“Luci segrete” raccolta di haiku di Francesco De Girolamo

Ottima raccolta di haiku

Ci sono piccole  case editrici a pagamento che pubblicano quasi qualsiasi scritto e case editrici, ormai rare, che chiedono un contributo, sono selettive, indipendenti o semi-indipendenti e  pubblicano solo cose di qualità. Ma ci sono anche case editrici come “Il ramo e la foglia” (fondata dai letterati e artisti Giuliano Brenna e Roberto Maggiani), rarissime per la verità,  che sono indipendenti,  pubblicano libri di qualità non a pagamento, e questo libro ne è la dimostrazione lampante, il dato di fatto incontrovertibile. 

Luci segrete

Vi consiglio perciò questa raccolta di haiku, che si intitola “Luci segrete”, del poeta Francesco De Girolamo, che è corredata delle bellissime immagini di Laura Medei e dell’ottima postfazione di Carla De Bellis. Quali sono le luci segrete? Forse quelle del nostro animo, quelle che illuminano noi soltanto e di cui gli altri non sanno nulla. Oppure può significare altro. Forse ognuno può o addirittura deve intendersela a modo suo. A mio modesto avviso i leitmotiv della raccolta (e non le parole chiave) sono la luce, l’ombra, il silenzio, l’assenza (infatti la prima parte è intitolata “Fruscio d’assenza” e la seconda “Silenzi e ombre”).

La tradizione italiana dell’haiku

Innanzitutto il merito/talento dell’autore è quello di non snaturare la sua poesia né la tradizione dell’haiku: due rischi che si prendono in molti scrivendo questi componimenti, finendo per orientalizzare troppo la propria arte o per occidentalizzare troppo l’haiku. Invece De Girolamo adotta una forma mentis adeguata e equilibrata: rimane fedele alla tradizione italiana dell’haiku, rivisitando in modo moderno questo tipo di poesia giapponese.  Una piccola variante che il poeta ha apportato agli haiku è quella di non essere legato al kigo, trattando sempre di ogni sua “stagione interiore”. Non a caso ci sono anche molti haiku che possono avere più chiavi di lettura e poi alcuni che sono spiccatamente esistenziali, metafisici (“Se mi ricordi,/ non legare al mio volto/ silenzi e ombre”; “Domani è tardi:/ devi dirmelo ora/ se vuoi salvarmi”).  

La forma non descrittiva dell’haiku

Nelle sue note introduttive l’autore scrive: «Credo che scrivendo haiku si possano comporre perfettamente anche versi del tutto introspettivi, senza necessariamente proiettare il proprio pathos su elementi naturali e sulle loro mutazioni stagionali esteriori, senza nessun residuo manieristico descrittivo, pur nella sua valenza, spesso implicitamente metaforica». E prosegue: «Vorrei ricordare quanto ebbe a scrivere uno dei più grandi studiosi della cultura del Novecento, Roland Barthes, individuando in questa forma poetica l’estrema propensione a evitare il vizio dell’arte occidentale di trasformare “l’impressione” in descrizione: “L’haiku non descrive mai. La sua arte è anti-descrittiva, nella misura in cui ogni stadio della cosa è immediatamente, caparbiamente, vittoriosamente trasformato in una fragile essenza di apparizioni.” – da “L’impero dei segni” (Libro sul Giappone del 1970, pubblicato in Italia da Einaudi nel 1984)».

L’haiku in Italia

Ricordo per sommi capi che anche Margherita Guidacci, Sanguineti, Zanzotto, Zeichen, Mariella Bettarini hanno scritto haiku e che l’associazione “Cascina Macondo” ha istituito un premio letterario per questo genere poetico. Quindi De Girolamo è in buona compagnia.  Un’altra cosa del poeta che mi ha colpito favorevolmente è la capacità di incanalare e strutturare la sua poesia in una forma chiusa appartenente a un’altra cultura con estrema naturalezza e sapienza, dato che non c’è niente di artefatto, di costruito, di impostato.

Non è assolutamente semplice strutturare pensieri, sensazioni, immagini, tracce senza ingabbiare i propri versi. Detto in parole povere, questi versi, a scanso di equivoci, non risultano legati, ingessati. Da questi componimenti si nota subito che il poeta padroneggia la metrica e perciò è libero di scrivere, pur seguendo le regole, e non rimane schiavo come molti della forma chiusa e dei suoi automatismi poetici. Guénon voleva “restaurare la civiltà occidentale con l’aiuto dell’Oriente”; allora potremmo affermare senza enfasi né infingimenti che probabilmente De Girolamo ha voluto rinnovare la poesia italiana con l’aiuto degli haiku, senza mai cadere in orientalismi fuori luogo o di maniera, perché si nota al primo colpo d’occhio che la sua vena poetica è originale e autentica.

Haiku come alternativa alla poesia

Il poeta percorre una nuova strada: non più il sonetto, la terzina incatenata, l’ottava, gli endecasillabi, i settenari sciolti, non più i versi liberi di molti né la “metrica informale” della neoavanguardia e della poesia di ricerca, ma l’haiku, senza però mai “buscare ad Oriente” per sfizio, moda, superficialità, ricerca di novità a tutti i costi e fine a sé stessa. In questi haiku niente è artificioso, farraginoso, forzato. Tutto è naturale, leggiadro. Consiglio vivamente la lettura di questo libro a chi ne ha piene le scatole di mimesi, di straniamento, di ipertrofia dell’io, di rimozione dell’io lirico, del prevalere della poetica sulla poesia, di leziosismi, di virtuosismi, di preziosismi, di parole arcaiche e desuete, di metapoesia, di polemiche sterili, di lagne, sentimentalismi, retorica.

In questi versi troviamo invece raccoglimento, pace, serenità interiori. Troviamo armonia tra io e natura. Troviamo corrispondenze ed epifanie, che vengono (r)accolte genuinamente,  dopo che l’autore è rimasto in ascolto di sé e delle voci del mondo. E se questo fosse il modo giusto di relazionarsi? E se l’haiku fosse il mezzo giusto per riformulare i codici espressivi? Leggendo quest’opera mi sono chiesto se quel poco di oggettività e se il meglio del neo-lirismo,  la poesia italiana oggi non lo raggiungesse proprio con gli haiku. Io consiglio di dare prima una rapida scorsa e poi rileggerli più volte, gustarli a piccole dosi, a volte aprire il libro a caso e quindi assaporarne la grazia: non rimarrete mai delusi, a meno che uno non odi o non disprezzi  la forma dell’haiku o la vera poesia italiana.  

Biografia dell’autore

Francesco De Girolamo è nato a Taranto, ma vive da molti anni a Roma, dove, oltre che di poesia, si è occupato di teatro, avendo curato la regia di diversi spettacoli.

Ha pubblicato numerose raccolte poetiche, tra cui: Piccolo libro da guanciale (Dalia Editrice, 1990), con introduzione di Gabriella Sobrino; La radice e l’ala (Edizioni del Leone, 2000), con prefazione di Elio Pecora; Fruscio d’assenza – Haiku della quinta stagione – (Gazebo Verde, 2009); e Paradigma (LietoColle, 2010), con introduzione di Giorgio Linguaglossa.

È presente in diverse antologie poetiche, tra le quali: Calpestare l’oblio (Cento poeti italiani contro la minaccia incostituzionale, per la resistenza della memoria repubblicana, Argo, 2010), Quanti di poesia – Nelle forme la cifra nascosta di una scrittura straordinaria – a cura di Roberto Maggiani (Edizioni L’Arca Felice, 2011) e Haiku in Italia (Empiria, 2015).

Suoi articoli letterari sono stati pubblicati su riviste, blog e siti specializzati di poesia e critica.

Nel 1999 è stato scelto tra i rappresentanti della poesia italiana alla Fiera del libro di Gerusalemme.

Ha collaborato dal 1994 al 2000 con l’organizzazione di “Invito alla lettura a Castel Sant’Angelo”, a Roma. Nel 2007 è stato eletto Responsabile per il Lazio del Sindacato Nazionale Scrittori – European Writers’ Congress.

Si sono occupate criticamente della sua opera, tra le altre, le riviste: Poesia, Poiesis e Atelier.

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Nato nel 1972 a Pontedera. Laureato in psicologia. Collaboratore di testate giornalistiche online, blog culturali, riviste letterarie. Si muove tra il pensiero libertario di B.Russell, di Chomsky, le idee liberali di Popper ed è per un'etica laica. Soprattutto un libero pensatore indipendente e naturalmente apartitico. All'atto pratico disoccupato.

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