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“Il bivio” di Imma Pontecorvo – recensione

Recensione del romanzo per giovani adulti Il bivio di Imma Pontecorvo.

Il bivio è l’ultimo libro della scrittrice Imma Pontecorvo. L’intento, secondo me riuscitissimo, dell’autrice è quello di rendere più consapevoli i ragazzi (ma anche gli adulti) dei rischi che si corrono sulla strada per cose che possono sembrare banali ma che possono poi rivelarsi catastrofiche.

Imma Pontecorvo – l’autrice

Classe 1969, Imma Pontecorvo attualmente vive nel Sorrento. Laureata in Scienze dell’Educazione, ha scritto diverse opere, tra cui molte per giovani adulti. Lavora presso il Ministero dell’Istruzione ma la passione per la scrittura risale ai tempi dell’adolescenza. I suoi libri si sono aggiudicati anche diversi riconoscimenti: a In un mare di emozioni è stata attribuita la Menzione d’Onore alla XIV edizione del Concorso Letterario Internazionale “Le pieridi”; La più bella realtà invece è stato premiato con medaglione aureo e pergamena al Concorso Letterario Artistico “Città di Avellino”.

Questa è la recensione del romanzo per giovani adulti Il bivio, ultimo libro di Imma Pontecorvo.

Il bivio – la trama

Le storie del diciassettenne Fabrizio e dello studente universitario Giovanni si intrecciano in questo breve ma intenso romanzo.

Fabrizio è appassionato di basket, ed è anche piuttosto bravo; la sua passione lo porta però a trascurare gli studi scolastici e costringe i genitori a chiedergli di mettere in pausa per un po’ gli allenamenti per dedicarsi al recupero delle varie insufficienze. Fabrizio, però, non ne vuole sapere: è bravo a basket, anche il suo allenatore glielo ha detto, e vuole fare di quel gioco il suo futuro. Il comportamento dei genitori per lui è perciò una sorta di tradimento: come possono non capire, non vedere, il suo talento? Come possono pregiudicare così il suo futuro? Dopo l’ennesima lite, Fabrizio corre fuori di casa, e una volta fuori vuole continuare a correre quindi salta sul suo motorino. Le chiavi le ha in tasca, ma il casco è rimasto in casa. Pazienza, ora vuole solo correre, e mette in moto.

Giovanni vuole diventare avvocato, e si impegna meglio che può per superare i difficili esami di Giurisprudenza. In facoltà incontra la bella, bellissima Martina, che un giorno accetta il suo invito a uscire con lui. I due si fidanzano, Giovanni è al settimo cielo, vorrebbe festeggiare ogni secondo che sta con lei… Finché Martina non decide di lasciarlo. A quel punto il mondo di Giovanni implode. Non sa nemmeno lui come, ma riesce a superare un esame particolarmente difficile; nonostante questo, il pensiero di Martina gli impedisce di gioire. I suoi amici se ne accorgono, e gli propongono, per festeggiare e distrarsi, di andare a bere qualcosa.

I tre bevono più che qualcosa. Poi qualcuno propone di andare a ballare, per continuare la serata. Giovanni ha un attimo di esitazione: guida lui, ma è così ubriaco che le chiavi gli sfuggono più volte di mano. Nonostante questo, non vuole fermarsi, altrimenti si metterebbe a pensare a Martina. Anche lui vuole solo muoversi, correre, e quindi accetta e mette in moto.

Il messaggio del libro

Senza toni paternalisti, l’autrice riesce davvero a far riflettere su un tema che si sa essere importante ma che continuiamo a sottovalutare: la sicurezza stradale. Descrivendo i due protagonisti in situazioni così comuni da potersi rispecchiare tutti noi in entrambi, Imma Pontecorvo ci fa capire quanto possa essere facile commettere una sciocchezza, anzi, la sciocchezza, quella che poi ci segnerà la vita per sempre. Quante volte potremmo già averla sfiorata senza accorgercene?

Un altro aspetto, secondario certo ma non meno importante, che emerge da queste pagine è che i diretti coinvolti non sono gli unici ad essere coinvolti: a scontare la loro leggerezza ci sono altre persone, familiari, amici, che si ritrovano coinvolti anche loro nella spirale di dolore, incertezza e paura che inevitabilmente segue gli incidenti. Insomma, non è solo chi commette quella famosa sciocchezza a pagare per il suo gesto, ma a rimetterci ci sono molte altre persone.

Conclusione

Mi ha sorpreso quanto questa lettura mi sia piaciuta. La scrittura è fluida, il tema trattato anche se sul momento sembra banale è proposto in una maniera tale che risulta inevitabile rimanere coinvolti nella narrazione. Le situazioni che vivono i due protagonisti, come dicevamo prima, sono comuni e molti di noi, se non tutti, le abbiamo sperimentate; a questo si aggiunge l’abilità della scrittrice che ce le propone con uno stile semplice e diretto, concreto e realistico. La completa immedesimazione è inevitabile. Sarà proprio grazie a questa, io spero, che chi leggerà questo breve romanzo acquisterà più consapevolezza e più rispetto per i rischi. Perché non si vive solo per noi stessi.

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