Il ciclone Harry e questo silenzio insultante da parte dello Stato. Perchè il Sud viene dimenticato dalle istituzioni in un paese che dovrebbe essere unitario?

/

Dalla catastrofe alla catastrofe: 4 km di costa Niscemese crollata, gli abitanti sfollati e isolati chissà ancora per quanti giorni/anni rimarranno sfollati (ricordate gli evacuati del terremoto all’Aquila?) e il Ministro per la protezione civile e le politiche del mare dell’Italia, Musumeci, dopo il consiglio dei ministri ha il coraggio di aprire bocca e spalare ancora letame: “NON bisogna più costruire in quel modo”. Il rischio idrogeologico dell’area era noto a TUTTI e nessuno ha fatto niente, di contro è stata offerta la riserva naturale agli USA che l’hanno distrutta, desertificata, accelerando processi di distruzione ecologica realizzando un’opera di morte ad alto impatto ambientale in un’area sensibilissima. Mi chiedo oltremodo i 100 milioni stanziati per la Sicilia vanno realmente per risanare i 4 km di costa e le case distrutte oppure vanno in mano alla mafia?

Se non fosse stato per i social poi ripresi sporadicamente dai quotidiani online, come sempre, una catastrofe del genere viene ripresa come “maltempo” e “bel tempo” quando abbiamo forti siccità e temperature elevatissime. Perché quando è successo l’alluvione in Emilia Romagna si è mobilitata l’intera nazione invece se accade al Sud silenzio omertoso e tombale? Perché sui propri social né il Quirinale e neanche la presidente del consiglio e il suo partito non hanno dedicato nemmeno un post in cinque giorni? Ovviamente ha preferito attaccare chi andrà a votare al referendum, mentre lei si divideva tra foto istituzionali, il trentennale di Porta a Porta e la morte di Valentino. Niente stivali e secchi come è avvenuto post alluvione in Emilia Romagna.

E il Quirinale? Non pervenuto. Sembra quasi che per via della sua cronica situazione di crisi il Sud Italia non meriti attenzione come se un po’ se la fosse cercata. Vi ricordate quando Portofino rimase isolata nel 2018 per via delle mareggiate che devastarono la Liguria? Servizi dei tg a non finire sui poveri vip (Very Idiot People) che ricordano con affetto la strada crollata percorsa a bordo delle loro auto d’epoca. Avete notato gli stessi servizi ad esempio per Taormina? Stesso panorama eh forse anche più bello di Portofino, non me ne vogliano gli abitanti del luogo.. E ancora. È il primo ottobre del 2009.

E’ l’una passata. Pioggia come se Dio avesse deciso di risterminare l’umanità con un diluvio peggiore del primo. E ci stava riuscendo, come avremmo appreso di lì a qualche ora. “Vedi che a Giampilieri c’è stata una frana, dice che ci sono due morti”. “Dice”.

“Che cazzo ci fanno qui, e non dove c’è la frana?” è stata la prima domanda, quella alla quale nessuno, dopo tre giorni, ha saputo dare una risposta. Proseguiamo finché si può. Poco. Poi ci arrampichiamo sulla collinetta. Ogni tanto, dal fango, spunta un binario. Stiamo camminando lungo quella che, di nuovo, fino a sei ore prima era una ferrovia. Ci guardiamo in faccia, sbigottiti. Che cazzo sta succedendo. Ad un certo punto iniziamo a non credere più a quello che vediamo. E’ esattamente come essere in acido: quello che vedi non è possibile secondo logica, fisica, realtà. Saliamo. Lungo i bordi della strada scende fango. Già così sembra una catastrofe. Ancora non avevamo visto niente. Iniziamo a renderci conto di quello che era successo quando vediamo il cartello che segnalava l’arrivo a Giampilieri superiore distare dal terreno una trentina di centimetri. Strano, lo ricordavo ad almeno due metri e mezzo di altezza dalla strada. Gli occhi dicono una cosa, il cervello rifiuta di capire.

All’altezza del ponte di Briga la strada non c’è più. Scomparsa, proprio. Posto di blocco. “Buongiorno, non si può proseguire”.“Siamo giornalisti”. “Non si può proseguire lo stesso”. Abbandoniamo la moto al suo destino, proseguiamo a piedi. Gli anfibi da militare affondano fino al settimo occhiello nel fango di quella che fino a sei ore prima era la statale 114. Ai lati della strada è pieno di mezzi militari: bobcat, pale, escavatori, idrovore, mezzi blindati, mezzi corazzati, mezzi anfibi. Sembrava stessimo per dichiarare guerra a qualcuno. Tutt’intorno ci sono occhi sgranati. Ordini abbaiati più per frustrazione che per gerarchia. Due elicotteri fanno il girotondo. Un uomo scava a mani nude. Una madre guarda fisso un punto in quella che probabilmente era la sua casa. Un costume di carnevale da Gabibbo. Un po’ di videocassette sparse su quello che resta di una camera da letto.

Quanti morti sono? Non si sa, notizie ufficiali non ce ne sono. Che cazzo stanno facendo in Prefettura? E’ arrivato Bertolaso? E il presidente della Regione? Dal Comune che dicono? E dalla protezione civile regionale? Ma è possibile che ancora non sia arrivato un mezzo qui sopra? Con cosa cazzo li troviamo i dispersi, col bastone da rabdomante? E come scaviamo tra le macerie, con le pale? (Si, con le pale. Con le fottute pale). Arrivano volontari. A decine. Studenti, lavoratori, disoccupati, fisicati e mezze seghe, vecchi e giovani. Si mettono a disposizione. Le forze armate fanno quello che possono, visto che la catena di comando è inesistente. Quello che ho visto, quello che ho annusato, quello che per ore il mio cervello si è rifiutato di elaborare è qui dentro, che preme per uscire. E’ l’allucinazione e la rabbia, lo sgomento e l’incredulità, la paura e il disgusto. Sono le 23.45 di venerdi 1 ottobre 2009, il nuovo numero del giornale non andrà in edicola che tra una settimana. Non ce la faccio ad aspettare. Accendo il computer. E inizio a scrivere.” (Tratto dal blog di Alessio Caspanello, giornalista locale che in quelle prime ore si è catapultato a Giampilieri)

Simu cani e nun bbaiamu” grida Tiziana Barillà scrittrice libertaria e Reggina. Nessuna delle testate che si definiscono storiche della ridente Repubblica italiana che abbia preso l’iniziativa di fare raccolta fondi per aiutare il Sud (e poi non ci dobbiamo lamentare no) ne hanno dato notizia solo dopo qualche giorno i telegiornali nazionali ma senza tutta l’enfasi che hanno dato per l’alluvione in Emilia Romagna e dopo due giorni diramata l’allerta rossa. Lunedì 26-01-2026 si riunirà il consiglio dei ministri. Rideremo allegramente.

“Quando – all’alba del 28 dicembre 1908 – la terra tremò per 37 secondi e pochi minuti dopo arrivò un violento maremoto con onde alte più di 10-12 metri, Reggio e Messina si risvegliarono letteralmente rase al suolo. Nell’inferno dello Stretto sono morti 15mila dei 45mila reggini e 80.000 dei 140.000 messinesi. E il governo dell’epoca ignorò la tragedia per un giorno intero. (E non erano ancora in fissa col ponte, probabilmente) Nessun soccorso, per un giorno intero. Solo alle 9.15 del 29 dicembre nella rada di Messina comparve l’incrociatore russo Makarov, la squadra navale dello Zar era lì per una “crociera di addestramento” nel Mediterraneo. Poco dopo, arrivarono i marinai inglesi che, insieme ai russi, organizzarono i primi soccorsi. Ma gli aiuti italiani non erano ancora nemmeno partiti. (Sicuramente non dobbiamo ringraziare gli italiani)

Avvisato da più dispacci sin dalle 10 del mattino del 28 dicembre, il presidente del Consiglio Giovanni Giolitti (beddu spicciu) liquidò la tragedia come «l’ennesima fastidiosa lamentela meridionale per il crollo di qualche comignolo». Dodici ore dopo la catastrofe, ai giornalisti che chiedevano notizie, il presidente del Consiglio rispose che «qualcuno ha confuso la distruzione di qualche casa con la fine del mondo».

Poi, cercando di salvare la faccia, adottò una scenografica e dispendiosa soluzione militare a una tragedia umana: lo stato d’assedio. La Storia insegna ma non ha scolari. Non ci ha insegnato il 1908 che la distruzione dovrebbe mettere al centro le persone, non l’ interesse politico. E che la ricostruzione dovrebbe mettere al centro le persone, non il profitto. Oggi Calabria, Sicilia e Sardegna non contano i morti, per fortuna. Ma contiamo un territorio in ginocchio che dovrà affrontare circa due miliardi di danni. Chi in queste ore – specie tra i meridionali – accusa quelli come me di vittimismo, di predicare le solite lamentele meridionali, oppure ritiene che “ce la siamo cercata perché li abbiamo votati noi”, deve sapere che sta partecipando attivamente alla prosecuzione di quella malattia latente – e nemmeno troppo latente, a questo punto – chiamata razzismo interno o se preferite antimeridionalismo. È chiaro che in qualche modo ci rialzeremo, il punto è se dovremo farlo da soli. Anche stavolta.” (Ringrazio infinitamente Tiziana Barillà per queste sue parole, non potevo inserire solo alcuni pezzi storici)

Almeno Giolitti ha detto una stronzata invece nel 2026 MUTI omertosamente e schifosamente MUTI. Ricordiamo che il presidente della Repubblica è palermitano. Mattarella MUTO (ha preferito andare a Palermo ed onorare i lavoratori navali) Meloni MUTA. Il collegamento ferroviario L’UNICO della Messina Catania DISTRUTTO. Tiene per miracolo solo con dei pezzi di ferro in un suolo eroso dal mare. Salvini non pervenuto. Mattarella dovrebbe prendere provvedimenti no?? Salvini blatererà (ah no anche lui in omertoso silenzio) che è stata colpa del CHIODO e l’importanza del Ponte. Schifani (autru beddu spicciu) attende aprire bocca solo quando glielo diranno i suoi carissimi leccaculo nazionali. La vergogna più assoluta. SOLO dopo due giorni hanno stanziato l’allerta rossa. Erano troppo impegnati al funerale di Valentino.

Ma la dichiarazione più esilarante è stata quella di Bonelli (AVS): “Meloni utilizzi i fondi del ponte per mettere in sicurezza l’Italia” ma si ascoltano prima di sparare pesantemente minchiate alla Giolitti oppure no?? NO. Insomma i “nostri” politicanti se ne fottono allegramente del Sud, di un’importante arteria ferroviaria distrutta – la Messina Catania, la Sicilia, la mia Isola che i governanti usano solo come appoggio per fare la guerra, come base militare per la dispendiosa NATO, come basi militari americane, gli aeroporti non più civili ma militari e la popolazione inerme, in ginocchio tra i detriti e tutti voltati gaiamente dall’altra parte e quando dico tutti TUTTI.

Soprattutto chi ha lasciato il Sud per andare a lavorare al nord. Soprattutto chi ha votato lega al Sud. Soprattutto chi ha votato questa gentaglia che abbiamo al governo. Soprattutto chi sceglie di andare a votare e sa che alla fine non cambierà nulla e sistematicamente sprecherà il proprio fiato dentro la cabina elettorale: Tanto non cambierà nulla. Difatti“.

Una volta mi si spezzò la punta della matita nel frattempo che ero intenta a metterne una schifosa X, quello per me fu il simbolo della personale crisi del voto. Soprattutto quelle persone lì. Dopo quest’uragano Harry (che già dal nome pare curioso, è un turista) non ho più fiducia nella persona che intende far politica. Brucerò la mia tessera elettorale per protesta. Non intendo più sprecare il mio tempo, il mio fiato, per gentaglia che non sa fare il lavoro della cosa pubblica. “SIMU CANI E NUN BBAIAMU“.

Se hai apprezzato questo articolo

Iscriviti

Adesso

Iscriviti alla nostra Newsletter per ricevere un aggiornamento mensile sugli ultimi articoli e approfondimenti.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Mi chiamo Chiara e sono figlia dell"isola del Sud est Sicilia. Iscritta all''associazione più anziana d'Italia, l'ANPI per una questione di famiglia e di attivismo dal 2018 dove inizia anche la mia passione per la scrittura. Mi diletto in un coro di canti del Sud Italia e del Mondo. Mi definisco "ricercatrice di anarchia" per descrivere il mio pensiero. Scrivo cose su Magozine.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Articolo precedente

Prigionieri del nostro destino: la solitudine nell’era post-pandemica di Lorenzo Zucchi

Prossimo articolo

ICE a Milano-Cortina 2026: tra militarizzazione USA e violazioni dei diritti umani

Ultimi articoli di Controinformazione

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi