“Le domande inutili”: storie di luci e di ombre.



«Spesso accade che ciò che ci fa stare male venga chiuso in un cassetto nel cuore, ben chiuso. Questo ci permette di andare avanti nonostante tutto, ma se arrivi ad aprirlo quello stato d’animo, quell’angoscia che avevi ricacciato dentro a fatica ti esplode dentro, si ripresenta feroce al tuo cuore, alla tua mente, ai tuoi sensi, intatta e cruda. Poi per richiudere il cassetto serve uno sforzo che fa soffrire come una lama affilata che ti dilania, uno sforzo che non sempre si riesce a compiere»: sono parole contenute nel racconto “Delisio”, una delle diciotto, intense storie narrate nell’opera “Le domande inutili” di Marzia Santella, in cui si possono trovare anche diciotto componimenti tra emozionanti poesie e ironiche filastrocche.

La storia raccontata in “Delisio” è insolita e crudele, proprio come il suo protagonista, un uomo duro e solitario, che però un giorno incontra una donna e tutto sembra cambiare. Delisio si innamora di Ortensia ma il loro rapporto da passionale si trasforma col tempo in co-dipendenza e infine in ossessione: l’esito è drammatico, addirittura macabro. Delisio e Ortensia sono un ottimo esempio del tipo di personaggi che si incontrano nei racconti di Marzia Santella, un’autrice interessata a penetrare nelle false apparenze e a restituire la verità nuda e cruda, senza edulcorarla e trattandola spesso con una pungente ironia.

Colpisce inoltre la stranezza dei nomi utilizzati dall’autrice nei suoi racconti: non solo Delisio e Ortensia ma anche Romedio, Arcadio, Serafina, Zelia; tutti loro sono rinchiusi in un microcosmo soffocante, in cui ci vuole tutta la forza di cui sono capaci per prendere una boccata d’aria che li salvi dall’asfissia. Sembra che il mondo dipinto dall’autrice sia contraddistinto solo da colori spenti, dolorosi, chiaroscurali: le storie che narra sono l’equivalente di queste tinte e non hanno quasi mai un lieto fine; solo una volta, per gentile concessione, si può partecipare a una parvenza di felicità ma è solo un sadico esperimento di Marzia Santella, un modo per farci comprendere come a volte ci inganniamo volontariamente per non vedere la dura realtà.

L’autrice presenta dei racconti amari ma non per questo deprimenti: sono in fondo lo specchio dei nostri tempi, forse portati all’eccesso ma comunque più veritieri di tante storie fabbricate ad arte per creare illusioni. Marzia Santella ha le idee molto chiare sul tipo di emozioni che vuole suscitare; sa bene che il mondo a volte è oscuro ma è consapevole che ci sono anche momenti di abbagliante luce, che possiamo apprezzare solo quando abbiamo sperimentato le tenebre.

BIOGRAFIA DELL’AUTRICE. Marzia Santella (Adria, 1969) è laureata in Scienze Politiche all’Università degli Studi di Bologna; è scrittrice, giornalista pubblicista e imprenditrice. Ha pubblicato tre romanzi: “La Canaglia” (Editing Edizioni, 2008), “Fino alla Fine” (Gruppo Albatros Il Filo, 2011) e “Una vacanza studio in Inghilterra” (EA Edizioni, 2019). Si è dedicata anche ai racconti: nel 2018 ha pubblicato per Mediagraf Edizioni “Marzia con gli Stivali ed altri racconti”, la prima raccolta di storie autobiografiche permeate dalla comicità, e nel 2020 “Ostentata Bontà”, la sua prima raccolta di racconti noir arricchiti da una sottile vena ironica. Collabora costantemente con il quotidiano “la Voce di Rovigo” dal 2010.


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