In breve la mia condizione di disoccupato fortunato (almeno per ora)…

Qualcuno/a mi ha detto: “vai a fare l’operaio, il pizzaiolo, il barista, il cameriere”. Ebbene non mi vogliono alla mia età e senza esperienza per quelle mansioni. Ho messo che sono disponibile a fare quei lavori anche sul mio profilo Linkedin, ma nessun datore di lavoro mi ha mai cercato. Non voglio iscrivermi a una facoltà universitaria perché costa troppo e ci vogliono degli anni prima di portare a termine gli studi oltre al fatto non da poco di rimettersi a studiare a cinquanta anni. Poi quali sarebbero gli sbocchi lavorativi per un cinquantenne neolaureato in una qualche disciplina pratica? Finirebbe che avrei due lauree e sarei ugualmente disoccupato, ma con qualche decina di migliaia di euro in meno. Sarebbe un altro pezzo di carta inutile. Altrimenti potrei mettermi in proprio. Ma iniziare un’attività imprenditoriale è proibitivo, quasi impossibile, a meno di non indebitarsi troppo. Non sono più i tempi del boom economico, in cui ci si metteva in proprio alla viva il parroco e ci si arricchiva a pure. Oggi uno rischia di indebitarsi fino al collo. Anche mettersi in proprio aprendo un’attività commerciale può rivelarsi molto pericoloso. È facile dire: “apri un bar oppure un negozio”. Se uno sa come vanno le cose, almeno nella mia cittadina, sa che sono poche le attività commerciali che vanno bene, mentre altrettanto poche pareggiano e molte rischiano di chiudere tra crisi economica e rincari. Che poi se io apro un bar e investo tutti i risparmi chi mi garantisce che andrà tutto bene? Tra due o tre anni potrei trovarmi a chiudere l’attività,  senza lavoro e con i debiti. E tutto questo per  far vedere che non resto con le mani in mano, che mi do da fare, che faccio l’imprenditore! Sciocca e rischiosa retorica!  Che poi se mi indebito fino al collo dopo essere fallito commercialmente chi mi dà lavoro come dipendente? Nessuno. Assolutamente nessuno. Sarei solo, indebitato e pure sbeffeggiato dalle persone perché dal fallimento economico ne consegue una sorte di morte sociale o quantomeno una grave crisi reputazionale. Uno se fallisce a venti o trenta anni può sempre ricominciare e trovare un nuovo lavoro. Ma io, realisticamente parlando? Potrei mettermi a fare lo psicologo. Ma dovrei fare il tirocinio. E quale ente mi prende a fare il tirocinio a cinquanta anni? Inoltre non c’è niente di sicuro. Sarei psicologo di nome, iscritto all’albo, ma non di fatto. Ci sono già troppi/e psicologi e psicologhe in città e nel circondario. Dovrei affittare un ufficio e spendere diverse migliaia di euro l’anno. Dovrei spendere altri soldi per l’albo professionale ogni anno. Non ci sarebbe niente di garantito. Ora poi nessuno va dallo psicologo. Come minimo vanno dallo psicoterapeuta e allora dovrei fare quattro anni di specializzazione, spendendo qualche decina di migliaia di euro. Potrei tentare di fare il giornalista, ma le testate giornalistiche online toscane non cercano collaboratori (almeno per ora)  e i quotidiani cercano come collaboratori neolaureati o glorie locali,  già affermate nel loro settore (senza considerare che i quotidiani cartacei sono in crisi, assumono poco e riducono i costi a più non posso). Resterebbe la possibilità di farmi pagare come articolista senza essere giornalista. Ma ho saputo dal presidente della mia banca che a farsi pagare con le ricariche Postepay si rischia un controllo fiscale con conseguente multa salata. Ho chiesto al commercialista e ha detto che l’unica sarebbe aprire una partita Iva, ma le partite Iva sono tartassate e non conviene, a meno che uno non guadagni almeno 900-1000 euro al mese. Quindi questa strada non è percorribile. Per i concorsi nello Stato sono vecchio, vincere un concorso non è facile. Per fare supplenze come insegnante di psicologia è decisamente troppo tardi e i posti come insegnanti di psicologia nei licei pedagogici sono davvero pochi, mentre le persone laureate in psicologia sono molte. Resto ad  aspettare, a guardare come vanno le cose, ad aspettare che il peggio passi, che le cose vadano meglio. Certo pure che c’è pure il rischio che lo Stato fallisca. E se lo Stato fallisce, falliscono anche molte banche, molte attività private, etc etc. Allora i miei risparmi andrebbero in fumo tutti e non avrei più possibilità di rifarmi perché non ho un lavoro. Sono impossibilitato per motivi familiari ed economici  a spostarmi fuori dalla Toscana, ad andare all’estero.  Devo sperare e basta. Devo sperare di poter vivere con i risparmi e magari con i soldi di un’eventuale nuda proprietà. Insomma il futuro non è roseo. Sono pessimista. Inoltre spesso provo depressione, ansia e rabbia per questa disoccupazione. Ho paura che prima o poi si ripercuota sulla salute psicofisica. Ho paura di somatizzare il mio disagio esistenziale. Per ora ho di che vivere, forse anche in futuro potrei avere di che vivere, ma ho visto tempi e circostanze assai migliori. Si aggiunga il fatto che essere quasi senza amici non aiuta a trovare un lavoro e che senza lavoro non si fanno nuovi amici per tutta una serie di cose. Per fortuna non ho moglie né figli a carico. Non ho un’ex moglie. Per fortuna i miei genitori stanno bene, non sono allettati, non soffrono di demenza senile. Però io e mia sorella siamo entrambi disoccupati e non avremo la pensione. Comunque è difficile fare dei passi, muoversi in qualsiasi direzione perché ogni cosa che fai sbagli. Questa è in breve la mia situazione, una  condizione vivibile tutto sommato, ma non invidiabile. 

p.s: io e mia sorella non percepiamo alcun reddito di cittadinanza.

Nato nel 1972 a Pontedera. Laureato in psicologia. Collaboratore di testate giornalistiche online, blog culturali, riviste letterarie. Si muove tra il pensiero libertario di B.Russell, di Chomsky, le idee liberali di Popper ed è per un'etica laica. Soprattutto un libero pensatore indipendente e naturalmente apartitico. All'atto pratico disoccupato.

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