I Verdi tedeschi: influenza e legami con le destre

Vi sono termini che, anche grazie alle mode promosse da media e politici a scala internazionale, assumono un carattere di univocità che non hanno affatto; è il caso di “movimento ambientalista” (“ecologista”) e più ancora del termine relativo ad una delle sue espressioni politico-partitiche, i “Verdi” (dalla realtà tedesca dei “Grünen”).

L’atlantismo dei Verdi tedeschi

Si presume che tali termini siano sempre associati a qualcosa di democratico, pacifista, con venature più o meno “di sinistra” e libertarie e si finisce per stupirsi quando, come ai nostri giorni, quei “Verdi” tedeschi che rappresentano la maggiore forza organizzata di tale tipo in Europa e che fanno parte del Governo della Germania dopo le ultime elezioni assumono posizioni atlantiste, russofobe, militariste che scavalcano sia quelle dei loro colleghi di governo SPD e Liberali, sia perfino di settori dell’opposizione democristiana, sia di altri campioni dell’atlantismo acritico e del gonfiamento delle spese militari alla Draghi.

Ecologismo di destra

Ci si dimentica che in quelle realtà  esiste una componente influenzata da quello che si può definire “ecologismo nazista o nazismo ecologico”, come e assai più di quanto una componente simile (di matrice evoliana e quindi anche in questo caso più nazista che fascista, viste le posizioni di Julius Evola) esiste fra soggetti della galassia ecologista, degli agricoltori biodinamici, del veganismo e del naturismo italiani.

La diffusione del vegetarianesimo e del veganismo, di pratiche agricole biodinamiche e del naturismo negli ambienti neonazisti e suprematisti in Germania (ma non solo) è stata negli ultimi anni rilevante ma si innesta su radici profonde; già nel 2012, perfino la Fondazione Heinrich Böll (legata proprio ai Grünen), in uno studio sottolineava tale realtà relativamente allo stato, a forte economia agro-zootecnica, del Mecklenburg-Pommern (Germania Est)  e che ciò avviene per la commistione dei temi cari al romanticismo nazionalista (e antisemita) tedesco otto-novecentesco della connessione mistica fra “etnia” (“razza”)  e terra, fra “sangue” (inteso come fattore biologico dell’identità) e “suolo” (inteso come insieme degli equilibri fra natura e pratiche antropiche espressione di una identità “razziale”).

Riviste come la bavarese Umwelt & Aktiv, coniugano da tempo protezione dell’ambiente, benessere degli animali e sicurezza nazionale come doveri patriottici e alternano articoli sull’erboristeria e contro la caccia ai delfini  ad altri contro gli asili multietnici.

L’influenza ideologica nei Verdi tedeschi

Quando il partito dei Verdi tedesco nacque era figlio delle Bürgerinitiativen ossia di azioni e soggetti che negli anni 1970-1974 localmente e poi dal 1974 a scala più ampia e nazionale  si opponevano alle politiche dannose per ambiente e agricoltura (in primo luogo il nucleare industriale e quello militare) e che vedevano collaborare studenti, contadini, intellettuali, massaie, settori religiosi che criticavano i democristiani tedeschi perché “troppo poco cristiani”, gruppi sportivi ed  escursionistici, frange misticheggianti, chi si richiamava al movimento hippy statunitense, chi a Rosa Luxemburg, chi a Tolstoi, chi semplicemente al club alpinistico locale, chi al marxismo-leninismo, chi all’evangelismo, chi al desiderio di avere foraggio non contaminato e chi al rifiuto degli ipermercati, chi incarnava tendenze anarchiche e chi si ribellava semplicemente all’esproprio della fattoria per una nuova pista di aeroporto, ma anche chi si rifaceva alle teorie otto-novecentesche tedesche che erano state brodo di coltura del nazismo.

Alain De Benoist

Un teorico della “nuova destra”,  Alain De Benoist, scrive nel 19951:

La verità è che il movimento ecologista è nel contempo conservatore, per il fatto
che intende difendere la qualità della vita, la socialità organica, i contesti di vita tradizionali,
le specificità culturali e la biodiversità, ed anche rivoluzionario, nel senso che intende
rompere in modo radicale con l’ideologia produttivistica che è sottesa nel mondo attuale
alla logica planetaria del capitalismo e del mercato [...] Questa miscela di temi di destra e di
sinistra è particolarmente evidente fra i Verdi tedeschi, i Grünen, il cui orientamento
“alternativo” si fonda su una sintesi specifica di valori nuovi e valori esistenziali, fra i quali
troviamo tanto la ricerca di una certa creatività spontanea quanto una critica alla razionalità
funzionale, un’apologia dell’autonomia, dell’autorealizzazione, dell’autenticità corporea e
dello spirito di comunità. In Germania, la riflessione verde-alternativa ha anche consentito,
in una certa misura, di recuperare una tematica identitaria
”.

Questa sintesi non priva di contraddizioni e che darà vita a varie fratture già prefigura il percorso “terzaposizionista” (“né USA, né URSS”, “né destra, né sinistra”, ecc.) caro anche a Evola, alla cellula veneta di Freda e Ventura ed ai teorici del “nazimaoismo”, a Rauti, al neofascismo italico più recente e a molti soggetti del suprematismo bianco USA, del neonazismo baltico e ucraino, spagnolo e greco.

Un ruolo significativo nella nascita dei Grünen lo ebbe il reazionario Herbert Grühl (1921-1993) che attribuiva il degrado ambientale e morale alla diffusione dello stato sociale  e sosteneva un modello autoritario che prevedesse una eugenetica, una riduzione coatta dei consumi, una drastica limitazione delle libertà individuali e una esaltazione della lotta di singole “comunità” per la sopravvivenza per sviluppare un darwinismo sociale, ossia tutti elementi cari proprio al nazismo.

Natura e misticismo nel nazismo

Il nazismo aveva un forte radicamento nell’intreccio fra misticismo, pratiche naturistiche, eugenetica, il tutto in funzione del “perfezionamento” a tutti i livelli (alimentazione, paesaggio, pratiche sportive, selezione nell’accoppiamento, ecc.) della “razza dominante” e del suo potenziale sia demografico che militare in stretto rapporto con lo sterminio e/o la schiavizzazione delle altre popolazioni; inoltre esso coniugava dialetticamente l’esaltazione della “comunità” (razziale) con quella dello sfrenato individualismo della élite che era legittimata ad essere tale sulla base di una feroce competizione, che in effetti avveniva anche nell’apparentemente monolitica dittatura hitleriana2 e il nazionalismo parossistico con un naturalismo estremizzato che faceva essere Hitler vegetariano e animalista e nemico dell’urbanesimo sulla scia di Wilhelm Heinrich Riehl3, a sua volta seguace di Ernst Moritz Arndt 4.

Haeckel e Ludwig Klages

Lo stesso termine “ecologia”, del resto, venne creato nel 1867 da Haeckel5, un convinto darwinista, ma contrario all’ipotesi darwiniana della origine comune di tutti gli esseri umani e sostenitore invece di origini differenziate per le diverse “razze”, nonché della necessità di applicare il darwinismo anche alle società umane attraverso la promozione di una selezione che premiasse il più forte ed eliminasse i più deboli sia a livello individuale che comunitario.

Un riferimento ancor più stretto di alcuni importanti settori dei Verdi tedeschi e di altri soggetti “ambientalisti” occidentali è il movimento simil-hippy Wandervögel (“spiriti liberi erranti“),  che intrecciava ai primi del Novecento comunitarismo, antirazionalismo, antipolitica, antiscientismo,  neo-romanticismo, filosofie orientali, misticismo della natura, esaltazione del “ritorno alla terra”, di cui fu uno dei riferimenti Ludwig Klages (6), fuggito in Svizzera durante il nazismo e attaccato dal regime, ma convinto antisemita, riscoperto in Germania proprio dai Verdi.

Hitler e le prime riserve naturali

Fu Hitler del resto il creatore delle prime Riserve Naturali d’Europa e della legge Reichsnaturschutzgesetz (“Legge per la Protezione della Natura”) nel 1935, il promotore di un supporto statale all’omeopatia, il nemico assieme ad Himmler7 della vivisezione animale (vivisezionare un Ebreo in un lager come faceva Mengele era meno grave, evidentemente, per i nazisti…), l’avversario delle sigarette e il promotore della riduzione della dipendenza da fonti energetiche fossili, mentre il “Capo dei Contadini del Reich” Darré8 teorizzava la centralità dell’agricoltura e di pratiche “naturali” come asse della (ri)costruzione del mistico rapporto fra “sangue” (“razza”) e “suolo” germanici e promuoveva l’agricoltura biodinamica, non priva tuttora di elementi ascientifici, mistici, ritualistici cari alle visioni del romanticismo tedesco e poi delle correnti esoteriche del nazismo.

Più in generale, l’alimentazione “sana e naturale” veniva vista come elemento base del rafforzamento della “razza ariana” assieme all’elioterapia, allo sport, e la Hitlerjugend si batteva contro l’eccessivo consumo di carne e introdusse largamente i cibi a base di soia.

Propaganda ecologista

Questi temi erano oggetto durante il nazismo di conferenze, corsi accademici, interventi radiofonici, cinegiornali, programmi didattici nelle scuole, per le donne e per i lavoratori, film, rituali (come la “Festa del Raccolto”) che spesso simulavano false origini medievali o nibelungiche, nonché una messe enorme di pubblicazioni scientifiche e divulgative, molte delle quali sono tuttora usate in riedizioni a cui si sono tolti solo gli espliciti riferimenti razzistici ed antisemiti9 o sono fonte di articoli su riviste ecologiste, di campagne promozionali di prodotti bio, ecc. mentre non manca il mantenimento di molte sagre e feste ruralistiche finto-medievaleggianti di matrice nazista (depurate dai simboli hitleriani) in molte località della Germania, come pure avviene col corrispettivo fascista in non poche realtà italiane, compresa la Sagra dell’Uva di Marino presso Roma10, nata nel 1925.

Quel materiale, quelle concezioni, talora perfino quei soggetti, reintegrati nei loro posti all’Università, ai vertici degli Istituti di ricerca, o nelle aziende dopo una “denazificazione” all’acqua di rose, mentre spie naziste del calibro di Gehlen e criminali del calibro di Von Braun venivano riciclati dall’Occidente nella Guerra Fredda in funzione antisovietica, hanno contribuito a formare a vario livello coscienza e immaginario collettivo di innumerevoli agricoltori e massaie, giovani in contrasto con l’industrialismo e tibetaneggianti, studenti alla ricerca di alternative al leninismo considerato padre dello stalinismo e femministe affascinate dalle pratiche mistico-corporee, ma anche di rigorosi studiosi, docenti, giornalisti, politici locali che nella maggioranza dei casi neppure conoscono le radici ottocentesche e novecentesche di certe tendenze spesso oggi banalizzate in mode.

Le altre componenti dei Verdi tedeschi

Naturalmente i Grünen sono ben altro, con componenti antinucleariste e pacifiste, con settori influenzati dal Terzomondismo di sinistra e dalla lotta per i diritti di donne e persone LGBT+, ma come e più che in movimenti-contenitori (o in partiti-contenitori) esistenti anche in Italia e altrove, i Grünen non sono affatto decontaminati da influssi che prima ancora di essere indirettamente nazisti sono direttamente collegabili al pensiero nazional-romantico, venato sempre di germano-centrismo e spesso di slavofobia e antisemitismo, pensiero che del nazismo fu prima culla e poi brodo di coltura, anche perché se in Germania la legge contro simboli e riferimenti palesemente nazisti è più applicata che in Italia, gli stessi Tedeschi non hanno mai operato appieno la denazificazione delle Università, delle industrie, dei media, della cultura dell’immaginario collettivo, in questo spinti e supportati da un Occidente che non voleva escludersi la possibilità di riciclare in funzione antisovietica esperienze, competenze, saperi.

Note:

  1. Alain de Benoist, Alle radici della sfida ecologica, in
    “Diorama letterario”, 186, maggio-giugno 1995, p. 16
  2. definibile più come una giungla programmata di sovrapposizioni e conflitti fra potentati, competenze, concezioni, sotto l’egida dell’indiscutibilità del fuhrer, che come un corpus omogeneo quale non è mai stata;
  3. Riehl (1823-1897) è stato il teorico di una “unitarietà mistica” tra paesaggio e popolo violentata dal capitalismo, di una (ri)edificazione di una società gerarchizzata di tipo medievale basata sull’ethnos razziale germanico;
  4. Arndt (1769-1860), storico,  è stato uno dei fondatori del moderno nazionalismo tedesco, ferocemente antisemita e propugnatore della “purezza razziale tedesca” a cui doveva corrispondere un paesaggio agroforestale altrettanto “puro”:
  5. Haeckel (1834-1919) medico, zoologo; sostenitore della superiorità della “razza nordica” e dell’eugenetica spinta all’estremo della eliminazione dei soggetti “inutili” su base “razziale” o per handicap psicofisici; sulla base delle sue concezioni si stabilì anche un rapporto fittizio fra alcune forme di handicap e le differenze “razziali”, per cui ad esempio si utilizzò “mongoloide” per i soggetti colpiti da sindrome di down;
  6. Klages (1872-1956), fisico, chimico e grafologo, nietzschiano, preconizzatore delle future catastrofi ecologiche e delle estinzioni di massa di specie animali e vegetali;
  7. Himmler era il principale esponente della corrente più mistico-esoterica del nazismo e promosse contemporaneamente ricerche, attraverso la sua creazione accademica, l’Ahnenerbe, sulle presunte risultanze tibetane, andine, crimeane delle radici protostoriche “ariane” e sperimentazioni, anche nei lager, di agricoltura biodinamica  e tentativi di ripristino attraverso selezioni e incroci delle specie animali e vegetali considerate “caratteristiche del paesaggio originario germanico”;
  8. Darré (1895-1953), perito agrario, combattente nella Prima Guerra Mondiale e poi nelle milizie dei Freikorps di estrema destra, sostenitore della supremazia razziale tedesca e del ruolo in essa dei contadini dal 1929 e  ferocemente antisemita e antisovietico fin dai suoi testi del 1930, autore del programma agrario nazista; arrestato nel 1945 dagli Alleati per l’affamamento a morte di ebrei e la rapina di poderi polacchi, processato nel 1949 e condannato a 7 anni, liberato dopo solo 1 anno;
  9. ad esempio i riferimenti al fatto che gli Ebrei sarebbero un “popolo errante” e quindi privo di attaccamento alla terra, cosa peraltro del tutto smentita dalla presenza di milioni di ebrei contadini in Polonia, Ucraina, Bielorussia prima che l’Olocausto nazista li sterminasse al 95%:
  10. decantata nella canzone Una gita a li Castelli, anche nota come Nannì, scritta da Franco Silvestri nel 1926 ed interpretata da Ettore Petrolini, e nel dopoguerra da Lando Fiorini; la canzone nacque per promuovere le gite da Roma ai Castelli Romani con la tranvia;
“Lo vedi, ecco Marino,
la sagra c’é dell’uva.
Fontane che danno vino.
Quant’abbondanza c’é.”

4 Comments

  1. Non intendo dire che vivere in Germania ed essere immerso nella loro narrazione mi dia qualche autorita’.
    Ma hai scritto delle cretinate insormontabili, e specialmente false.

    Questo articolo e’ davvero illeggibile, per chi vive qui e segue la politica giorno per giorno. E io sono molto critico, riguardo ai verdi.

  2. grazie della conferma che l’arroganza, l’uso di un linguaggio da angiporto e la incapacità di citare una sola fonte ed un solo elemento a sostegno dei propri insulti (tipiche caratteristiche sgarbiane….) vanno sempre a braccetto

    • Hai dimenticato il “decoro” e il “divisivo”. Dopodiché entrerai di diritto in quella frangia di morti viventi, anoressici nell’anima e depressi nella carne, che trova eccessiva e insultante qualsiasi cosa, per prima la vita.

      Sei solo un provinciale che parla di cose straniere usando Google, non hai mai lasciato il paesello e non hai mai vissuto quotidianità diverse. In realtà, dubito che tu abbia mai parlato con un verde tedesco in Germania, se non uno che hai incontrato in qualche vaganza a Berlino.

      Ma tu “citi le fonti”, eh.

  3. È qualcosa che si esprime anche in altri ambiti, le influenze dell’estrema destra sono sommerse nella coscienza da anni ed anni e da anni ed anni assumono forme diverse perfino in ambienti che se ne ritengono avulsi, oggi si chiama estrema destra, ieri si chiamava cultura indoeuropea con annesse implicazioni.

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