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Diario di Guerra – Secondo Moroni

Secondo

Diario di Guerra: testimonianza reale e concreta di un italiano in viaggio verso il fronte russo, durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale.

Curato magistralmente da Cristiano Coppa che nel corso di un decennio ha raccolto la documentazione necessaria per la ricostruzione del contesto storico.

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“Speriamo che giunga un domani conclusivo, questa è la mia preoccupazione. Ma di tutto pazienza, questa è la nostra guerra, quanti stanno peggio di noi? Del caos che ha coinvolto il mondo in questa lotta tremenda, quando si può, se ne parla tra di noi e lo si vive come meglio si può.” ~ Secondo Moroni

Trama “Diario di Guerra”

1942. Seconda guerra mondiale. In Ucraina viene trovato un diario che percorre migliaia di chilometri e arriva in Italia. Il manoscritto è logorato dall’acqua e macchiato dal fango, dietro la copertina c’è una firma: Moroni Secondo. È il nome di un caporale di ventitré anni che racconta il viaggio verso il fronte.

Autore e Curatore

Secondo Moroni nasce a Jesi il 27 marzo del 1918 secondogenito di una famiglia di ceto medio; il padre, Rolando, possedeva una piccola impresa edile ma, date le difficoltà economiche, fallisce e costringe la famiglia a spostarsi nella vicina Chiaravalle. È qui che Secondo fa la conoscenza di Rosalba, la donna che ama e che viene richiamata spesso nei pensieri di questo giovane ragazzo duranti i mesi lontano da casa.

Anni dopo, nel corso di oltre un decennio di ricerche, il suo pronipote, Cristiano Coppa ha trascritto il diario e raccolto la documentazione necessaria per ricostruire il contesto storico. Cristiano Coppa è laureato in filosofia e in teologia ed insegna religione cattolica a Jesi.

Perché un diario?

Perché abbiamo bisogno di scrivere un diario?

Me lo sono chiesta mentre leggevo questa straordinaria testimonianza della Seconda Guerra Mondiale, e più precisamente descrive la vita di un soldato Secondo Moroni, nell’arco di tutto il 1941 o gran parte di esso.

Ebbene, sono convinta, che mettersi di fronte ad una pagina bianca ci obblighi a riflettere, a riordinare i pensieri, a dare un senso alle voci interiori e alle emozioni che viviamo nel momento.

Scrivere un diario ci può far star bene nell’immediato e aiutarci a capire che ciò che stai vivendo ha un senso, nonostante tutto.

Scrivere un diario, insomma, ha un potere catartico.

Ecco che in questo diario, non mancano le riflessioni sul senso dell’amore in tutte le sue sfumature: familiare, personale e anche verso la propria patria.

Riflessioni gettate in un flusso di pensieri intimi che stonano dal contesto in cui sono stati trascritti: nel bel mezzo di una guerra che ha provocato innumerevoli sofferenze.

S'infiamman gli occhi tuoi, mandano scintille, tremami allora tutte le membra e il core. Parlar vorrei, gridar, dirti che t'amo         baciarti allora la bocca e li capelli. 

Lo stile di narrazione

Senza dubbio, essendo un diario, sono poche le “regole” da rispettare, è lo scrittore stesso a dettare le proprie.

Sono comunque rimasta colpita dal modo di scrivere così colto ed elegante, sopratutto perché all’epoca non era così scontato trovare persone che sapessero quantomeno scrivere.

So per certo questo, perché in un angolo in casa mia suocera, primeggia in una bella cornice una lettera di suo nonno datata 1942, che per stessa ammissione della nipote non è stata scritta di suo pugno perché appunto, il povero nonno non sapeva scrivere.

Eppure, all’interno del diario di Secondo, troviamo anche una poesia “Ricordi e Speranze” scritta dallo stesso sul fronte Jugoslavo divisa in tre parte, di cui le prime due dedicate alla fidanzata Rosalba, degnissima di nota!

Considerazioni finali su “Diario di Guerra”

Ciò che possiamo fare noi, in qualità di lettori, è quello di raccogliere questa testimonianza come quella di una persona reale, concreta, con le sue contraddizioni tipiche dell’epoca.

Da una parte il suo animo gentile, amorevole e puro nonché il suo spirito religioso dall’altra il suo “lasciarsi trascinare” dall’ideologia fascista che facendo leva sulla questione razziale ed esaltando molti giovani speranzosi, li ha mandati al fronte, a nome di questi ideali, convinti di fare il proprio dovere, di combattere per la propria patria.

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