La politica della rabbia di Franco Palazzi

Un saggio che aiuta a riscoprire la potenza creatrice, erotica e cinica della rabbia proveniente dei movimenti dal basso e si pone come strumento utile per imparare a usarla.

La politica della rabbia

Siamo davvero arrivati al punto di mettere sullo stesso piano un omicidio di matrice razzista e la distruzione di sei fioriere?

È con questa riflessione sulle proteste di Firenze del 5 marzo 2018, seguite all’omicidio di Idy Diene, ucciso dal sessantacinquenne bianco Roberto Pirrone, che si apre l’illuminante libro di Franco Palazzi, “La politica della rabbia – per una balistica filosofica”. Edito da Nottetempo.

I manifestanti, in quell’occasione, distrussero sei fioriere ma il sindaco Nardella, in un’equiparazione tanto assurda quanto sempre più di moda – anche in questi giorni – condannò “i violenti, di qualsiasi provenienza”.

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Il libro

Ogni parola del titolo è sapientemente scelta. Il libro ci accompagna in un percorso tra politica, filosofia, rabbia e la sua balistica. Siamo soliti associare il termine balistica alle armi e agli addetti ai lavori del settore. L’autore ci accompagna nell’analisi di una balistica filosofica della rabbia. La sua direzione, il modo altro in cui può manifestarsi, le reazioni che provoca e accende, la necessità stessa della sua pratica consapevole verso un attivismo dinamico e di cura.

“la rabbia è la dinamo che avvia il motore dell’utopia, la fiamma che produce una prima zona franca nell’oscurità dell’ideologia – è il no di chi non si presta”.

Franco Palazzi

L’autore

Franco Palazzi, classe 93’, al suo primo saggio con nottetempo, è dottorando in Filosofia all’università di Essex. Già autore per ombre corte di “Tempo presente. Per una filosofia politica dell’attualità”, 2019. Collabora con numerose riviste tra cui Jacobin Italia e il Tascabile.

La struttura

Il libro è suddiviso in 3 parti. I 4 capitoli della prima fungono da necessaria premessa per svellere i fiori marci, su ciò che pensiamo di conoscere in merito alla rabbia, e piantare i semi per una visione diversa della stessa.

Nella seconda parte si analizzano tre modi diversi di essere “arrabbiat*”. Quello artistico di Valerie Solanas, qui indagata e approfondita in modo molto più utile e pedagogico di “quella tizia che ha sparato a Andy Warhol”. La rabbia suprema e la parresìa necessaria di Malcom X, la cui correzione di mira (la balistica appunto) ne ha determinato il percorso e probabilmente il lascito maggiore. Infine la capacità di affrontare e smontare i privilegi, all’interno dello stesso fronte dell’attivismo, che ci ha insegnato Audre Lorde.

La terza parte tira magistralmente i fili del discorso ma sceglie di non concluderlo. Potremmo dire che si rende strumento per conoscere e capire l’importanza, e oserei dire l’olismo, di una lotta come quella contro il sistema etero-patriarcale. Sistema che giustificando in senso lato il concetto di “possesso” – o forse sarebbe meglio dire “espropriazione” per citare Louise Michel – costituisce la base dell’oppressione.

La buona educazione degli oppressi

Il concetto della buona educazione degli oppressi, espresso nel libro di Wolf Bukowski è utile per rivedere alcune dinamiche e discussioni sulla rabbia sulle quali spesso si inerpicano opinionist* tv e articoli di giornali. C’è un modo socialmente accettabile di dimostrare la rabbia? E chi dovrebbe stabilirlo? Il libro, giustamente, non risponde a queste domande ma ci aiuta a valutare diversi punti di vista.

I molteplici spunti sull’etimologia della rabbia e la torsione forzosa di questa con la follia, ci accompagnano in una riflessione sulla psicologia delle folle. L’abuso acritico del lavoro di Simon Le Bon – e quindi l’assunto secondo il quale “la folla è folle” – è stato ed è sempre usato da chi detiene il potere, per giustificare le repressioni e far accettare privazioni delle libertà in virtù della sacralità dell’ordine. Si tratta, come espresso da Loïc Wacquant, di instaurare un circolo vizioso nel quale i tagli allo stato sociale, abbinati a metodi polizieschi (vedi i decreti sicurezza) fortemente discriminatori creano una simbiosi neoliberale tra “la mano invisibile del mercato e il pugno di ferro dello Stato”.

Proporre alternative è necessario?

Il motto Thatcheriano del neoliberismo (“non c’è alternativa”) ha fatto passare il concetto secondo cui per aver diritto di essere arrabbiati è necessario proporre alternative. Falso. Chiedere le “soluzioni” agli arrabbiati è un’evidente corto circuito del sistema. Un sistema che giustifica la sua esistenza con la capacità di risolvere i problemi (che in realtà crea) chiede poi le stesse soluzioni ai movimenti dal basso. È un modo palese per spegnere la gioia della rabbia. Palazzi riporta la seguente citazione di Foucault:

“non crediate che si debba esser tristi per essere dei militanti, anche quando la cosa che si combatte è abominevole. È ciò che lega il desiderio alla realtà […] a possedere una forza rivoluzionaria”.

La soggettivizzazione

Un concetto ribadito più volte all’interno del libro è la soggettivizzazione. È importante essere consapevoli che il proprio corpo è uno strumento politico. Anche qui vale la pena riportare Foucault:

“Divenire soggetto significa iniziare a comprendere la propria potenza, ciò di cui il proprio corpo è capace e la responsabilità politica ed etica che ne deriva.”

Nella costruzione di questo percorso di autocoscienza del sé, diventa necessario approfondire la scuola cinica e Diogene. L’autore lo fa benissimo, andando oltre i classici aneddoti, contestualizzandoli e riportandoli al tempo presente. Ma soprattutto alla possibilità di una pratica filosofica della rabbia anziché un distaccato vezzo da eruditi.

Valerie Solanas

Rileggere il manifesto SCUM nel quadro di una fusione tra la vita privata e pubblica di Valerie Solanas, diventa a questo punto essenziale. Il non fare è prassi della rabbia positiva e rivoluzionaria. La pratica dello slavoro è un riassunto di quanto finora scritto. L’espressione poetica, geniale e potentissima dell’importanza della figura femminile può insegnarci molto anche oggi.

Malcom X

Continuando a mantenere la bussola su Diogene, l’autore introduce una riflessione su Malcom X non a caso intitolata “Una rabbia suprema”. Ripercorriamo la figura de “il nero più arrabbiato d’America” celebrandone la sua parresìa. Ovvero l’estrema franchezza, il diritto-dovere di dire sempre la verità che, probabilmente, gli costò la vita.

Audre Lorde

La poetessa statunitense era forse la figura sulla cui vita sapevo meno – rispetto agli altri “protagonisti” – prima della lettura del libro.

Audre Lorde ha avuto la capacità, come intitola Palazzi nel capitolo che le dedica, di “Portare la guerra in casa”. L’insegnamento della scuola cinica di Diogene, pretende anche quella parresìa necessaria per riconoscere, ma soprattutto per abbattere i difetti interni ai movimenti dal basso. Il white saviorism, per esempio, è ancora oggi troppo presente.

Lorde introduce il concetto di “rabbia erotica” come una gioia che produce consapevolezza e nel farlo crea azione. Un erotismo che va oltre la sfera sensuale e insegna a pretendere libertà laddove il patriarcato educa al compromesso.

Conclusione

Il libro si chiude con “Il grido altissimo e feroce” del movimento transfemminista Ni Una Menos (NUDM) e le sue iniziative in Argentina e in Italia.

“Non una di meno, non una morte di più” è un verso della poetessa messicana Susana Chávez Castillo in risposta ai femminicidi perpetrati a Ciudad Juárez. La stessa poetessa fu vittima di femminicidio nel 2011.

Il movimento NUDM, nato nel 2016, sviluppa un intreccio tra teoria e prassi molto interessante. Alla riappropriazione degli spazi pubblici (i cacerolazos in Argentina, il flashmobUn violador en tu camino del collettivo LasTesis in Cile e la vernice rosa sulla statua dello stupratore Indro Montanelli a Milano), accompagna la ridefinizione del concetto di sciopero. Lo sciopero femminista è qualcosa che supera il lavoro per combattere il legame tra patriarcato e capitalismo che si appalesa nella dimensione economica e nel “furto” neoliberista dell’autonomia economica delle donne.

“Uomini sempre più poveri di riconoscimento sul posto di lavoro tendono infatti a vedere nella vita della coppia eterosessuale – e nel possesso della partner – l’unico spazio per affermare la loro supremazia.”

Carlotta Cossutta – NUDM Torino

Il saggio si chiude con un esempio di quanto possa essere estremamente razionale la rabbia.

Il movimento “Fridays for future” ci sta appunto dicendo che la rabbia delle generazioni, a cui stiamo rubando il futuro, è un saggio freno d’emergenza di questa locomotiva lussuosa e indifferente lanciata a bomba verso un mondo di ingiustizie sempre più marcate. Una rabbia necessaria per riportare alla corretta visione gli effetti collaterali strutturali al capitalismo neoliberista. Crisi che ci ostiniamo a chiamare emergenze (pandemie, clima, migrazioni etc.)

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