Come organizzare la presentazione di un libro: guida pratica per creare un vero evento

Presentare un libro può sembrare semplice: si trova uno spazio, si sistemano alcune sedie, l’autore racconta il proprio lavoro e alla fine risponde alle domande del pubblico.

Eppure chi ha partecipato a molte presentazioni di libri conosce anche l’altra faccia della medaglia: sale semivuote, interventi interminabili, moderatori che raccontano più dell’autore, domande preparate in anticipo e quella sensazione, alla fine, che tutto sia terminato nello stesso momento in cui vengono impilate le sedie.

Il problema, forse, è pensare alla presentazione esclusivamente come a uno strumento per promuovere un libro.

Una buona presentazione può essere qualcosa di diverso: un’occasione per riunire persone intorno a un argomento, mettere in contatto lettori, autori, librai, blogger e associazioni e magari far nascere qualcosa che continui anche dopo quella serata.

Vediamo allora come organizzare la presentazione di un libro, dalla scelta dello spazio alla promozione dell’evento, cercando soprattutto di trasformarla in un momento di incontro.

Come si organizza la presentazione di un libro?

Il primo errore è partire dalla domanda: dove possiamo presentare il libro?

Prima ancora del luogo bisognerebbe chiedersi:

perché qualcuno dovrebbe venire ad ascoltarci?

La risposta non può essere semplicemente: perché è uscito un nuovo libro.

Ogni giorno vengono pubblicati nuovi titoli e, salvo il caso di autori già conosciuti, il nome sulla copertina difficilmente basta a portare persone a un evento.

Bisogna allora individuare ciò che quel libro può mettere in movimento.

Un romanzo sulla memoria di un quartiere può diventare l’occasione per parlare della trasformazione di una città. Un saggio sull’ambiente può coinvolgere associazioni locali. Un libro sulla condizione femminile può aprire un confronto con collettivi e realtà che se ne occupano. Un’opera sulla storia locale può interessare archivi, studiosi e persone che custodiscono memorie familiari.

Il libro rimane al centro, ma diventa il punto di partenza di una conversazione.

È da qui che dovrebbe cominciare l’organizzazione.

Dove organizzare la presentazione di un libro?

La libreria è probabilmente il luogo che associamo più immediatamente alla presentazione di un libro. E le librerie indipendenti, in particolare, possono svolgere un ruolo importante perché spesso non sono soltanto punti vendita, ma luoghi nei quali si incontrano lettori e si costruiscono iniziative culturali.

Non sono però l’unica possibilità.

Una presentazione può essere organizzata in:

  • biblioteche;
  • associazioni e circoli culturali;
  • scuole e università, quando il tema è pertinente;
  • caffè letterari;
  • spazi sociali;
  • piccoli teatri;
  • festival;
  • sedi di gruppi e associazioni;
  • spazi all’aperto;
  • luoghi direttamente collegati all’argomento del libro.

Quest’ultima possibilità è spesso sottovalutata.

Un libro dedicato alla storia del lavoro potrebbe essere presentato in un luogo legato alla memoria operaia. Un libro sulla natura può uscire dalla sala conferenze. Un romanzo ambientato in un determinato quartiere può essere presentato proprio lì.

Lo spazio diventa così parte del racconto.

La scelta, comunque, non dovrebbe dipendere soltanto dalla disponibilità di una sala. Bisogna considerare accessibilità, numero realistico dei partecipanti, possibilità di vendere o distribuire il libro, attrezzatura necessaria e soprattutto presenza di una comunità già legata a quel luogo.

Una sala più piccola con trenta persone realmente interessate può funzionare molto meglio di un auditorium da duecento posti quasi vuoto.

Chi coinvolgere nella presentazione oltre all’autore?

La presentazione non deve necessariamente essere costruita soltanto intorno all’autore.

Anzi, coinvolgere persone diverse può essere uno dei modi migliori per allargare l’interesse per l’evento.

A seconda del libro possono partecipare:

  • un libraio;
  • un blogger o bookblogger;
  • un giornalista;
  • un altro scrittore;
  • un esperto dell’argomento;
  • un’associazione;
  • un gruppo di lettura;
  • un podcaster o un canale YouTube;
  • qualcuno che abbia un’esperienza direttamente collegata al tema affrontato.

Non significa riempire il tavolo di relatori.

Significa chiedersi chi possa aggiungere uno sguardo diverso.

Ed esiste anche un vantaggio molto concreto: ogni persona o realtà coinvolta possiede una propria piccola comunità.

La libreria ha i suoi frequentatori. Il blogger i suoi lettori. L’associazione i suoi soci. L’autore i propri contatti. Il gruppo di lettura i suoi partecipanti.

Una presentazione costruita attraverso una collaborazione smette quindi di dipendere dalla capacità di una singola persona di portare pubblico.

Chi è e cosa fa il moderatore alla presentazione di un libro?

Il moderatore non dovrebbe essere qualcuno incaricato semplicemente di leggere la biografia dell’autore e porre una serie di domande.

Il suo compito è far funzionare la conversazione.

Deve conoscere il libro, individuare i punti sui quali vale la pena soffermarsi, evitare che una risposta occupi metà dell’incontro e capire quando è arrivato il momento di coinvolgere il pubblico.

Soprattutto, dovrebbe resistere a una tentazione abbastanza comune: diventare il protagonista.

Una buona moderazione spesso si nota proprio perché non invade lo spazio dell’autore.

Può essere utile preparare una traccia, ma non necessariamente un copione rigido. Una risposta interessante può aprire una direzione imprevista e vale la pena seguirla.

La presentazione dovrebbe assomigliare più a una conversazione che a un’interrogazione.

Come preparare una presentazione che non diventi una conferenza

Lo schema tradizionale è conosciuto:

presentazione dell’autore, domande del moderatore, lettura di qualche pagina, domande del pubblico, firma delle copie.

Non c’è nulla di sbagliato. Ma non è l’unico formato possibile.

Si possono alternare conversazione e brevi letture, coinvolgere più voci, partire da un oggetto o da un documento citato nel libro, utilizzare fotografie, proiettare brevi materiali, far intervenire persone che abbiano un rapporto particolare con l’argomento.

Si può persino partire dalle domande del pubblico anziché lasciarle agli ultimi dieci minuti.

Il formato dovrebbe dipendere dal libro.

L’obiettivo non è rendere ogni presentazione spettacolare. È evitare che libri completamente diversi vengano presentati sempre nello stesso identico modo.

Cosa dire quando si presenta un libro?

Una delle domande più frequenti riguarda proprio cosa dire durante la presentazione di un libro.

Non serve raccontare tutto.

Anzi, una presentazione efficace dovrebbe lasciare al pubblico il desiderio di scoprire ciò che non è stato detto.

Può essere utile concentrarsi su alcuni elementi:

perché è nato il libro, quale domanda lo attraversa, cosa ha scoperto l’autore mentre lo scriveva, quali difficoltà ha incontrato, quali temi possono essere discussi anche indipendentemente dal libro.

Nel caso di un romanzo bisogna inoltre evitare di trasformare l’incontro in un riassunto dettagliato della trama.

Per un saggio, invece, può essere più interessante prendere una o due idee forti e discuterle davvero anziché tentare di condensare l’intero volume in un’ora.

Anche la lettura di alcuni brani può aiutare, purché siano brevi e abbiano una funzione precisa all’interno della conversazione.

Come scrivere l’invito alla presentazione di un libro

L’invito deve rispondere immediatamente alle informazioni essenziali:

cosa, chi, dove, quando e perché partecipare.

Titolo e autore sono necessari, ma non sempre sufficienti.

Confrontiamo idealmente due inviti.

Presentazione del libro X di Mario Rossi. Venerdì alle ore 18.

Oppure:

Quanto della nostra città scompare senza che ce ne accorgiamo? Ne parliamo con Mario Rossi partendo dal suo nuovo libro X.

Nel secondo caso esiste già una ragione per partecipare anche per chi non conosce Mario Rossi.

Questo principio vale per la locandina, per l’email, per un articolo sul blog e per i post utilizzati per promuovere l’incontro.

La comunicazione dovrebbe raccontare perché quell’evento può interessare una persona, non soltanto annunciare che avrà luogo.

Come realizzare la locandina per la presentazione

Una locandina per la presentazione di un libro deve innanzitutto essere leggibile.

È facile sovraccaricarla di informazioni.

Meglio rendere immediatamente riconoscibili:

  • titolo dell’incontro;
  • libro e autore;
  • eventuali ospiti;
  • data e ora;
  • luogo;
  • modalità di partecipazione.

Eventuali spiegazioni più lunghe possono stare nella pagina dell’evento o nell’articolo che lo presenta.

Se la locandina verrà diffusa online, è inoltre utile pensare fin dall’inizio a versioni adatte ai diversi spazi nei quali sarà pubblicata anziché affidare tutta la comunicazione a un’unica immagine.

Come promuovere la presentazione di un libro

Pubblicare una locandina sui social e aspettare non è una strategia.

La promozione dovrebbe iniziare dalle persone potenzialmente interessate all’argomento.

Se all’organizzazione partecipano più realtà, ognuna può utilizzare i propri strumenti:

newsletter, blog, sito della libreria, gruppi di lettura, canali Telegram, podcast, YouTube, social network e contatti diretti.

Un articolo pubblicato su un blog può inoltre fare qualcosa che un post sui social difficilmente riesce a fare: continuare a essere trovato anche dopo l’evento.

Si può intervistare l’autore prima della presentazione, pubblicare un approfondimento sul tema del libro oppure raccontare successivamente ciò che è emerso dall’incontro.

In questo modo l’evento non esiste soltanto nelle due ore in cui si svolge.

Trasformare la presentazione di un libro in un evento culturale

Qui sta forse la differenza più importante.

Una presentazione può avere come unico obiettivo vendere alcune copie.

Oppure può utilizzare il libro per far incontrare persone che condividono un interesse.

Nel secondo caso cambia anche il modo di organizzarla.

Non chiediamo più soltanto:

chi può presentarci il libro?

Cominciamo a chiederci:

chi potrebbe avere qualcosa da dire su questo argomento? Chi potrebbe essere interessato ad ascoltarlo? Quali realtà potrebbero partecipare? Cosa potrebbe nascere dall’incontro?

Un libro sulla precarietà può mettere allo stesso tavolo autore, lavoratori e studiosi.

Un libro dedicato a un territorio può coinvolgere chi quel territorio lo racconta e lo vive.

Un’opera sulla memoria può incontrare testimonianze che non sono contenute nelle sue pagine.

Il libro non perde centralità. Al contrario, dimostra una delle sue capacità più importanti: generare altre storie e altre conversazioni.

Presentare un libro attraverso una rete culturale

Quando librerie, blogger, autori, gruppi di lettura, associazioni, podcast e altri soggetti lavorano isolatamente, ognuno dispone inevitabilmente di risorse limitate.

Metterli in relazione cambia le possibilità.

Un blogger può intervistare l’autore. Una libreria può ospitare l’incontro. Un gruppo di lettura può leggere il libro in precedenza. Un podcast può registrare una conversazione. Un’associazione può portare competenze e persone interessate al tema.

È il principio alla base di una rete culturale: non creare necessariamente una nuova organizzazione, ma permettere a realtà autonome di collaborare quando esiste un progetto comune.

La presentazione di un libro è uno dei casi più semplici nei quali sperimentare questo modello di rete culturale per la promozione dei libri.

Dopo la presentazione: evitare che tutto finisca quella sera

L’evento è terminato. Le persone vanno via.

È proprio qui che spesso si interrompe tutto.

Eppure una buona presentazione può essere l’inizio, anziché la conclusione, di qualcosa.

Le domande emerse possono diventare un articolo. Il libro può essere proposto a un gruppo di lettura. Una conversazione può continuare attraverso un podcast o un video. Due realtà che si sono conosciute durante l’organizzazione possono immaginare una seconda iniziativa.

Si può anche semplicemente raccogliere, con il consenso delle persone interessate, un modo per mantenere il contatto e segnalare appuntamenti successivi.

La domanda finale, quindi, non dovrebbe essere soltanto:

quante persone sono venute?

Ma anche:

quante relazioni sono rimaste dopo che quelle persone se ne sono andate?

Perché la promozione della lettura non consiste soltanto nel convincere qualcuno a comprare o aprire un libro. Significa anche costruire occasioni nelle quali i libri permettano alle persone di incontrarsi.

Significa anche costruire occasioni nelle quali i libri permettano alle persone di incontrarsi.

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