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CoronaVirus Fiction – Episodio 1

Come tutti i giorni Fabio, Marco e Simone, colleghi di lavoro presso la Ceramica di Imola si fermano alla Trattoria E Parlaminté per la pausa pranzo. Luogo di ritrovo degli anarchici e dei socialisti imolesi negli ultimi anni dell’800, tra cui Andrea Costa, primo deputato socialista eletto nel Parlamento italiano.
Si siedono al solito tavolo e attendono l’arrivo della cameriera per l’ordine mentre la tv accesa su un canale di notizie mostra in diretta il Papa durante una messa con migliaia di fedeli.
Fabio: Il Papa non darà mica la comunione.
Simone: Lo farà qualcun altro.
Marco: Per il coronavirus?
F.: Esatto. Come Dice don Dino su Twitter la mano del parroco che porta l’ostia alla bocca del fedele potrebbe entrare in contatto con la sua saliva e contagiare tutti gli altri fedeli.
S.: L’ostia deve essere essere lasciata nelle mani del fedele. Col rischio che qualche briciola del Corpo di Cristo finisca a terra e venga mangiata dalle formiche.
M.: Non si può neanche rischiare di favorire il contagio. Immagina il Papa contagiato e messo in quarantena all’interno del Vaticano.
F,: Sì, e le sua saliva contaminata saltare dalla finestra durante l’Angelus.
S.:Sembra di stare in un film distopico o in un libro che racconta la catastrofe e il mondo dopo di essa. Una terribile epidemia colpì la Terra, trasmessa dai pipistrelli all’uomo. Intere città in quarantena e soldati a presidiarle. Amuchina e mascherine ormai introvabili e vendute clandestinamente in cambio di oro….
Neanche il tempo di finire la frase che arriva puntuale il ceffone di Marco, un tipo molto razionale, responsabile comunicazione dell’azienda.
M.:Se fosse stato un sogno ti saresti svegliato.
S.: Ma tu si scem.
Dice nel suo dialetto il caporeparto di origini foggiane accarezzandosi la guancia.

Arriva la cameriera per prendere l’ordine e subito Simone, l’operaio sindacalista del gruppo, chiede di cambiare canale per sentire qualche notizia piuttosto che la messa.
La cameriera, col taccuino in mano, senza alcun problema cambia subito canale mettendo subito su Rai 3.
S.:Ah ecco, c’è Paolo Pasi, poverino. Gli fanno condurre il Tg a Natale, di notte e di domenica. Ma è un bravo compagno. Ha scritto un libro su Pinelli ed un racconto sul confino di Ventotene. E’ venuto anche ad Imola a presentarli.

Nel tavolo accanto sembra esserci un rappresentante con valigetta e libricino degli ordini. Dall’altro lato, invece, un signore di mezza età paffuto con un libro sul tavolo di cui non si riesce a leggere il titolo.
F.:Tre tagliatelle prosciutto e scalogno e mezzo litro di vino della casa.
La cameriera annota velocemente l’ordine del tavolo e passa al tavolo successivo in modo da portare in cucina più comande e favorire il lavoro del cuoco. Il signore paffuto al tavolo accanto con lo smartphone in mano mentre preme tasti solleva la testa dopo aver udito l’ordine di Fabio. Scalogno e Codogno hanno assonanza e quando si è distratti nei propri pensieri sentire un termine che suona in maniera così familiare al nome di quel paesino tante volte citato nei telegiornali per i suoi numerosi casi di contagio dal virus, genera un involontario allarme che deve avere qualcosa a che fare con l’istinto di sopravvivenza.

Il rappresentante rivolgendosi alla cameriera chiede se è possibile preparare un risotto allo zafferano. Dice: Sa, io non sono della zona. Sono in giro per gli ordini di bibite. Vengo da Cologno…. Monzese.
Lo sguardo dei tre colleghi s’incrocia d’improvviso ed allarmato come se per un attimo avessero avvertito che il pericolo potesse essere lì accanto. Non viene da Codogno ma da Cologno. I tre che avevano trattenuto il respiro, espirano liberandosi dall’ansia e dalla paura di avere al tavolo accanto qualcuno che potesse essere entrato in contatto con qualcuno dei contagiati.

Arrivano i primi piatti ordinati, in porzioni abbondanti come al solito, e il vino.
F.: Non hanno ancora trovato il paziente 0, colui che ha portato in Italia il virus e che deve averlo trasmesso agli altri.
M.: Finchè non lo trovano non possono sapere con chi sia entrato in contatto ed individuare eventuali altri contagiati.
S.: Stiamo parlando comunque di un’influenza un pochino più aggressiva, ma pur sempre di un’influenza.
M.:Senza vaccino e leggermente più letale.
F.: Mentre venivo a lavoro questa mattina ascoltavo Mariana Aprile su Radio 3. Diceva “Un barrrbarrr’orrrorrre per prrrovocarrr guerre ed arrricchirre la prrropaganda del tamarrro del carrroccio” imitando il difetto di pronuncia dell’acuta giornalista.
Simone versandogli del vino: Devi lubrificare un pò la lingua.
F.: Avrei preferito un Chianti Rufina Riserva. Dopo un bicchiere avrei potuto imitare persino Elly Schlein.
Afferma Fabio portandosi i capelli, seppure corti, dietro le orecchie ed allargando le braccia per gesticolare.
M.: Versa pure ché la stradale per il momento non effettua il test dell’alcol per non provocare contagi.
S.: Ogni giorno compiamo azioni potenzialmente compromettenti che potrebbero trasmettere altri tipi di virus e batteri frequentando aperitivi, metropolitane, treni, concerti, cinema, teatri e stadi ma solo in questi casi di particolare emergenza ce ne rendiamo conto attraverso i consigli che vengono suggeriti per evitare la trasmissione del virus.
F.: Compagni sono le 12.45, il lavoro chiama.
I tre colleghi lasciano delle banconote sul tavolo e salutano il personale della trattoria impegnato poco più avanti, abbandonando il locale.

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