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Piano per le Emergenze

A che punto siamo

Un terzo della popolazione mondiale affronta un periodo di isolamento e di restrizioni delle libertà a causa dell’emergenza causata dalla diffusione del nuovo virus Covid-19. Le istituzioni sanitarie di numerosi stati non erano preparate alla propagazione di una pandemia non avendo abbastanza posti in rianimazione e gli strumenti necessari ad affrontare un’emergenza sanitaria.
Quella sanitaria non è l’unica emergenza che siamo costretti a controllare. La creazione di uno stato di emergenza, le limitazioni delle libertà, i militari nelle città hanno contribuito a costruire una situazione inedita, un equilibrio instabile da cui bisogna pretendere di uscire appena la pandemia sarà terminata. La presenza di basi militari della Nato sicuramente non aiuta a sentirci più sicuri.
Ogni anno in Italia muoiono 10 mila persone (33 mila in Europa, 700 mila nel mondo) a causa dell’antibiotico resistenza provocata dall’uso esagerato di antibiotici soprattutto negli allevamenti di animali. Tuttavia con l’emergenza coronavirus, la chiusura delle frontiere e dei commerci dettata dalla necessità di ogni singolo stato di dover provvedere prima al proprio fabbisogno prima di esportare verso altri paesi beni di consumo primario e materiale sanitario, ci deve far riflettere sulle modalità e sui processi oligarchici di produzione del cibo e sulla sua distrubuzione. Un’ulteriore riflessione va fatta sulla produzione di materiale e attrezzature sanitarie che non possono dipendere esclusivamente dalle leggi del mercato, tanto meno in periodi di emergenza.
La situazione di emergenza da coronavirus ci ha distratti da quella che forse è la maggiore emergenza che affronta l’umanità e che ci costringe a pianificare azioni a lungo termine nell’immediato: l’emergenza climatica. Lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento dei mari, la perdita degli equilibri climatici attuali (vedi corrente del golfo del Messico che riscalda l’Europa) potrebbe portare nei prossimi decenni sconvolgimenti apocalittici. Ma non si tratta solo di problematiche che affronteremo nel futuro perché l’inquinamento provoca già 80mila morti ogni anno solo in Italia.
In questo periodo abbiamo dovuto osservare l’indifferenza delle grandi industrie e dei propri rappresentanti politici di fronte alla diffusione della pandemia e all’elevato numero di decessi registrati. Confindustria non voleva saperne di chiudere i propri impianti lamentando una eventuale perdita di un miliardo di euro al mese, mentre politici liberisti ancora oggi chiedo l’apertura di nuovi cantieri per far ripartire l’economia col rischio che riparta anche la diffusione di un virus che non è stato ancora sconfitto o tenuto a bada. Questi atteggiamenti paradossali di chi ha forti interessi economici e mette la crescita economica avanti ad un bene comune quale la salute deve portare una riflessione complessiva sui paradigmi economici che utilizziamo per prendere provvedimenti legislativi e per gestire l’economia del paese. Inoltre non possiamo più tollerare come modello un capitalismo privato e verticista dove aziende nascono con finanziamenti pubblici e nei momenti di crisi vengono tenute in vita con ulteriori finanziamenti dello stato. Dobbiamo riuscire a far comprendere che le aziende che ottengono aiuti pubblici devono rendere partecipi i lavoratori dei profitti che la stessa azienda genererà.

Dove vogliamo andare

  • Vogliamo costruire una società libertaria che garantisca ad ogni individuo libertà di azione e di pensiero, una società egualitaria che garantisca a tutti dignità economica e di beneficiare dei frutti del proprio lavoro non solo come strumento di produzione al servizio di imprenditore.

  • Vogliamo una società che garantisca a tutti il diritto a curarsi adeguatamente e che sia preparata alle emergenze sanitarie che possono presentarsi.
    Vogliamo una società che si dia un modello di produzione che non abbia ulteriori impatti ambientali, deglobalizzato, che vada incontro all’esigenza di consumare alimenti salutari e con imballaggi differenziabili, all’esigenza di utilizzare materiali che non siano nocivi alla salute dell’uomo e che non rilascino microplastiche nell’ambiente. Un sistema di produzione a dimensione ridotta e con una maggiore diffusione nei territori.
  • Vogliamo andare, nel più breve tempo possibile, verso l’obiettivo delle Zero Emissioni per fermare ulteriori sconvolgimenti climatici e provare ad affrontare nel migliore dei modi quelli già innescati.
  • Vogliamo che la produzione di materiale e attrezzature sanitarie, di vaccini e altre medicine fondamentali sia affidato ad aziende a controllo pubblico o a cooperative di soci lavoratori o a fondazioni a partecipazione pubblica. La ricerca scientifica che deve studiare cure e vaccini deve essere affidata a team in cui collaborino Università pubbliche e Istituzioni Sanitarie.
  • Vogliamo costruire un’Europa delle comunità locali dove queste siano la misura di riferimento delle azioni politiche, economiche e legislative.
  • Vogliamo costruire una società basata sul mutuo appoggio dove, seppure la misura politica diventa la comunità locale, non si alzino barriere discriminatorie, muri, e dove l’azione politica non venga dettata da un interesse locale che porti danno alle alle altre comunità. La solidarietà è lo strumento più potente per superare le difficoltà dei singoli e della collettività.

Gli Obiettivi

  1. Potenziamento Sistema Sanitario.
    I Primi investimenti pubblici e cantieri da aprire devono riguardare il potenziamento del Sistema Sanitario. Bloccare eventuali chiusure che erano già state previste di strutture o reparti e che per ora sono solo rimandate al dopo-emergenza. Studiare un piano per l’apertura di ulteriori reparti e strutture nei territori in cui mancano e nei settori che vanno potenziati per affrontare adeguatamente emergenze quotidiane e grandi emergenze prevedibili.
    Rendere pubblica e libera da brevetto la ricerca scientifica che riguarda il settore sanitario.

  2. Produzione etica e locale dell’agricoltura e della trasformazione degli alimenti
    Non possiamo più lasciareal controllo delle multinazionali la produzione del cibo e la sua distribuzione. Dobbiamo favorire lo sviluppo di circuiti locali e circolari di economia delle attività legate alla produzione di cibo. Vietare gli allevamenti intensivi e incentivare la nascita di nuovi piccoli allevamenti locali che seguano una serie di regole (riduzione utilizzo antibiotici, disponibilità di aree per pascolo, ecc.).
    Accesso a certificazioni del tipo Dop, Docg solo per piccole produzioni etiche locali.
    Costituzione di un marchio collettivo per le piccole produzioni locali in modo da controllare l’utilizzo di tale denominazione ed evitare che diventi preda di speculazioni.
    Costituzione di una cooperativa per la distribuzione nazionale dei prodotti etici locali.
    Campagna di informazione per con un consumo responsabile dei prodotti di origine animale e solo da p.e.l. .
    Divieto per le multinazionali delle consegne di cibo a domicilio attraverso rider di lavorare nel nostro territorio. Consentire lo svolgimento di questo lavoro solo a cooperative di lavoratori convenzionate con il comune in cui devono operare.

  3. Piano Nazionale Emissioni Zero
    Serve una piano nazionale, operativo da subito, che abbia lo scopo di raggiungere nel più breve tempo possibile l’obiettivo Emissioni Zero.
    Il piano deve prevedere potenziamento dei trasporti pubblici locali e accesso gratuito. Disincentivo dei mezzi privati di trasporto.
    Divieto di costruzione di nuovi inceneritori per i rifiuti. Disincentivo attraverso tasse di produzione di plastiche per imballaggi ed incentivo per la ricerca di materiali biodegradabili.
    Divieto di utilizzo di materiali sintetici per l’abbigliamento che rilasciano microplastiche nei mari attraverso i lavaggi. Incentivo per materiali non impattanti.
    Altro…
  1. Obbligo di Collettivizzazione

Obbligo di rendere partecipi i lavoratori dei profitti delle aziende in misura agli incentivi pubblici ricevuti (sia nazionali che europei). Rendere retroattiva la misura con prevenzione degli spostamenti all’estero di attività e macchinari da lavoro da parte di aziende più o meno strategiche per sfuggire alla misura.

  1. Costituzione di una Task Force Economica
    Mettere insieme le migliori competenze economiche per definire nuovi paradigmi economici che siano a misura dell’uomo e della ricerca di una diffusione di un benessere/consumistico ma anche psico-fisico in armonia con l’ambiente e le altre specie animali.

  2. Uscita dalla Nato e Smantellamento basi militari straniere
    Pianificare l’uscita italiana dalla Nato e lo smantellamento graduale delle basi militari americane sul nostro suolo. Promuovere una Internazionale delle Comunità Solidali (femministe, ecologiste, libertarie o antiautoritarie, egualitarie).


Insight – motivazioni profonde delle scelte

In questo periodo di emergenza si sta sviluppando un forte senso anti-europeista grazie anche alla incapacità delle istituzioni europee di prendere decisioni e provvedimenti immediati a sostegno delle economie dei singoli stati. Questo senso di avversione è anche dovuto al dominio delle idee capitaliste e degli interessi delle lobbies nelle scelte delle politiche europee oltre che ad un forte centralismo delle sue istituzioni. Opporre a questo schema un’idea di Europa delle comunità locali può essere un modo per contrastare sia il potere dell’Europa Finanziaria che ideali sovranisti che portano alla chiusura dentro se stessi degli stati nazionali con una trasformazione degli stessi in stati accentratori e dispotici.

Non c’è una chiara definizione sia dei concetti che delle posizioni delle “Sinistre”e dei movimenti sociali sulla preferenza di consumo da produttori etici locali. Manca una voce che dica “consuma locale da piccoli produttori” e quella voce è stata sostituita dal grido sovranista “consuma italiano” che aumenta la sua amplificazione ogni volta che l’Italia subisce un torto da altri paesi europei. A questo si aggiunge una frammentazione delle iniziative a favore delle produzioni etiche locali che non si incontrano e non si coordinano.

C’è una forte sfiducia nei confronti della “sinistra” sia perché i partiti sono diventati prima inconcludenti e poi inconsistenti, sia per una perdita di potere negoziale da parte dei sindacati. Le uniche iniziative capaci di raccogliere la partecipazione popolare sono stati movimenti referendari, comitati ambientalisti locali ed altri gruppi estemporanei e di breve durata.
La sfiducia si concretizza nell’idea che le diversità entità, politiche o associative, della galassia della sinistra non siano capaci di essere incisive e di avere la forza di avere successo nelle rivendicazioni.
Solo la costituzione di una coalizione o fronte di tutte le forze, non solo politiche, attorno ad un progetto condiviso può restituire autorevolezza ad un percorso di sinistra. Un fronte che si sviluppi a livello locale e nazionale ed aperto alla partecipazione di individualità.

Key Concept – Concetti Chiave

#De-global
Localizzare le produzioni alimentari ed industriali. Riuscire ad avere sul nostro territorio le principali produzioni di nostro interesse ci assicura risorse anche in periodi di gravi emergenze. Con la chiusura delle frontiere e dei rapporti economici durante l’epidemia, anche l’approvvigionamento di grano può diventare un problema. Ma de-globalizzare serve anche a ridurre l’impatto ambientale dei trasporti di materie prime che preferiamo acquistare all’estero per risparmio economico.
#De-militar
Affrontare emergenze e cambiare sistema per adattarsi ai cambiamenti e affrontarli con la giusta forza, ha bisogno di ingenti risorse. Le spese militari sono uno spreco che si inseriscono in politiche militari di controllo ed influenza sugli equilibri di altri paesi. Smantellare le basi militari Nato in Italia ed uscire dal Patto Atlantico.
#De-capital
Decapitalizzare l’economia rendendo pubblico il settore della sanità che ha sofferto tagli che hanno favorito i privati. Togliere il monopolio capitalistico agli imprenditori che fanno impresa con finanziamenti pubblici; le aziende in questione devono dividere i profitti con i lavoratori dipendenti.

Strategie comunicative

Con l’emergenza e l’isolamento che ne è seguito, c’è un maggiore utilizzo degli strumenti digitali per fare quello che prima si faceva dal vivo (riunioni, conferenze, comunicazioni varie) e di conseguenza una maggiore familiarità con questi strumenti. L’utilizzo dei social per la presentazione di libri, per brevi conferenze con esperti, per dibattiti, per video-messaggi tematici o mono-concettuali dal linguaggio semplice, di facile comprensione e poco impegnativi possono essere una soluzione per sensibilizzare una maggiore quantità di individui rispetto a quelli che solitamente frequentano le nostre sedi e le nostre iniziative.

Definito il piano e gli obiettivi, i messaggi da comunicare devono utilizzare la stessa grafica in modo che sia identificabile.

Stabilire una nuova giornata di lotta globale per l’ “Ecologia Sociale”, simile per intensità e significato a quella del Primo Maggio. Una giornata che metta insieme tutte le lotte contro questo sistema in crisi con proposte concrete da rivendicare in tutte le piazze. La giornata per la manifestazione potrebbe essere il Primo Settembre, giorno di nascita di C. Cafiero che faceva dell’Uguaglianza e della Libertà due conquiste inseparabili e irrinunciabili; concetti che possono sintetizzare estremamente gli obiettivi di questo piano.

Realizzazione di un sito web che raccolga tutti i contatti, gli eventi, le fonti scientifiche, sociologiche e la letteratura di riferimento.

Cosa fare – iniziative a breve termine

Condivisione tra tutte le associazioni e movimenti di carattere nazionale, gruppi locale di particolare interesse del Piano, studiando e apportando modifiche ed integrazioni.

Pubblicazione di una sintesi-appello per la ricerca di ulteriori adesioni.

Costituzione di Comitati locali per le emergenze e di una Federazione Nazionale dei comitati per le emergenze.

Creazione di gruppi di lavoro nazionali (tecnici web, ufficio stampa, studio proposte di legge, strategia della comunicazione, supporto ai comitati locali, organizzatori eventi, creativi, ecc.) e di gruppi locali (attivisti, studio problematiche locali, eventi, diffusione, ufficio stampa).

Dotarsi di tutti gli strumenti di comunicazione tra cui sito web, mailing list, pagine social nazionali e locali, chat e gruppi Fb per le comunicazioni interne.

Iniziative digitali di informazione, sensibilizzazione e preparazione alla giornata globale di lotta.

Studio di uno o più referendum abrogativi dei trattati Nato, leggi per il taglio delle spese sanitarie e finanziamento ai privati, leggi che favoriscono aziende inquinanti, leggi che favoriscono grandi produzioni industriali a discapito di quelle locali, ecc.

Iniziative a medio termine

Organizzazione della giornata Primo Settembre in tutte le piazze locali con cortei, manifestazioni, raccolta firme per referendum, musica, letture, ecc.

Studio di iniziative non violente e di boicottaggio.

Proposta di legge nazionale sull’economia circolare, etica e locale che permetta e favorisca la nascita di spacci locali gestiti da associazioni o cooperative.

Istituzione di un certificato per i produttori etici locali e per cooperative etiche che distribuiscono sul territorio nazionale.

Proposta di legge nazionale Emissioni Zero.

Costituzione di una Task Force sull’economia per rivedere i paradigmi economici nazionali ed europei su bilancio, debito, privatizzazioni, libero commercio, ecc.

Pubblicizzazione della ricerca scientifica attraverso Università e Istituti pubblici di ricerca.

Potenziamento della Sanità Pubblica con recupero delle strutture sanitarie chiuse e dei reparti chiusi. Costituzione di un gruppo nazionale di esperti per la prevenzione, studio e cura delle epidemie.

Proposte di iniziative a lungo termine


Realizzazione dei Referendum.

Creazione di spacci locali di produttori locali con approvvigionamento dalla distribuzione etica nazionale per quei prodotti non reperibili localmente da filiera etica.

Proposta di legge per la collettivizzazione delle aziende che ricevono o hanno ricevuto finanziamenti pubblici.

Piano nazionale dei trasporti pubblici con accesso gratuito a quelli locali, potenziamento rete ferroviaria per il trasporto delle merci.

Costituire una Internazionale delle Comunità Solidali (femministe, ecologiste, libertarie o antiautoritarie, egualitarie) in contrapposizione a Organizzazioni e Patti tra stati.

Feedback

Valutazione di ogni azione, evento ed iniziativa per valutarne l’efficacia e studiare eventuali modifiche nella strategia.

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