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“L’educazione”di Tara Westover – l’homeschooling prima di Lucia (Azz!)

HOMESCHOOLING PER NEOFITI

Noi, miseri genitori 2.0, che da sempre ci barcameniamo tra lavoro full time per entrambe le parti e lavoro domestico sbilanciato da una parte, babysitter pretenziose, nonni senza pensione, corse tra i corsi di sport e cene rigorosamente nutrienti scaldate nel microonde, in tempi di COVID ci siamo ritrovati ad affrontare una nuova, grande quanto misteriosa sfida : quella della didattica a distanza.

Se a noi, umili italiani ed europei in genere, il concetto di homeschooling è parso alquanto astratto (e detto molto apertamente, in concomitanza con un altro splendido concetto, quello di smart working, ci ha pure fatto un pò girare gli zebedei) quello che forse sfugge ai più è che la “scuola fuori dalla scuola“ in alcune comunità, ed in particolare in alcune zone remote degli Stati Uniti, è una pratica comune ed abituale.

TARA, AUTODIDATTA TRA DUE MONDI

Tara Westover, classe 1986, ci porta con il suo pluripremiato libro biografia “l’educazione” nell’America che non conosciamo e che forse non vorremmo conoscere; lontano dalle spiagge di LA e dagli scintillii di New York, in una sperduta comunità dell’Idaho dove l’educazione è rigorosamente casalinga, le disparità di genere evidenti, le violenze, anche tra membri della stessa famiglia, sono all’ordine del giorno.

Tara ed i suoi fratelli non possono frequentare la scuola, perchè, a detta di suo padre, i figli non meritano le lavate di capo e l’omologazione dello stato padrone e assassino (complice la vicenda della famiglia Weaver, sulla quale consiglio una rapida sbriciata su Wikipedia). E fin qui tutto ancora abbastanza bene, se non fosse che la famiglia di Tara si dimostra fin da subito generalmente poco incline a qualunque tipo di educazione destinata ai figli, se non quella appresa direttamente sul campo, aiutando il padre a raccattare lamiere in discarica o la madre nel suo lavoro di ostetrica non qualificata (ed in entrambi i casi assisteremo ad inevitabili quanto crudi incidenti di percorso)

Tara capisce presto che l’unico modo per sfuggire al vortice di chiusura, violenza e pazzia che contraddistinguono l’ambiente in cui è nata è quello di “educarsi” da autodidatta ; comincia forsennatamente a leggere, prendendo libri in prestito dal fratello maggiore (anche lui outsider, si staccherà presto da casa, creando di fato una scissione con gli altri membri della famiglia).

L’educazione e la determinazione la porteranno fino all’università, momento in cui forse assistiamo ai passaggi più interessanti del libro, quelli in cui ciò che Tara è stata e quello che vorrebbe diventare entrano in conflitto. La protagonista si trova schiacciata da un potente dualismo difficilissimo da conciliare e che ci lascia pagina dopo pagina con il fiato sospeso, chiedendoci quale parte del cuore vincerà, se quella ancora legata alla sua famiglia e alle sue radici, oppure quella delle nuove aperture al mondo, della scoperta e dell’apprendimento.

L’EDUCAZIONE NON E’ UGUALE PER TUTTI

Il romanzo mi ha fatto molto riflettere sul fatto che di fatto non esista una forma di educazione univoca ed universale. L’individuo che la nostra società generalmente identifica appunto come “colto” od “educato” non è difatti esclusivamente il frutto di un mero percorso scolastico nei migliori istituiti “British school” con signorine Rottenmaier al seguito, ma piuttosto il risultato di una serie di stimoli ricevuti dall’ambiente circostante, siano essi negativi o positivi, e della volontà dell’individuo nell’interpretare e reagire a tali stimoli.

Cara ministra, Azz! la avverto quindi che anche da questa generazione, che sta crescendo osservando prof e compagni sullo schermo di un PC , ed in classe legge più regolamenti anti COVID che testi scolastici, possiamo assolutamente aspettarci grandi , grandissime cose!

Profilo Autore

Bulbilla
Bulbilla
Nata all’ombra della torre Eiffel, nutre da sempre il suo corpo con indicibili quantità di lasagne bolognesi, pierogi polacchi e canenderli altoatesini.
Di dieta ben più variegata gode invece la sua anima, che spazia dal fantasy allo storico, dalla saga familiare al diario di viaggio, senza disdegnare l’annuale uscita del catalogo Ikea.
Quando non mangia o legge, cresce la sua prole tra le alpi sudtirolesi a suon di “sitz”, “platz” e “amore di mammà”

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