L’Europa in camicia nera. L’estrema destra dagli anni 90 a oggi

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L'Europa in camicia nera

Date le modifiche cui è andato incontro il concetto di destra nel mondo e nella storia, anche quello di estrema destra è cambiato più volte. Ne L’Europa in camicia nera lo storico Elia Rosati prova a delineare come si siano evolute, trasformate o riorganizzate le destre radicali europeo-occidentali dagli anni Novanta a oggi. (Fonte meltemieditore.it)

L’autore

Elia Rosati svolge attività didattica e di ricerca presso la facoltà di Scienze Politiche e il Dipartimenti di Studi Storici dell’Università di Milano. Si occupa di neofascismo italiano ed europeo-occidentale collaborando con giornali, riviste scientifiche e media indipendenti.

Il libro

Lo storico Elia Rosati ha curato in maniera attenta e scrupolosa da ricercatore questa ricerca sull’evoluzione delle destre. Nonostante ciò il libro risulta privo di pedanteria e si incardina perfettamente con l’attualità europea. Ne scaturisce uno strumento utile a spiegarsi, ma anche in qualche modo a prevenire, le molte domande che spesso ci poniamo di fronte alle destra. È un lavoro molto attento a privare le ”destre” dalle categorizzazioni, spesso funzionali alla loro crescita. Una lettura d’insieme delle varie realtà europee (Spagna, Portogallo, Grecia e Germania), con le dovute precisazioni e differenziazioni storiche, ci permette di collegare i punti di un mutualismo nero (almeno ideologico) che pur non essendo mai sopito ha ritrovato nuovi canali di espressione.

Italia si, Italia no

Già nell’introduzione l’autore ci anticipa che non tratterà direttamente le evoluzioni della destra in Italia e Francia. Purtuttavia gli estremismi destrorsi di queste nazioni emergono sempre nelle vicende dei paesi trattati. Ed è inevitabile, tanto più all’alba della preannunciata vittoria elettorale italiana, degli eredi più o meno edulcorati del MSI, non notare i punti continui di contatto e le somiglianze storiche con le destre europee. In particolare nel post guerra fredda.

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Sincretismo

Il lavoro di Rosati spiega bene, dal mio punto di vista, le ragioni culturali che hanno portato alla legittimazione delle destre. L’assenza e il ritardo delle sinistre istituzionali nell’interpretare i fenomeni connessi alla globalizzazione neoliberista hanno aperto il campo a ”quel rifugio di tutti gli eretici, quella chiesa di tutte le eresie che e il fascismo” come diceva Mussolini. Le sinistre istituzionali, serve del loro vizio di forma, hanno accettato la disgregazione di classe compromettendosi anche culturalmente con il capitalismo. Lavoratorə, sfruttatə e oppressə non sono scomparsə ma non hanno più avuto punti di riferimento di massa. La destra europea è stata prontissima a fingere di interessarsi alle loro istanze e incanalare le loro paure indirizzandole contro chi è ugualmente vittima delle stesse tare del sistema. Immigrati soprattutto e chiunque avanzi la pretesa di un mondo piú civile. Un mondo necessariamente non ”tradizionale” e sicuramente ”non patriarcale”.

Minculpop europeo?

In tutte le realtà trattate si assiste a un subdolo cambio di abito del mostro. Se per ”la generazione preparata era venuto il momento di negare le falsità, le fedi fatte di abitudine e paura i miti della patria e dell’eroe”, negli ultimi 30 anni si è assistiti esattamente al contrario. Mitopoiesi infarcita di negazionismo e avallata dalle autorità mediatiche asservite al potere. Casapound, Lega Nord, AFD, Alba Dorata etc. hanno potuto rialzare la testa (per citare un recentissimo discorso di Giorgia Meloni) inserendosi nel dibattito pubblico. Lo hanno fatto sfruttando e additando come nemici le istituzioni che in realta sono da sempre le loro migliori alleate (Unione Europea per esempio). Le risposte sono sempre quelle delle ”vecchie maniere” ma le domande delle persone che vengono plagiate dai nuovi fascisti sono giuste. È compito della cultura libertaria, che ha il vantaggio di non essere dogmatica o affetta da tifoserie irrazionali, intercettare queste paure e riportarle nell’alveo dell’unica possibile verità; che non ci sono poteri buoni.

Postfazione

In tal senso è interessante anche la postfazione di Guido Caldiron che riprende una fattuale e storica verità:

“Perciò, quello che simili posizioni prefigurano non è tanto “la restaurazione di qualcosa che e già stato, ma la distruzione di ciò che già c’è e che, come tale, avrebbe totalmente fallito: la democrazia”

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