Esperienze extracorporee (OBE) e viaggio astrale: cosa sono e differenze

Avere la sensazione di trovarsi fuori dal proprio corpo, osservarlo dall’esterno oppure percepire il proprio punto di vista in una posizione diversa da quella fisica: sono alcune delle caratteristiche delle esperienze extracorporee, conosciute soprattutto con la sigla inglese OBE, Out of Body Experience.

Per chi le vive possono essere esperienze estremamente realistiche. Alcune persone raccontano di fluttuare sopra il letto, muoversi nella stanza o attraversare luoghi differenti mantenendo una forte sensazione di lucidità.

Da secoli esperienze di questo tipo vengono interpretate attraverso religioni, tradizioni spirituali ed esoterismo. Nel linguaggio contemporaneo vengono spesso associate al viaggio astrale, cioè all’idea che una componente della persona possa separarsi dal corpo fisico e muoversi indipendentemente da esso.

Ma OBE e viaggio astrale indicano davvero la stessa cosa?

Non necessariamente.

La distinzione fondamentale è tra l’esperienza e l’interpretazione dell’esperienza.

In questa guida cercheremo quindi di capire che cosa caratterizza un’OBE, quali rapporti esistono con sogno lucido e paralisi del sonno, cosa propone la ricerca neuroscientifica e come autori come Robert Monroe, William Buhlman e Michael Raduga hanno interpretato e studiato questi fenomeni.

Che cos’è un’OBE

L’espressione Out of Body Experience indica un’esperienza nella quale il soggetto percepisce il proprio punto di vista o il proprio centro di coscienza come collocato al di fuori della normale posizione del corpo.

Nelle descrizioni classiche possono comparire tre caratteristiche:

  • sensazione di separazione dal corpo;
  • percezione dello spazio da una prospettiva esterna o sopraelevata;
  • possibilità di vedere il proprio corpo da quella prospettiva.

La ricerca neurologica ha studiato le OBE proprio perché modificano tre componenti normalmente date per scontate: dove sentiamo di trovarci, da quale punto percepiamo il mondo e quale corpo riconosciamo come nostro.

Non tutte le esperienze raccontate come extracorporee presentano però esattamente gli stessi elementi.

Alcune persone riferiscono una vera e propria visione del corpo dall’esterno; altre descrivono soprattutto una sensazione di spostamento, fluttuazione o separazione.

Che cosa si prova durante un’esperienza extracorporea

Le testimonianze sono molto differenti, ma alcuni elementi ricorrono frequentemente.

Una persona può riferire di sentire:

  • vibrazioni;
  • ronzii o suoni;
  • impressione di galleggiamento;
  • movimento senza utilizzare il corpo;
  • percezione di uscire dal corpo;
  • cambiamento del punto di osservazione;
  • grande realismo dell’ambiente;
  • sensazione di essere pienamente cosciente.

Queste sensazioni, tuttavia, non dimostrano da sole che si sia verificata un’effettiva separazione della coscienza dal corpo.

Descrivono innanzitutto ciò che la persona ha vissuto.

Ed è proprio questa distinzione che permette di affrontare il fenomeno evitando sia di negare l’esperienza sia di considerare automaticamente dimostrata una particolare spiegazione.

OBE e viaggio astrale sono la stessa cosa?

Nel linguaggio comune vengono spesso utilizzati come sinonimi.

È però utile distinguerli.

OBE – esperienza extracorporea descrive soprattutto un fenomeno: la persona percepisce sé stessa o il proprio punto di osservazione al di fuori della normale posizione corporea.

Viaggio astrale contiene generalmente anche una teoria: una componente non fisica dell’individuo — corpo astrale, spirito, coscienza o altro principio — potrebbe effettivamente separarsi dal corpo fisico.

In altre parole:

OBE = descrizione dell’esperienza.

Viaggio astrale = una possibile interpretazione dell’esperienza.

Questa distinzione non stabilisce quale interpretazione sia corretta. Serve semplicemente a non confondere ciò che viene sperimentato con ciò che riteniamo sia accaduto.

OBE e sogno lucido

Le due esperienze possono sembrare simili.

Nel sogno lucido il criterio fondamentale è:

so di stare sognando.

Nell’OBE, invece, il criterio caratteristico è:

percepisco il mio punto di vista o il mio senso del sé come separato dalla normale posizione corporea.

Una persona può quindi vivere un sogno lucido senza alcuna sensazione extracorporea.

E può descrivere un’OBE senza considerarla un sogno.

Inoltre le esperienze possono trasformarsi l’una nell’altra, soprattutto nelle fasi di passaggio tra sonno e veglia.

Per approfondire il sogno lucido trovi la nostra guida Sogni lucidi: guida completa alla consapevolezza onirica.

OBE, sogno lucido e paralisi del sonno

Il confine diventa ancora più interessante quando entra in gioco la paralisi del sonno.

Durante una paralisi del sonno la persona acquisisce consapevolezza mentre persiste temporaneamente l’immobilità muscolare tipica del sonno REM.

In questo stato possono comparire fenomeni vestibolari e motori come:

  • fluttuazione;
  • caduta;
  • volo;
  • sensazione di movimento;
  • autoscopy;
  • impressione di trovarsi fuori dal corpo.

Le revisioni scientifiche sulla paralisi del sonno includono infatti le sensazioni extracorporee tra le possibili esperienze vestibolo-motorie associate a questi episodi.

Ciò non significa che tutte le OBE siano paralisi del sonno.

Una revisione recente della letteratura scientifica mostra che le OBE vengono riferite in contesti differenti: possono comparire spontaneamente, essere associate al sonno o al sogno lucido oppure manifestarsi in altre condizioni.

Per orientarti tra questi fenomeni abbiamo già preparato la guida Sogno lucido, OBE e paralisi del sonno: differenze e mappa concettuale.

Perché un’OBE sembra così reale?

Questa è una delle domande più importanti.

Normalmente non dobbiamo pensare a dove si trova il nostro “io”.

Apriamo gli occhi e ci sentiamo semplicemente dentro il nostro corpo, guardando il mondo da quel punto.

Ma questa sensazione apparentemente ovvia è il risultato di un processo complesso.

Il cervello integra continuamente:

  • vista;
  • tatto;
  • propriocezione;
  • equilibrio;
  • segnali vestibolari;
  • informazioni provenienti dall’interno del corpo.

Da questa integrazione emergono elementi fondamentali dell’esperienza di sé:

body ownership, cioè la sensazione che questo corpo sia il mio corpo;

self-location, cioè la sensazione di trovarmi in una determinata posizione nello spazio;

first-person perspective, cioè il punto dal quale percepisco il mondo.

Esperimenti sulle illusioni corporee mostrano che questi aspetti possono essere modificati alterando la coerenza tra informazioni visive, tattili e propriocettive.

L’OBE diventa quindi particolarmente interessante perché altera proprio la normale coincidenza tra sé, corpo e punto di osservazione.

Cosa dice la neuroscienza sulle OBE

Una delle aree cerebrali maggiormente studiate è la giunzione temporo-parietale, o TPJ.

Questa regione contribuisce all’integrazione di informazioni visive, vestibolari, tattili e propriocettive importanti per costruire la nostra rappresentazione corporea.

Studi neurologici e neurocognitivi hanno collegato alcune OBE a un’alterazione dell’integrazione multisensoriale nella regione temporo-parietale.

Questo modello può spiegare perché durante determinate esperienze possa cambiare:

  • la posizione percepita del sé;
  • il punto di vista;
  • la relazione tra sé e corpo.

È importante però comprendere i limiti della spiegazione.

Individuare meccanismi cerebrali associati a un’esperienza non significa automaticamente aver risolto ogni questione filosofica sulla coscienza.

Significa mostrare che il nostro senso di trovarci dentro un corpo dipende da processi neurocognitivi che possono essere modificati.

Si può provocare artificialmente un’esperienza simile a un’OBE?

Alcuni aspetti delle esperienze extracorporee possono essere riprodotti sperimentalmente.

Attraverso realtà virtuale e conflitti tra informazioni visive e tattili è possibile modificare temporaneamente la sensazione di proprietà del corpo e la posizione percepita del sé.

Questo tipo di esperimento viene spesso definito full-body illusion.

Non significa necessariamente produrre l’intera esperienza descritta da chi riferisce un’OBE spontanea.

Dimostra però che la posizione percepita dell’io e l’identificazione con il corpo sono più modificabili di quanto normalmente immaginiamo.

OBE spontanee

Non tutte le esperienze extracorporee vengono cercate.

Alcune persone raccontano di averne vissuta una spontaneamente:

durante il sonno;

al risveglio;

durante una paralisi del sonno;

in seguito a un trauma o una situazione estrema;

durante stati di forte rilassamento;

durante determinate esperienze meditative.

Le OBE possono comparire anche nei racconti delle Near Death Experiences, le esperienze di pre-morte.

La presenza di una sensazione extracorporea in questi contesti è oggetto di ricerca, ma non costituisce da sola una dimostrazione della sopravvivenza della coscienza dopo la morte. Modelli neuroscientifici hanno cercato di spiegare diversi elementi delle NDE attraverso alterazioni cerebrali e stati estremi della coscienza.

È possibile avere un’OBE volontariamente?

Molti manuali e praticanti sostengono che sia possibile aumentare la probabilità di esperienze di questo tipo.

Le strategie più diffuse lavorano generalmente sulle fasi di confine tra sonno e veglia.

Comprendono:

rilassamento profondo;

attenzione alle immagini ipnagogiche;

risvegli notturni seguiti dal ritorno al sonno;

visualizzazione del movimento;

immaginazione di rotazioni, fluttuazioni o separazione;

passaggio da un sogno lucido a un’esperienza percepita come extracorporea.

Questi metodi appartengono soprattutto alla cultura pratica dell’onironautica e dell’esplorazione extracorporea.

Non esiste però una tecnica scientificamente validata capace di garantire che una persona abbia un’OBE.

Il metodo di Michael Raduga

Michael Raduga utilizza il termine Fase per riunire diverse esperienze che possono verificarsi soprattutto intorno al sonno REM e ai risvegli.

Nel suo modello sogni lucidi, OBE e fenomeni comunemente descritti come viaggi astrali appartengono a un territorio esperienziale comune.

Il suo approccio è volutamente pragmatico: invece di stabilire preventivamente che la persona abbia lasciato realmente il corpo, concentra l’attenzione sulle tecniche attraverso cui raggiungere e mantenere l’esperienza.

Su Magozine abbiamo recensito La Fase di Michael Raduga: tecniche per fare viaggi astrali e OBE. L’articolo presenta il modello di Raduga e le sue tecniche come il sistema teorico dell’autore, non come una classificazione scientifica universalmente accettata.

Abbiamo affrontato il suo approccio anche nella recensione di Psicologia REM.

Robert Monroe e le esperienze extracorporee

Un’altra figura fondamentale è Robert Monroe.

Monroe raccontò di aver cominciato a sperimentare spontaneamente episodi nei quali percepiva di trovarsi al di fuori del corpo.

A partire da queste esperienze cercò di costruire una metodologia sistematica di esplorazione e fondò il Monroe Institute.

Il suo percorso portò allo sviluppo di:

Hemi-Sync;

Gateway Experience;

Focus Levels;

esercizi dedicati all’esplorazione di stati non ordinari della coscienza.

Monroe interpretava le proprie esperienze in una prospettiva molto più ampia di quella neuroscientifica, arrivando a ipotizzare realtà non fisiche e una coscienza capace di esistere oltre i normali limiti corporei.

Si tratta di un modello esperienziale e metafisico, non di una teoria scientificamente dimostrata.

Su Magozine puoi approfondire attraverso Viaggi lontani di Robert Monroe: esplorare la coscienza oltre il corpo. L’articolo è già uno dei nuclei naturali di questo cluster.

William Buhlman

Tra gli autori più conosciuti nel campo delle esperienze extracorporee troviamo anche William Buhlman.

Buhlman descrive le OBE come autentiche esperienze di separazione dal corpo e dedica molta attenzione alle sensazioni che possono precederle e al modo di mantenere stabilità e consapevolezza durante l’esperienza.

La sua interpretazione è quindi differente da quella materialista di Raduga.

Ed è proprio il confronto tra questi autori a mostrare un aspetto interessante:

persone che descrivono esperienze fenomenologicamente simili possono interpretarle attraverso modelli teorici completamente differenti.

Le tecniche della corda, della rotazione e del galleggiamento

Nella letteratura sulle OBE vengono descritte numerose tecniche.

Una delle più note consiste nell’immaginare di arrampicarsi lungo una corda.

Altri metodi utilizzano:

immaginazione del movimento;

sensazione di rotazione;

galleggiamento;

visualizzazione di trovarsi in un altro punto della stanza;

tentativo di alzarsi subito dopo un risveglio mantenendo il corpo immobile.

Il punto interessante non è tanto stabilire se una tecnica “faccia uscire il corpo astrale”, quanto osservare che molte di queste pratiche cercano di modificare la percezione corporea mentre il soggetto si trova vicino al sonno.

È proprio qui che tecniche tradizionali e ricerca sulla percezione corporea finiscono, almeno in parte, per incontrarsi.

Vibrazioni durante un’OBE

Uno dei fenomeni raccontati più frequentemente dai praticanti è la comparsa di vibrazioni.

Possono essere descritte come:

onde che attraversano il corpo;

energia;

tremore interno;

ronzio;

sensazione elettrica.

Autori come Monroe hanno attribuito grande importanza a questa fase.

È però prudente considerare le vibrazioni innanzitutto come sensazioni soggettive associate al passaggio verso un particolare stato.

Non costituiscono una prova dell’esistenza di un corpo astrale né sono necessarie per definire un’OBE.

Si vede davvero il proprio corpo?

L’immagine classica dell’OBE è quella di una persona che osserva il proprio corpo dall’alto.

Questo fenomeno viene chiamato autoscopia.

Esperienze autoscopiche sono conosciute anche in neurologia e possono assumere forme differenti.

Nell’OBE, la caratteristica particolarmente interessante è che il soggetto non percepisce soltanto una copia del proprio corpo: sente anche che il proprio centro di osservazione si è spostato.

È proprio questo cambiamento della self-location e della prospettiva in prima persona che ha reso le OBE importanti negli studi sulla coscienza corporea.

L’OBE dimostra che la coscienza può esistere fuori dal cervello?

Al momento non possiamo affermarlo sulla base delle sole esperienze extracorporee.

Le OBE dimostrano certamente qualcosa di interessante:

la sensazione di essere localizzati dentro il nostro corpo può cambiare radicalmente.

La persona può essere assolutamente convinta di trovarsi altrove.

Ma un’esperienza soggettiva, per quanto intensa, non è sufficiente a dimostrare che il punto di osservazione della coscienza si sia effettivamente trasferito nello spazio fisico.

Per sostenere questa ipotesi servirebbero prove verificabili indipendentemente dall’esperienza del soggetto.

La questione filosofica della relazione tra cervello e coscienza rimane molto più ampia.

Esperienza reale non significa necessariamente interpretazione letterale

Questo passaggio è essenziale.

Dire che un’OBE può avere una spiegazione neurocognitiva non significa dire che la persona “se la sia inventata”.

L’esperienza può essere vividissima.

Può modificare profondamente il modo in cui una persona pensa alla morte, al corpo, alla coscienza o alla propria identità.

Una review del 2024 ha persino discusso il possibile rapporto tra OBE e cambiamenti successivi nell’empatia, pur trattandosi di un campo ancora esplorativo.

Il problema è distinguere:

“Ho vissuto l’esperienza di essere fuori dal corpo.”

da:

“La mia coscienza ha certamente lasciato fisicamente il corpo.”

La prima frase descrive un’esperienza.

La seconda propone una spiegazione della sua natura.

OBE e stati di coscienza

Le esperienze extracorporee appartengono a un territorio più ampio di fenomeni nei quali cambia il rapporto tra coscienza, corpo e percezione.

Per questo il nostro cluster le collega anche agli Stati di coscienza.

Sonno, sogno, ipnagogia, paralisi del sonno, meditazione e OBE mostrano che il nostro senso del sé non è completamente immutabile.

Puoi approfondire nella guida Stati di coscienza: cosa sono, tipi e stati alterati.

OBE e spiritualità

Le esperienze extracorporee hanno occupato un posto importante nelle tradizioni spirituali molto prima della nascita delle neuroscienze.

Culture e sistemi esoterici hanno parlato di:

corpo astrale;

anima;

doppio;

viaggio sciamanico;

piani sottili;

mondi intermedi.

Non sarebbe corretto trasformare automaticamente tutti questi concetti storici nel moderno concetto neuroscientifico di OBE.

Ma esiste un evidente tema comune:

la possibilità, reale o simbolica, di immaginare la coscienza come non completamente coincidente con il corpo fisico.

È uno dei motivi per cui le OBE continuano a trovarsi al confine tra psicologia, neuroscienze, filosofia ed esoterismo.

I libri per approfondire OBE e viaggi astrali

Su Magozine abbiamo già costruito un percorso di lettura dedicato a questi temi.

Puoi partire da I 10 migliori libri su viaggi astrali e sogni lucidi.

Tra gli autori trattati troviamo Robert Monroe, Michael Raduga, William Buhlman e altri studiosi o praticanti che interpretano le esperienze extracorporee attraverso prospettive differenti.

Il confronto tra queste letture è particolarmente utile perché evita di assumere un’unica teoria come punto di partenza.

Come orientarsi nel cluster

Per approfondire puoi seguire percorsi differenti:

Sogno lucido, OBE e paralisi del sonno
Per capire le differenze fenomenologiche tra esperienze che possono verificarsi nelle fasi di transizione tra sonno e veglia.

Robert Monroe
Per esplorare il modello delle esperienze extracorporee, Gateway, Hemi-Sync e Focus Levels.

Michael Raduga
Per un approccio pragmatico che raggruppa sogno lucido e OBE nel concetto di Fase.

Libri su OBE e viaggio astrale
Per confrontare teorie e tecniche sviluppate da autori differenti.

Fuori dal corpo o fuori dalla normale percezione del corpo?

Forse la domanda più interessante sulle OBE non è soltanto:

“La coscienza può davvero uscire dal corpo?”

Prima ancora possiamo chiederci:

“Come costruiamo normalmente la sensazione di essere dentro il nostro corpo?”

La neuroscienza mostra che self-location, prospettiva e proprietà corporea dipendono dall’integrazione di molte informazioni sensoriali e possono essere modificate.

Le tradizioni spirituali propongono invece un’ipotesi più radicale: la coscienza potrebbe non essere completamente riducibile al corpo e al cervello.

Le OBE si collocano precisamente su questo confine.

Possiamo studiarne i correlati cerebrali.

Possiamo descriverne le sensazioni.

Possiamo confrontare testimonianze.

Possiamo sperimentare tecniche che modificano la percezione corporea.

Ciò che non dovremmo fare è confondere questi diversi livelli.

L’esperienza extracorporea resta così uno dei fenomeni più interessanti per interrogarsi contemporaneamente sul sonno, sul corpo, sul senso del sé e sulla natura della coscienza.

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