Che fine ha fatto l’Anarchia?

Che fine ha fatto l’anarchia? Questo potrebbe essere, forse, uno dei periodi migliori per la propaganda anarchica. Una grave pandemia fa sentire il bisogno di pratiche economiche e sanitarie di mutuo appoggio.

Una grave crisi climatica pone l’urgenza di cambiamenti delle strutture capitaliste e un nuovo modo di consumare riducendo l’impatto sul pianeta. Una estremizzazione del capitalismo a cercare forme di investimento più profittevoli delocalizzando in paesi in cui il costo del lavoro è minore, crea un grande disagio ai lavoratori e stimola una riorganizzazione delle lotte e della solidarietà tra lavoratori. L’incapacità della politica istituzionale di rappresentare gli interessi dei lavoratori porta sempre più persona a mancare all’appuntamento elettorale con percentuali record di astensione.

E gli anarchici?

Gli anarchici sono moribondi per patologie pregresse che il Covid-19 è riuscito ad aggravare e a far affiorare. Da una parte ci sono gli individualisti che rivendicano la libertà di non vaccinarsi, creando una frattura nel movimento, come se quello sanitario fosse un problema individuale. Poi ci sono gli insurrezionalisti, bloccati in una variabile della dimensione temporale, che cercano di provocare una rivolta attraverso atti dimostrativi.

È passato più o meno un secolo da quando Errico Malatesta, riflettendo sul fallimento dei moti del 1874, diceva che i militanti di allora guardavano la realtà con occhi non realistici e che gli stomaci stomaci vuoti quasi sempre possono provocare delle rivolte, ma mai delle rivoluzioni. Continuava affermando che occorreva una consapevolezza del proprio ruolo storico e sociale.

Gli anarchici e la pandemia

Quanto siamo lontani dall’anarchia lo si capisce molto chiaramente da quel debole senso di responsabilità che traspare. Tra gli anarchici, così come negli ambienti animalisti e di chi si cura naturalmente, vi è una maggiore presenza di novax rispetto alla media.

Se questa epidemia fosse arrivata in una società anarchica realizzata come ci saremmo comportati? Avremmo, o no, dovuto adottare misure per la protezione dei più deboli, utilizzare dispositivi per non favorire la trasmissione del virus, incoraggiare la vaccinazione per ridurre il rischio e le conseguenze della contrazione della malattia?

Zapatisti e curdi nella pandemia

In effetti la preoccupazione principale di chi con successo riesce ad autogovernare un territorio non è stata quella di gridare al complotto aderendo e sostenendo teorie qanoniste. Gli zapatisti hanno lamentato leggerezza del governo messicano nel gestire il primo periodo della pandemia, dichiarando l’allerta rossa nei villaggi e nelle comunità autogestite (una specie di lockdown). In Rojava, invece, ad aprile del 2020 l’Amministrazione autonoma accusava il governo siriano di non fornire i kit per effettuare i tamponi ricevuti dall’OMS. Nel dicembre del 2020, attraverso il racconto di Sara Montinaro, sappiamo che ad Al-Hasaka si era riusciti a costruire il primo ospedale Covid con pochi posti in terapia intensiva. La difficoltà di far fronte all’emergenza sanitaria è maggiore in questa regione in cui il 60% delle strutture sanitare è stato raso al suolo.

Da noi, invece, ci sono gruppi di idioti (chiamateli pure compagni, se volete) come quelli che ad ottobre del 2021 durante una manifestazione a Milano, hanno cercato di portare il corteo verso la sede della Cgil, rischiando di provocare eventi simili a quelli avvenuti qualche settimana prima a Roma ad opera di Forza Nuova. Dando il pretesto a qualcuno di mettere sullo stesso piano anarchici e fascisti. Come se quel tipo di azione potesse avere un valore di tipo politico (piuttosto che di ottusa rabbia per una mancata difesa dei lavoratori non vaccinati durante una pandemia) e come se la priorità degli anarchici fosse quella di protestare contro i sindacati piuttosto che contro la classe imprenditoriale e la classe politica.

Le organizzazioni anarchiche oggi

Le due organizzazioni anarchiche presenti in Italia si rifanno a modelli organizzativi quasi centenari. La Federazione dei Comunisti Anarchici ha come modello il piattaformismo del 1926 che vuole una buona organizzazione del movimento anarchico basata su unità teorica e d’intenti.

A differenza del sintetismo anarchico che, invece, mette insieme correnti e tendenze diverse dell’anarchismo sulla base di un Programma Anarchico scritto da Malatesta nel 1919 ed adottato prima (1920) dall’Unione Anarchica Italiana e poi (dal 1945) dalla Federazione Anarchica Italiana. Un programma condivisibile che si pone l’obiettivo di trasformare la società degli inizi del novecento.

Anarchismo e folklore

Pochi anni fa, durante il 25 aprile, a Bologna su via del Pratello c’erano una serie di banchetti appartenenti a diverse organizzazioni politiche. Mi avvicinai per curiosità ad uno di questi chiedendo chi fossero. Siamo del ’17. (Leninisti!). Un breve viaggio temporale mi portò prima ad avere paura del leninista, poi a desiderare la vendetta per la repressione di Kronstadt.

Oggi siamo messi un pochino meglio dei neoborbonici in quanto ad attualità delle nostre analisi. Siamo in una fase dormiente, in attesa forse che qualcuno venga a dirci cosa fare. O nell’attesa che succeda qualcosa. Nella paura di perdere autenticità provando ad esprimere qualcosa che riguardi il mondo di oggi.

Guardiamo al passato, ai grandi rivoluzionari e al loro coraggio, come esempi di un’azione che nulla ha a che fare coi nostri tempi. I moti rivoluzionari, l’esperienza spagnola, gli attentati ai regnanti. Esperienze che hanno fallito nel loro intento. Guardiamo al passato non per avere dei punti di riferimento, non per restare attaccati ad una radice ideologica. Ma per mancanza di una visione, di una immaginazione di scenari, progetti e percorsi che abbiano le basi nel mondo di oggi.

Attualizzare l’anarchismo

Cosa devono fare gli anarchici oggi?

Realizzare l’anarchia, come? Nel breve periodo cosa fare? Con quale pratica ci auto-educhiamo all’anarchismo, ad essere anarchici nella società e a trasformare le relazioni sociali in senso libertario?

Impariamo dagli altri. Quali sono le maggiori esperienze anarchiche oggi? L’esperienza zapatista e l’esperienza municipalista curda? Perché non siamo capaci di contestualizzare nella società occidentale questo tipo di esperienze? Perché non vogliamo provare ad istituire assemblee cittadine (prendiamo esempio da Spezzano Albanese), assemblee di quartiere, assemblee tematiche nelle città (sul lavoro e sull’ambiente per esempio)? Perché non siamo capaci di farlo con altri (tutti quei compagni comunisti che hanno già fatto i conti col fallimento delle loro esperienze istituzionali o rivoluzionarie)? Abbiamo paura di apparire meno anarchici?

Mutuo appoggio, collettivismo

Gli anarchici dovrebbero occuparsi della dimensione cittadina. Ci sono già state delle buone pratiche di mutuo appoggio nelle città più grandi durante il primo lockdown con la consegna di spesa e medicinali a domicilio. Ma dovremmo essere capaci di replicare queste iniziative e di portarle in tutti i quartieri. Questa è probabilmente la migliore propaganda possibile. Intervenire in aiuto dei più poveri, in solidarietà nei confronti di chi ha perso il lavoro.

Cosa farebbero i compagni che autogestiscono villaggi in Kurdistan? Si prenderebbero cura dei propri quartieri riqualificando piazze, giardini e fontane e innescherebbero un moto di solidarietà e di partecipazione. È quello che fa l’Ambulatorio Popolare di Barletta con il contributo materiale della cittadinanza. Si tratta di un progetto mutualista non propriamente anarchico, ma che può essere d’esempio. Quando si mettono in pratica buoni principi di solidarietà, di aiuto reciproco e di autogestione di un bene collettivo si va a provocare una serie di reazioni positive di partecipazione.

Anarchia ed Europa

Cosa pensano gli anarchici dell’Unione Europea? In quale contesto crediamo di costruire una società egualitaria e libertaria? Fuori da tutto e da tutti? Uscendo dai contesti internazionali e isolandoci? Meglio restare in Europa ed uscire dalla Nato, organizzazione militare occidentale che ci porta ad una contrapposizione con il blocco avversario di Cina e Russia. Non sarebbe meglio provare a rendere federalista questa Unione Europea?

Anarchia ed esplorazione nello spazio

Cosa hanno da dire gli anarchici riguardo l’esplorazione nello spazio e i progetti di ricerca che mirano all’estrazione di risorse minerarie da altri pianeti e satelliti? Siamo pronti all’autoproclamazione di Elon Musk ad Imperatore di Marte? Siamo di fronte ad una narrazione che ha aspetti fantascientifici. Nella realtà ci sono aziende che stanno investendo grandi quantità di denaro in questi progetti e che prima o poi vorranno rientrare nelle spese. A noi sta bene che un organismo internazionale venda a privati licenze per l’estrazione? Abbiamo posto questa domanda nel nostro sondaggio politico.

Fare i conti con le contraddizioni

Anarchia e Sanità

Ci sono numerose contraddizioni che frenano l’azione e la proposta anarchica. Siamo in delicatissimo periodo storico in cui essere dotati di un buon sistema sanitario diventa fondamentale. C’è stato un momento in cui abbiamo dovuto far fronte alla mancanza di vaccini e di dispositivi sanitari. Abbiamo assistito al sequestro di carichi di mascherine diretto verso altri paesi quando tutti ne avevamo disperato bisogno.

Un sistema sanitario privato non è capace di garantire un servizio accessibile a tutti perché risponde al bisogno di fare profitto. Perché, invece, non siamo capaci di chiedere che il sistema sanitario pubblico sia capace di produrre vaccini e materiale sanitario fondamentale? In questi giorni abbiamo assistito ad una mancanza di tamponi.

Dobbiamo risolvere la contraddizione che ci vuole collettivisti in un sistema che capitalizza tutte le realtà produttive, che spinge verso la privatizzazione di quel poco che rimane di statale. Senza rinunciare ed un ideale collettivista dobbiamo fare

Anarchia e sistemi informatici

Con l’impossibilità di organizzare eventi pubblici nelle nostre piccole sedi dove, non per puntiglioso rispetto delle leggi, ma per buon senso si dovrebbe mantenere un distanziamento e limitare l’accesso; non siamo stati capaci di affidarci a strumenti di trasmissione digitale adeguati.

Mentre per incontri di carattere interni abbiamo usato gli strumenti di Autistici.org, per iniziative di carattere culturale abbiamo avuto difficoltà ad utilizzare gli strumenti gratuiti messi a disposizione dei social network. Questi ci avrebbero permesso di fare un salto di qualità e di dare la possibilità a più persone, anche a quelle che per distanza non sarebbero riuscite ad essere presenti in sede, di partecipare all’evento.

Questa specie di propensione al purismo, ci sottrae la possibilità di arrivare, comunicativamente, a un numero maggiore di persone e ci stringe dentro il ghetto dei nostri luoghi, dentro l’impossibilità di fare iniziative.

Nel frattempo il mondo cambia

Nel frattempo il mondo cambia, si fanno le riforme, quelle che ci chiede l’Europa, quelle che servono a rendere più competitive le nostre aziende. Persino gli enti pubblici diventano più competitivi adottando le regole di assunzione dei privati e la possibilità di licenziare come fanno i privati.

Nel frattempo c’è una corsa agli armamenti e noi siamo tra i principali esportatori di armi. I paesi emergenti come Turchia ed Egitto si armano per affermare la loro posizione strategica e la loro influenza sui paesi vicini. L’Arabia Saudita (alleato degli Stati Uniti) costruisce missili balistici con l’aiuto della Cina. Si esasperano le contrapposizioni. Biden porta a compimento il ritiro delle truppe dall’Afghanistan per concentrare gli sforzi sulla Cina.

I finanziamenti del Pnrr e la mancata socializzazione

Nei prossimi anni arriverà una pioggia di finanziamenti pubblici per le aziende italiane attraverso il Pnrr. Un evento che aumenterà il debito pubblico nonostante parte di questi finanziamenti arrivino dall’Europa a fondo perduto. Un debito che pagheremo tutti a beneficio di pochi imprenditori che si troveranno in un sistema più favorevole e competitivo. Come possiamo permettere che finanziamenti pubblici vadano a finanziare imprese private senza garanzie per i lavoratori, senza un minimo di socializzazione dei profitti?

La crisi istituzionale

È in corso una grave crisi istituzionale che non permette ai governi di risolvere i maggiori problemi della nostra società e che sta provocando un forte distaccamento dei cittadini dalle istituzioni ed una sfiducia nei confronti del sistema parlamentare elettorale. I governi non sono capaci di portare soluzioni succubi come sono degli industriali e dei loro interessi. In questo contesto si rafforzano le destre che fanno leva sull’odio per i migranti e sull’opposizione alle scelte politico-sanitarie per conquistare consenso.

Mentre gli equilibri politici variano, i governi perdono parte della loro capacità politica in favore di organi sovranazionali, come pensiamo noi di riuscire a spostare l’asse di questo cambiamento, ad influenzare i cambiamenti in corso?

2 Comments

  1. Ciao,
    sono Stefano Malpassi, anarchico e anarcosindacalista a Cesena (FC).
    Si, credo che con questo documento raccogli se non tutte, almeno la gran parte di perplessità che anche io vedo nel movimento (o quello che ne rimane) anarchico in Italia.
    Credo anche che occorrerebbe iniziare una seria e propositiva iniziativa di ricostruzione perchè non solo noi ne usciamo da questo periodo con le ossa rotte, ma rischiamo di estinguerci come possibilità sociale e culturale, aspettando che altri ne riscoprano l’essenza trasformatrice e emancipatrice.
    Eppure abbiamo un retroterra culturale e di idee, oltre che di pratiche che proprio oggi avrebbero una infinita possibilità di realizzarsi.
    Penso che dal dopoguerra, e in particolare dagli anni ’60 in poi, l’anarchismo in Italia ha sofferto gradualmente la stessa crisi che ha distrutto la sinistra italiana. Gli anarchici si sono fatti “sinistra”, a discapito di una possibilità anarchica. Sempre più chiusi verso una diffusione delle pratiche libertarie, lasciando spesso che altri (anche ma non solo autoritari di sinistra) si impadronissero delle stesse: federalismo, autogestione, mutualismo, autorganizzazione, cooperativismo, ecologismo, …
    Se poi penso al sindacalismo e alla differenza di ipotesi con l’anarcosindacalismo, tocchiamo altro tasto dolente.
    L’anticapitalismo e antistatalismo anarchico in Italia, si è trasformato più in un proclama ideologico che in una ipotesi di reali pratiche emancipatorie. Si difende Sanità e Scuola pubblica, marginalizzando esperienze di autogestione in tali ambiti. Manchiamo di progetti, questo è il punto fondamentale, a poco servono i “testi” che grandi riferimenti dell’anarchismo ci hanno lasciato, se non riusciamo a renderli “carne viva” adeguandoli alla realtà dei giorni nostri e proporci come alternativa all’esistente.
    Credo fortemente che sia necessaria una fase di ricostruzione per un progetto anarchico in Italia, che colleghi singoli e gruppi.
    ps: parli di due componenti organizzate dell’anarchismo presenti in Italia. Credo che occorra con le debite differenze, ampliare al mondo insurrezionalista, antifa e sindacalista. Non che necessariamente incarnino nelle loro basi organizzative e di pratiche l’anarchismo, ma perchè al proprio interno si esprimono tensioni all’anarchismo che spesso arrivano allo scontro anche violento con le espresssioni organizzate dell’anarchismo a cui tu fai riferimento. Ostilità, atti violenti, minacce, sono una costante tra componenti “insu” e altri settori anarchici. E di questo dovremmo pur discuterne.
    Manca una diffusione di stampa o altri strumenti di propaganda. Occorre reinventarsi!!!

    • Stefano ti ringrazio per questo commento. È vero, mancano i progetti e stiamo lasciando che altri soggetti mettano in pratica i concetti chiave dell’anarchismo.
      Riguardo gli insu, non ne ho parlato abbastanza perchè credo siano la componente piú infantile del movimento. L’insurrezione potrebbe essere un’ipotesi da prendere in considerazione in altri contesti storici e geografici. Non so se vi è una possibilitá di dialogo con loro, forse su dei progetti.

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