Di-stanziamenti e d’immondizia non vive l’uomo

Sono passati due mesi dal Ciclone Harry, ha fatto danni che partono dalla costa messinese per poi passare da Siracusa e infine le coste del ragusano, si stima che superino i due miliardi euro, due mesi dalla frana di Stato di Niscemi. In entrambi i casi il governo ha stanziato prima 100.000€ poi ridotti a 33.000€. 1,2 miliardi di euro stanziati per Niscemi e 150.000€ specifici per il comune. La popolazione niscemese, il comune di Niscemi e gli altri comuni sono stati risarciti?? La popolazione niscemese rimarrà per sempre sfollata? Ricordate gli abitanti dell’Aquila? Continuano ad essere sfollati e nessun artista si palesa più a fare raccolta fondi e canzoni dedicate all’Aquila. Nessuno ne ha più parlato. Sto scrivendo questo articolo ed apprendo notizia che Santo Stefano di Camastra e Caronia (ME) franano. Crolla un ponte a San Severo in provincia di Foggia continuando per Abruzzo e Molise. Causa?? Maltempo, fortissima mareggiata. Ponte sul Trigno (CB) crollato, si cerca auto nel fiume in tempesta. E si continua a blaterare per il ponte sullo Stretto? Si stima che l’Italia è il paese europeo con il più alto numero di frane, con oltre 636.000 eventi censiti. Nel Sud Italia viene affrontata come una “catastrofe silenziosa” fatta di siccità e calore estremo, come sempre, una calamità del genere viene ripresa come “maltempo” le forti piogge e “bel tempo” gli oltre i quaranta gradi.

Oltre l’urgenza riguardante la messa in sicurezza di strade e abitazioni, la criticità riguarda anche la salute pubblica. Il ciclone ha causato danni a depuratori e reti di scarico delle acque reflue, la cui situazione era precaria già prima: le acque reflue vengono scaricate in mare e con depuratori non funzionanti è assente ogni garanzia sulla balneabilità. Il timore è che la fretta di mettere una toppa sui danni in vista della stagione estiva porti a realizzare interventi a spot. La popolazione locale ha bisogno che l’intervento delle amministrazioni sia strutturale e ragionato sul lungo termine, per garantire sicurezza e salute. La crisi climatica sta portando questi fenomeni estremi a essere sempre più frequenti. Con l’innalzamento della temperatura del Mar Mediterraneo (negli ultimi anni vi siete accorti che il pesce sul bancone del pescivendolo è cotto? Come se si fosse già surriscaldato prima che venisse pescato e che probabilmente lo stesso pesce abbia mangiato cadaveri umani per via delle morti in mare per colpa dello Stato Italiano? Sappiate che noi umani ci siamo allegramente dimenticati del clima, ma il clima non si è dimenticato di noi) il Sud Italia nei prossimi anni sarà soggetto sempre più spesso a eventi climatici di questa portata. Gli interventi strutturali in prevenzione di ulteriori danni sono l’unica strada per mettere al sicuro la popolazione e per preservare il territorio.

L’anno dei cicloni: il ragusano ed un’estate che stenta ad arrivare tra i cicloni Harry , Deborah ed Erminio. Ed i turisti?

La sabbia portata dal forte vento sui marciapiedi e sulle strade da spalare, una piazza da completare, risanare i locali privati e asfalto da aggiustare. Preferibilmente senza toppe e con un asfalto di buona qualità. Facciamo si che i turisti camminino con le auto e non coi carri cingolati.

A Scoglitti (località marittima in provincia di Ragusa), sul lungomare Cammarana (sito archeologico di origine greca), resiste ancora una delle ultime dune sopravvissute alle vergognose ruspe. Le hanno smantellate nel frattempo che i bagnanti erano in spiaggia.

Un piccolo miracolo naturale a venti metri dalla battigia, un frammento di ecosistema costiero che dovrebbe essere custodito come un tesoro. Invece, oggi appare come un luogo ferito: plastica ovunque, sacchetti trascinati dal vento, rifiuti sparsi e persino un materasso abbandonato come se fosse una discarica improvvisata. È questo lo scenario denunciato dall’associazione Terre Pulite, che da mesi documenta il degrado senza ottenere risposte.

Le dune costiere non sono un dettaglio del paesaggio: sono barriere naturali che proteggono il litorale dall’erosione, trattengono la sabbia portata dal vento, ospitano specie vegetali e animali che altrove non riuscirebbero a sopravvivere. Sono ecosistemi fragili, preziosi, insostituibili. Eppure, qui vengono lasciati marcire sotto il peso dell’incuria. Chi se ne deve occupare? Il paradosso è ancora più evidente se si pensa che proprio questo tratto di spiaggia è uno dei luoghi dove, quasi ogni anno, vengono scoperti i nidi della tartaruga marina Caretta Caretta.

Un fenomeno che aveva portato l’attuale sindaco a definirle, con ironia e stupore, “tartarughe con il radar”, perché tornano a deporre le uova sempre negli stessi punti, come se riconoscessero la strada di casa.

Ma quale casa possono trovare oggi, se la duna che dovrebbe accoglierle è sommersa dai rifiuti?Terre Pulite denuncia che la situazione va avanti da mesi. Nessuno interviene, nessuno bonifica, nessuno sembra sentire la responsabilità di proteggere ciò che resta di un habitat che altrove sarebbe considerato un monumento naturale.

Si dice che di stanziamenti e d’immondizia non vive l’uomo. È vero. Ma è altrettanto vero che di sola negligenza l’uomo muore. Tra il mare che bolle e la terra che frana, restiamo noi: spettatori attoniti di un disastro che avevamo previsto, ma che abbiamo scelto di ignorare per un pugno di voti o una passata di ruspa. Le dune di Scoglitti resistono ancora, ultime sentinelle di una bellezza ferita.

Ma la domanda non è più “chi se ne deve occupare”, bensì: quanto tempo ci resta prima che la sabbia copra anche le nostre ultime scuse?

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Mi chiamo Chiara, sono figlia del Sud Est della Sicilia. Iscritta all'associazione più anziana d'Italia, l'ANPI per una questione di famiglia e dopo di attivismo dal 2018 dove inizia anche la mia passione per la scrittura. Mi diletto in un coro di canti del Sud Italia e del Mondo. Mi definisco "ricercatrice di anarchia" per descrivere il mio pensiero. Scrivo cose su Magozine e su una rivista mensile locale della mia città Cara Catastrofe.

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