L’ascesa del fascismo al governo e i fattori che lo favoriscono

Il fascismo è nato in Italia, grazie ad un piccolo gruppo di personaggi di cui, inizialmente, il transfuga ex-socialista radicale Mussolini era solo un esponente, non quel “duce indiscutibile” costruito dalla mitologia fascista successiva. Originariamente  il movimento dei “Fasci di combattimento” non era che uno dei diversi soggetti nazionalistici e centrati sul trasferimento dalle trincee alla società civile della logica dell’uso della violenza contro chi veniva identificato come “nemico”, nati nell’immediato dopoguerra del Primo Conflitto Mondiale.

L’ascesa del fascismo in Italia

Nel 1919, alla sua prima presentazione alle elezioni, raccolse percentuali degne dei piccoli gruppi neofascisti del XXI secolo; se alla fine di ottobre del 1922 colui che era intanto riuscito a diventare il leader (peraltro non ancora incontrastato) fascista, Mussolini, venne chiamato dal re a formare  il governo lo si deve soprattutto alle azioni e alle inazioni degli altri soggetti italiani e stranieri.

Il Popolo d’Italia strumento di propaganda del fascismo

Il Mussolini ex-direttore de l’Avanti che era uscito dal Partito Socialista su posizioni ultra-interventiste alla vigilia della Prima Guerra Mondiale non avrebbe potuto avere il ruolo che successivamente ebbe senza il supporto straniero (francese) per la nascita di quel giornale (Il Popolo d’Italia) che fu strumento aggregante e di propaganda.

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La crescita del fascismo dal 1919 al 1922 si deve a fattori quali l’idea padronale di usarlo (e perciò finanziarlo e supportarlo) contro il movimento operaio e contadino, quella di ampi settori militari e monarchici di farne strumento di “normalizzazione” e conservazione e quindi proteggerlo, perfino armarlo, quella di ambienti conservatori statunitensi e britannici interessati certamente più a difendere i propri interessi in Italia che alla tutela dei diritti dei sudditi sabaudi, e anche quali l’ambiguità fra ribellismo parolaio e moderatismo concreto dei socialisti, il rifiuto settario della maggioranza bordighista del PCd’I della prospettiva di un’autodifesa armata unitaria proletaria (Arditi del Popolo, visti invece positivamente da Gramsci e dallo stesso Lenin), la sottovalutazione di moltissimi soggetti (da intellettuali come il Croce a politici come Turati) che vedevano nel fascismo solo una macchia passeggera nella Storia italiana.

L’appoggio della monarchia e del Parlamento al fascismo

Lo Stato monarchico, fino al 28 ottobre 2022 stesso, aveva tutti gli strumenti per schiacciare militarmente lo squadrismo fascista ma semplicemente non li volle usare, in ultimo per decisione diretta del re che non firmò lo stato d’assedio richiestogli dal primo ministro per fermare la Marcia su Roma, ed anzi fu complice in larghi settori dei suoi funzionari dell’organizzazione e dell’armamento fascisti e della distruzione dei poteri elettivi locali.

Dopo il 1922, fu un Parlamento ancora largamente a-fascista a conferire poteri ai fascisti, a permettere i loro trucchi elettorali, furono partiti ed esponenti a-fascisti (liberali, cattolici, ecc.) a confluire nei “listoni” coi fascisti, fu il re a controfirmare tutti gli atti più nefandi del fascismo, dalle leggi straordinarie all’aggressione all’Etiopia, dalle leggi razziali alla entrata in guerra nel 1940, ecc. .

Il partito nazista in Germania

Il partito nazista (anche in questo caso inizialmente non guidato da Hitler) faceva anch’esso originariamente parte della pletora di gruppetti e organizzazioni politico-militari nazionaliste di destra nate dopo la sconfitta nel 1918 dell’Impero tedesco ed il sorgere della repubblica di Weimar; quelle organizzazioni fiorirono non solo per la spinta di forti gruppi di ufficiali e reduci, di settori dell’oligarchia militarista, di sostenitori nel mondo industriale, di propagandisti nel mondo della stampa e perfino dell’Università, di circoli esoterici e sette dai deliri razzisti ma soprattutto perché  non vennero mai davvero combattuti, ostacolati dalle forze “democratiche” al potere.

Furono i Socialdemocratici i primi ad usare le milizie di estrema destra (Freikorps) per reprimere le rivolte comuniste in Baviera e a Berlino e i movimenti anarchici, facendo anche trucidare i leaders comunisti Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg, e furono i governi liberali tedeschi a voler usare i nazisti (ma anche altri raggruppamenti politico-militari di estrema destra nazionalista come lo Stahlhelm) come strumento antimarxista, a consentire il diffondersi (già ben radicato in Germania dalla fine dell’800) dell’antisemitismo viscerale, a sviluppare politiche sociali contro gli interessi delle classi subalterne che alienarono il supporto delle stesse al regime parlamentare, a comminare pene detentive ridicole ad Hitler ed ai suoi camerati che pure avevano tentato un colpo di Stato a Monaco.

Le divisioni tra socialisti e comunisti

Furono le divisioni settarie fra i due maggiori partiti delle classi lavoratrici (Socialdemocratici e Comunisti) a favorire l’ascesa di un nazismo che pescava nella disperazione di quelle classi dopo le drammatiche conseguenze in Germania della crisi del 1929 iniziata negli USA e fu la convergenza “tattica” fra i coti del PC tedesco e del partito nazista nel parlamento prussiano a portare alle elezioni anticipate del 1932 che videro l’affermazione (anche se non maggioritaria) dei nazisti, che raccolsero fra l’altro 1 milione di voti da elettori ex-socialdemocratici ed altrettanti da elettori ex-comunisti.

Anche in Germania, un nazismo che riprendeva largamente modelli del fascismo italiano (germanizzandoli), non andò al potere con una presunta “rivoluzione” (come fascisti e nazisti raccontarono a posteriori) ma su invito del Presidente della repubblica e formando inizialmente un governo di coalizione coi maggiori partiti conservatori e centristi e fu quel Parlamento (da cui erano stati estirpati i comunisti dopo l’incendio del Reichstag ad essi falsamente attribuito) a votare i pieni poteri ad Hitler. Un Hitler appoggiato da grandi industriali USA (fra cui Ford), da importanti settori delle classi dirigenti inglesi (compreso re Edoardo e la sua Wally Simpson), ammirato da Churchill e da Daladier e che perfino durante la guerra continuò a fare affari con la IBM (che fornì i calcolatori meccanici per le SS), la Ford, la Lokheed, la CocaCola (che inventò la Fanta per aggirare l’embargo), ecc. .

Il dittatore Franco in Spagna

Franco non vinse la guerra di Spagna: la vittoria gli venne regalata innanzi tutto dal rifiuto delle potenze “democratiche” (prima di tutto Francia e Gran Bretagna) di appoggiare il legittimo governo repubblicano spagnolo contro i generali golpisti (la Gran Bretagna segretamente aiutò perfino il trasferimento di forze militari golpiste, perché più interessata a proteggere i privilegi delle sue imprese minerarie che la democrazia), poi dall’appoggio determinante di Hitler e Mussolini in armi e uomini e mezzi, nonché dalle feroci divisioni (e da concreti tradimenti) in campo repubblicano, non solo quella tanto citata fra comunisti ed anarchici ma quella stessa fra le forze di governo e tra correnti del Partito Socialista.

Il golpe dei colonnelli in Grecia

Il golpe dei “colonnelli” in Grecia anticipò di pochissimo tempo un golpe progettato direttamente dal re, a riprova che in entrambi i casi si trattava di instaurare in forme diverse (più feroci ed esplicite quelle che si realizzarono attraverso una vera dittatura, più soft quelle del progetto del re) un dominio antidemocratico sulla società che in nome dei supremi interessi NATO schiacciasse ogni velleità di crescita democratica incarnata dal PASOK (un partito tutto sommato socialdemocratico falsamente accusato di essere “strumento della Russia e dei comunisti”) e in misura minore da forze effettivamente radicali di sinistra (comunisti, anarchici, ecc.); anche in questo caso i fattori di vittoria fascista più dei cingoli dei tanks (che non si sarebbero mossi senza quei fattori) furono l’appoggio esplicito USA che arrivò al punto di curare regia e logistica del golpe militare, il ruolo della monarchia, delle caste degli ufficiali, del padronato più retrivo ma anche le divisioni a sinistra e la convinzione delle forze conservatrici greche che il fascismo fosse il “male minore” rispetto al rischio di una apertura democratica (con possibile sbocco repubblicano) che quelle forze classificavano apertamente come “bolscevica” e che era vista come catastrofe in ambito NATO!

Il colpo di stato di Pinochet in Cile

Pinochet non ebbe successo nel golpe contro il legittimo Presidente Allende grazie alla reale forza autonoma dei golpisti ma lo ebbe grazie all’appoggio determinante degli USA, grazie all’atteggiamento ambiguo della DC cilena, grazie alle divisioni nel campo di Unidad Popular e grazie alla ingenua convinzione dello stesso Allende che costui fosse un generale leale e non un fellone al servizio della CIA e del padronato cileno più retrivo.

Per riassumere, sono 5 i fattori che spianano la strada alla vittoria dei fascismi: 1) l’appoggio di settori rilevanti dell’apparato statuale nazionale e di soggetti stranieri; 2) la scelta delle forze conservatrici di usare il fascismo per disarticolare le lotte popolari; 3) la non corrispondenza nella politica di partiti che si autodefiniscono “socialisti”, “antifascisti”, “progressisti” tra  tale auto definizione e politiche che in effetti non si discostano in campo sociale e delle scelte internazionali da quelle delle destre, con cui spesso le condividono al governo assieme; 4) la divisione delle forze di sinistra e spesso la loro frantumazione anche a seguito del punto precedente; 5) il disincanto delle masse popolari che si traduce in astensionismo o perfino in riflusso elettorale sui partiti di destra. Questa non è una ipotesi, ma una realtà storica, che trova conferma in contesti diversi fra loro ma che hanno costanti evidenti: come diceva Gramsci, purtroppo però “la Storia è una grande insegnante ma ha pessimi allievi”.

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