Neurodivergenza e neurodiversità: autismo, ADHD e DSA

Le persone non percepiscono, apprendono, organizzano l’attenzione, comunicano e reagiscono agli stimoli tutte nello stesso modo.

Da questa constatazione nasce il concetto di neurodiversità: la varietà dei modi in cui possono svilupparsi e funzionare le menti umane.

Negli ultimi anni termini come neurodivergenza e neurodiversità sono entrati sempre più nel linguaggio della psicologia, dell’educazione e del dibattito culturale. Sono utilizzati soprattutto parlando di autismo, ADHD, dislessia e altri disturbi specifici dell’apprendimento, ma il loro significato è più ampio e non coincide con una singola diagnosi.

Comprendere la neurodivergenza significa quindi osservare contemporaneamente la persona e l’ambiente in cui vive.

Una caratteristica può rappresentare una difficoltà in un determinato contesto e avere un peso molto diverso in un altro. Scuola, lavoro, relazioni, organizzazione degli spazi e aspettative sociali contribuiscono a determinare quanto una differenza individuale diventi effettivamente un ostacolo nella vita quotidiana.

Su Magozine affrontiamo la neurodivergenza da una prospettiva psicologica, educativa e sociale, cercando di evitare sia la patologizzazione automatica delle differenze sia la loro idealizzazione.

Neurodiversità e neurodivergenza: qual è la differenza?

I due termini vengono spesso utilizzati come sinonimi, ma indicano concetti differenti.

Neurodiversità descrive la varietà dei funzionamenti neurologici presenti nella popolazione umana.

Neurodivergente viene invece utilizzato per descrivere una persona il cui funzionamento cognitivo, attentivo, percettivo o comunicativo differisce in modo significativo da ciò che viene considerato più comune o neurotipico.

Neurodivergenza non è però una diagnosi medica autonoma.

È un termine ombrello utilizzato per parlare di esperienze e condizioni molto differenti.

Tra quelle più frequentemente associate alla neurodivergenza troviamo:

  • autismo;
  • ADHD;
  • dislessia;
  • disgrafia;
  • discalculia;
  • disprassia;
  • altri disturbi specifici dell’apprendimento.

I confini del termine non sono rigidi e il suo utilizzo varia anche tra ambito clinico, ricerca, associazioni e comunità direttamente interessate.

Per questo è importante distinguere il linguaggio culturale della neurodiversità dalle singole condizioni, che possiedono invece caratteristiche e criteri specifici.

Autismo e spettro autistico

L’autismo comprende una grande varietà di caratteristiche e bisogni.

Le differenze possono riguardare la comunicazione e l’interazione sociale, gli interessi, la ripetitività di alcuni comportamenti, la necessità di prevedibilità e il modo in cui vengono elaborati gli stimoli sensoriali.

Parlare di spettro significa proprio riconoscere che non esiste un’unica esperienza dell’autismo.

Due persone autistiche possono avere capacità, difficoltà, interessi, modalità comunicative e necessità di supporto profondamente differenti.

È quindi riduttivo immaginare una contrapposizione semplice tra persone autistiche e non autistiche senza considerare le differenze presenti all’interno dello stesso spettro.

Anche per questo il concetto di neurodiversità ha avuto una particolare importanza nel dibattito sull’autismo: permette di affiancare alla descrizione delle difficoltà anche quella delle caratteristiche individuali e del rapporto con l’ambiente.

ADHD: attenzione, impulsività e autoregolazione

Anche l’ADHD viene spesso incluso nel campo della neurodivergenza.

L’acronimo indica il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, ma il nome può indurre a immaginarlo esclusivamente come incapacità di prestare attenzione o necessità continua di muoversi.

La realtà è più complessa.

Le difficoltà possono riguardare organizzazione, gestione del tempo, controllo degli impulsi, continuità dell’attenzione e capacità di iniziare o completare determinate attività.

Le manifestazioni possono inoltre cambiare con l’età e non tutte le persone presentano le stesse caratteristiche.

Anche nel caso dell’ADHD è quindi importante evitare una rappresentazione stereotipata.

DSA e differenti modi di apprendere

Nel percorso sulla neurodivergenza incontriamo anche i disturbi specifici dell’apprendimento, generalmente indicati con la sigla DSA.

Dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia possono rendere più complessi alcuni aspetti della lettura, della scrittura o del calcolo senza definire nel loro complesso le capacità intellettive della persona.

Il problema diventa particolarmente evidente a scuola.

Un sistema educativo costruito prevalentemente intorno a determinate modalità di lettura, scrittura, memorizzazione e valutazione può trasformare una differenza specifica in una difficoltà molto più estesa.

Strumenti compensativi, modalità didattiche differenti e maggiore conoscenza delle caratteristiche individuali possono quindi modificare in modo significativo l’esperienza scolastica.

Neurodivergenza nell’età evolutiva

Infanzia e adolescenza sono momenti particolarmente importanti perché molte caratteristiche diventano evidenti proprio attraverso l’ingresso nella scuola e l’aumento delle richieste sociali.

Ma osservare soltanto il comportamento può non essere sufficiente.

Dietro una difficoltà scolastica, una reazione emotiva intensa o un comportamento apparentemente oppositivo possono esserci motivazioni molto differenti.

Nel suo approfondimento Neurodivergenza in età evolutiva: autismo, ADHD e DSA tra sfide, strategie e inclusione, Cristina Desideri affronta proprio il rapporto tra processi cognitivi ed emotivi, bisogni educativi e ambiente.

La questione centrale non è soltanto identificare una difficoltà, ma comprendere come la persona interagisce con il contesto nel quale quella difficoltà emerge.

Quando più neurodivergenze si sovrappongono

Le categorie diagnostiche sono utili per descrivere determinate caratteristiche, ma le persone reali non sempre rientrano in compartimenti perfettamente separati.

Autismo e ADHD, per esempio, possono essere presenti nella stessa persona.

Possono inoltre intrecciarsi con disturbi dell’apprendimento, ansia, problemi del sonno o altre condizioni.

Questo rende insufficiente una lettura nella quale ogni caratteristica venga considerata separatamente dalle altre.

Nell’articolo Quando le neurodivergenze si sovrappongono: ADHD, autismo e altre condizioni affrontiamo proprio il problema delle co-occorrenze e della complessità dei profili individuali.

La stessa caratteristica osservabile può infatti avere origini differenti oppure derivare dall’interazione tra più fattori.

Neurodivergenza e ambiente

Uno dei contributi più interessanti della prospettiva della neurodiversità consiste nello spostare almeno una parte della domanda.

Non chiedersi soltanto:

che cosa non funziona nella persona?

ma anche:

quanto l’ambiente è compatibile con il suo modo di funzionare?

Un’aula molto rumorosa, un luogo di lavoro pieno di interruzioni, istruzioni ambigue o una continua richiesta di adattamento sociale possono avere effetti molto differenti sulle persone.

Questo non significa sostenere che ogni difficoltà sia prodotta esclusivamente dalla società.

Autismo, ADHD e DSA possono comportare difficoltà concrete e alcune persone hanno bisogno di livelli significativi di supporto.

Significa però riconoscere che persona e ambiente interagiscono continuamente.

Modificare l’ambiente può quindi essere parte della risposta.

Inclusione: adattare anche il contesto

Inclusione non significa semplicemente permettere a una persona neurodivergente di entrare in un ambiente già organizzato e chiedere che impari ad adattarsi.

Può significare anche modificare quell’ambiente.

A scuola questo può riguardare strumenti didattici, tempi, modalità di comunicazione, prevedibilità delle attività e gestione degli stimoli.

Nel lavoro può riguardare organizzazione delle mansioni, comunicazioni più chiare, possibilità di concentrazione o maggiore flessibilità.

Nella vita quotidiana significa soprattutto riconoscere che comportamenti apparentemente insoliti possono rispondere a bisogni che non sono immediatamente visibili.

L’obiettivo non dovrebbe essere cancellare ogni differenza per avvicinare la persona a un modello astratto di normalità, ma permetterle di partecipare alla vita sociale con il maggior grado possibile di autonomia e benessere.

Masking: quando adattarsi significa nascondersi

Un concetto diventato importante nel dibattito sulla neurodivergenza è quello di masking.

Indica l’insieme delle strategie attraverso cui una persona cerca di nascondere o compensare caratteristiche considerate socialmente insolite.

Può significare imitare comportamenti osservati negli altri, controllare continuamente gesti ed espressioni, evitare determinati movimenti oppure sforzarsi di rispettare modalità comunicative percepite come più accettabili.

In una certa misura tutti adattiamo il nostro comportamento alle situazioni sociali.

Il problema nasce quando questo adattamento richiede uno sforzo costante e impedisce alla persona di riconoscere o comunicare i propri bisogni.

Il tema è particolarmente importante anche perché alcuni profili possono risultare meno riconoscibili proprio quando una persona ha sviluppato strategie molto efficaci di compensazione.

Neurodivergenza, normalità e società

Parlare di neurodiversità conduce inevitabilmente a una domanda più ampia:

che cosa intendiamo quando definiamo qualcuno normale?

In statistica, normale può semplicemente indicare ciò che è più frequente.

Nella vita sociale, però, il termine assume facilmente un valore: ciò che è frequente diventa ciò che è considerato corretto, mentre ciò che è meno comune rischia di essere percepito come sbagliato.

È qui che una questione psicologica diventa anche culturale.

Anche la psicologia sociale aiuta a comprendere come gruppi, norme e aspettative collettive contribuiscano a stabilire quali comportamenti vengano percepiti come normali, appropriati o devianti.

Non ogni comportamento differente è necessariamente patologico.

Allo stesso tempo, riconoscere la diversità non significa negare le difficoltà o sostenere che ogni condizione sia soltanto una differenza priva di conseguenze.

Tra questi due estremi esiste una prospettiva più utile: riconoscere contemporaneamente differenze, difficoltà, capacità e bisogni di supporto.

Neurodivergenza e dissenso

Il rapporto tra neurodivergenza e società può essere osservato anche da una prospettiva politica e culturale.

Scuola, lavoro e istituzioni sono generalmente costruiti attorno a determinati ritmi, forme di comunicazione, gerarchie e aspettative comportamentali.

Per alcune persone adattarsi a queste regole può richiedere uno sforzo maggiore.

Da qui nasce il concetto di neuronormatività, utilizzato per criticare l’idea secondo cui un solo tipo di funzionamento debba essere assunto come standard implicito per tutti.

Abbiamo sviluppato questo tema in Neurodivergenza e dissenso: quando il problema non è il cervello ma il sistema.

L’articolo esplora un’ipotesi culturale e politica, non una relazione automatica tra neurodivergenza e determinate idee.

Essere autistici, avere ADHD o essere dislessici non implica naturalmente possedere una particolare visione politica.

La domanda interessante è piuttosto un’altra: che cosa accade quando persone con modi differenti di percepire e organizzare l’esperienza incontrano istituzioni costruite intorno a un modello molto rigido di comportamento?

Evitare anche la romanticizzazione

Alla patologizzazione della neurodivergenza si è talvolta contrapposta una rappresentazione opposta: quella della neurodivergenza come insieme di capacità eccezionali o addirittura di “superpoteri”.

Anche questa immagine può diventare limitante.

Non tutte le persone autistiche possiedono capacità straordinarie in determinati campi.

Non tutte le persone con ADHD sono particolarmente creative.

Non tutte le persone dislessiche sviluppano automaticamente capacità alternative eccezionali.

Ogni persona presenta un profilo specifico.

Riconoscere possibili punti di forza è importante, ma non dovrebbe diventare una nuova aspettativa a cui conformarsi.

Una persona non deve possedere un talento speciale perché i suoi bisogni siano rispettati.

Diagnosi, identità e diritto a definirsi

Per alcune persone ricevere una diagnosi rappresenta soprattutto l’accesso a strumenti, tutele e supporti.

Per altre assume anche un significato identitario: permette di rileggere esperienze precedenti e comprendere difficoltà che fino a quel momento apparivano inspiegabili.

Il termine neurodivergente appartiene invece a un piano diverso.

Non sostituisce una valutazione clinica e non permette di determinare da solo la presenza di autismo, ADHD o altre condizioni.

Può però essere utilizzato come categoria culturale per descrivere un’esperienza di differenza neurologica senza ridurre l’intera persona a una diagnosi.

Libri per comprendere autismo e neurodiversità

Saggi, testimonianze autobiografiche, graphic novel e guide possono offrire un accesso alla neurodivergenza differente da quello dei manuali.

Le esperienze raccontate in prima persona permettono soprattutto di comprendere quanto possano essere differenti le vite di persone che condividono la stessa diagnosi.

Per questo abbiamo raccolto una selezione in Libri sull’autismo da leggere: guide, romanzi e saggi per comprendere la neurodiversità.

La pagina comprende testi dedicati all’infanzia, alla scuola, alla diagnosi in età adulta, all’autismo nelle donne, al lavoro e all’autonomia.

È anche il punto di collegamento tra questo percorso e la sezione Libri e recensioni di Magozine.

Dalla diagnosi alla persona

Autismo, ADHD e DSA sono categorie utili perché permettono di riconoscere caratteristiche, studiare difficoltà e costruire strumenti di supporto.

Ma nessuna etichetta descrive completamente una persona.

Due individui con la stessa diagnosi possono avere vite, personalità, capacità e bisogni molto diversi.

Comprendere la neurodivergenza significa quindi utilizzare le categorie senza trasformarle in gabbie.

La domanda non è soltanto quale nome dare a un determinato funzionamento.

È anche capire che cosa serve a quella persona per apprendere, comunicare, costruire relazioni, lavorare e vivere con maggiore autonomia.

Neurodivergenza, identità, adattamento e rapporto con l’ambiente fanno parte del percorso più ampio dedicato a Psicologia e filosofia, dove questi temi incontrano lo studio del Sé, della coscienza e del rapporto tra individuo e società.

È in questo equilibrio tra differenze individuali e ambiente che neurodivergenza e neurodiversità diventano non soltanto temi della psicologia, ma anche questioni educative, sociali e culturali.

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