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“Per le antiche scale” di Mario Tobino

Per le antiche scale

Ho deciso di leggere Per le antiche scale di Mario Tobino facendomi trascinare dalla moda letteraria del momento. Sì perché, a giudicare dalle ultime novità uscite, i manicomi e i loro ospiti sembrano tornati fortemente in auge. Avendo già letto dello stesso autore Le libere donne di Magliano, e avendolo amato profondamente, ho deciso di seguire la massa ma di andare anche sul sicuro. E anche stavolta non sono rimasta delusa.

Mario Tobino – l’autore

Nato a Viareggio nel 1910, Tobino rimarrà per tutta la vita profondamente legato a questo territorio marino: le sue prime esperienze letterarie hanno come sfondo e come protagonisti proprio i porti, i marinai, le navi, il mare.

Studente svogliato e irrequieto, finisce il liceo da privatista. I suoi viaggi sui barcobestia (tipiche imbarcazioni viareggine) saranno l’ispirazione per i suoi più intensi racconti di mare. Nel 1931 si iscrive, da poeta e scrittore, alla facoltà di medicina. Sono gli anni delle pubblicazioni e frequentazioni letterarie.

Si specializza in psichiatria: questa scelta si rivela subito come strettamente legata a quella letteraria, inaugurando quel binomio letteratura-disagio mentale che caratterizzerà il filone più celebre della sua produzione.

Nel 1940, con l’entrata in guerra dell’Italia, Tobino è mandato sul fronte libico, dove trascorrerà due anni. Congedato per una ferita nel 1942, l’anno successivo si schiera con la Resistenza.

Nel dopoguerra, l’autore sconta l’originalità della sua prosa, così lirica, con una lunga serie di rifiuti, finché Einaudi nel 1952 non pubblica Il deserto della Libia, che apre la via anche a Le libere donne di Magliano: è un successo di critica.

Con la sua prolifica produzione, si aggiudica diversi premi letterari, tra cui nel 1972 il premio Campiello con Per le antiche scale, uno dei suoi libri più amati.

L’ultimo decennio della sua vita è dominato dalle polemiche psichiatriche. Nonostante Tobino avesse anticipato, con la sua gestione libertaria del manicomio di Lucca, alcune posizioni e convinzioni della legge Basaglia, che sanciva lo smantellamento dei manicomi, sarà sempre contrario alla chiusura degli ospedali psichiatrici, isolandolo sempre di più.

Nel 1991 muore ad Agrigento per un attacco cardiaco. Nel 2009 il manicomio di Maggiano, teatro delle sue opere letterario-psichiatriche e dei suoi diari, diviene sede della Fondazione Mario Tobino, promotrice di iniziative legate alla sua attività di medico sul territorio.

Per le antiche scale – la trama

Il libro si presenta come una raccolta di racconti che però molto hanno del diario. La voce narrante è quella del dottor Anselmo, alter ego di Tobino stesso.

Nella prima parte, predomina in assoluto la figura del predecessore di Anselmo, il dottor Bonaccorsi. Signore indiscusso del manicomio lucchese, niente si muove se non dietro suo volere. La sua continua e febbrile attività muove incessantemente gli ingranaggi dell’istituto: si occupa dei malati, della ricerca medica, del reclutamento del personale… Figura con molte ombre, più umano e vicino ai suoi pazienti di quanto anche lui voglia ammettere.

Con l’insediamento di Anselmo, inizia il racconto degli ospiti dell’ospedale psichiatrico. Sono ritratti struggenti, teneri, fatti da una voce amica e amorevole. La follia non è né qualcosa di remoto né qualcosa di sporco: la follia ci sfiora tutti i giorni, colpisce i contadini come i gerarchi fascisti come le ragazzine, e non è una condizione di inferiorità, assolutamente, piuttosto di fragilità. Il segreto dell’enorme successo di pubblico del libro si nasconde proprio qui.

Per le antiche scale – un’analisi

Il libro più amato dello scrittore raccoglie e lega tra loro storie che, dopo Le libere donne di Magliano, testimoniano, attraverso un’esperienza quotidiana, un’idea diversa dei malati di mente: “Persone che hanno smarrito, spesso solo temporaneamente, la luce dell’intelligenza, ma non quella dei sentimenti, che rimangono intatti e riaffiorano non appena il delirio cessa.”, come recita l’originale quarta di copertina.

Tuttavia questo libro è molto più di una semplice raccolta. Il titolo fa riferimento non solo alle scale fisiche dell’istituto, che un tempo era un convento di frati e che ha mantenuto la sua struttura originale: le scale separano i vari reparti come, metaforicamente, separano i vari piani della psiche e i diversi punti di vista sulla pazzia. Percorrendo infinite volte queste scale, tutte queste scale, il dottor Anselmo cerca di svelare il segreto della pazzia. Un libro non solo di memoria, quindi, ma anche di ricerca.

Ci troviamo di fronte a un affresco collettivo luminoso e straziante, con storie vivissime anche se trasfigurate per ragioni artistiche. Se ne ricava un testo fascinoso e grottesco, che diventa testimonianza dei cambiamenti del mondo della psichiatria negli anni precedenti all’abolizione dei manicomi, di quell’apertura umana e sociale degli istituti che Tobino aveva sempre favorito e condiviso con Basaglia.

Per le antiche scale – il film

Nel 1975 Mauro Bolognini produce un film liberamente tratto da Per le antiche scale con alcuni riferimenti anche a Le libere donne di Magliano. Anche Tobino lo guarderà, e scriverà sul suo Diario “Un melodramma, un centone per il pubblico distante dal racconto sul Bonaccorsi […] ma eccome se ci serpeggia e in certi momenti dolcemente canta la follia, il mistero della pazzia”.

Anche io l’ho recuperato e guardato, e purtroppo devo dire di essere rimasta in larga parte delusa.

La vicenda si incentra sul dottor Bonaccorsi. Lui il protagonista, con le sue ombre e le sue manie, ma soprattutto con tutte le sue amanti. La carica erotica, infatti, sia quella dei sani che quella dei malati, la fa largamente da padrona a discapito di altri aspetti che potevano essere meglio esplorati.

Le atmosfere, però, e la scelta degli attori sono molto azzeccate, e contribuiscono a rendere la visione piuttosto piacevole.

Conclusioni

Esorto chiunque non conosca già Mario Tobino a rimediare. Sia Per le antiche scale che Le libere donne di Magliano si scaveranno un posto che rimarrà loro per sempre dentro di voi. La definizione “prosa lirica” trova in questo autore uno dei suoi massimi rappresentanti, impossibile non rimanerne del tutto carpiti.

Al di là dello stile, troverete umana comprensione e compassione, ritratti di uomini e donne così vividi da sembrare fotografie, un amore sconfinato per l’uomo e una passione che sconfina nella dedizione per la sua cura.

  1. Andrea Bigazzi ha detto:

    Non ho mai voluto leggerlo ma con una recensione così mi tocca

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