Cambiare il sistema, correggerlo o finire nell’abisso?

Von Hayek e Margaret Thatcher

Von Hayek sosteneva che “il controllo economico non è il semplice controllo di un settore della vita umana che può essere separato dal resto; è il controllo dei mezzi per tutti i nostri fini”. Solo che tutto si è ribaltato: l’umanità è diventata un mezzo e il mercato (apparentemente libero) l’unico fine. E i liberali e i capitalisti tutti a prendere lezioni da questo economista austriaco, che elogiava le magnifiche  sorti e progressive del regime di Pinochet. Von Hayek  coniugava determinismo economico,  liberismo selvaggio e darwinismo sociale, e tutti erano d’accordo fin qui, ma  nessuno, almeno qui in Italia, lo stava ad ascoltare quando proponeva un reddito minimo per i meno abbienti! Margaret Thatcher dichiarò che  “la società non esiste. Esistono solo gli individui”. Ebbene la disgregazione sociale è stata il primo passo. 

La libertà

Oggi forse non esistono neanche più gli individui. Esiste sulla carta la libertà individuale, ma quanti sono in grado di esercitarla saggiamente e veramente? Esiste teoricamente la libertà di pensiero, ma quanti sono in grado di pensare? La scuola forse propone la libertà di pensiero, il senso critico o il nozionismo (leggi anche indottrinamento)? La libertà, la dignità,  la libera espressione non sono degli a priori statici ma degli a posteriori dinamici: sono delle conquiste individuali, sociali, creative, politiche che mutano a seconda del contesto storico e sociale. I diritti sono dei continui work in progress, dei grandi cantieri aperti e naturalmente bisogna riappropriarsene e aggiornarli continuamente. La forza di una democrazia evoluta sta anche nel saper prestare ascolto e nel dare la voce a chi rivendica nuovi diritti, a chi insomma non ha voce. Bisogna come minimo avere la capacità e la disponibilità del confronto, del saper soppesare le ragioni degli altri. Questo dovrebbero ricordarselo sia i potenti che chi appartiene alla cosiddetta maggioranza silenziosa, persone che di solito non ascoltano le minoranze.

L’ultima intervista di Pasolini

Pasolini nella sua ultima intervista, rilasciata al giornalista e intellettuale Furio Colombo, il giorno prima di essere ammazzato, diceva che siamo tutti in pericolo e che lui era già all’inferno, ma tutti dovevano preoccuparsi, perché “l’inferno sta salendo”. Era la sua ultima denuncia della deriva sociale e antropologica, che riguardava tutti, nessuno escluso. Il problema per Pasolini era che anche i più poveri volevano sostituirsi ai potenti non per cambiare in meglio la società, ma per godere dei privilegi dei ricchi, dato che in questa società “tutti vogliono le stesse cose e si comportano allo stesso modo”.

Cambiare il sistema: dubbi e interrogativi

 Chi lotta contro il sistema dovrebbe non essere sopra le parti ma contro tutte le parti: opporsi al governo ma anche all’opposizione, poiché il sistema è marcio. La questione scottante è che i più guardano esclusivamente al loro particulare, ricordando Guicciardini. Domanda ancora più scottante: quanti potenti sono disposti a combattere il sistema dall’interno per migliorare la società? Altra domanda altrettanto spinosa: quanti nella popolazione sono disposti ad andare contro i loro interessi, a fare delle rinunce, a peggiorare la loro condizione per riparare le ingiustizie e migliorare l’assetto sociale? Almeno nel nostro Paese ci sono anche degli operai in pensione che hanno figli imprenditori o dirigenti che, se da giovani erano contro il sistema, da anziani si godono il benessere derivato dalla prole e diventano più conservatori dei reazionari che un tempo condannavano.  Queste persone non erano da giovani contro il sistema per sete di giustizia, per nobili ideali, perché ci credevano, ma solo per avere loro stessi le cose dei benestanti che loro invidiavano. Si ritorna al discorso pasoliniano che “tutti vogliono le stesse cose e si comportano allo stesso modo”. Insomma bisognerebbe sempre chiedersi se il ricco è sempre stato ricco e comprendere umanamente il senso di rivalsa, quando non  sfocia nella prepotenza e nell’abuso di potere, dell’arricchito. E ciò accade spesso quando tutto va bene, cioè quando funziona l’ascensore sociale! Nel frattempo le cose non cambiano. Per zittire i contestatori del sistema basta portare d’esempio i pochi che ce l’hanno fatta, parlare dei loro sacrifici e dei loro meriti! Questa è la retorica liberista, è la narrazione ufficiale.  Ma perché costoro si scordano sempre dei sacrifici e dei meriti di chi non ce l’ha fatta? Sono tutti scarti umani, essere reietti quelli che non ce la fanno, poiché chi è in gamba fa i soldi e tutti gli altri sono coglioni? E poi quanti nella popolazione non percepirebbero come delle ingiustizie la riduzione o addirittura l’eliminazione dei loro privilegi e delle loro comodità? Ricordiamoci che almeno nel nostro Paese gli interessi corporativi e i privilegi di casta li chiamano diritti inalienabili e guai a chi li tocca! Scoppierebbero le bombe se qualcuno al governo li togliesse o quantomeno il Paese verrebbe paralizzato a livello generale per delle stagioni e i disagi si ripercuoterebbero sui cittadini, che non hanno santi in paradiso! Certo ci sono dei dubbi, perché se cambiassimo il sistema capitalistico, potremmo anche cambiare in peggio. Però questa opportunità non verrà mai data. Chi obietta che potremmo stare peggio con un altro sistema deve anche ricordarsi che non lo sapremo mai, poiché il capitalismo è inamovibile, lo status quo viene sempre mantenuto, costi quel che costi. I potenti cambiano, perché vanno in pensione e muoiono, ma le mille maschere e il volto del potere non cambiano. Come scrisse Tomasi di Lampedusa “cambiare tutto per non cambiare nulla”. Molti sperano che il sistema si autocorregga, credono nella mano invisibile di Smith. E quei pochi che vogliono delle correzioni al sistema non si trovano d’accordo: cosa riformare? Cosa correggere? Chi deve fare correzioni? Bisogna cambiare i potenti? E inoltre il capitalismo è davvero tutto da buttare o c’è qualcosa da salvare? Non c’è il rischio di gettare via il bambino con l’acqua sporca? Intanto se ci mettiamo a leggere le voci di Wikipedia dei politici e degli imprenditori, almeno quelli italiani, vediamo che tutti hanno delle controversie legali, insomma delle ombre. Le cose sono due: o in Italia è impossibile fare le cose in regola da parte di chi comanda, dato che ci sono troppe leggi, oppure abbiamo una classe dirigente di corrotti e corruttori. Questi interrogativi e dubbi a mio avviso sono tutti legittimi. Non solo ma il nuovo che avanza come al solito, una volta arrivato al potere, da incendiario diventa pompiere, si attacca alla poltrona, diventa preda dell’immobilismo. Le multinazionali fanno attività di lobbying, le mafie hanno i loro referenti politici. Nel nostro piccolo come possiamo cambiare se si vota chi ci promette un posto in comune, una concessione edilizia, una raccomandazione? Come cambiare se il voto degli italiani si regge su raccomandazioni e favoritismi di ogni sorta? E poi siamo davvero sicuri che riparando torti e ingiustizie non si finisca per creare ancora più ingiustizie e torti? Il grande fumettista, scrittore e regista Sergio Staino una volta dichiarò che da bambino aveva una bicicletta e i suoi una casa di loro proprietà e quando si imbattè in alcuni rivoluzionari comunisti gli dissero: “un giorno ti toglieremo tutto. Ti esproprieremo tutto”. E Staino si chiedeva se era questa invidia, questa rabbia, questa voglia di togliere tutto all’altro la vera giustizia.  E infine il voto politico italiano conta davvero qualcosa quando tutto è deciso a Bruxelles, a Pechino, a New York, a Mosca, a Redmond, a Cupertino, a Mountain View, a Londra, a Parigi? Ci vorrebbe la forza, il coraggio, la volontà,  l’onestà di dire “io non ci sto. Io sono contro”. Ci vorrebbe una minoranza illuminata che faccia da agente catalizzatore della società civile e risvegli le coscienze molto assopite dei singoli cittadini. Ma questa cinghia di trasmissione non esiste più. La società non esiste più. La polis è morta. Anni fa all’esame di maturità dettero un tema sulla discussione come momento di crescita umana e civile. Almeno un tempo si discuteva un minimo e si valorizzava la discussione.  Oggi regna la disillusione, la rassegnazione, il fatalismo  il pessimismo totale. Dicono i più: “tanto è tutto inutile. I dialoghi sui massimi sistemi sono tutti inutili. Non portano a niente. Tanto niente cambia”. Eppure sono gli stessi che sottovoce ti dicono che non ce la fanno più a fare la vita che fanno, che non sopportano più questo stato di cose, che tutto va alla malora, che così non si può andare avanti. Non fanno niente e continuano a coltivare il loro orticello. Ma la convinzione cieca che niente cambi è il peggior ostacolo al cambiamento, è il freno più efficiente per qualsiasi forma di avanguardia ideologica, per qualsiasi spinta innovatrice. E poi cosa cambiare? Come cambiare? Chi deve cambiare? I rischi sono troppi a lottare contro il sistema. Se vai in piazza ti segnalano o ti denunciano, qualche volta ti portano in questura. Se esprimi con i tuoi scritti il tuo dissenso sei un individuo potenzialmente sovversivo nel peggiore dei casi o un perdigiorno utopico e astruso nel caso in cui ti ritengano innocuo, indifeso. 

L’unica speranza

In chi sperare allora? Nei giovani! Solo nei giovani, fino a quando l’idealismo giovanile li aggrega in piccoli gruppuscoli. Ma poi si integrano nella società. Ma i pochissimi giovani ribelli sono in grado di fare tutto da soli?

 E rimangono da adulti pochissimi, visti come dei Don Chisciotte, che duellano contro i mulini a vento. E I liberi pensatori, i contestatori, i ribelli devono pur campare, non possono morire di fame. E campano tra mille contraddizioni e incoerenze, perché si devono adattare, e per i maligni sono tutta gente che sputa nel piatto in cui mangia nel peggiore dei casi o come delle ingenue anime belle nel migliore dei casi. A ogni modo chi è contro il sistema da giovane viene scusato per l’età, ma da adulto è un deviante incorreggibile e irrecuperabile da lasciare solo o da aspettare che si autoghettizzi, si autoescluda dalla vita sociale e scelga di stare solo. Che tanto poi alla fine, come diceva Margaret, la società non esiste! 

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Nato nel 1972 a Pontedera. Laureato in psicologia. Collaboratore di testate giornalistiche online, blog culturali, riviste letterarie. Si muove tra il pensiero libertario di B.Russell, di Chomsky, le idee liberali di Popper ed è per un'etica laica. Soprattutto un libero pensatore indipendente e naturalmente apartitico. All'atto pratico disoccupato.

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