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Un piacevole incontro
Il luogo in cui sorge la torrefazione La Libertaria è uno dei miei preferiti di Lecco. Sotto lo sguardo verde del Monte Barro e alla destra sud dell’Adda è un posto in cui l’architettura modernista e spesso raffazzonata dell’altra sponda della città lascia il posto a scorci più respirabili e più umani. Il ponte in ferro – con tutto l’ecocidio e il rifornimento all’industria bellica che questo minerale strappato alla terra ha rappresentato e rappresenta storicamente per la città – si interrompe qui con un muro. Un muro che non riesce a nascondere l’ipocrisia di un progresso aggressivo dal quale la società degli animali umani e non umani ha sempre più urgenza di staccarsi per recuperare il rapporto con la sua identità ancestrale e mutualistica.
La torrefazione
Una bellezza apparentemente semplice, mi accoglie all’interno della torrefazione. Inebriante profumo di caffè tostato, sacchi di juta, la macchina guardata con quel rispetto e quella cura che la elevano dall’asettico ruolo di mezzo di produzione. Quell’atmosfera sospesa — un po’ officina, un po’ laboratorio politico con meravigliose stampe alle pareti — che suggerisce che lì il lavoro è un pretesto, e che le vere materie prime sono dignità, resistenza e la coltivazione di un altro mondo; un mondo che contenga molti mondi.
Riccardo si presenta senza formalità. Toni e movimenti pacati, cosi differenti dai commerciali che promettono mondi. Nessuna ansia da prestazione. Non c’è nulla da dimostrare, nessuna impressione da fare. Sono artigiani, ma soprattutto cooperatori. Il caffè è il modo che hanno scelto per restare liberi.
Il progetto
Mentre inizia a parlare, Riccardo misura con precisione i chicchi della qualità “Sumatra” e seleziona la temperatura corretta della macchina per offrirmi una buona tazza di caffè. Dietro il bilancino noto un immagine con gli occhi di Errico Malatesta e un ammonimento fermo e gentile. Mi fa ripensare a Proudhon e al disvelamento etimologico della parola anarchia. Il progetto “La Libertaria” nasce infatti nel 2021 come evoluzione e recupero dei principi che erano già stati del “Caffè Malatesta”. Il bisogno di poter fare senza potere, senza padroni, senza quell’idea tossica che produttività significhi sacrificio umano. Anzi; esattamente il contrario.
Cooperativa di produzione e lavoro
Per questo motivo hanno scelto di associarsi in una cooperativa di produzione e lavoro nella quale gli stessi soci lavorano all’interno.
“Abbiamo scelto di organizzarci come cooperativa di produzione e lavoro, una forma che istituisce, seppur parzialmente, una proprietà collettiva indipendente dalla partecipazione dei singoli e che può garantire un equo riconoscimento del ruolo svolto da tutte le persone coinvolte nel progetto. Per evitare la formazione di dinamiche verticistiche e autoritarie, prevediamo che tutti i lavoratori si assumano pari responsabilità nella gestione della cooperativa diventando soci della stessa.” (dal sito)
Una scelta coerente con i principi ma ricca di difficoltà soprattutto per quanto riguarda l’inquadramento burocratico, come mi spiega un altro dei soci della cooperativa.
Il prefinanziamento
Le origini del caffè torrefatto presso la libertaria sono un viaggio intorno al mondo. Spiccano le collaborazioni con la Red ProZapa e la Roasters United. Guatemala, Honduras, Colombia, Uganda ed Etiopia. In tutti i casi si tratta di piccoli produttori e si privilegia il rapporto diretto nell’obiettivo comune di difendere i territori dal disastro climatico provocato dal sistema capitalista.
Il rapporto con i produttori fornitori è politico. Si basa infatti sulla pratica fiduciaria del prefinanziamento del caffè verde, che garantisce un anticipo sui ricavi del prodotto esportato prima del raccolto. Personamente ritengo questo principio fondamentale per far convergere l’idea con la pratica. Garantire un prezzo superiore a quello di mercato e prefinanziarlo, è l’assoluto contrario della parossistica ricerca del prezzo più basso; tipica del capitalismo. Si tratta di una pratica culturale che rappresenta un messaggio pedagogico chiaro rivolto ai consumatori. Decenni di discount e prezzi più bassi hanno solo creato un doppio ricatto che ha reso tutti più poveri, in diritti e salari reali. Prefinanziare il lavoro significa dare valore alle persone. Significa coltivare libertà, una tazzina alla volta.
Conclusioni
La libertaria è una realtà calata nel territorio e il suo esempio si innesta perfettamente nella resistenza di una città che sta prendendo sempre maggiore consapevolezza. Nonostante Lecco sia una provincia pesantemente interessata dal progresso distruttivo dell’industria bellica, c’è chi dice no e pratica proattivamente una visione altra. Movimenti culturali e pratiche di anticapitalismo militante si stanno espandendo portando un respiro e una cultura internazionalista, antispecista e transfemminista. Penso a realtà storiche come Il Galeone, l’Arrotino e ai più recenti la tassa degenere, la brigata di solidarietà Francesca Ciceri o all’assemblea permanente contro le guerre. Esempi tangibili in grado di fare rete e dimostrare che si può recuperare un mondo mutualista e giusto.