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Il potere nella rivoluzione integrale

Il potere

Cos’è e dov’è

Il potere è una funzione essenziale della società e dello stato. E’ rappresentato oggi dalla struttura amministrativa, dai governi comunali, provinciali, regionali e nazionali; dai diversi livelli della macchina giudiziaria e penitenziale. Il potere è la capacità decisionale, legislativa di uno stato affiancata poi dalla capacità di far rispettare le leggi, di reprimere il dissenso e le infrazioni che lo stesso stato organizza, attraverso organi di polizia e strutture giudiziarie. Il potere è la capacità dell’ordine costituito di rinnovarsi attraverso nuove leggi, di imporsi e di evitare derive pericolose alla sopravvivenza del sistema cui fa riferimento.

Il potere del governo

Il potere principale di uno stato è nel suo governo centrale che promulga leggi. Ci sono, poi, i governi regionali e provinciali che legiferano, senza entrare in contrasto con il governo nazionale, con una libertà legislativa maggiore in alcuni settori come quello della sanità. Il potere nella società odierna governa dall’alto verso il basso, dal centro verso le periferie. Le linee di condotta vengono decise dal governo centrale e gli organi regionali, provinciali e comunali possono muoversi entro quegli steccati ed a quelle linee devono attenersi.

Non è cosa di poco conto perché nella sede del governo centrale vengono prese decisioni su questioni che riguardano da vicino i territori e coloro che ci vivono, senza che questi possano effettivamente consigliare, correggere, influire sulla loro vita, la loro salute e l’ambiente in cui vivono.

Potere centralizzato

Per fare un esempio, il governo nazionale può decidere di dover costruire un traforo attraverso una montagna senza conoscere bene le problematiche di chi vive nei pressi di quella montagna. Le comunità locali non possono rifiutare quella decisione ed opporsi in qualche valida maniera. I fautori del legalismo ed i difensori dello stato potrebbero affermare che i cittadini possono fare dei ricorsi a vari tribunali, indire referendum, organizzare manifestazioni di protesta.

Ma sappiamo con certezza, e la storia ce lo dimostra, che i poteri cooperano tra loro per la realizzazione dei disegni, dei progetti di riforma dello stato ed è molto difficile che lo stato fermi se stesso. I referendum vengono ignorati, le manifestazioni delegittimate ed addirittura criminalizzate. Il problema è alla radice: è nell’organizzazione del potere.

Come si muove il potere

Possiamo immaginare il potere come un’entità animata e vitale che evolve, cresce, prende forma quasi come un essere animato nel corso della sua vita. Lo vediamo in passato tutto accentrato in un’unica figura nelle monarchie assolute più lontane e nei regimi totalitari più recenti. Lo osserviamo poi scomporsi in un potere legislativo, esecutivo e giudiziario, affidato a figure diverse, nello stato di diritto delle moderne democrazie. Resta comunque centralizzato nelle strutture della capitale e continua ad essere emanato dall’alto verso il basso, da pochi eletti a tutto il popolo e mai una decisione di un organo periferico può contraddire la linea del governo centrale.

Potere sovranazionale

Ma la vita del potere non si ferma qui. Con la nascita della Comunità Europea e con la sottoscrizione di diversi trattati europei, i governi centrali hanno deciso di cedere gradualmente pezzi del proprio potere a strutture governative di un livello più alto, europeo, continentale, sovranazionale. E’ come se i poteri nazionali di tanti stati europei avessero deciso di unirsi per costituire un unico potere più grande e più centrale rispetto ad una porzione di territorio più grande degli stati da cui proviene: il continente.

Ciò è quello che sta già avvenendo; come per un oggetto in movimento potremmo dedurre la traiettoria e il percorso ancora da fare, così per il potere possiamo provare a dedurne le evoluzioni osservandone il movimento. Il potere, ora non solo tende ad essere accentrato verso un governo o parlamento europeo ma tende anche a sfarsi, a mettere in pericolo se stesso entrando in una dimensione in cui lo stesso potere centrale europeo non sarà più padrone di se stesso.

Trattati commerciali e di libero scambio

L’Unione Europea sta firmando dei trattati commerciali per il libero scambio con i paesi nordamericani che trasferiranno sempre più poteri alle multinazionali attraverso tribunali internazionali privati che saranno giudici delle dispute tra corporation e stati nazionali. Queste dispute avranno conseguenze prevedibili che porteranno gli stati ad essere condannati a pagare multe milionarie ed essere costretti a ritirarsi da ogni settore compreso scuole e sanità, lasciando questi settori completamente nelle mani dei privati. 

Tutti i settori dell’economia saranno completamente in balia dei privati e lo stato non potrà intervenire in nessuna questione per non contravvenire alla regola del “libero mercato”, principio fondamentale dei trattati internazionali che stanno per essere pericolosamente adottati nell’epoca attuale; a rendere l’idea di tutto ciò basterebbe citarne uno ed approfondire la gravosa minaccia che si nasconde dietro di esso: il “TTIP” (Transatlantic Trade and Investment Partnership).

Stati senza potere

Oltre al dato di fatto che gli stati dovranno e potranno restare fuori da tutte le questioni economiche, delegando ai privati ciò che finora veniva considerato un diritto fondamentale dei cittadini; adesso con le dispute perse contro le corporation, saranno costretti a vendere pian piano tutto il patrimonio pubblico (musei, opere d’arte, strutture, parchi) per ripagare i debiti accumulati.

Gli stati verranno così smembrati, svuotati e ci resterà un potere centrale europeo completamente servo delle multinazionali. Possiamo tradurre questo movimento come uno spostamento del potere dal suo baricentro verso un punto sempre più alto di una piramide immaginaria. Il potere così si allontana sempre più visibilmente dalla base, dalla popolazione, dai territori; non che prima vi fosse stato poi così vicino, ma sicuramente possiamo affermare che in questo momento storico stiamo subendo una deriva sempre più autoritaria.

Democrazia e logica del potere

“Democrazia” dal greco δῆμος (démos): “popolo” e κράτος (cràtos): potere”. Etimologicamente significa “governo del popolo”. Il termine fu coniato nell’antica Grecia per indicare una particolare forma di governo in cui l’organo decisionale era un’assemblea in cui tutti i cittadini avevano diritto di prendere parola. Molto tempo dopo le monarchie hanno cominciato riformarsi stabilendo statuti, costituzioni; alcune trasformandosi in repubbliche e, cedendo il potere legislativo ad un governo eletto dal popolo, sono diventate le attuali democrazie rappresentative.

Democrazia della polis

La differenza sostanziale tra la democrazia greca e le democrazie di oggi è la porzione di territorio che fa da unità di misura per queste democrazie. Quella greca era la forma di un governo adottata da una città (polis), comunemente detta città-stato; le democrazie di oggi sono stati molto ampi, eredi di vecchi regni con una attitudine espansionistica.

I comuni

Solo tra il dodicesimo e il tredicesimo secolo apparve qualcosa di simile alle antiche democrazie greche con il nascere nell’Italia settentrionale di comuni che rifiutavano la soggezione feudale degli imperatori. Quanto può influire la grandezza di uno stato nella realizzazione di una democrazia compiuta? E’ fondamentale. Nel governo di una città, seppure con limitazioni alla partecipazione del popolo al potere, l’organo che ha il potere legislativo e decisionale, se non influenzato da apparati superiori e più grandi, deve sottostare in qualche modo al consenso della popolazione. In caso di decisioni molto lontane dell’interesse popolare è facile individuare il responsabile, che sia un signore, un principe, un console od un governatore.

Governo della città

Ad esempio, numerose sono state nella storia le rivolte per l’aumento del prezzo del pane, scagliandosi sempre contro un potere locale responsabile di decisioni impopolari. Il potere, nel governo di una città, è comunque molto vicino al popolo che in qualsiasi momento può ribellarsi ed ostacolare decisioni che non hanno interesse comune. Quando il potere viene trasferito su livelli più alti, il controllo popolare sugli organi decisionali è molto più difficile. E lo diventa man mano che il potere si trasferisce dai comuni alle province, dalle province alle regioni, dalle regioni allo stato.

Il controllo della popolazione sugli organi decisionali è meno efficace man mano che il potere viene trasferito in governi centrali di stati caratterizzati da un territorio più esteso.

Il potere fantasma

Attualmente siamo in una situazione indefinibile, di transizione dei poteri statali ad organi europei. Ed in questa situazione avvengono cose particolari in cui non si capisce bene da dove e da chi arrivino, decisioni così fondamentali da influire sull’economia di interi territori. A questo proposito, ad esempio, si inserisce il caso, dell’ordine di espianto di numerosi alberi di ulivo sani come iniziativa per limitare il diffondersi della “Xylella in Puglia”.

L’ordine è stato dato dal comandante della Guardia Forestale; il Presidente della Regione Puglia dichiarava che non c’è alternativa all’espianto perché altrimenti l’Europa avrebbe boicottato i prodotti pugliesi così come aveva già fatto la Francia per un certo periodo. Da dove arriva realmente l’ordine di espianto, considerato che il fenomeno xylella, se realmente esistente è limitato a pochi alberi e che l’espianto non è una soluzione concreta al problema?

Da dove arrivano gli ordini?

Il fatto che la zona interessata dalla xylella è la stessa in cui dovrebbe realizzarsi il gasdotto “TAP” e che la presenza di ulivi centenari potrebbe rappresentare un ostacolo ai lavori per la realizzazione del gasdotto, potrebbe suggerire l’ipotesi che interessi geopolitici europei, legati alla NATO, di boicottare il gas russo per ovvie ragioni di rivalità imperialistica tra Russia ed USA, farebbero pressione sui vari livelli di potere per accelerare l’espianto degli ulivi e la realizzazione del gasdotto.

La domanda resta senza risposta. Potrebbe essere il governo americano, con l’aggravarsi della situazione ucraina prima e siriana poi, che ha visto l’intervento militare russo, in accordo con il governo europeo ed italiano. Ma non lo sappiamo con certezza.

Chi scrive le leggi?

Un altro esempio sono le concessioni, conferite dai governi italiani che si sono succeduti, per l’esplorazione e le trivellazioni per la ricerca di gas e petrolio sia a terra che nei nostri mari. Qual è il vero interesse nei confronti dell’estrazione di gas e petrolio in una regione, come quella pugliese che di turismo vive e di energia ne produce più di quella che consuma? E’ una iniziativa che parte dal governo? Perché i governi non sanno respingere le avances di potentati economici? Il governo centrale è realmente sovrano oppure risponde ad ordini o direttive di multinazionali? Le leggi che vengono varate in parlamento a suon di fiducia sono realmente scritte da ministri e leader politici oppure vengono elaborate da avvocati e giuristi per conto di centri di potere come Confindustria e poi sottoposti all’attenzione dei vari governanti fantoccio?

Dove vorremmo che vada il potere

Intorno alla metà del XIX secolo cominciarono a diffondersi teorie socialiste libertarie che immaginarono una società che rifiutava ogni idea di organizzazione verticale e verticistica sia del mondo del lavoro che dell’organizzazione politica.
Nacquero così varie correnti ed ideali anarchici che teorizzarono l’autonomia dei territori, governati da assemblee popolari e federate tra loro in federazioni di comuni liberi.

Approssimativamente le teorie anarchiche sono andate progressivamente evolvendosi con motti e saggi che prevedevano l’abbattimento dell’autorità sia essa rappresentata dallo stato, dal capitale, della religione.
Sul piano storico, si sono avute delle insurrezioni tese a propagandare l’ideale anarchico di libertà incondizionata dell’umanità da ogni forma di autorità capace di soffocare gli individui, attraverso leggi restrittive e tasse di ogni tipo, persino sulla macina del grano nei molini statali(2).

Democrazia municipalista

Camillo Berneri prima, con il concetto di “Comunalismo” e “Federalismo libertario” e Murray Bookchin dopo, con l’elaborazione del concetto di “Municipalismo libertario”(3)(ovvero di comuni liberi autogovernati dai cittadini e federati con altri comuni liberi), hanno espresso forse il modello più alto di organizzazione sociale anarchica che corrisponde ad una democrazia pienamente realizzata o ai concetti moderni di democrazia diretta, l’unica possibile, quella municipale.

ll potere non può essere abbattuto, né può essere distrutto o abolito; è un fenomeno che viene fuori dalle relazioni tra gli uomini. Ma se il potere, nella sua accezione positiva, è la potenzialità di un individuo di fare, operare, lavorare, di comunicare ed infine di influire e partecipare alla vita pubblica e alla gestione ed alla organizzazione di tutto ciò che riguarda la collettività; il potere è anche dentro il concetto di anarchia. Anarchia è “assenza di governo”, di autorità, di concentrazione di potere, ed è contemporaneamente la realizzazione di una certa uguaglianza nella partecipazione al potere.

Anarchia come potere municipale

Anarchia è la realizzazione del massimo grado di uguaglianza e libertà. Il potere deve, quindi, passare da una organizzazione negativa, verticale o piramidale ad una positiva di “organizzazione”, attraverso la quale nessuno viene escluso dai processi decisionali.
L’unica forma possibile di organizzazione orizzontale del potere è quella municipale attraverso il metodo del consenso nelle assemblee pubbliche. Queste potrebbero anche essere più di una, in città più grandi per territorio e popolazione. Le città, a loro volta, si federalizzano tra loro prevedendo momenti o forme di discussione tra diverse città per questioni che hanno un impatto su un territorio più esteso.

Potere dei villaggi in India

Lo stesso Gandhi stava cercando, prima di essere assassinato, di organizzare l’India ormai indipendente con questo tipo di organizzazione del potere. L’unità politica principale del suo progetto erano i villaggi governati da assemblee pubbliche, con assemblee provinciali o regionali a cui avrebbero partecipato delegati dai villaggi. Queste assemblee regionali non dovevano avere il potere di imporre decisioni ai villaggi. Il potere positivamente inteso, nel progetto di Gandhi, doveva emanare dal basso verso l’alto ed avendo come centri principali, sovrani potremmo dire, del potere i villaggi, l’unità base(4).

Il municipalismo libertario e confederalismo democratico

Nel mondo contemporaneo, i principali portatori di questa idea innovatrice ed avanzata di società democratica e libertaria sono le organizzazioni curde situate tra Turchia, Siria, Iraq ed Iran.
Il movimento di liberazione delle popolazioni curde inizialmente situato su posizioni staliniste, su impulso del loro leader Abdullah Öcalan, ha cominciato ad elaborare teorie e pratiche libertarie fino ad arrivare all’idea di confederalismo democratico bene decodificato nel testo omonimo di Öcalan.

Le teorie di Öcalan

In questo “manifesto” si delinea il percorso di emancipazione del popolo curdo dai governi e dagli stati che lo opprimono, e si delinea altresì l’autonomia di comunità locali, insieme ad un forte sentimento femminista, con delle contaminazioni di Ecologia Sociale (in cui si prefigura una società completamente in armonia con l’ambiente e la natura, contrariamente al concetto di economia sostenibile che considera lo sfruttamento di risorse ambientali accettabile se non portato all’estremo). Con il “confederalismo democratico”, il popolo curdo rinuncia alla rivendicazione di un proprio stato, nei territori in cui la popolazione curda è maggioranza, preferendo una confederazione di comunità locali, che vada oltre i confini degli stati entro cui si trovano, sul modello del municipalismo libertario.

Il confederalismo democratico si oppone al modello capitalista di sfruttamento delle risorse di oppressione di individui e popoli individuando una via d’uscita concreta e libertaria alla portata del popolo curdo. Non solo, si offre anche come modello per la risoluzione del conflitto israelo-palestinese e per gli altri stati arabi che soffrono di una instabilità politica ed istituzionale a causa della varietà di etnie e credi religiosi coinvolti entro uno stesso confine statale.

Un passo indietro: la politica

La forma di potere più nobile è certamente la politica intesa nel suo senso originario. Ovvero quella politica che era innanzitutto confronto e discussione sulla gestione della città e che si praticava non solo nelle assemblee pubbliche ma in ogni momento come un esercizio del e al potere. Grazie a questo esercizio quotidiano del potere, non solo si formano carattere ed individualità, ma si forma anche un corpo politico, una cittadinanza in grado di gestire la propria città.

L’assemblea cittadina

Infatti, in diversi periodi storici la politica è stata centrale nella forma di governo della città prima con la democrazia delle polis greche, poi con l’amministrazione dei comuni e delle signorie. Alla base di questi governi vi era il confronto politico dei cittadini, seppure vi fossero Consigli o governatori, questi dovevano tenere conto di ciò che produceva la discussione politica nella città.


Con la nascita dello stato-nazione il concetto di politica è stato distorto ed è diventato una sorta di legittimazione di interessi altri. L’esercizio politico si è ridotto al diritto di voto di rappresentanti che hanno pieno potere di esprimere linee politiche senza dover tenere conto dei cittadini che li hanno votati e che hanno già espresso il massimo del loro potere attraverso il voto; riducendo il cittadino a votante.


L’esercizio della politica, in uno stato moderno di diverse decine di milioni di abitanti, è limitato a poche centinaia di persone elette dal popolo. La politica in questo modo è snaturata e perde il suo senso. Togliendo al cittadino il potere dell’esercizio politico, si sottrae anche la convinzione della capacità di poter gestire i propri interessi. La politica diventa questione da politicanti di mestiere, come se servissero requisiti per fare politica, come se la gestione di questioni di interesse comune non riguardasse i cittadini.

Democrazia diretta limitata al voto


Anche il concetto di democrazia diretta, inteso, come la possibilità dei cittadini di uno stato di poter votare dei provvedimenti attraverso referendum, senza ricorrere alla mediazione di rappresentanti eletti, vede la politica ridotta alla possibilità di esprimere un voto, una preferenza e, quindi, privata di un potere fondamentale: quello di esprimere una opinione e di confrontarla con le opinioni altrui ed attraverso un confronto politico arrivare a condividere una soluzione.


La logica porta all’unica forma naturale di governo, quello della città. Nel governo della città, la politica prende forma nel dibattito e nelle assemblee, mentre il concetto di democrazia trova la sua espressione più alta attraverso il governo del popolo esercitato attraverso la politica.

Propositi sul potere

Bisogna prendere atto che il confederalismo democratico rappresenta soprattutto un’opportunità di riunificazione di tutte quelle forze anticapitaliste ed antimperialiste alla luce del fallimento del socialismo reale di matrice marxista adottato e sperimentato da paesi socialisti e comunisti nell’incapacità di organizzarsi in una forma realmente emancipatoria per le popolazioni. Questo avveniva a causa della conseguente trasformazione in regimi totalitari, militari, costretti anche a cedere al capitalismo per non chiudersi in un patetico e umiliante isolamento internazionale.

Partire dall’esperienza curda

Inoltre, è necessario considerare che coscienze individuali con una cultura marxista e comunista extraparlamentare, stanno rientrando entro parametri libertari ed autogestionari, anche grazie all’esperienza curda.
Per avviare un percorso realmente rivoluzionario e di trasformazione sociale è necessario che localmente, a partire ad esempio sul piano concreto, dal manifesto curdo di confederalismo democratico, si costituiscano assemblee autogestionarie affinchè queste possano relazionarsi tra loro in confederazioni regionali autogestionarie.


E’ necessario, successivamente, un lavoro di sensibilizzazione su queste tematiche, attraverso momenti pubblici di approfondimento, confronto e discussione sui temi del potere in un’ottica costruttiva, del federalismo, del confederalismo democratico, del municipalismo libertario e dell’autogestione sia per renderli alla portata della gente comune e riuscire a promuovere l’interiorizzazione di questi valori nella coscienza popolare; sia per individuare percorsi di concretizzazione e trasformazione sociale del potere da prerogativa di pochi a diritto di tutti, in una società egualitaria e libertaria.

L’assemblea autogestionaria


Le assemblee autogestionarie devono porsi l’obiettivo di includere quanti più individui, di allargarsi alla gente comune che non milita in collettivi o soggetti politici. Queste assemblee devono realizzare l’antico ideale di politica portando la gente a incontrarsi e confrontarsi sulle problematiche della città e non solo.
Devono essere inclusive e devono diventare il luogo e il momento politico per eccellenza. Devono creare la consapevolezza che la politica non è affare di altri ma riguarda tutti e tutti posseggono le capacità per affrontare una discussione e cercare collettivamente delle soluzioni a problematiche di interesse comune.

Le assemblee pubbliche devono sottrarre man mano spazio ed aria alla politica istituzionale, alla politica rappresentativa dello stato e devono diventare l’organo decisionale della città. Le istituzioni cittadine soffocate dalla capacità popolare di autodeterminarsi e autogovernarsi, devono limitarsi a ratificare le decisioni prese collettivamente nelle assemblee pubbliche e assumere una funzione puramente burocratica.

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