L’ultimo santo della casa delle muse: recensione del romanzo di Mariano Lorca

Un amore diviso tra passione e spiritualità, una storia disseminata di indizi e una verità che emerge soltanto nelle ultime pagine.

fotografia di Andrea ferrer su instagram @theandreaferrer

La notte in cui Ophelia decise di morire, il mondo che Martina Borgia credeva di stare costruendo insieme a quella donna scomparve davanti ai suoi occhi.
Quando però, un giorno, l’unico uomo che avesse mai pensato di amare le presentò Giulia Farnese, la curiosità riaccese la speranza di una nuova passione.

Ma Giulia non era una donna come tante. Sulla sua pelle riposavano ancora le impronte dell’uomo che negli ultimi anni era stato il suo amante: l’uomo che cercava quando le donne non erano oggetto del suo desiderio.
Era proprio lui, però, lo stesso uomo che Martina diceva di amare, che finora non aveva mai parlato all’una dell’altra: un uomo ormai consumato, un poeta stanco della metà dell’amore. Egli cercherà infine la redenzione il giorno in cui nella sua vita arriverà Eva, la sua donna primigenia, una promessa erotica e sentimentale capace di riportare alla sua piuma i più dolci pensieri, la sua ultima musa…

L’ultimo santo della casa delle muse – Una tragedia saffica di Mariano Lorca è un romanzo che, nelle sue prime pagine, può lasciare il lettore leggermente disorientato. Alcuni passaggi sembrano inizialmente difficili da collocare e determinati dettagli possono apparire quasi insignificanti. Ma è proprio proseguendo nella lettura che il quadro comincia lentamente a ricomporsi: ciò che sembrava oscuro acquista un nuovo significato e anche i capitoli iniziali vengono riletti sotto una luce completamente diversa. È un’opera intrigante e costruita con attenzione, capace di conquistare il lettore e, soprattutto, di mantenerlo nel dubbio fino alla fine. Lorca dissemina la narrazione di piccoli particolari, situazioni apparentemente marginali e dettagli che sembrano avere soltanto una funzione decorativa.

In realtà, nulla è lasciato davvero al caso: ogni elemento trova, prima o poi, il proprio posto all’interno della storia. Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più interessanti di questa recensione di L’ultimo santo della casa delle muse: il romanzo invita il lettore a non fermarsi alla superficie, perché dietro ciò che appare semplice può nascondersi qualcosa di molto più importante.

Mariano Lorca, autore e protagonista

Una delle caratteristiche più interessanti del romanzo è che Mariano Lorca non è soltanto l’autore dell’opera, ma anche il protagonista della vicenda.La sua vita, almeno in apparenza, potrebbe sembrare quella di un uomo di successo che ha trovato il proprio equilibrio. Mariano è socio di una piccola compagnia aerea in fase di espansione e pilota aerei per clienti privati. È proprio attraverso questo lavoro che entrerà in contatto con Eva, pseudonimo di una celebre cantante dei nostri giorni, con la quale sembrerà instaurare un rapporto di amicizia.

Ma dietro questa esistenza apparentemente libera e privilegiata si nasconde un mondo interiore molto più complesso. Nell’animo di Mariano convivono infatti due amori profondamente diversi: Giulia Farnese e Martina Borgia. Giulia rappresenta per lui un amore passionale, fisico, istintivo. È il desiderio, la dimensione corporale e travolgente dell’amore. Martina, invece, è la donna che lo accompagna nel percorso di cura: è una psicologa e, per Mariano, incarna una forma di amore più spirituale e profonda.

Due donne diverse, due modi differenti di amare e, soprattutto, due parti di quello che Mariano sembra aver sempre cercato.

Ma è davvero possibile amare due persone contemporaneamente? E cosa accade quando due forme di amore, apparentemente inconciliabili, finiscono per completarsi?

Un amore tra passione e spiritualità

È proprio attorno a questo interrogativo che prende forma una parte importante della vicenda. L’ultimo santo della casa delle muse non racconta soltanto una storia d’amore, ma mette in scena sentimenti differenti e il modo in cui possono entrare in conflitto tra loro. Mariano è un uomo che sembra voler vivere la propria esistenza al massimo, concedendosi piaceri, desideri ed esperienze senza porsi troppi limiti. Dietro questa libertà, però, si nasconde una fragilità molto più profonda. Il suo cuore sembra infatti essere rimasto ingabbiato in un amore malato, in un sentimento che, invece di liberarlo, finisce lentamente per condizionare ogni aspetto della sua vita. Ed è proprio qui che il romanzo riesce a giocare con il lettore.

Gli indizi nascosti nella storia

La storia sembra procedere con una certa serenità, ma lungo il percorso compaiono piccoli indizi che suggeriscono che qualcosa non sia realmente come appare. Sono segnali sottili, quasi impercettibili, disseminati nella narrazione con discrezione. Talmente sottili che spesso non ci rendiamo conto della loro importanza fino a quando non arriviamo alla conclusione.

Nulla è davvero casuale.

Ogni particolare che all’inizio può sembrare soltanto un elemento di contorno, una descrizione o una semplice decorazione narrativa, acquista progressivamente un peso maggiore. È come se l’autore costruisse davanti al lettore un puzzle, lasciandogli il compito di raccogliere lentamente i pezzi.

E quando finalmente tutto diventa chiaro, il significato di ciò che abbiamo letto cambia.

È questo uno degli elementi che rendono il libro particolarmente interessante: la storia non offre immediatamente tutte le risposte, ma costringe il lettore a proseguire, alimentando curiosità e dubbi.

Il punto di rottura

Ed ecco arrivare il vero misfatto: Mariano farà incontrare le due donne.

Quello che potrebbe sembrare l’inizio di una nuova possibilità si trasforma invece in qualcosa di completamente inaspettato. Tra Giulia e Martina nascerà un sentimento autentico, puro e reale.

È proprio in quel momento che il mondo costruito da Mariano comincia a crollare.

Le due donne, che rappresentavano per lui due facce differenti dell’amore, finiscono per trovare l’una nell’altra ciò che lui aveva sempre cercato. E Mariano si ritrova così davanti a una realtà che non aveva previsto e che non riesce più a controllare.

Da quel momento, tutto si ribalta.

I suoi due amori svaniscono e ciò che rimane è una scia di sangue, dolore e domande.

Una tragedia saffica tra amore, ossessione e mistero

Mariano Lorca costruisce così una storia che non si limita a raccontare un triangolo amoroso, ma porta il lettore a interrogarsi sulla natura stessa dell’amore, sul possesso, sul desiderio e sui confini che possono separare un sentimento autentico da un’ossessione. Il titolo stesso, Una tragedia saffica, richiama una dimensione amorosa intensa e complessa, nella quale il sentimento diventa allo stesso tempo desiderio, scoperta e perdita.

L’ultimo santo della casa delle muse è, quindi, un romanzo che richiede attenzione. È una storia da leggere lasciandosi guidare dai dettagli, senza avere fretta di trovare tutte le risposte. Perché, in questo caso, proprio ciò che sembra non avere importanza potrebbe essere la chiave per comprendere l’intera vicenda. E quando si arriva alla fine, viene spontaneo tornare con la mente alle prime pagine e chiedersi: quanto di ciò che avevamo letto era davvero insignificante? Una domanda che, forse, rappresenta perfettamente l’essenza di questo romanzo: nulla è casuale, nemmeno il più piccolo dettaglio.

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Gloria Donati nasce a Bracciano (Roma) il 10 novembre 1992. Dopo il diploma prosegue gli studi in ambito umanistico, laureandosi in Scienze dei Beni Culturali presso l’Università della Tuscia e successivamente in Storia dell’Arte all’Università degli Studi Roma Tre, con il massimo dei voti e la lode. In seguito, approfondisce la propria formazione accademica iscrivendosi al corso di laurea in Scienze dell’Educazione.

Nel corso degli anni ha collaborato con diverse istituzioni culturali, tra cui il Museo Napoleonico di Roma e la Soprintendenza del Parco Archeologico del Colosseo, esperienze che le consentono di unire la passione per l’arte con l’impegno nella tutela del patrimonio storico e artistico.
Da sempre amante della scrittura, fin dall’infanzia si dedica alla poesia e alla narrativa, partecipando con successo a numerosi concorsi letterari nazionali. Nel 2020 pubblica la raccolta di fiabe I racconti incantati (Europa Edizioni), esordio che la porta a farsi conoscere come autrice capace di unire fantasia, delicatezza e riflessione morale. Le sue opere riflettono una sensibilità profonda verso la bellezza, la natura e i valori universali dell’uomo.
Oggi Gloria Donati vive e lavora a Roma, dove continua la sua attività di ricerca, scrittura e promozione culturale. A febbraio 2025 ha partecipato a Casa Sanremo Wraiters. Attraverso il suo profilo Instagram promuove libri e iniziative legate al mondo della lettura, collaborando con case editrici e autori emergenti. Ha inoltre curato e presentato diversi eventi letterari,
introducendo e intervistando autori in occasione di presentazioni e rassegne culturali.

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