Pezzo facile sulla disoccupazione (ovvero sono fiero di essere disoccupato in un Paese in cui…)

Sono fiero di essere disoccupato in un Paese in cui per trovare lavoro bisogna chiedere un aiuto agli amici del calcetto oppure chiederlo agli amici degli amici…in cui le conoscenze, le ruffianaggini, i ricatti, i do ut des li chiamano pubbliche relazioni e intelligenza sociale…in cui molti se non hai un lavoro ti colpevolizzano e tu quindi devi trovare scusanti per autoassolverti…in cui cercano sempre persone esperte, ma non c’è via di uscita per chi non ha sufficiente esperienza (la domanda è: come può fare esperienza chi non ha esperienza?)…in cui bisogna avere la tessera di partito o essere raccomandati per avere certi tipi di lavori…in cui il massimo della comprensione che ti possono dimostrare è rivolgerti la frase: “ci siamo passati anche noi ma poi abbiamo risolto”…in cui persone a te vicine per tirarti su il morale ti dicono: “beato te che ti riposi, non fai un cazzo, fai quello che ti pare” e se tu spieghi loro che esiste lo stress da sottoattivazione, loro ti rispondono che sono tutte cazzate e loro saprebbero benissimo cosa fare, come spassarsela…in cui ci sono fannulloni e assenteisti nel pubblico impiego, ma non vengono mai presi provvedimenti…in cui a 50 anni, pur con tutta la buona volontà e l’impegno, se sei alla ricerca di lavoro sei tagliato definitivamente fuori e trovi porte sbattute in faccia…in cui alcuni boomers privilegiati e alcuni politici che non hanno mai lavorato seriamente pontificano che i giovani di oggi sono tutti rammolliti e non hanno voglia di lavorare, dicendo la grande bugia che oggi i tempi non sono più difficili dei loro…in cui cambiano continuamente i governi ma non c’è alcun spoils system e si sommano i mangiapane a tradimento, dato che l’importante è avere santi in paradiso…in cui le spese militari sono cifre esorbitanti e di gran lunga maggiori di quelle destinate alla ricerca e alla cultura…in cui tutti pendono dalle labbra di Briatore…in cui quasi tutte le forze politiche che contano vogliono abolire un sussidio di disoccupazione che esiste in ogni nazione civile e un minimo industrializzata…in cui anche grandi industriali indicano come il più grande problema dell’Italia il reddito di cittadinanza, dato che secondo loro molti preferiscono stare a casa sul divano che lavorare a condizioni “accettabili”…in cui è sempre la stirpe che nobilita l’uomo, mentre nei paesi più civili è il contrario…in cui tutti si raccomandano a tutti per trovare un lavoro senza alcuna dignità…in cui commercianti sfruttatori e incuranti delle leggi per farsi pubblicità dichiarano sui giornali che non trovano personale quando potrebbero tranquillamente andare al centro dell’impiego, anche se naturalmente dovrebbero dichiarare condizioni, paga, orari, etc etc…in cui è prassi abbastanza diffusa quella del compromesso sessuale per dare il lavoro…in cui la premier Meloni dice che chi è nel pieno possesso delle facoltà psicofisiche deve trovarsi un lavoro, come se trovare un lavoro dipendesse esclusivamente dai disoccupati e non dalle decisioni e l’arbitrio dei datori di lavoro…in cui il nuovo governo vuole cambiare le regole del reddito di cittadinanza,  probabilmente senza pensare che senza quell’introito mensile molti sarebbero preda della criminalità organizzata,  diventandone manovalanza…in cui non ti conviene aprire una partita Iva se non hai un reddito di almeno 1000 euro al mese…in cui i cittadini comuni vengono perseguitati da Equitalia e i grandi evasori, le grandi multinazionali non pagano le tasse e nessuno fa niente…in cui chi ruba una focaccia perché muore di fame in un supermercato ha la pena certa, mentre i boss mafiosi girano indisturbati, impuniti, liberi…in cui bisogna sapersi arrangiare, anche a costo di calpestare gli altri e la legge…in cui  gran parte degli italiani idolatrano chi va a fare il coglione in televisione, i cantanti, i calciatori, gli chef, le influencer…in cui la Bergonzoni ricopre un ruolo chiave nel ministero della cultura e qualche tempo fa dichiarò pubblicamente che non leggeva un libro da 3 anni…in cui filoputiniani, omofobi, antiabortisti, etc etc sono al governo…in cui Berlusconi fa il bello e il cattivo tempo perché mezza Italia è sua e nessuno può dire niente perché ti sguinzaglia il suo agguerritissimo pool di avvocati sempre pronti a querele temerarie…in cui il centrosinistra non è più né carne né pesce, non sa fare socialdemocrazia e neanche  marxismo, né riformismo e neanche  massimalismo,  di  conseguenza neanche campagna elettorale e neanche opposizione…in cui la popolazione si adatta sempre al peggio perché “Francia o Spagna, purché se magna”…in cui se esprimi queste mie critiche ti dicono che sei buono solo a lamentarti, sei un disfattista, un qualunquista, un mistificatore della realtà…in cui se non trovi lavoro molti pensano che sei un debole ed è bene che tu soccomba…in cui chi è disoccupato è un incapace e/o un perditempo e/o uno che non ha voglia di lavorare e/o uno che non sa cercare perché il lavoro c’è e chi merita, ha capacità è visto e preso, lo trova…in cui nonostante l’alto tasso di disoccupazione molti pensano che il problema del lavoro in Italia sia un falso problema o una questione mal posta…in cui l’Italia è di chi lavora, paga le tasse (?), si  fa il mazzo, si fa il culo…

Nato nel 1972 a Pontedera. Laureato in psicologia. Collaboratore di testate giornalistiche online, blog culturali, riviste letterarie. Si muove tra il pensiero libertario di B.Russell, di Chomsky, le idee liberali di Popper ed è per un'etica laica. Soprattutto un libero pensatore indipendente e naturalmente apartitico. All'atto pratico disoccupato.

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