La coscienza del proprio tempo, la coerenza, la colpevolezza…

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La frase di Enzensberger

Così ammise candidamente Enzensberger: “Ai tempi del fascismo non sapevo di vivere ai tempi del fascismo”. Mi chiedo quante persone abbiano una coscienza precisa dello Zeitgeist, ovvero dello spirito dei tempi? Avere consapevolezza delle mode culturali, delle ideologie dominanti, delle risposte delle masse, di dove tira il vento non è cosa da poco. Ci sono orientativamente tre tipi di persone che intuiscono lo spirito del loro tempo: coloro che sfruttano tutto a loro favore, facendo i loro sporchi interessi, e sono molto opportunisti (che io definisco i camaleonti), coloro che stanno in silenzio, obtorto collo, per paura di ritorsioni, di rappresaglie (i gregari intelligenti) e coloro che levano la loro voce contro, che avvertono dei pericoli insiti nello spirito dei tempi, spesso rischiando di persona, sacrificandosi (come i canarini nelle miniere di carbone che quando soffocavano avvertivano i minatori che l’ambiente era tossico). Ma queste tre categorie di persone sono rare.

La maggioranza acritica e le Cassandre

La maggioranza delle persone vive inconsapevolmente il suo tempo, la sua epoca. Spesso gli intellettuali scomodi come Pasolini ad esempio restano inascoltati, incompresi, osteggiati, dileggiati. Rendersi conto dell’epoca in cui si vive è molto difficile. È complesso avere l’esatta cognizione di ciò che sta accadendo e di ciò che può accadere in futuro. È anche il caso di dire che la verità ci fa male. Chi ce la dice, chi ce la restituisce crudamente e fedelmente non sempre viene accettato, ascoltato, capito. Spesso predica nel deserto, nel nostro deserto sociale, della mente e dell’animo. Chi dice la verità sembra minacciare noi stessi, perché ci condanna moralmente: condanna il nostro quieto vivere e la nostra rassicurante adesione ai valori dominanti. Noi preferiamo non pensare. Ci ripetiamo mentalmente “Al diavolo le Cassandre!”  e ci mettiamo il cuore in pace… Così alcuni fanno della stupida ironia su Greta Tumberg, definendola “gretina” e minimizzando la portata dei suoi contenuti, delle sue argomentazioni. Ci mettiamo la coscienza in pace, dicendo “tanto nessuno cambierà il corso delle cose” oppure “in un modo o nell’altro si aggiusteranno le cose” oppure “sono problemi che riguardano le generazioni future. Ci penseranno loro”. Una persona con un minimo di onestà intellettuale dovrebbe essere testimone del suo tempo e non un semplice discepolo. Ma spesso è difficile trovare persone così.  La maggioranza accetta acriticamente mode, tendenze, costumi, ideologie, status symbol, comodità. E seguono da veri conformisti, addirittura idolatrando lo spirito del loro tempo.

È quasi impossibile essere totalmente coerenti o al corrente di tutto

Ma servono spesso a ben poco anche i fustigatori dei costumi e gli apocalittici radical chic, che fingono di strapparsi i capelli, esclamando “o tempora, o mores” e “mala tempora currunt”, se non sono veramente d’esempio per la società,  se il loro comportamento non è coerente con la loro critica al sistema. Essere contro ed essere coerenti  veramente è difficilissimo. Si pensi che anche Pasolini aveva un’auto di lusso, andava spesso nei ristoranti e non faceva certo una vita da proletario, né tantomeno da sottoproletario. Lo stesso Osho predicava la spiritualità ma viveva nell’agiatezza. Inoltre intendiamoci bene: non è sufficiente una buona scolarizzazione per capire lo spirito del tempo. In Italia i lettori di libri sono dopo il 39,3% della popolazione. I lettori forti sono circa il 16%. Per essere consapevoli bisogna leggere. La lettura di un quotidiano o delle news non basta: uno è convinto di sapere, ma in realtà non sa; i quotidiani e le news sono lo strato più epidermico. Per fare la radiografia della società servono buoni libri. E noi italiani siamo messi male da questo punto di vista, perché non leggiamo. Perciò di cosa stiamo parlando?

La nota finale di J.Purdy…

Leggevo in questi giorni il romanzo dissacrante di J.Purdy “Cabot Wright ci riprova”. Molto più interessante del romanzo in questione, peraltro di pregevole fattura e di successo un tempo,  è la nota finale di Purdy per la nuova edizione italiana, in cui scrive di come la televisione con i suoi messaggi e il suo linguaggio standard cerchi di “controllare i nostri pensieri”, di annullare senso critico e libertà individuale. Purdy riassume il consumismo attuale in due slogan, ovvero “comprate, comprate, comprate” e “fornicate, fornicate, fornicate”. Purdy riprende il concetto di “rivolta delle masse” di Ortega y Gasset, cioè di come siano le masse inconsapevoli e acritiche a determinare l’andazzo generale, la società stessa. A dominare tutto sono gli uomini senza morale e senza coscienza, che creano la massa,  stabiliscono il consenso politico e mantengono in vita la cosiddetta civiltà dei consumi. È una nota di appena 4 pagine, ma molto illuminante. È stata scritta nel giugno 1994: Purdy aveva colto nel segno, aveva previsto cosa sarebbe avvenuto. E lo stesso Pasolini negli anni ’70  lo aveva scritto a più riprese: il nuovo fascismo era il totalitarismo mediatico e consumistico, che lui considerava molto più pericoloso del vecchio fascismo, quello ideologico, che ormai non gli faceva più paura.  Quanti si rendono davvero conto di questo nuovo fascismo, che domina la scena ormai da decenni? Quanti fingono di non vedere e accettano tutto? Beato chi vive inconsapevolmente,  ma chi sa e non dice, non segnala il pericolo, anche nel suo piccolo, dando il suo modesto contributo, è doppiamente colpevole. 

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Nato nel 1972 a Pontedera. Laureato in psicologia. Collaboratore di testate giornalistiche online, blog culturali, riviste letterarie. Si muove tra il pensiero libertario di B.Russell, di Chomsky, le idee liberali di Popper ed è per un'etica laica. Soprattutto un libero pensatore indipendente e naturalmente apartitico. All'atto pratico disoccupato.

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