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“Che cosa sa Minosse” di F. Guccini e L. Macchiavelli

Che cosa sa Minosse di F. Guccini e L. Macchiavelli esce un po’ dal solco dei loro romanzi precedenti, anche solo per il formato piuttosto contenuto. Stavolta non ci sono le atmosfere gialle o noir a cui siamo abituati: qui, come dichiarano gli stesso autori, “manca il morto”, la lettura è più leggera e il ritmo meno incalzante. Può piacere o non piacere, ma come storia nel complesso funziona.

Francesco Guccini – scrittore oltre che cantautore

Della carriera musicale di Guccini si è scritto a più non posso, e non è certo questa la sede adatta a ripercorrerla tutta. A noi qui interessa il Guccini scrittore, come e quando nasce.

Il suo primo romanzo esce nel 1989 per Feltrinelli ed è Cròniche epafàniche, un’autobiografia-non autobiografia che ripercorre luoghi e memorie dell’autore pur non parlando della sua storia in modo diretto. Già qui ci troviamo nel luogo che seguirà Guccini in ogni altro suo parto letterario: l’Appennino tosco-romagnolo, le montagne aspre ma dolci dove anche la vita è più aspra ma più dolce e dove uno scrittore può trovare materia per i suoi romanzi a non finire.

La collaborazione con l’amico bolognese Loriano Macchiavelli inizia nel 1997, complice una storia vera, quella di un prete ucciso in montagna. Chi dei due l’avrebbe raccontata? Questa domanda ben presto si trasforma in un’altra: perché non scriverla insieme? Quello che ne risulta è un successo: nel 1997 per Mondadori esce Macaronì, romanzo di santi e delinquenti, che vede anche la nascita di un personaggio destinato a sfondare, ovvero il maresciallo Santovito. Più recentemente, sempre con l’amico Macchiavelli, Guccini ha creato un altro personaggio, il forestale Poiana-Gherardini: una buona scusa per coinvolgere ancora di più i boschi e le montagne.

Le collaborazioni con l’amico Macchiavelli si alternano a esperienze letterarie personali e ad altre collaborazioni di vario genere. Guccini si scopre autore oltre che cantautore.

Loriano Macchiavelli – il giallista

Macchiavelli è un letterato in senso più stretto. Drammaturgo, scrittore, autore di pièces teatrali, di racconti, di graphic novel… Insomma, quando nel 1997 saltò fuori quel mistero dell’omicidio del prete all’inizio Guccini voleva cederlo all’amico perché lo riteneva più adatto. Per fortuna ha prevalso l’amicizia e i due hanno unito le loro forze.

La sua attività, nonostante l’età avanzata (classe 1934), è tuttora molto fervida. Ma si sa, quando qualcosa è passione, prima che mestiere, è difficile andare in pensione.

Che cosa sa Minosse – la trama

Anche stavolta, l’ambientazione è l’Appennino. Lo scrittore Maurizio e la moglie Marta durante una scampagnata da quelle parti notano una bellissima, antichissima e diroccatissima casa torre. Quando si hanno i mezzi e l’opportunità, perché non assecondare i propri desideri nel momento stesso in cui nascono? Così i due decidono su due piedi di acquistare e ristrutturare quella proprietà e di trasferircisi, così potranno fuggire dal caos cittadino e Maurizio potrà lavorare nella quiete più assoluta.

Ultimati i lavori e il trasferimento, la coppia assume una signora del paese, Isolina, come domestica e inizia la sua nuova vita; ma non sono solo loro tre ad abitare in quella casa: il quarto inquilino è Minosse, un gatto randagio che aveva trovato rifugio nella cantina e che di buon grado accetta di dividere la sua dimora con i nuovi padroni.

Sembra procedere tutto per il meglio, ma dopo poco tempo iniziano ad accadere fenomeni strani, molto strani. Rumori nella notte, mani alle finestre, voci, passi. Marta subito pensa a ospiti di tipo paranormale, ma Maurizio è meno superstizioso e inizia a fare qualche domanda in giro…

L’Appennino tosco-romagnolo

Entrambi gli autori hanno un legame profondo con l’Appennino, con la montagna e i suoi abitanti. Guccini in una sua intervista dichiara che uno scrittore ha un inesauribile serbatoio di storie e personaggi nei monti, nelle storie che si raccontano nelle osterie o davanti al caminetto.

I personaggi che hanno animato le loro vite nel quotidiano trovano spazio anche nelle loro storie e contribuiscono ad animare le loro pagine. Si dice sempre infatti “scrivi di qualcosa che conosci bene”.

Non è solo una questione narrativa, però. Si avverte sempre molto forte la contrapposizione tra montagna e città, tra pace e caos, tra silenzio e rumore. Guccini e Macchiavelli si fanno quindi latori di un messaggio che sempre più voci scelgono di trasmettere: quello del vivere lentamente, con i ritmi delle stagioni, in un ambiente non inquinato (e non solo dallo smog).

La montagna dell’Appennino, dunque. Una montagna più dolce di quelle che si possono trovare tra le Dolomiti ma che rimane comunque un po’ aspra. Aspra perché la vita della gente di montagna non è tutta rosa e fiori, altrimenti la materia per le loro storie i nostri due scrittori da dove la prederebbero?

Conclusioni

Onestamente, mi sarei aspettata qualche brivido in più. Invece, purtroppo, ho trovato la trama un po’ troppo classica, così classica da essere quasi prevedibile. La lettura è stata comunque piacevole, è sempre bello trovarsi tra i boschi dell’Appennino, ma non c’è stato un elemento che, spiccando sugli altri, ha salvato la trama, nemmeno quello dell’ambientazione. Forse le mie aspettative erano troppo alte, sono una lettrice abituale della coppia Guccini-Macchiavelli dopotutto. Non so bene come descrivere la sensazione che mi ha lasciato questo romanzo, ma è più o meno come quando avresti voglia di un bel tè freddo per dissetarti e invece hai della semplice acqua. La tua sete è comunque placata, ma non ti puoi dire esattamente soddisfatto.

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