“Nelle auto prese a rate, dio è morto
Francesco Guccini – Dio è morto (1965)
Nei miti dell’estate, dio è morto”
Dio sarà pure morto ma il capitalismo, benché agonizzante, non accenna a mollare la presa.
Anzi come una specie di vampiro sempre alla ricerca di sangue vergine o di Nulla che avanza divorando la speranza (come nella Storia infinita che poco ha a che fare con l’Atreyu di FDI) si inventa nuovi modi per Trilionare i pochi e coglionare tutti.
Oggi il sistema è riuscito a rendere normale e accettabile finanziare le nostre stesse vite. Firmiamo TAN e TAEG facendo finta di sapere cosa significano. Negli ultimi decenni il credito al consumo è cresciuto costantemente per finanziare cose che altrimenti non potremmo permetterci, pur di aderire a modelli di vita che sono di successo solo nella realtà pubblicitaria.
Chiediamo prestiti per vivere a debito e dare credito a delle falsità.
Oggi puoi rateizzare qualsiasi cosa. Il telefono per appiattire culo e mente sul divano (anch’esso a rate, ma solo fino a domenica), la palestra per rigonfiare il culo e le vacanze per mostrarlo; fotografandoti con il nuovo telefono appena rateizzato. E ovviamente il corso di formazione che dovrebbe aiutarti a trovare un lavoro per pagare le rate precedenti. A rate anche il frigorifero che conserverà il cibo comprato con una carta di credito.
Noi anarchici diciamo da sempre che la proprietà è un furto ma il capitalismo ci ha preso alla lettera, rubandoci anche l’essenziale per vivere e regalandoci il possesso di scadenze. In scomode rate.
D’altronde perché rinunciare al nuovo orologio contacacca quando la propaganda ti convince che puoi permettertelo con soli 39 euro al mese? A vita?
Il paradosso delle automobili
Ma quando è successo, per esempio, che le concessionarie hanno smesso di vendere automobili?
Ti è capitato, entrando in una qualsiasi concessionaria, di avere la percezione che l’auto fosse quasi un regalo? Beh! Sappi che non ti sei sbagliatə. Ormai l’auto sta alla finanziaria come il calendario sta alla farmacia. È un omaggio per essere clienti, un gadget progettato per diventare obsoleto con la stessa velocità di un calendario, appunto, ma che il sistema ti spinge a rinnovare ogni 3 anni circa.
L’auto, raccontata per decenni come simbolo di libertà, è stata trasformata in una prigione multiforme. Prigione nel traffico e nel tempo che si è costretti a perdere per andare al lavoro per… pagare l’auto stessa. Prigione nelle manutenzioni necessarie. Prigione nel carburante sempre più costoso. Prigione mentale di SUV giganti che sfrecciano tra l’asfalto e i pargoli, bruciando ossigeno e gridando al mondo la presunta capacità di spendere, spandere e soprattutto effendere. Tanto a duecento c’è sempre una donna che t’aspetta sdraiata sul cofano all’autosalone.
Le vacanze performanti
Per sentirsi in vacanza è diventato necessario raccontare agli altri di essere in vacanza?
Spendere stipendi stipati in posti stupendi? Luoghi di cui non vogliamo davvero conoscere e vedere nulla; tranne l’inquadratura incredibile purché sia instagrammabile.
La vacanza che nella sua etimologia latina indica l’essere vuoto, anche in senso trascendentale, si riempie di impegni e obiettivi performanti.
Un riposo proforma in cui si performa gratis, regalando contenuti ai padroni delle piattaforme che ci plasmano addosso una comoda forma per evitarci la fatica di cercare la nostra; di forma.
Conclusione
E quindi, e mi avvio alla conclusione ammesso che qualcuno abbia avuto la pazienza di leggere fin qui.
Perché abbiamo bisogno di comunità?
Perché la comunità è una cura, anche pedagogica, contro la deriva patologica che sostiene un sistema illogico. Ed è forse per questo che la repressione si abbatte ferocemente contro i centri sociali e gli spazi di autogestione.
Forse per questo i compagni diventano sorvegliati speciali e subiscono misure disumane – come il 41bis – per paura che possano divulgare le loro idee (il caso Cospito è emblematico). Ma l’Italia non era uno stato di diritto?
Forse per questo nelle relazioni dei servizi segreti e delle polizie politiche gli anarchici sono chiamati terroristi.
L’anarchia è il terrore degli oppressori e la verità degli oppressi. Ed è per questo che dobbiamo moltiplicare le officine di mutualismo e autonomia. Per riprenderci tempo, spazi e socialità
Meno social e più “socius”.