Due parole sulla crisi del PD…

Oggi diciamo che lo sport politico nazionale preferito dagli italiani è dare addosso al PD, che a sua volta si chiama democratico di nome ma alcuni suoi esponenti non si dimostrano democratici nei fatti. Alcuni parlano addirittura di crisi esistenziale, di un’elevata conflittualità interna, di un partito che si è sempre più allontanato dal popolo. Ora c’è chi vuole il rinnovamento,  la svolta epocale. C’è anche chi ritiene che i dem siano finiti in un vicolo cieco e non abbiano più margini di manovra. C’è chi sostiene che la strada intrapresa sia a senso unico e che non possano più ritornare indietro. C’è una buona probabilità che cambino nome per salvare la faccia e non cambino niente altro. Come scrive Enrico Cerrini il centrodestra è stato “un indigesto mix di fuffa, razzismo, fake news e conservatorismo becero”. I guai del centrosinistra, sempre più disunito e frammentato, sono che non è mai stato carne né pesce, non è mai stato qualcosa di definito, ma un caos indifferenziato.   Una cosa è certa, ovvero che se il centrosinistra si fosse presentato unito alle elezioni avrebbe vinto. I primi ad avere colpa di come sono andate le cose sono loro, che non sono riusciti a mettersi d’accordo. Inoltre i dem hanno commesso molti sbagli in campagna elettorale, ma col senno del poi è fin troppo facile giudicare. Però lo voglio fare una volta per tutte. È un must a cui non voglio sottrarmi.  A volte penso che abbiano compiuto errori troppo vistosi e madornali e che forse l’abbiano fatto perfino apposta. Il centrosinistra prima ancora che coi colpi della destra è caduto tramite il fuoco amico, ovvero con gli antagonismi, i personalismi, l’odio tra compagni, tra correnti, insomma per le divisioni interne. Come se non bastasse si sono limitati a fare una campagna elettorale per antitesi, ovvero solo contro la destra, facendola diventare una vittima, un capro espiatorio, sortendo l’effetto inverso, opposto, contrario. In questo modo hanno fatto il gioco della destra che ha avuto vita facile e la strada spianata. Invece dovevano esplicitare i loro contenuti, i loro punti programmatici. Si sono rivelati presuntuosi. Non hanno dato la colpa agli italiani loro direttamente,  ma i loro supporters intellettuali invece di rispettare il voto come espressione di volontà popolare hanno sostenuto che è colpa del popolo italiano immaturo, ignorante e chi più ne ha più ne metta. Ora chiunque vuole fare il segretario del PD. Decenni fa chi aveva letto qualche libro voleva fare l’intellettuale organico. Oggi chiunque militi nel Pd vuole fare il segretario o ha un amico che dovrebbe fare il segretario. La realtà è che ieri  i capicorrente spuntavano come funghi. I dem hanno cercato di compiere un cammino verso la socialdemocrazia. Forse non ci sono riusciti. Non sappiamo veramente se sono socialdemocratici.  Sono senza ombra di dubbio progressisti, riformisti. Sono senz’altro postcomunisti.  Ma non si può dire che hanno perso la loro identità, che mettendo in soffitta falce e martello hanno perso molti voti e reso insoddisfatta la loro base. È un ragionamento per assurdo e non del tutto convincente perché se ritornassero alle origini bisognerebbe vedere quanti voti perderebbero tra il loro elettorato moderato. Qualcuno dà la colpa agli astenuti. Ancora una volta la responsabilità ricade sull’elettorato, anche quello potenziale. E se la colpa fosse di chi non è riuscito a convincerli a votare? Un altra cosa che ho notato: se il centrodestra faceva promesse da marinaio perché il centrosinistra non lo sbugiardava punto per punto e non si prendeva la briga di chiarire agli elettori l’irrealizzabilità di quelle promesse con una certa efficacia? Inoltre ci sono persone come Conte, Renzi, Calenda che odiano più il PD della destra o che almeno nei fatti hanno tolto credibilità e  voti più al PD che al centrodestra. Un’altra cosa che sembra da poco,  ma non è un’inezia: tu quando sei nell’agone politico non ti devi mai dare per vinto, non devi mai dare segni di scoraggiamento, devi sempre vendere cara la pelle. Invece alcuni esponenti del centrosinistra ammettevano candidamente la sconfitta, ancor prima che fosse avvenuta, demotivando a loro volta una parte di quello che sarebbe stato il loro elettorato a dare loro il voto. Si sono arresi subito. Sembra che abbiano partecipato controvoglia. Insomma errori a iosa, un bel profluvio di sbagli. Gli occhi della tigre non ci sono mai stati. Il centrosinistra non ha mai avuto neanche la tigre di peluche.  Per non parlare della scarsa rappresentatività delle donne nel centrosinistra, una parte politica che in teoria si professa non maschilista. Perché ad esempio rilegare a un ruolo da comprimaria una studiosa validissima come Elisabetta Gualmini, che è stata un tempo la più giovane professoressa universitaria d’Italia?  Le donne di centrosinistra ci sarebbero, ma non vengono mai valorizzate dal centrosinistra. Un’altra cosettina che sembra poco importante ma è decisiva: il PD ad esempio aveva molti ottimi intellettuali che ha perso cammin facendo. Un concorso di colpa ce l’avranno pure loro, ma alcuni intellettuali sono stati presi a pesci in faccia. Che fine hanno fatto Claudio Magris, Odifreddi, Cacciari, Michela Marzano? E quanti/e giovani intellettuali come Ilaria Gaspari non sono ancora chiamati a fare la loro parte, seppur già schierati con il PD?  Alcuni politici del centrosinistra stanno più  attenti a rimanere attaccati alla loro poltrona che a contribuire a un miglioramento umano e culturale della loro parte politica. Anche il PD finisce per essere un partito come gli altri senza infamia e senza lode, un partito che secondo le premesse dovrebbe essere una forza politica d’eccellenza. Inoltre chi rappresenta veramente il PD?  E poi il problema cruciale, ovvero chi si sente rappresentato dal PD? Il centrosinistra dovrebbe essere inclusivo, mentre invece oggi porta segni inequivocabili di esclusivismo, di settarismo, di snobismo, di elitarismo. Alcuni amano ripetere: “meglio pochi ma buoni”. Primo: bisogna vedere se quei pochi sono buoni perché spesso nella quantità c’è anche la qualità. Secondo: quando si è in pochi si va poco lontani e non si incide nella realtà, soprattutto se un partito si propone a guida di un Paese. Insomma il PD è in crisi, secondo alcuni irreversibile, secondo altri è morto. Più li osservo e più mi sembrano bolliti, lessi.  A onor del vero il PD  non è riuscito a presentarsi in modo ottimale come credibile per governare e ora si rivela pessimo come partito di opposizione. Qualcuno in campagna elettorale aveva ripreso alcuni versi di Montale: “Codesto solo oggi possiamo dirti,/ ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”. Ma se un individuo, anche un grande poeta, in circostanze avverse eccezionali si può dare un’identità per negazione altrettanto non può fare un partito politico, che in teoria dovrebbe decidere le sorti dell’Italia. Un partito politico che si rispetti dovrebbe affermare con sicurezza e fermezza valori identitari e idee che facciano da base portante per l’elettorato, che dovrebbe riconoscersi e rispecchiarsi in esse.  Un partito politico che si rispetti, se non punta sull’efficacia mediatica, sui toni alti, sull’emotività doveva puntare alle elezioni sulle argomentazioni e sull’essere propositivo per attrarre anche gli indecisi, i perplessi, gli schifati da tutto.  Tutto ciò è mancato. Non sono cose campate in aria queste mie critiche.  Se ci pensate bene sono circostanziate o almeno sensate. Insomma come disse Archimede: “datemi una leva e solleverò il mondo”. Il centrodestra ha vinto queste elezioni usando il PD come leva. Come in certe arti marziali il centrodestra ha vinto le elezioni usando la forza dell’avversario.  Se questi sono i fatti del centrosinistra non c’è da stupirsi che gli italiani, già per tradizione e per storia orientati a destra, abbiano votato Berlusconi,  Salvini,  Meloni. 

Nato nel 1972 a Pontedera. Laureato in psicologia. Collaboratore di testate giornalistiche online, blog culturali, riviste letterarie. Si muove tra il pensiero libertario di B.Russell, di Chomsky, le idee liberali di Popper ed è per un'etica laica. Soprattutto un libero pensatore indipendente e naturalmente apartitico. All'atto pratico disoccupato.

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