Jova Beach Party a Barletta: ripartire da ambiente e lavoro

Di seguito il comunicato del collettivo Terra Bruciata sul Jova Beach Party a Barletta

Jova Beach disastry – dall’ombellico al buco del culo il passo è breve.

Tra poche ora andrà nuovamente in scena una farsa frutto dei deliri e dell’ego smisurato di un clown, che solo in una città mediocre come la nostra può essere percepita come occasione di vanto.

Jova Beach Party a Barletta

Parliamo del mega evento che avrà luogo sulla spiaggia di ponente, che di mega ha solo i numeri e l’ipocrisia. Nonostante associazioni ambientaliste abbiano prodotto documentazione circa la dannosità di questo evento, la storia si sta ripetendo. L’aspetto delle nostre spiagge, sempre più ridotte a deserto sterile e lontane dalla loro conformazione naturale subirà un ulteriore devastazione in nome del profitto di pochi. I luoghi dove con tanta fatica si sta cercando di ricreare le dune costiere, appiattiti dalle ruspe per preparare il campo ad un guru di bassa qualità ed all’esercito di finti alternativi al suo seguito.

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Distruzione degli ecosistemi e i nidi del fratino

I nidi delle specie animali (come l’ormai tristemente noto Fratino) che popolano questo piccolo ecosistema distrutti. Come spesso accade i grandi eventi producono devastazione e non lasciano nulla che assomigli vagamente ad un reale tornaconto o crescita culturale ai luoghi che li ospitano. Nel nostro caso parliamo di una città culturalmente stitica, dove le uniche occasioni di svago sono rappresentate dai luoghi della movida e dal divertimento basato sul consumo alla portata di pochissimi, sullo sfruttamento de* lavorator* stagionali e sulla gentrificazione dei centri storici che hanno perso la loro identità culturale per cedere il passo alla speculazione ed il profitto.

Quale programmazione culturale?

Questa città non ha bisogno di grandi eventi ma di una serie di eventi, anche più piccoli, ma che si ripetano in un periodo più lungo, non soltanto in due giorni di delirio, luci colorate e fiere del luogo comune. E lo diciamo anche con buona pace dei gestori di strutture ricettive che nei giorni passati hanno polemizzato un po’ alla cazzo con chi sollevava problematiche ambientali. Una programmazione culturale degna di questo nome, duratura ed alla portate di tutte e di tutti renderebbe questo territorio riconoscibile per qualcosa di diverso dai dipendenti della ristorazione vessati e sottopagati, dalla malavita che gestisce i suoi business in ogni dove, anche a palazzo di città, dalle tragedie che portano il nome di Barletta sulle cronache nazionali.

Questo probabilmente porterebbe le loro strutture ad avere un boom di prenotazioni non solo nei due giorni del JBP. Ma spiegarlo appare perfino inutile, visto che ci sguazzano un po’ tutti nell’idea di turismo fatta di fighetti sudati che bevono cocktail colorati o di radical chic che disquisiscono di rivoluzioni davanti ad un calice di pessimo vino pagato più della paga oraria di chi glielo ha servito.

Grandi eventi, grandi opere, grandi speculazioni

Ma non basta. La logica dei grandi eventi la contestiamo a prescindere esattamente come quella delle grandi opere. Non soltanto questi investimenti tolgono spazio a servizi minori e più diffusi ma al loro interno vi si annidano il peggio dello sfruttamento del malaffare. In merito ai grandi eventi, in Italia, sono resi possibile grazie alla schiavitù legalizzata del lavoro volontario. Non sappiamo cosa nasconda il JBP in merito a ciò ma non saremmo stupiti di nulla.

Intanto i giornalai da quattro soldi, che scrivono ormai solo e soltanto sotto dettatura perché un lavoro di analisi sarebbe troppo, mettono sbattono in prima pagina il mostro.

Ragazze e ragazzi che organizzano una nottata in spiaggia per non crepare dal caldo in questa città in putrefazione.

Ci risiamo…

Non è la prima volta che questa polemica sterile, ridicola ed intrisa delle solite retoriche di merda sui “giovani nullafacenti, maleducati e che fanno solo casino” si ripresenta.

Come se la causa della rovina di Barletta fossero i giovani che si divertono o fanno falò in spiaggia…

Barletta poco attenta ai giovani e all’ambiente

D’altronde non c’è da stupirsi, come abbiamo avuto modo di spiegare questa città i giovani li odia. Una città in preda ad un disastro ambientale i cui complici e responsabili occupano postazioni di potere strategiche, dove del monitoraggio ambientale non si sa più nulla nonostante lo scorso anno uno studio condotto dal dott. Di Ciaula sulle unghie dei bambini aveva dimostrato la presenza di metalli pesanti e sostanze dannose. Una città dove il tasso di tumori e leucemie è in continua crescita e dove la politica di palazzo non trova soluzioni per il semplice fatto che nel palazzo non si fa politica ma si eleggono fantocci con la compravendita del voto. Una città carente di aree verdi e spazi sociali, dove sventata l’ipotesi del supermercato nel castello arriva la proposta di un parcheggio quasi nello stesso luogo.

Sicuri quindi che il problema di Barletta siano i giovani che tentano di divertirsi laddove l’alternativa è drogarsi o morire annoiati? Sicuri che il problema non sia la mancanza totale di spazi di aggregazione, la distruzione di quel poco verde rimasto in città e le fabbriche che uccidono?

Precarietà e sfruttamento tra le priorità da affrontare

Ma ancora, sicuri che il problema di Barletta non sia spacciare eventi disastrosi per l’ecosistema del territorio per occasioni uniche e imperdibili? O il lavoro nero, lo sfruttamento e precarietà che costringe i/le ragazz* di questa città ad andare altrove, lontano dai propri amici e dai propri cari, in cerca di un presente e di un futuro dignitosi?

Un paio di settimane fa negli stessi luoghi ci siamo riappropriati dei nostri spazi, creando una zona libera dalle logiche di mercato, di sfruttamento e divertimento alla portata di tutte e di tutti. Continueremo a farlo e quindi non possiamo che salutare la determinazione di tutti coloro ingiustamente fotografati e sbattuti in prima pagina da invasati più o meno noti. Riteniamo che sfidare le logiche del mercato e di chi vorrebbe condannarci a subire siano piccoli focolai di ribellione che ci dimostrano che in tante e tanti non sono più disposti ad accettare questo schifo.

Un approfondimento del collettivo Wu Ming sul Jova Beach Party.

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