Libri per l’infanzia: 5 romanzi classici da non perdere 

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Senza le favole… 

Che cosa siamo senza le favole? Un guscio vuoto, perso nella sua completa solitudine.  

Da sempre, persino prima dell’avvento della scrittura, si era soliti raccontare, narrare leggende, storie, che venivano trasformate in fiabe, favole, leggende. Per insegnare, per divertire, per spaventare, per intrattenere come facevano i Trovatori presso le corti feudali o più semplicemente per trascorrere lunghi pomeriggi invernali attorno al cammino, con delle dolci castagne, o al termine delle serate estive quando la brezza leggera accompagnava il canto dei grilli, l’odore del fieno tagliato e i fili di erba erano illuminati da stelle in terra: le lucciole.  

Differenza tra favola e fiaba e leggenda  

La favola è un genere letterario con una narrazione breve e composto in prosa o in versi. I protagonisti assoluti sono gli animali che interagiscono tra di loro. Il compito sottile delle favole è fornire al lettore una morale. Nell’antica Grecia la più famosa voce narrante delle favole era senz’altro Esopo, mentre nell’antica Roma, Fedro.  

Il termina favola deriva dal termine latino “fabula” derivante a sua volta dal verbo “for, faris, fatus sum, fari” = dire, raccontare. Il termine latino «fabula» indicava, in origine, una narrazione di fatti inventati, spesso di natura leggendaria e/o mitica (fonte Wikipedia). 

È pur vero che tutte le leggende attingono dalla realtà, fatti avvenuti e nel corso del tempo e della narrazione, la voce narrante aggiunge dettagli forniti dalla sua fantasia, dal suo inconscio e così, ad esempio, una sindrome rara caratterizzata da una squilibrata crescita di capelli su tutto il corpo, senza escludere il viso e che si può presentare alla nascita o nel corso della vita, fa di quel soggetto un lupo mannaro.  

La fiaba è una narrazione di origine popolare, la durata del racconto varia, tuttavia non è né troppo lungo, né troppo corto. I personaggi sono fantastici, così streghe, draghi e chimere interagiscono con le persone che popolano un mondo, magico o presumibilmente, reale. Anche in questo caso vi è nascosta una morale.  

Il mondo incantato di Bruno Bettelheim  

Bettelheim è stato uno psicologo infantile, nel suo libro “Il mondo incantato -Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe” ci spiega quanto sia importante questo genere letterario per lo sviluppo del bambino e scrive così: 

Perché una storia riesca realmente a catturare l’attenzione del bambino, deve divertirlo e suscitare la sua curiosità. Ma per poter arricchirne la vita, deve stimolare la sua immaginazione, aiutarla a sviluppare il suo intelletto e chiarire le sue emozioni, armonizzarsi con le sue ansie e aspirazioni, riconoscere appieno le sue difficoltà, e nel contempo suggerire soluzioni ai problemi che lo turbano. […] Applicando il modello psicoanalitico della personalità umana, le fiabe recano importanti messaggi alla mente conscia, preconscio e subconscia, a qualunque livello ciascuna di esse sia funzionante in quel momento. Queste storie si occupano di problemi umani universali, soprattutto di quelli che preoccupano la mente del bambino, e quindi parlano al suo Io in boccio e ne incoraggiano lo sviluppo, placando nel contempo le pressioni consce e preconoscenze. Le storie, nel loro svolgimento ammettono a livello coscio e manifestano le pressioni dell’Es, e indicano dei modi per disfare quelle che sono in accordo con le esigenze dell'Io e del Super-io. 

L’importanza della lettura  

La lettura migliora le competenze linguistiche, l’eloquio, la comprensione e la logica, arricchisce il vocabolario, stimola la curiosità. La lettura riduce lo stress, crea la possibilità di avere molti amici ridimensionando la solitudine, fa viaggiare pur stando a casa. Si può leggere in solitudine senza mai stare soli, leggere in compagnia attuando una lettura condivisa con i libri cartacei o con i device, ma l’utilizzo di quest’ultimi implica sempre la presenza di un caregiver.  

“Leggere, scrivere e far di conto, pur essendo fondamentali nella società moderna, sono molto recenti sul piano filogenetico. Si tratta di abilità complesse per la cui messa in atto sono necessari vari tipi di funzioni cognitive solo in parte legate al linguaggio. È  infatti evidente che l’alterazione della percezione cognizione spaziale possono comportare problemi in ciascuna delle tre funzioni considerate” (Aglioti, S.M. et al., 2006, Neuropsicologia del linguaggio, Edizioni Il Mulino).  

“La scrittura è un’abilità complessa, perché non solo richiede la capacità di organizzare in sequenza una serie di movimenti fini ma anche interazione tra controllo motorio, integrazione viso- spaziale e cinestetica e il sistema neurofunzionale del linguaggio. Per acquisire una scrittura veloce e sicura occorrono lunghi periodi di pratica. Le abilità di scrittura possono essere compromesse in persone con lesioni cerebrali” (Aglioti, S.M. et al., 2006, Neuropsicologia del linguaggio, Edizioni Il Mulino).  

Cinque classici da leggere  

In questa era digitale che ha cambiato il nostro modo di vivere è necessario leggere i classici per poter scoprire come era diversa la vita, le identità delle persone, guardando il grande mosaico dell’esistenza umana attraverso emozioni forti quali il dolore, l’amore, sentimenti come la lealtà e la fiducia.    

Il mago di Oz  di L. Frank Baum  

La storia racconta le avventure della bambina Dorothy che vive con i suoi zii e il suo cagnolino Totò, dopo che un terribile tornado che si è abbattuto nella loro casa nel Kansas, portando Dorothy e il suo cagnolino nel Paese di Oz. Qui incontra degli amici particolari e rari con cui affronta un viaggio unico. 

Lewin, psicologo sociale (1890-1947) avrebbe descritto il piccolo gruppo di amici di cui Dorothy è la leadership, un gruppo come una totalità dinamica: le relazioni del gruppo ne influenzano lo sviluppo e la condotta.  

Dorothy: «Ma allora sei stato tu a parlare».  

Lo Spaventapasseri: «È questo il mio guaio, non posso mai decidere, io non ho il cervello, solo paia.» 

Dorothy: «E come fai a parlare se non hai il cervello?» 

Lo Spaventapasseri «Ah, non ne ho idea! Ma c’è un mucchio di gente senza il cervello che chiacchiera sempre, non trovi?» ( Dal film Il mago di Oz 1939). 

  • Testo consigliato: Robert Sabuda – IL MERAVIGLIOSO MAGO DI OZ – Libro POP-UP Mondadori; altro testo: Il mago di Oz Mursia Editore, Linea Beccogiallo  
  • Consigliata la visione del film del 1939, diretto da Victor Fleming.    

Il piccolo principe di Antoine de Saint-Exupéry 

Racconta delle avventure del giovane principe che vive sul piccolissimo asteroide B612 che un giorno decide intraprendere un viaggio alla ricerca di amicizia e comprensione. Visita diversi pianeti abitati da personaggi singolari rari, per poi arrivare al pianeta Terra. Qui, comprende l’importanza di creare legami. Il piccolo principe, può ben rappresentare la teoria dell’attaccamento di Bowlby psicologo (1907-1990) che si focalizzò sugli aspetti che caratterizzano il legame madre-bambino e quelli legati alla realizzazione dei legami affettivi.  

Tratto da Il piccolo principe – e l’incontro con la Volpe –:  

La Volpe: «Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercati le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercati di amici, gli uomini non hanno più amici. Ma se mi addomestichi, avremo bisogno l’uno dell’altra. Per me tu sarai unico al mondo. Per te io sarò unica al mondo… Non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi». 

  • Testo consigliato: Il Piccolo Principe. Il grande libro pop-up, versione integrale, Ediz. a colori Copertina rigida – Pop up, 15 settembre 2021 di Antoine de Saint-Exupéry (Autore), Nini Bompiani Bregoli (Traduttore); altro testo: Il Piccolo Principe. Ediz. italiana e francese integrali e illustrate. Con Segnalibro di Antoine de Saint-Exupéry Editore: Crescere Collana: La biblioteca dei ragazzi A cura di: F. Romanini , N. Trecci.  
  • Consigliata la visione del film d’animazione del 2015  diretto da Mark Osborne – regista e sceneggiatore di Kung Fu Panda –.  

Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll 

Racconta di una bambina con il nome di Alice che sta leggendo nel giardino di casa ma si annoia, fin quando un coniglio bianco attira la sua attenzione. Segue il Bianconiglio che la porta in uno strano mondo popolato da creature antropomorfe, rare e uniche.  

La storia, molto particolare e insolita per l’epoca, è densa di enigmi e giochi di comprensione, in quanto l’autore vantava una formazione da matematico.  

Lewis Carroll mentre descrive la scena in cui il Re e la Regina di Cuori decidono di tagliare la testa al Gatto di Cheshire (poiché lo ritenevano impertinente) di cui era comparsa solo la testa senza il corpo, fa usare al personaggio principale e cioè Alice, un proverbio inglese: “ A cat may look at a King”, che sta a indicare che ci sono azioni che anche un inferiore può compiere in presenza di un superiore. Il gatto in questo caso si rifiuta di baciare la mano al re, fissandolo. La regina non aveva altro modo di risolvere i problemi se non tagliare le teste (Carroll, L. 2009). La storia di Alice nel paese delle meraviglie può rappresentare una resistenza al conformismo e all’obbedienza. Gli esperimenti sull’obbedienza condotti da Milgram, – psicologo 1933-1984 – descrivono un tipo di conformismo che coinvolge il comportamento e la condotta. 

Gatto di Cheshire: «Dipende soprattutto da dove vuoi andare».  

Alice: «Non m’importa molto». 

Gatto di Cheshire: «Allora non importa che strada prendi». 

  • Consigliata la visione sia del film di animazione del 1951 diretto da Clyde Geronimi, Hamilton Luske e Wilfred Jackson, prodotto da Walt Disney Production e Alice in Wonderland, film del 2010 diretto e co-prodotto da Tim Burton. 

Pinocchio di Carlo Collodi  

Il testo narra delle vicissitudini, le esperienze tragicomiche di un burattino di legno intagliato dal falegname Geppetto e animato dal desiderio dello stesso, esaudito dalla fata dai capelli Turchini. Il comportamento di Pinocchio, è opinabile. Burattino ingenuo e tendenzialmente buono, che però si fa trasportare  dalle cattive compagnie.  

Secondo la psicologia di Personalità il comportamento è interamente determinato dalle caratteristiche individuali delle persone, in maniera relativamente stabile e coerente nelle diverse situazioni (Ekehammar, 1974; Magnusson, Endler, 1977; Magnusson, Stattin, 1998). […] Il comportamento è  considerato il risultato di “un processo continuo di feedback multidirezionali tra l’individuo e la situazione che incontra”, e la persona è concepita come un “agente attivo in questo processo di interazione” (Magnusson, Endler, 1977, p.4) […]  È dunque possibile immaginare l’esistenza di un. “sistema organismo-ambiente” che funziona come una totalità (Magnusson, Stattin, 1998,  p. 698) (Caprara, Cervone, «a cura di», 2021, Personalità, Raffaello Cortina Editore).  

Pinocchio: «Fra i mestieri del mondo non ce n’è che uno solo che veramente mi vada a genio». 

Il Grillo Parlante: «E questo mestiere sarebbe?» 

Pinocchio: «Quello di mangiare, bere, dormire, divertirmi e fare dalla mattina alla sera il vagabondo». 

Il Grillo Parlante: «Tutti quelli che fanno codesto mestiere finiscono quasi sempre all’ospedale o in prigione». 

Pinocchio: «Bada, Grillaccio del malaugurio… se mi monta la bizza, guai a te!» 

Il Grillo Parlante: «Povero Pinocchio, mi fai proprio compassione».  

Pinocchio: «Perché ti faccio compassione?» 

Il Grillo Parlante: «Perché sei un burattino e, quel che è peggio, perché hai la testa di legno». 

A queste ultime parole, Pinocchio saltò su tutto infuriato e, preso sul banco un martello di legno, lo scagliò contro Il Grillo Parlante. Forse non credeva nemmeno di colpirlo; ma disgraziatamente lo colse per l’appunto sul capo, tanto che il Grillo ebbe appena il fiato di fare cri-cri-cri, e poi rimase lì stecchito e appiccicato alla parete.  

Pinocchio ha ucciso la sua coscienza?  

  • Consigliata la visione dello sceneggiato televisivo, diretto dal regista Luigi Comencini, (1972) che vede come attore protagonista Nino Manfredi e suddiviso in cinque puntate, per una durata totale di 280 minuti; consigliata la visione del Film di Guillermo del Toro, 2022. 

Un canto di Natale di Charles Dickens  

Narra della storia di un uomo d’affari di nome Scrooge molto avaro, burbero, asociale e che crede solo nel potere del denaro. Rifiuta il Natale, in quanto impersona – per lui – solamente il potere del consumismo da un lato, dall’altro l’amore e la gioia della convivenza, di fidarsi l’uno dell’altro, cose che pensa di odiare profondamente. Non vuole nessuno intorno a sé e scaccia tutti in malo modo. Attraverso un’avventura fantastica che implica dei viaggi: nel passato, nel presente e nel futuro, cambierà però la sua visione delle cose. 

Fin dalla nascita, un aspetto essenziale della condizione umana è costituito dalle relazioni interpersonali che l’individuo intesse con i membri della sua famiglia e con i suoi pari. […] I legami di attaccamento sembrano influenzare ampiamente lo sviluppo del concetto del sé, le esperienze affettive e gli orientamenti verso il mondo (Caprara, Cervone, «a cura di», 2021, Personalità, Raffaello Cortina Editore).  

In questa storia è importante risalire alle vicende dello scrittore per capire come è nato questo grande capolavoro della letteratura inglese. 

“Jack: “Tu riceverai la visita di tre spiriti”  

Scrooge: “Sono la Strada e la Speranza: ne farei cammino”  

Jack: “Attendi il primo domani al rintocco della prima ora”  

Scrooge: “Non potrei vederli insieme e non pensarci più, Jack?” 

  • Testo consigliato: Canto di Natale. Ediz. illustrata Copertina rigida – Illustrato, editore Rizzoli, 20 novembre 2013 di Charles Dickens (Autore), P. J. Lynch (Illustratore), Gianrico Carofiglio (Prefazione)  
  • Consigliata la visione: “A Christmas Carol” film d’animazione del 2009 scritto e diretto da Robert Zemeckis, adattamento cinematografico del racconto Canto di Natale di Charles; Consigliata la visione: Dickens – L’uomo che inventò il Natale un film del 2017 diretto da Bharat Nalluri 

“Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso” Daniel Pennac 

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Dott.ssa in Discipline Psicosociali. Illustratrice, autrice di libri per bambini e fantasy, racconti, poesie, romanzi. Finalista 2017 del concorso Fiction e Comics, de Ilmiolibro, Gruppo Editoriale l’Espresso con il libro “C’Era Una Volta”. Libri pubblicati sullo stesso sito, Desideri Cristina ilmiolibro.it. Vincitrice del Secondo premio Internazionale di Poesia e Narrativa, Firenze Capitale D’Europa con “La bambola di Giada”. Racconti e favole sono stati inseriti in raccolte antologiche in quanto vincitori di concorsi, quali “Parole d’Italia, Racconti brevi di vecchi e nuovi italiani” indetto dalla Regione Lazio, la favola “Le stelle” selezionata dalla Scuola Holden per DryNites. Vincitrice di svariati concorsi letterari. Ha collaborato con la Montegrappa Edizioni e, per la stessa, ha ideato e curato sette concorsi letterari. Ha illustrato il libro “Sogni e Favole” del romanziere Giuseppe Carlo Delli Santi. Con la Pav Edizioni ha pubblicato il romanzo per la collana psicologica-thriller "La collezionista di vite”. Per la Pav Edizioni e in collaborazione con Gabriella Picerno, psicologa e scrittrice cura le collana 1000 Abbracci. Per la GD Edizioni è co-direttrice (insieme a Gabriella Picerno) della collana pedagogica “Il filo di Arianna”. Cura i concorsi letterari “La Botteguccia delle Favole”, “Lo Zaino Raccontastorie”. Autrice per il blog “Il Mago di Oz”.

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