Due parole su Eliogabalo, su Artaud e su una concezione più moderna di anarchia…

…ogni anarchico non sprovveduto si pone di fronte al paradosso che Artaud propone nel suo saggio su Eliogabalo, in cui  considera gli anarchici come persone che sono contro Dio e gli altri, che mettono avanti a tutto loro stessi. Sempre Artaud considera ogni tiranno un anarchico incoronato. Innanzitutto Artaud fa riferimento a una concezione assai datata di anarchia, come quella di Stirner e Bakunin per alcuni versi, mentre per altri versi a una definizione generica e deteriore di anarchia. Non necessariamente anarchia significa caos. Non necessariamente un anarchico deve essere fisiologicamente violento, non è detto che accetti di essere incoronato, così come è fuorviante considerare i tiranni degli anarchici. Un anarchico autentico è sempre contro il potere e non l’incarna mai, né lo rappresenta, né lo esercita. Un vero anarchico dice “no” e lascia ad altri il potere. C’è un fraintendimento di fondo. Ci sono molti anarchici moderni che hanno fatta propria la legge morale kantiana, che credono nello “stato minimo” di Nozick e sono anche contrattualisti. Coloro che sono eversivi, rivoluzionari vogliono distruggere per ricreare e hanno in testa un malinteso senso del nichilismo attivo.  Artaud gioca con i concetti, ma la sua è una forzatura. Si spinge troppo oltre. La sua è una provocazione bella e buona.  Il vero limite e al contempo il vero pericolo dell’anarchia non è la dittatura o il caos ma  la mancanza di idee propositive associata alla rabbia per le grandi ingiustizie, binomio che può sfociare nella violenza. Ci sono anarchici postmoderni che hanno coniugato la cara vecchia anarchia con i più recenti pensatori. Più recentemente l’anarchia può essere considerata come il massimo grado di libertà individuale con la presenza di un minimo di governo, così Borges definiva il miglior modo di convivenza civile, anche se non si riteneva anarchico.  Artaud non aveva frainteso l’anarchia, ma si riferiva all’anarchia primordiale. In questi ultimi tempi si sono evoluti culturalmente i comunisti, i socialdemocratici,  i liberali, i fascisti, ma anche gli anarchici, fermo restando che poi alla fine esistono sulla faccia della Terra tante forme di anarchia quante sono gli anarchici. Il paradosso di Artaud sembra un cavallo di Troia, proprio come la caduta tendenziale del saggio di profitto per il marxismo. In realtà le implicazioni teoriche e pratiche sono molto meno deleterie per il pensiero anarchico. Nonostante tutto bisogna confrontarsi con Artaud,  ma ricordarsi che  è  datato il suo saggio, scritto nel 1934. 

Nato nel 1972 a Pontedera. Laureato in psicologia. Collaboratore di testate giornalistiche online, blog culturali, riviste letterarie. Si muove tra il pensiero libertario di B.Russell, di Chomsky, le idee liberali di Popper ed è per un'etica laica. Soprattutto un libero pensatore indipendente e naturalmente apartitico. All'atto pratico disoccupato.

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