Fatwa contro Salman Rushdie: la storia di una condanna islamica

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La fatwa contro Salman Rushdie, un Mark Twain contemporaneo, aggredito e ferito il 12 agosto 2022 a New York, deve farci riflettere innanzitutto sul ruolo della religione nella società occidentale. Ma andiamo prima a scoprire la storia di questa condanna.

La fatwa

Nel 1989, l’Ayatollah Khomeini ha emesso una condanna a morte contro l’autore Salman Rushdie per il suo libro The Satanic Verses (I versi satanici). “Il Profeta ha detto che chiunque insulti l’Islam morirà di una morte dolorosa”, è scritto nella minaccia di morte dell’Ayatollah Khomeini nei confronti di Salman Rushdie.

Salman Rushdie

Salman Rushdie diventa famoso come scrittore con il suo romanzo I figli della mezzanotte pubblicato nel 1981 che gli fa ottenere il Booker Prize.

Dopo la pubblicazione della fatwa, Rushdie ha continuato a scrivere romanzi e pubblicarli sotto vari pseudonimi. Nel 2012 ha anche scritto un libro di memorie intitolato Joseph Anton, che descrive in dettaglio le sue esperienze con il governo iraniano.

Le sue opere vengono definite di genere fantastorico e vanno a inserirsi nello stile letterario del ralismo magico.

Altri scrittori vittime di Fatwa o condanne religiose

Ci sono poche altre condanne a morte simili di tipo religioso. Una di queste, emessa dal Consiglio degli Ulema, riguarda il giornalista iraniano Ali Reza Payam Sistany ed il suo redattore capo per la pubblicazione nel giugno del 2003 dell’articolo Il santo fascismo. I due giornalisti sono scappati e si sono rifugiati in Canada e Norvegia.

Altre condanne sono state emesse da tribunali governativi, non da istituzioni religiose. Nel 2007 il giornalista afgano Sayed Perwiz Kambakhsh viene condannato a morte per aver trattato la questione femminile nella religione islamica. La condanna a morte viene commutata in una condanna a venti anni di carcere. Nel 2009 viene liberato con la grazia del presidente Hamid Karzai.

Nel 1993 la scrittrice bengalese Taslima Nasrin scrive una serie di articoli che riguardano la condizione delle donne nel suo paese. Su pressione di alcuni gruppi fondamentalisti, fu ricercata dal governo bengalese con l’accusa di blasfemia. Riuscì ad uscire dal Bangladesh e a raggiungere l’India dove un partito politico islamico mise una taglia per la sua decapitazione. Oggi vive negli Stati Uniti.

Prima condanna a morte per fatwa

La fatwa si basava sulla convinzione che Rushdie avesse insultato l’Islam attraverso il suo romanzo. Fu solo dopo l’emissione della fatwa che Rushdie si rese conto che non sarebbe mai più stato in grado di vivere liberamente. Possiamo dire che questa è la prima condanna a morte individuale emessa tramite una fatwa.

Perché è stata emessa questa fatwa?

La fatwa è stata emessa perché Rushdie aveva offeso i musulmani scrivendo un romanzo satirico, I versi satanici, sul profeta Maometto. Scrisse anche altri libri che erano considerati blasfemi nei confronti dell’Islam.

La fatwa è stata scritta dall’ayatollah Ruhollah Khomeini, che all’epoca era la guida suprema iraniana. Fu firmato dall’ayatollah Mohammad Beheshti, allora capo della magistratura iraniana.

I versi satanici

I versi satanici è un romanzo del 1988 in cui si fa riferimento ad una storia secondo cui il profeta Maometto nei versi coranici avrebbe riconosciuto le tre dee pagane venerate a La Mecca, salvo poi ritrattare successivamente dichiarando che quei versi gli sarebbero stati suggeriti dal diavolo. La storia è riportata dai maggiori storici e biografi del profeta tra cui Al-Tabari.

L’incidente dei versi satanici oggi è rifiutato da tutte le correnti islamiche ma, nei primi secoli dell’Islam, l’incidente veniva comunemente considerato un fatto storico realmente avvenuto in quanto riportato da una cinquantina di fonti. Chi afferma che l’episodio è realmente avvenuto viene accusato di eresia.

Il romanzo di Salman Rushdie

Ci sarebbero anche altri elementi controversi, da un punto di vista religioso, all’interno del romanzo. Il nome Jāhiliyya con cui i musulmani indicano il periodo di ignoranza precedente all’Islam, viene utilizzato nel romanzo per indicare la città di La Mecca. Le prostitute, che nella città gestiscono un bordello, hanno il nome delle mogli del profeta.

Al diavolo viene dato il nome di Saladino che per un musulmani è un eroe che ha difeso le terre islamiche delle crociate. Il profeta nel romanzo viene indicato col il nome Mahound che era quello che veniva usato in modo dispregiativo per Maometto.

I versi satanici per la satira e la blasfemia somigliano molto all’opera Lettere dalla terra di Mark Twain che però viene pubblicato molti anni dopo la morte dell’autore. Salman Rushdie afferma di essersi ispirato a Il maestro e Margherita di Mikhail Bulgakov per la scrittura della sua opera.

Cosa è successo dopo la Fatwa?

Dopo l’emissione della fatwa, Rushdie è fuggito in Inghilterra dove ha vissuto sotto la protezione della polizia fino al 1997, quando è tornato a casa in India. Dal 2000 vive a New York. Nel 2012 la sua taglia è salita da 500 mila dollari a 3 milioni di dollari circa.

Nel 1991 il traduttore italiano Ettore Capriolo fu accoltellato mentre il traduttore giapponese Hitoshi Igarashi fu ucciso. Nel 1993 l’editore norvegese William Nygaard fu ferito con tre colpi di arma da fuoco.

Le posizioni sulla fatwa

Secondo lo studioso Bernard Lewis la fatwa emessa contro Salman Rushdie non è corretta per la giurisdizione islamica. Lo scrittore avrebbe dovuto avere il diritto di difendersi e, nel caso di condanna, di pentirsi. Si contesta anche la condanna attraverso un sicario. La condanna dovrebbe essere eseguita in un paese islamico.

Lo scrittore inglese di origine indiana Hanif Kureishi afferma che la fatwa su Salman Rushdie è il più importante evento della storia delle letteratura del dopoguerra. Lo scrittore Hanif Kureishi è diventato amico di Salman Rushdie dopo averlo conosciuto nel 1983 grazie ad Italo Calvino.

Riflessioni sulla condanna oggi

La questione religiosa in occidente

La fatwa contro Salman Rushdie deve portarci a delle riflessioni. La prima di queste considerazioni è il ruolo della religione nella nostra società, la sua forza conservatrice e oscurantista e il fatto che ci siano ancora politici e partiti che facciano leva sulla religione per guadagnare consensi. Che poi li ottengano denota anche il livello di arretratezza culturale del nostro paese.

La gente crede ancora che la priorità politica sia una difesa identitaria e patriottica del paese da migranti e dall’emancipazione lgbtq. Mentre le regole del capitalismo permettono alle aziende di beneficiare di fondi pubblici e poi trasferire la produzione in altri paesi, di assumere con paghe basse, di sfruttare lavoratori con contratti non regolari.

Il nostro paese, e gli altri paesi occidentali, oggi se vogliono rappresentare un modello devono essere inclusivi, riconoscere diritti e libertà. E devono aspirare ad una maggiore eguaglianza tra i cittadini, diminuire le disuguaglianze tra le classi sociali. Oggi l’immigrazione viene accettata per avere lavoratori a basso costo e senza o con pochi diritti.

Vignetta sull'attacco a Rushdie e alla libertà di espressione
Vignetta sull’attacco a Rushdie

La contrapposizione tra mondi

L’occidente, che nella storia ha fatto i suoi progressi in termini di diritti e di laicità dello stato, fa fatica a rappresentare un modello da imitare per i paesi del mondo islamico. Nella cultura dei paesi del medio-oriente e dell’Africa c’è un rifiuto di quell’occidente che per secoli ha sfruttato le risorse naturali ed energetiche di altri continenti. L’Europa e gli Stati Uniti continuano ad influenzare la politica dei governi di quei paesi anche militarmente con la presenza di basi militari.

Con le rivoluzioni della primavera araba, che l’occidente ha alimentato, si è passati da governi dispotici laici a governi autoritari islamici. Le rivolte hanno portato in diversi casi partiti islamici come i Fratelli Musulmani al potere.

Tra le nostre maggiori criticità ci sono sicuramente il capitalismo liberista e il militarismo, che diventa strumento di imposizione e rafforzamento di quel capitalismo. Un modello interno politico ed economico di partecipazione alle decisioni politiche e agli utili da parte dei lavoratori insieme ad un modello di relazioni estere di cooperazione con i paesi degli altri continenti, che aiuti quei paesi ad emanciparsi economicamente e culturalmente, porterebbe a relazioni più pacifiche e sicuramente ad un maggiore desiderio di libertà ed uguaglianza in quelle comunità che oggi accettano e difendono posizioni religiose estremiste.

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