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Buongiorno cari lettori!
L’estate è finita e io sono ritornata per parlarvi di un nuovo libro.
Oggi parliamo di: “La palude” di Annie Proulx.

“La palude”: un saggio che va oltre alla difficoltà dell’argomento
Dopo l’esperienza del Covid-19 l’autrice, Annie Proulx, è andata alla ricerca di luoghi a lei cari: paludi, torbiere, foreste paludose.
L’autrice analizza questi luoghi in modo approfondito partendo da vari punti di vista come ad esempio quello storico, naturalistico e scientifico.
Nel corso del libro vengono citate molte ricerche ed approfondimenti che hanno tutti un filo conduttore e cioè la paura che queste zone di utilità strategica per la sopravvivenza umana, e di altre speci animali e vegetali, possano essere distrutte nel breve e lungo periodo sull’altare dell’interesse economico.
L’autrice punta il dito, in particolar modo, contro il cambiamento climatico che ha tra le altre conseguenze anche quello dello scioglimento del permafrost e quindi del graduale rilascio dell’anidride carbonica trattenuta al suo interno. Lo stesso dicasi per le torbiere che vengono via via “bonificate” per lasciare il posto a campi per gli allevatori.
Un aspetto che mi ha particolarmente colpita è stato la sua affermazione che le torbiere trattengono una quantità ben maggiore di CO2 rispetto a quella trasformata in ossigeno dalle foreste.
All’interno di questo saggio, l’autrice racconta anche a livello storico dei popoli che hanno vissuto e vivono tuttora in quelle zone e di come l’essere umano abbia potuto essere in simbiosi con i territori ritenuti, a volte a ragione, insalubri e inospitali.
Annie Proulx non è una scienziata nè una saggista e dunque lo scopo che si è prefissata nella realizzazione di questo testo è quello di rendere l’argomento che a volte potrebbe risultare ostico il più semplice e fruibile anche ad un pubblico di persone comuni.
Quello che si è prefissata è di lanciare un grido d’allarme e di sensibilizzazione sul rischio concreto di un’ennesima catastrofe ambientale.
L’impalcatura letteraria
Il libro è organizzato in quattro macro capitoli con una parte introduttiva dove l’autrice ci spiega il perchè del suo interesse verso le zone umide.
Il primo è dedicato alle zone umide in generale in cui ci presenta la distinzione che viene poi meglio specificata nel corso dei capitoli successivi. Il secondo è dedicato alle torbiere basse, il terzo a quelle alte e l’ultimo è dedicato alla foresta torbiera.
Il font e l’interlinea sono quelli classici dei libri Aboca del Bosco degli scrittori, per cui decisamente agevole. Il libro è in un formato abbastanza ridotto da renderlo maneggevole facilmente trasportabile.
Il consiglio è quello di leggerlo con una buona concentrazione e magari appuntarsi le nozioni più significative.
Siamo arrivati alle conclusioni
Il saggio è di facile comprensione tuttavia ho faticato in alcuni punti a seguire il filo del discorso perchè ho notato che non ci fosse una direzione lineare ma piuttosto un insieme di pensieri slegati.
Per questo motivo non mi sento di promuoverlo totalmente in quanto mi sarei aspettata più una descrizione paesaggistica che non un saggio su ricerche storico-scientifiche.
Ho imparato alcune nozioni fondamentali sulle zone umide che erano un argomento a me sconosciuto. Adesso, qualora mi capitasse di trovarmi nei pressi di una zona umida, non avrò come solo pensiero la presenza massiccia di zanzare ma penserò anche ai benefici che queste zone rappresentano per altri esseri vegetali e animali senza escludere naturalmente l’essere umano.
Consiglierei questo titolo a chi ama la natura, a chi vuole capire di più sui rischi dell’innalzamento delle temperature e a chi ha una visione ecologica di TUTTO ciò che lo circonda.
In conclusione il mio voto è di 3.5 stelline su 5 🙂
Vi ringrazio per aver dedicato qualche minuto del vostro tempo alla lettura di questa recensione.
A presto!