del 1872, anarchici e repubblicani si unirono in un Comitato Nazionale per la Rivoluzione Sociale. Seguirono tentativi di insurrezione tra cui, i più rilevanti, vi sono quello di Bologna dell’agosto 1874 a cui presero parte Cafiero, Costa, Bakunin, Malatesta e Olimpia Kutuzova (che avrebbe dovuto portare la dinamite); e quello della Banda del Matese che nell’aprile del 1877 avrebbe dovuto insorgere nei comuni del beneventano. Gli insorti issarono la bandiera anarchica rosso-nera nel comune di Letino ma furono costretti a scappare e ad arrendersi.

Il Primo Maggio anarchico

Il Primo Maggio del 1867 entrò in vigore nello stato dell’Illinois una legge che riconosceva le otto ore lavorative proposte come limite dell’attività lavorativa nel Congresso di Ginevra del 1866. Negli anni successivi migliaia di lavoratori scelsero di scioperare e manifestare nel Primo Maggio. Durante le manifestazioni del Primo Maggio 1886 a Chicago alcuni anarchici furono accusati ingiustamente del lancio di una bomba contro la polizia. Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti furono giustiziati per questi fatti.

Nel 1891 gli anarchici italiani decisero di aderire alle manifestazioni del Primo Maggio.

Gli anarchici nel novecento

Il 29 luglio del 1900 Gaetano Bresci uccise al Re Umberto I sparandogli con una rivoltella per vendicare l’uccisione di 300 persone nella repressione dell’Insurrezione milanese del maggio 1898 da parte del generale Bava Beccaris che per l’eccidio fu premiato dal Re.

Luigi Fabbri, noto anarchico italiano, ha espresso un forte rifiuto della violenza come mezzo di lotta politica. Nel suo pensiero, la violenza non è solo inefficace, ma anche controproducente nella lotta per un cambiamento sociale autentico. Approfondisci la sua critica alla violenza e alla letteratura borghese leggendo l’articolo sull’anarchia e la critica di Fabbri alla letteratura borghese.

Il movimento anarchico italiano

Agli inizi del novecento il movimento anarchico italiano ebbe larga diffusione. Nel 1919 a Firenze fu costituita l’Unione comunista anarchica italiana che si ispirava alla Prima Internazionale del Congresso di Rimini del 1872. Alla fine dello stesso anno Errico Malatesta tornò in Italia.

Nel febbraio del 1920 venne fondato il giornale Umanità Nova da Errico Malatesta con periodicità quotidiana fino al 1922. Chiuso dal regime fascista, riprese la pubblicazione nel 1945 come settimanale.

La guerra civile spagnola

Nel luglio del 1936 cominciò la guerra civile spagnola causata dalle forze armate nazionaliste spagnole che tentarono un colpo di stato per allontanare il governo eletto di sinistra composto da socialisti, marxisti e repubblicani. Il governo distribuì armi ai sindacati, tra cui la CNT, per difendere il paese dai nazionalisti. I nazionalisti ricevettero il sostegno dei fascisti italiani e dei nazisti tedeschi riuscendo a prevalere nel 1939 anche grazie alle divisioni tra gli avversari.

Numerosi furono gli anarchici italiani che parteciparono alla rivoluzione arruolandosi nella colonna internazionale Francisco Ascaso. Tra loro vi era Camillo Berneri, anarchico federalista, ucciso a Barcellona dai servizi segreti sovietici. Il 1937 fu l’anno della contro-rivoluzione stalinista. Gli stalinisti catalani, tramite decreti governativi, chiesero lo scioglimento delle forze non staliniste per l’eliminazione di quei socialisti non conformi, come già avveniva in Unione Sovietica.

Gli anarchici durante la Resistenza al fascismo

Durante la guerra molti anarchici furono imprigionati e confinati. Tra questi anche alcuni combattenti della Guerra Civile Spagnola ed altri esiliati in Francia. Durante la Resistenza si organizzarono a Milano nelle Brigate Bruzzi Malatesta e nelle altre regioni italiane entrarono a far parte delle altre formazioni partigiane come le Brigate Garibaldi, le Brigate Matteotti e in Giustizia e Libertà. A Carrara si costituì il Battaglione Gino Lucetti.

Con la caduta del fascismo nel 1943, gli anarchici furono gli ultimi ad essere liberati dal confino di Ventotene, di cui era direttore Marcello Guida. Alcuni di loro furono furono trasferiti nel campo di concentramento di Renicci d’Anghiari dal quale fuggirono. Si unirono alle formazioni di partigiani. Tra questi vi erano figure che contribuirono nel 1945 alla nascita della Federazione Anarchica Italiana, tra cui Emilio Canzi, Alfonso Failla, Ugo Mazzucchelli.

Gli anarchici durante la strategia della tensione

Gli anarchici furono coinvolti loro malgrado durante la strategia della tensione, soprattutto nella strage di Piazza Fontana a Milano del 1969 di cui fu accusato di essere l’esecutore Pietro Valpreda. Giuseppe Pinelli fu portato il 12 dicembre in Questura, Questore era Marcello Guida già direttore del confino di Ventotene, ed ucciso defenestrato nella notte del 15 dicembre.

Dopo lunghi anni è stata appurata la mano fascista di Ordine Nuovo come esecutrice delle stragi e la collaborazione dei servizi segreti italiani.

La Federazione Anarchica Italiana

Oggi la maggiore organizzazione anarchica in Italia è la Federazione Anarchica Italiana costituita al Congresso di Carrara del 1945. Organo della FAI è il giornale settimanale Umanità Nova. Nel 1985 viene fondato l’Archivio Storico della FAI che conserva documenti, le corrispondenze, volantini, manifesti e bandiere del movimento anarchico italiano.

Anarchia oggi

Nel mondo contemporaneo, l’anarchia continua a essere un movimento vivo e dinamico, che si adatta e risponde alle sfide della società moderna. Anarchia oggi significa sperimentare nuove forme di resistenza e organizzazione al di fuori delle strutture di potere tradizionali, promuovendo l’autogestione, la sostenibilità e la giustizia sociale in un contesto globale sempre più interconnesso.

Gli anarchici moderni si impegnano in una vasta gamma di attività, dalla partecipazione a movimenti sociali e ambientalisti, alla creazione di spazi autogestiti come centri sociali e cooperative. L’attenzione si concentra su temi come l’antimilitarismo, l’ecologia radicale, i diritti umani, l’uguaglianza di genere, l’educazione libertaria e la lotta contro il neoliberismo, riflettendo un impegno per un cambiamento sociale che sia inclusivo e rispettoso della diversità.

La tecnologia e i nuovi media offrono agli anarchici strumenti inediti per organizzarsi e diffondere le loro idee, ma presentano anche nuove lotte legate alla sorveglianza e al controllo da parte dello stato. Nonostante ciò, l’anarchia oggi si manifesta attraverso pratiche di resistenza digitale, uso creativo dei social media e sviluppo di reti di supporto mutualistico online, dimostrando la capacità del movimento di innovarsi. L’anarchico contemporaneo è quindi colui che, consapevole delle complessità del mondo attuale, cerca di vivere secondo principi di libertà, uguaglianza e solidarietà, sperimentando stili di vita alternativi che possano prefigurare la società libera e senza gerarchie che l’anarchismo aspira a realizzare.

Nel panorama dell’anarchia italiana, l’umorismo anarchico ha giocato un ruolo significativo come strumento di critica sociale. Attraverso la satira e la comicità, gli anarchici hanno spesso esposto le contraddizioni del potere e le ingiustizie della società. Per approfondire questo tema, leggi l’articolo sull’umorismo anarchico e la satira come strumenti di critica sociale.

Approfondimenti sull’Anarchia

Anarchia: libri e letture consigliate

L’anarchia, con le sue radici profonde nella storia del pensiero politico e sociale, è stata esplorata e dibattuta in numerose opere letterarie. Tra i testi fondamentali per comprendere l’anarchia, “Che cos’è la proprietà?” di Pierre-Joseph Proudhon pone le basi del pensiero anarchico con la famosa affermazione “La proprietà è un furto”. Proudhon esplora il concetto di proprietà e mutualismo, invitando a una riflessione sulla giustizia sociale e l’equità. Altrettanto influente è “L’Appello all’Anarchia” di Pëtr Kropotkin, che argomenta a favore di una società basata sulla cooperazione volontaria e l’assistenza reciproca, piuttosto che sulla competizione e l’autorità statale. Questi classici, insieme a opere di altri teorici come Bakunin e Malatesta, offrono una panoramica essenziale sull’anarchia, stimolando il lettore a una riflessione critica sulle strutture di potere e le possibilità di organizzazione sociale alternativa.

Anarchia nella cultura popolare

L’anarchia ha trovato una sua espressione anche nella cultura popolare, attraverso la musica, il cinema e la letteratura, diventando simbolo di resistenza contro l’oppressione e la ricerca di libertà. Fabrizio De André, con canzoni come “Il testamento di Tito” e “La canzone del Maggio”, ha saputo raccontare lo spirito ribelle e critico dell’anarchia, toccando temi come la giustizia sociale e la libertà individuale. Nel cinema, film come “V per Vendetta” hanno portato alla ribalta l’immagine dell’anarchico come combattente per la libertà contro regimi totalitari, ispirando nuove generazioni alla riflessione sull’autoritarismo e il diritto alla ribellione. Anche la letteratura ha visto protagonisti anarchici, da “L’insurrezione che viene” del Comitato invisibile a romanzi storici che narrano le vicende di anarchici reali, offrendo spunti di riflessione sulla lotta per un mondo più giusto e libero. Queste espressioni culturali, arricchite da frasi celebri e simboli come la A cerchiata, contribuiscono a mantenere vivo il dibattito sull’anarchia, dimostrando come il suo spirito critico e utopistico continui a influenzare la società.

L’Anarchia nel cinema, nell’arte e nel teatro

L’anarchia ha trovato una sua espressione significativa anche al di fuori dei libri e della musica, influenzando il cinema, l’arte visiva e il teatro. Queste forme d’arte hanno offerto agli artisti anarchici o antifascisti la possibilità di affrontare e comunicare i temi dell’anarchia ad un pubblico più ampio.

Anarchia nel Cinema

Il cinema ha spesso rappresentato storie di ribellione, utopie senza governo e società alternative, offrendo una finestra sulle idee anarchiche attraverso la lente della narrativa visiva. Film come “Sacco e Vanzetti” (1971) di Giuliano Montaldo esplorano le vite di due noti anarchici italiani, mentre “Terra e libertà” (1995) di Ken Loach racconta la storia di un militante comunista che si unisce alle milizie anarchiche nella guerra civile spagnola, mettendo in luce le tensioni tra diverse fazioni antifasciste. Questi film, e molti altri, utilizzano il potere del cinema per esaminare le complessità dell’anarchia e il suo impatto sulla vita delle persone.

Anarchia nell’arte visiva

L’arte visiva ha fornito agli anarchici un altro potente mezzo per esprimere la loro visione del mondo. Artisti come Banksy, con le sue opere di street art che sfidano apertamente il potere e l’autorità, incarnano lo spirito anarchico nel contesto contemporaneo. Le opere d’arte anarchiche spesso sfidano le convenzioni, promuovendo messaggi di libertà, resistenza e critica sociale attraverso immagini provocatorie e simboliche.

Anarchia nel teatro

Il teatro, con la sua immediata interazione con il pubblico, ha permesso agli artisti di esplorare temi anarchici in modo diretto e coinvolgente. Opere teatrali come “Ubu Re” di Alfred Jarry, con il suo attacco al potere e alla borghesia, e “Morte accidentale di un anarchico” di Dario Fo, che fa satira sulla tragica storia di Giuseppe Pinelli, il ferroviere anarchico precipitato da una finestra della questura di Milano, riflettono l’influenza dell’anarchia sul palcoscenico. Queste produzioni teatrali utilizzano l’umorismo, la satira e il dramma per interrogare e sfidare lo status quo, invitando il pubblico a riflettere sulla natura dell’autorità e del controllo sociale.

Domande e risposte sull’anarchia

Cosa vuol dire essere un anarchico?

Essere un anarchico significa sostenere l’idea di una società senza governo e senza autorità imposta, dove le persone vivono in libertà e uguaglianza, organizzandosi attraverso forme di cooperazione e mutualismo.

Qual è l’ideologia degli anarchici?

L’ideologia degli anarchici si basa sul rifiuto di ogni forma di autorità e gerarchia. Gli anarchici promuovono una società basata sull’autogestione, la libertà individuale e la solidarietà collettiva.

Che orientamento politico hanno gli anarchici?

Gli anarchici hanno un orientamento politico che si colloca al di fuori dello spettro tradizionale destra-sinistra, focalizzandosi sulla libertà individuale, l’uguaglianza sociale e l’opposizione a ogni forma di dominio e oppressione.

Qual è l’opposto di anarchia?

L’opposto di anarchia è l’autoritarismo, un sistema in cui il potere è concentrato nelle mani di un’autorità centrale che impone le sue decisioni agli individui.

Chi ha creato l’anarchia?

L’anarchia come concetto filosofico e politico non ha un unico creatore, ma è stata sviluppata da diversi pensatori nel corso della storia, tra cui Pierre-Joseph Proudhon, considerato uno dei primi teorici dell’anarchismo moderno.

Quando inizia l’anarchia?

L’anarchia come movimento politico e sociale ha iniziato a prendere forma nel XIX secolo, con la diffusione delle idee anarchiche e la partecipazione degli anarchici a movimenti rivoluzionari e lotte sociali.

Qual è il simbolo dell’anarchia?

Il simbolo più diffuso dell’anarchia è la A cerchiata, che rappresenta l’anarchia (A) all’interno dell’ordine (il cerchio). Altri simboli includono la bandiera nera, che rappresenta la ribellione contro tutte le forme di oppressione.

Che cosa significa individualismo anarchico?

L’individualismo anarchico è una corrente dell’anarchismo che pone l’accento sulla libertà e l’autonomia dell’individuo, sostenendo che la realizzazione personale e la libertà individuale sono compatibili con una società anarchica.

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