Il signore delle mosche: tra psicologia e letteratura

Il signore delle mosche


L’autore

William Golding (1911–1993), è stato uno scrittore britannico e premio Nobel per la letteratura nel 1983. La sua esperienza nella Seconda guerra mondiale influenzò profondamente la sua visione della natura umana.

Trama generale (senza spoiler)

Il signore delle mosche racconta la storia di un gruppo di ragazzi britannici che, in seguito a un disastro aereo, si ritrovano su un’isola deserta senza adulti. Inizialmente cercano di costruire una società ordinata e democratica, ma presto le dinamiche di potere, la paura e l’istinto di sopravvivenza degenerano in violenza e caos.
La narrazione segue il lento ma inesorabile passaggio dalla civiltà alla barbarie, rivelando il lato oscuro dell’animo umano.

Punti di forza del romanzo

1. Simbolismo potente

Ogni elemento del romanzo ha un significato profondo:
L’isola è un microcosmo del mondo.
Il conchiglione simboleggia la legge e l’ordine.
Il “Signore delle mosche” è la personificazione del male interiore.
I personaggi rappresentano aspetti diversi della società e della psiche umana.

2. Analisi della natura umana

Golding ci pone una domanda inquietante: cosa succede quando non ci sono regole? Il romanzo non dà risposte semplici, ma ci costringe a riflettere sul male, che non viene dall’esterno, ma nasce dall’interno di ciascuno di noi.

3. Scrittura evocativa

Lo stile è semplice ma denso di significati. Le descrizioni dell’isola sono suggestive, quasi poetiche, ma il tono si fa via via più cupo man mano che la storia evolve.

4. Attualità e universalità

Anche se ambientato in un contesto lontano (anni ’50), il romanzo è terribilmente attuale: parla di bullismo, paura, manipolazione, potere, perdita dell’innocenza. Può essere letto come una metafora della società moderna e dei suoi meccanismi distruttivi.

Chi è il Signore delle Mosche?

Nel racconto, il “Signore delle Mosche” è una testa di maiale infilzata su un bastone, lasciata dai ragazzi-cacciatori come offerta alla “bestia” che temono sull’isola.
La testa viene posta in una radura, sotto il sole, circondata da insetti che ronzano attorno alla carne in decomposizione: da qui il nome “Signore delle Mosche” (traduzione del termine Beelzebub, uno dei nomi biblici del diavolo).

Il suo significato simbolico

Il Signore delle Mosche non è un personaggio vivente, ma un simbolo del male interiore. Quando Simon, uno dei ragazzi più sensibili e intuitivi, si trova da solo davanti alla testa, ha un’allucinazione in cui la testa “gli parla”.
In questo dialogo immaginario, il Signore delle Mosche gli dice qualcosa di spaventoso: “Io sono parte di te. Non puoi scacciarmi. Io sono dentro di te.”
Questo momento è cruciale: Golding ci dice che la vera bestia non è fuori, non è un mostro nascosto nella giungla, ma è dentro i ragazzi stessi, dentro ogni essere umano.

Spiegazione psicologica de Il signore delle mosche

Il signore delle mosche non è solo un romanzo d’avventura: è uno studio psicologico sull’essere umano, in particolare sui meccanismi interiori che regolano il comportamento in assenza di regole sociali.
Golding, che fu insegnante e partecipò alla Seconda guerra mondiale, ci propone una riflessione cruda: la civiltà è una maschera sottile, e il male non è un’eccezione ma una possibilità interna a ciascuno.

1. Lotta tra Es, Io e Super-Io (Freud)

La dinamica tra i tre personaggi principali può essere letta in chiave freudiana:
Jack = Es → rappresenta l’istinto primitivo, il desiderio, l’aggressività, il bisogno di dominio e potere. Vive secondo il principio del piacere, senza rispetto per le regole.
Ralph = Io → cerca di mediare tra le esigenze della civiltà e le pressioni istintive. Vuole mantenere l’ordine e la razionalità, ma è costantemente sotto pressione.
Piggy = Super-Io → rappresenta la coscienza morale, le regole, la logica. È debole fisicamente, ma simbolicamente è il più vicino alla razionalità e alla cultura.
In questo senso, l’isola è come una mente umana e il romanzo descrive la disintegrazione psichica dell’equilibrio tra forze interne.

2. La teoria dell’identità sociale (Tajfel & Turner)

Quando i ragazzi si dividono in gruppi (quelli di Ralph vs i cacciatori di Jack), entrano in gioco meccanismi di identità sociale:
In-group vs out-group: il gruppo dei cacciatori si percepisce superiore, sviluppando ostilità verso gli altri.
De-individuazione: indossando maschere, i ragazzi perdono la loro identità personale e diventano parte del branco, facilitando la violenza.

3. La perdita dell’innocenza

Il romanzo mostra il passaggio dall’infanzia alla brutalità, ma non come crescita: piuttosto come corruzione dell’innocenza. La psicologia dello sviluppo ci insegna che i bambini interiorizzano le regole sociali attraverso modelli adulti. In assenza di adulti, i bambini tornano a comportamenti primitivi, guidati dalla paura e dalla sopravvivenza.

4. Il ruolo della paura

La paura del “mostro” (la “bestia”) è una proiezione: non è reale, ma frutto dell’immaginazione. Tuttavia, ha effetti molto reali. In psicologia questo si lega al concetto di proiezione (meccanismo di difesa): i ragazzi proiettano il male dentro di loro su un’entità esterna, per non affrontare la realtà più spaventosa: il male è dentro di loro.

5. Il concetto di ombra (Jung)

Secondo Jung, ogni essere umano ha un lato nascosto, “l’ombra”, che contiene pulsioni represse, desideri inaccettabili, rabbia, paura. Jack e il “Signore delle Mosche” rappresentano proprio questa ombra collettiva: l’istinto animale che emerge quando la coscienza (civiltà) cede.

6. Comportamento collettivo e contagio emotivo (Le Bon)

Golding anticipa le teorie della psicologia sociale sul comportamento collettivo:
Nelle folle (o gruppi ristretti in isolamento), le persone possono perdere inibizioni e comportarsi in modo irrazionale e violento.
Il gruppo diventa dominante e l’individuo si annulla → contagio emotivo e de-responsabilizzazione.

Conclusione psicologica

Il romanzo mostra come le strutture psicologiche e sociali crollino in assenza di regole e controllo. È un monito su quanto il male non sia un’eccezione, ma una possibilità latente in ogni essere umano.

Riflessione personale

Il signore delle mosche è un libro che lascia il segno. All’inizio può sembrare una semplice avventura, ma pagina dopo pagina ci si rende conto che si sta assistendo a una discesa nella parte più oscura dell’animo umano. È un testo duro, talvolta disturbante, ma proprio per questo necessario.
Mi ha colpito in particolare come i bambini, che dovrebbero incarnare la purezza, siano in realtà capaci di crudeltà e sopraffazione. Il romanzo ci mette di fronte a una realtà scomoda: la civiltà è fragile, e basta poco per far emergere l’istinto animale che si nasconde dentro di noi.
Un classico che ogni adolescente e adulto dovrebbe leggere almeno una volta nella vita. Non solo per la bellezza della scrittura, ma per il messaggio profondo che ci obbliga a guardarci dentro.

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Dott.ssa in Discipline Psicosociali. Illustratrice, autrice di libri per bambini e fantasy, racconti, poesie, romanzi. Finalista 2017 del concorso Fiction e Comics, de Ilmiolibro, Gruppo Editoriale l’Espresso con il libro “C’Era Una Volta”. Libri pubblicati sullo stesso sito, Desideri Cristina ilmiolibro.it. Vincitrice del Secondo premio Internazionale di Poesia e Narrativa, Firenze Capitale D’Europa con “La bambola di Giada”. Racconti e favole sono stati inseriti in raccolte antologiche in quanto vincitori di concorsi, quali “Parole d’Italia, Racconti brevi di vecchi e nuovi italiani” indetto dalla Regione Lazio, la favola “Le stelle” selezionata dalla Scuola Holden per DryNites. Vincitrice di svariati concorsi letterari. Ha collaborato con la Montegrappa Edizioni e, per la stessa, ha ideato e curato sette concorsi letterari. Ha illustrato il libro “Sogni e Favole” del romanziere Giuseppe Carlo Delli Santi. Con la Pav Edizioni ha pubblicato il romanzo per la collana psicologica-thriller "La collezionista di vite”. Per la Pav Edizioni e in collaborazione con Gabriella Picerno, psicologa e scrittrice cura le collana 1000 Abbracci. Per la GD Edizioni è co-direttrice (insieme a Gabriella Picerno) della collana pedagogica “Il filo di Arianna”. Cura i concorsi letterari “La Botteguccia delle Favole”, “Lo Zaino Raccontastorie”. Autrice per il blog “Il Mago di Oz”.

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