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“L’occhio della farfalla“ di Costanza Savini

L’occhio della farfalla di Costanza Savini È stata la mia prima lettura di questo mese di aprile: essendo oggi soltanto il 4, si capisce bene che l’ho quasi divorato. Intrigante e misterioso ma al contempo anche tenero e struggente, è stata una lettura più che piacevole. L’autrice è stata molto brava nel dosare gli elementi di realismo storico riguardanti la guerra con l’innocenza e la crescita dei ragazzi protagonisti, in una campagna lombarda che spesso ha in sé qualcosa di magico…

Costanza Savini – l’autrice

Nata a Bologna nel 1970, dopo la laurea in Giurisprudenza, si forma presso l’Istituto di Psicologia Somatorelazionale IPSO di Milano. Oggi tiene nelle scuole corsi di scrittura creativa. Ha pubblicato romanzi e racconti prevalentemente dedicati al filone del realismo magico, anche con grandi editori come Mursia e Sellerio. Sul suo sito web https://www.costanzasavini.it Si possono trovare tutti i suoi scritti e i suoi contributi, nonché il book trailer de L’occhio della farfalla.

L’occhio della farfalla – trama

In parte ispirato a una storia vera, il romanzo si svolge su due livelli: da una parte la guerra, con la sua violenza e la sua distruzione, dall’altra Villa Nicolis e la natura che la circonda, feconde di misteri da svelare e avventure.

La protagonista del romanzo è Nina, che in quegli anni (tra il 1943 e il 1945) da ragazza adolescente si trasforma in giovane donna. Con lei, sfollati anche loro sul lago di Garda, ci sono i cugini. Insieme, i ragazzi sfuggiranno a modo loro alla guerra e alla sua brutalità cercando di svelare i misteri dell’antica villa e della loro famiglia, a cominciare da quello dei due antenati preti: religiosi eppure scienziati appassionati, i due ecclesiastici fino alla loro morte hanno cercato una qualche correlazione tra l’occhio umano e i disegni delle ali delle farfalle.

Di tanto in tanto, però, la guerra arriva fin là; nei suoi ultimi spasmi prima della sua fine, riesce ad infliggere ancora qualche colpo di coda, doloroso e straziante. Nina e tutti gli altri abitanti di Villa Nicolis fanno ciascuno del proprio meglio per non farsi trascinare via, ognuno si aggrappa a quello che può: chi alla radio, chi ai libri, chi all’assenzio.

La fine del libro coinciderà con altre fini, non solo quella della guerra. Una corrispondenza perfetta che appaga del tutto il lettore e che non lascia niente a metà.

Il realismo magico del romanzo

Per quanto l’autrice sia stata molto brava nel rendere l’atmosfera di paura e di continua mancanza della guerra, non credo sia questa la sede più adatta per andare a ripercorrere i tratti salienti del Secondo Conflitto Mondiale. Trovo invece che sia molto più interessante fermarci ad analizzare i dettagli di realismo magico che, seppur non invadenti, costellano tutto il libro e contribuiscono a rendere la vicenda quasi onirica.

Primo tra tutti, la collina di Murlongo con il suo bosco misterioso. I cipressi che lo risalgono formano quasi un cerchio druidico, e nei dintorni si mormora che di notte delle donne a metà tra le streghe e le fate passeggino tra i suoi alberi, pronte a soffiare il loro alito incantatore su tutti gli incauti uomini che si trovino a passare di là. Una nebbia lattiginosa lo circonda durante le ore notturne e le ore dei crepuscoli, contribuendo ad accrescere il suo fascino irresistibile. Anche i ragazzi Nicolis, che pure sono cresciuti alla sua ombra, hanno un certo timore reverenziale nei suoi confronti.

Altro elemento più volte menzionato è quello delle ricerche esoteriche che sembrerebbero essere state svolte dal Terzo Reich, alla ricerca di qualsiasi tipo di vantaggio da poter sfruttare. In particolare, viene citata la città di Agarthi. Si tratterebbe di un regno leggendario che avrebbe sede nelle profondità della Terra; Hitler se ne interessò finanziando una ricerca con lo scopo di trovare la residenza dei progenitori della “razza-madre” dell’umanità.

Molti dei personaggi del libro, inoltre, sono al confine tra realismo e magia: la maga di La Bastia, che legge il futuro nelle lampadine; nonna Sofia, donna che alla sua morte si è lasciata dietro una strana clessidra e molti segreti; don Agostino, anche lui un religioso non convenzionale con la passione per le erbe; infine, naturalmente, i due fratelli preti Nicolis, che con le loro ricerche hanno cercato di svelare uno dei segreti para scientifici più vecchi…

Conclusioni

L’occhio della farfalla si è rivelata essere una lettura al di là delle mie aspettative. Mi sono ritrovata profondamente coinvolta nelle trame della storia e senza rendermene conto ero già all’ultima pagina. Volentieri mi procurerò anche Il lago in soffitta, romanzo precedente dell’autrice edito da Mursia dal quale L’occhio della farfalla ha tratto spunto e si è evoluto. Ringrazio di cuore Oligo Editore per avermi dato la possibilità di scoprire un’autrice nazionale davvero meritevole.

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