Don Milani e il numero chiuso…

Non ce l’ho mai avuta con Don Milani. Però  a mio avviso alcuni suoi difetti erano la lettura ogni giorno dei quotidiani ai ragazzi e l’idiosincrasia nei confronti dei laureati. Intendiamoci: considero Don Milani un beato, ma anche i beati in vita hanno piccolissime pecche, dato che la perfezione non è cosa umana. Don Milani cercava di insegnare l’italiano e cercava di far capire come andava il mondo tramite la lettura dei quotidiani. Proprio lui che era duro e puro non aveva mai considerato che i giornali erano e sono talvolta anche dei mistificatori della realtà? Non era meglio insegnare forse l’italiano con la lettura di buoni libri? Non era meglio formare per poi informare che informare per formare? Don Milani inoltre non voleva far incontrare i suoi ragazzi con i laureati. Probabilmente per lui l’università era inutile, rovinava le menti o quantomeno corrompeva le persone. Sappiamo che lui non volle fare l’università e che la sconsigliava ai suoi ragazzi. Secondo alcuni detrattori la scuola di Barbiana non preparava bene agli esami da privatisti perché non venivano insegnate bene materie come il latino e la letteratura che Don Milani riteneva inutili per i figli dei poveri. Ma erano appunto malignità perché la scuola di Barbiana per gli allievi fu una palestra di vita. I suoi ragazzi frequentavano la scuola  per dodici ore al giorno, inclusi i festivi. Era molto impegnativa e agli antipodi rispetto alla scuola pubblica che allora era classista. Secondo Don Milani per rendere uguali il ricco e il povero i politici dovevano escludere i figli dei ricchi dalla scuola e non bocciare più nessuno. Oggi molte cose sono cambiate rispetto ai suoi tempi: ricordiamoci che morì nel 1967. Per il prete di Barbiana la parola faceva uguali, cioè una maggiore conoscenza della lingua da parte dei figli dei poveri li avrebbe resi in grado di interpretare la realtà. Oggi invece sono le conoscenze scientifiche e tecnologiche che “fanno uguali”. Ma alcune cose sono ancora attuali. Fino a pochi anni fa molti intellettuali pensavano che nella scuola avessero vinto i sessantottini e il donmilanismo. Alcuni sostenevano che Don Milani fosse uno dei maggiori responsabili del degrado scolastico, di una scuola diventata troppo egualitaria e di massa. Invece Don Milani fu fondamentale per combattere il nozionismo, l’indottrinamento, l’apprendimento meccanico. Il priore di Barbiana fu importante perché la scuola italiana iniziasse a dare un minimo di “possibilità di uguaglianza” e anche di “uguaglianza di possibilità”. Il suo libro “Lettera a una professoressa” è un capolavoro. In esso scriveva: “Voi dite di aver bocciato i cretini e gli svogliati. Allora sostenete che Dio fa nascere i cretini e gli svogliati nelle case dei poveri. Ma Dio non fa di questi dispetti ai poveri. È più facile che i dispettosi siate voi”. E ancora scriveva: “Bocciare è come sparare in un cespuglio. Forse era un ragazzo, forse una lepre. Si vedrà a comodo. Fino all’anno seguente non sapete cosa avete fatto. È andato a lavorare o ripete? E se ripete gli va bene o male? Si farà le basi per seguitare meglio o invecchierà malamente su programmi non adatti a lui?”.  Don Milani ai suoi tempi aveva ragione. Ci aveva visto giusto. Anzi aveva anche anticipato i tempi. Inoltre sono stato un obiettore di coscienza: non ce l’ho quindi con la persona, l’umanità, la creatività di Don Milani. Dico solo che oggi per continuare sulla strada da lui tracciata bisogna anche prendere le distanze dalle sue idee e andare oltre. Oggi per essere veramente con Don Milani bisogna anche andargli contro. Non ci sono alternative. Da qualche anno ad esempio ci sono  le facoltà a numero chiuso. Per superare le prove, fatte di quiz culturali e di test di logica, molti si preparano comprando libri e andando a lezioni private. I figli dei laureati sono avvantaggiati culturalmente ed economicamente. Oggi sono i test e non le professoresse a fare la selezione. I tempi sono cambiati da Don Milani, bisogna aggiornare quindi la sua lezione e prenderne atto.  La selezione oggi avviene con queste prove di ingresso. La retorica è che solo i capaci e i meritevoli accederanno ad alcune facoltà universitarie. In futuro però mancheranno i medici. E poi cosa ne è del sacrosanto diritto allo studio? Non sarebbe meglio se la selezione avvenisse tramite gli esami universitari e non tramite quiz e test? Qualcuno sostiene che ci sono troppi laureati disoccupati. Tutte le ricerche dimostrano invece che l’Italia ha bisogno di laureati. Oggi un nuovo Don Milani non scriverebbe più “Lettera a una professoressa”, ma dovrebbe inviare le sue missive a presidi di facoltà, rettori e al ministro della pubblica istruzione. Dovrebbe convincerli ad abbandonare il numero chiuso. Dovrebbe insomma diventare una sorta di Herzog, il personaggio di un romanzo di Saul Bellow. Ma non credo che risolverebbe niente. Eppure generazioni intere hanno lottato per il diritto allo studio, che ora viene negato. Forse però qualsiasi critica, qualsiasi discussione,  qualsiasi lotta sono inutili a prescindere.  

Nato nel 1972 a Pontedera. Laureato in psicologia. Collaboratore di testate giornalistiche online, blog culturali, riviste letterarie. Si muove tra il pensiero libertario di B.Russell, di Chomsky, le idee liberali di Popper ed è per un'etica laica. Soprattutto un libero pensatore indipendente e naturalmente apartitico. All'atto pratico disoccupato.

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