Indice dei contenuti
Il popolo tiranni più non vuole
In occasione del festival Perlanera 2025 ho finalmente avuto il piacere di
conoscere di persona Franco Schirone. Abbiamo avuto un’amabile conversazione,
spesso interrotta dalle giuste e rimostranze di altr* compagni* che, gentilmente,
mi facevano notare come stessi “monopolizzando” l’attenzione di Franco; attratto
dalle comuni passioni e dalla sua disponibilità nella condivisione delle conoscenze.
Il festival “I senza Stato” mi ha offerto anche l’opportunità di ottenere una copia
de “Il popolo tiranni più non vuole – Leggi eccezionali e domicilio coatto nell’Italia
di fine Ottocento”, scritto dallo stesso Schirone e da Mauro De Agostini per Zero
in condotta. Il libro è un prezioso strumento di lotta e apprendimento utile a
riconoscere le brutte intenzioni di cui è lastricata la strada verso uno stato sempre
più repressivo. In tal senso è inquietantemente attuale. Le similitudini tra i decreti
sicurezza che si susseguono negli ultimi anni e le leggi speciali di oltre un secolo fa
sono troppo evidenti per essere ignorate.
Chi legge vive cinquemila anni
Ma la storia che voglio raccontarvi oggi è diversa. Potremmo quasi dire che legge
tra le righe o meglio nell’immagine della copertina. È una storia che spiega bene
quella “immortalità all’indietro” caratteristica dei libri, di cui parlava Umberto
Eco.
Appena preso il nuovo libro ho effettuato i soliti, abituali gesti. L’ho rigirato tra le
mani, attivando i meccanismi di piacere stimolati dal profumo e dal suono delle
pagine fino a soffermarmi sulla copertina.
Ed è stato proprio in quel momento che il viaggio ha avuto inizio.
La copertina è una foto dei relegati politici nell’isola di Lipari inviata all’«Avanti» in
data 28 gennaio 1899. Nell’osservarla sono stato attratto da una faccia diversa
dalle altre. Forse per la bombetta british o per l’espressione scanzonata.
Fortunatamente Schirone e De Agostini hanno provveduto a inserire tutti i nomi
dei relegati rappresentati. Vi lascio immaginare la sorpresa nello scoprire che il
volto che aveva attratto la mia attenzione corrispondeva a un conterraneo;
riportato nella trascrizione come “Poni di Pizzo Calabro”.
Chi era “Poni”
Ho subito voluto saperne di più e mi sono lanciato alla ricerca di chi fosse Poni.
Qual era la sua storia? Perché era stato relegato? Era socialista o anarchico? Qual
era stata la sua attività politica? Cosa aveva fatto prima e dopo del confino a
Lipari?
Molte domande ma pochissime risposte. Si, perché nonostante l’accuratezza del
libro, comprensivo di un’appendice con l’elenco dei relegati nelle varie isole, non
trovavo nessuna informazione aggiuntiva su Poni di Pizzo Calabro.
Una prima relazione, forse!!!
Nell’elenco in appendice di cui sopra trovai, oltre al Poni, un altro calabrese.
Anche lui relegato a Lipari e addirittura reggino, come me. Un anarchico su cui
invece risultano molte informazioni a disposizione; Giovanni Battista Olandese.
Era lui il Poni? Magari aveva dato delle generalità approssimative nel momento in
cui la foto era stata inviata all’«Avanti»? Se si per quale motivo? Perché dire Pizzo
se era di Reggio? Ma soprattutto chi era Olandese?
Giovanni Battista Olandese
Grazie al lavoro della Biblioteca Serantini vengo a conoscenza di alcuni importanti
elementi. Olandese era nato a Reggio Calabria nel 1868. Dal 1892 al 1914 fu
sempre attivo in azioni e agitazioni anarchiche per le quali subisce diverse
incarcerazioni. Il suo sostegno alla causa del deputato Giuseppe De Felice, vittima
della repressione di Crispi, gli costa financo il domicilio coatto a Lipari dal quale
verrà prosciolto nel 1900. Il suo nome risulta anche in un elenco stilato e
pubblicato da Errico Malatesta su «L’Agitatore».
Su Olandese devo aprire un’ulteriore e affascinante parentesi. Io e Schirone
siamo legati anche dalla recente pubblicazione di una mia raccolta poetica
“Fondamenti di Utopia” per la quale Franco Schirone ha curato la prefazione.
Questa raccolta mi ha permesso di conoscere – grazie all’interesse comune per
l’anarchico di Palizzi “Bruno Misefari” – il colto Domenico Principato, autore di due
tesi di laurea sulle società segrete e propagatore di cultura locale nell’area
grecanica. Domenico è una fonte inesauribile di informazioni e conoscenze
storiche che riguardano anarchici e socialisti calabresi del passato e gli ho chiesto
qualche aiuto nella ricerca.
Franca Olandese Versace
Domenico mi racconta una storia interessante che ancora una volta mi fa rendere
conto di quanto poco i reggini sappiano della propria città.
Giovanni Battista Olandese nel 1920 ebbe una figlia, Franca Olandese. A Reggio
Calabria, Franca è conosciuta semplicemente per essere stata “una sartina, madre
di Gianni Versace, da cui il figlio apprese le doti sartoriali.” Ma era molto più di
questo.
Franca Olandese Versace, era infatti, a cavallo degli anni 50’ del 1900 una
donna di grandissima cultura esoterica. Custode di segreti e di conoscenze a cui si
affidava l’alta borghesia reggina dell’epoca.
Domenico la definisce come paragonabile, per cultura, alla più famosa e
cronologicamente precedente Helena Blavatsky. Grande donna della seconda
metà dell’800 che affermò anche di essere stata ferita durante la battaglia di
Mentana (3 novembre 1867) tra le file dei garibaldini. Conoscendo le passioni e la
vastità del sapere di Gianni Versace (che prese il nome dal nonno materno) è
probabile che oltre alle doti sartoriali, Franca avesse trasmesso al figlio anche le
conoscenze esoteriche a sua volta probabilmente apprese dal padre. Scoperte
affascinanti che dimostrano quante vite si possono vivere entrando nei dettagli di
un libro…ma da dove eravamo partiti?
Chi era Poni?
Olandese e Poni erano la stessa persona?
Quando una strada è troppo forzata per dare i risultati attesi forse è il momento
di provarne un’altra, partendo da zero. Ovvero dal libro.
Anarchici di Calabria
Nel flusso della ricerca e consumato dal piacevole tarlo del mistero da risolvere,
decido di cercare altre storie di anarchici e socialisti calabresi dell’epoca.
L’obiettivo era trovare compagn* attiv+ politicamente e impegnat* nelle
necessarie lotte per un mondo più giusto. Necessarie allora come oggi.
Da una ricerca generica mi imbatto in un anarchico di cui avevo letto nel libro
come narratore delle torture da lui subite durante il confino ma, stranamente, assente nel famoso elenco dei relegati di cui abbiamo già parlato. Il suo nome era
Francesco Perri.
Grazie al supporto dell’Istituto Calabrese per la storia dell’antifascismo e dell’Italia
contemporanea entro in possesso delle seguenti informazioni sul Dottor
Francesco Perri:
- Era di Pizzo Calabro;
- era stato confinato a Lipari nel periodo della foto;
- usava firmare i suoi articoli sull’«Avanti» con dei pseudonimi.
Sembrava fatta. Mancava solo una conferma. Trovare un articolo di Perri sull’
«Avanti», sull’ «Avvenire Sociale» o magari su «La Gogna» nel quale si fosse
firmato con lo pseudonimo Poni. Niente di tutto ciò.
Resto comunque convinto della possibilità che Poni e Perri fossero la stessa
persona e decido di mettere a conoscenza della mia ricerca proprio Franco
Schirone.
Dopo qualche scambio ricevo finalmente il messaggio tanto atteso…
Risolto il problema: ho ingrandito a 400 la foto, NON È PONI MA PERRI
Sono ancora pervaso da un senso di autocompiacimento quando Franco mi
chiama spiegandomi che i nomi erano stati trascritti con un piccolo errore a causa
della scarsa leggibilità nella fotografia originale. Come si evince dalla copertina, i
nomi dei relegati sono scritti a mano proprio in calce alla foto e Perri – poco
visibile – era stato riportato come Poni.
Conclusione
Come scrivevo all’inizio, questa piccola e divertente ricerca ci insegna la bellezza e
la magia dei libri. Ogni pagina può contenere infinite storie. Nei libri anche un
“errore” può portarci a seguire il maestro dubbio sulla cattiva strada. La cattiva
strada della libertà e della conoscenza che può elevare la nostra condizione
umana solo se impariamo a goderne i passi, vedendone gli incroci come
prospettive per nuove illuminazioni.