Propaganda: significato, tecniche e storia della propaganda politica

/

La propaganda è una forma di comunicazione organizzata che cerca di orientare opinioni, atteggiamenti e comportamenti verso un determinato obiettivo.

Può essere politica, religiosa, militare, sociale o ideologica. Può utilizzare parole, immagini, simboli, musica, cinema, radio, manifesti, giornali e, oggi, social network e piattaforme digitali.

Non coincide necessariamente con la menzogna.

Una campagna propagandistica può utilizzare informazioni false, ma può anche servirsi esclusivamente di fatti autentici, selezionandoli e presentandoli in modo da rafforzare una determinata interpretazione della realtà.

Per questo propaganda e disinformazione possono sovrapporsi, ma non sono sinonimi.

La domanda centrale della propaganda non è soltanto:

“Questa informazione è vera?”

ma anche:

“Perché mi viene mostrata proprio questa informazione, in questo modo e con quale obiettivo?”

Questo articolo fa parte del percorso di Magozine dedicato alla controinformazione, ai media indipendenti e alla verifica delle fonti.

Propaganda: significato

Treccani definisce la propaganda come un’azione che tende a influire sull’opinione pubblica orientandola verso determinati comportamenti collettivi.

La caratteristica fondamentale è quindi l’intenzione persuasiva.

Chi produce propaganda non si limita a trasmettere informazioni.

Vuole ottenere qualcosa:

  • rafforzare un’opinione;
  • modificare un atteggiamento;
  • mobilitare una popolazione;
  • costruire consenso;
  • convincere a sostenere una causa;
  • consolidare l’identità di un gruppo;
  • delegittimare un avversario;
  • indurre un determinato comportamento.

La propaganda appartiene perciò alla più ampia famiglia della persuasione.

Ma rispetto alla normale argomentazione tende a essere più sistematica, ripetitiva e orientata verso un risultato prestabilito.

Da dove viene la parola propaganda?

La parola ha un’origine molto precedente alla propaganda politica contemporanea.

Deriva dalla denominazione della Congregatio de propaganda fide, istituita dalla Chiesa cattolica nel 1622 per coordinare la diffusione della fede cattolica. Il termine latino propaganda rimanda quindi originariamente a qualcosa che deve essere “propagato” o diffuso.

Nel tempo il significato si è ampliato.

La parola ha iniziato a indicare la diffusione organizzata di idee religiose, politiche, sociali e successivamente anche commerciali.

È soprattutto con la nascita della politica di massa e dei moderni mezzi di comunicazione che la propaganda assume però il significato che oggi le attribuiamo più frequentemente.

Propaganda politica: che cos’è?

La propaganda politica cerca di orientare il pubblico verso un’ideologia, un partito, un governo, un movimento, una guerra o una determinata interpretazione della società.

Può essere utilizzata:

  • da governi;
  • partiti;
  • movimenti;
  • organizzazioni;
  • eserciti;
  • gruppi di interesse;
  • movimenti rivoluzionari o di opposizione.

Non appartiene quindi esclusivamente a un’unica forma di governo o a un’unica ideologia.

La propaganda può essere particolarmente pervasiva nei regimi autoritari, soprattutto quando lo Stato controlla gran parte dei mezzi di comunicazione, ma viene utilizzata anche nelle democrazie, soprattutto durante guerre, campagne elettorali e grandi mobilitazioni pubbliche. Treccani sottolinea proprio come la propaganda politica si sia sviluppata insieme alla crescente importanza dell’opinione pubblica e della partecipazione delle masse.

Propaganda e pubblicità sono la stessa cosa?

Esistono somiglianze importanti.

Entrambe utilizzano:

  • slogan;
  • ripetizione;
  • immagini;
  • associazioni emotive;
  • testimonial;
  • simboli;
  • tecniche di persuasione.

Ma l’obiettivo è generalmente differente.

La pubblicità cerca prevalentemente di promuovere prodotti, servizi o marchi.

La propaganda politica vuole invece influenzare opinioni, identità, convinzioni e comportamenti collettivi.

Il confine non è sempre netto.

Le campagne politiche moderne hanno spesso adottato tecniche nate nel marketing e nella pubblicità, mentre la comunicazione commerciale può utilizzare valori, identità e visioni del mondo molto simili a quelli della propaganda.

Propaganda e disinformazione: qual è la differenza?

Questa è una delle distinzioni più importanti.

La disinformazione consiste nella produzione o diffusione intenzionale di informazioni false o fuorvianti con lo scopo di ingannare.

La propaganda ha invece come obiettivo principale persuadere.

Può quindi utilizzare disinformazione, ma non è obbligata a farlo.

Immaginiamo, per esempio, che durante una guerra due Stati raccontino esclusivamente:

  • le vittorie del proprio esercito;
  • le perdite provocate dal nemico;
  • gli atti eroici dei propri soldati;
  • gli errori dell’avversario.

Tutti questi fatti potrebbero essere autentici.

Eppure la selezione sistematica produce una rappresentazione fortemente orientata della realtà.

La propaganda può quindi funzionare anche attraverso ciò che sceglie di non mostrare.

Abbiamo approfondito il problema generale nell’articolo dedicato alla disinformazione, al significato del termine e alla verifica delle fake news.

Come funziona la propaganda

Non esiste una formula universale.

Molte campagne propagandistiche, però, utilizzano alcuni meccanismi ricorrenti.

Semplificare

La realtà sociale e politica è complessa.

La propaganda tende invece a trasformare questioni complesse in messaggi semplici.

Da una parte:

noi.

Dall’altra:

loro.

Un problema può essere ricondotto a una causa unica.

Una soluzione può essere presentata come inevitabile.

Una persona o un gruppo possono diventare il simbolo di un’intera situazione.

La semplificazione rende il messaggio facile da ricordare e da ripetere, ma può cancellare informazioni indispensabili per comprenderlo.

Ripetere

La ripetizione è una delle caratteristiche storiche della propaganda di massa.

Uno slogan breve può essere riproposto su:

manifesti;

giornali;

radio;

televisione;

discorsi;

video;

social network.

La familiarità prodotta dalla ripetizione non dimostra naturalmente la verità di un’affermazione.

Può però renderla progressivamente più riconoscibile e intuitiva.

Utilizzare slogan

Uno slogan riduce un messaggio complesso a poche parole.

Può condensare:

  • un’identità;
  • una promessa;
  • un nemico;
  • un obiettivo;
  • un sentimento.

Proprio perché deve essere facilmente memorizzabile, tende a eliminare sfumature e condizioni.

La domanda critica diventa quindi:

che cosa scompare quando un problema viene ridotto a questa formula?

Fare leva sulle emozioni

La propaganda non parla soltanto alla ragione.

Può utilizzare:

  • paura;
  • orgoglio;
  • speranza;
  • rabbia;
  • umiliazione;
  • senso di appartenenza;
  • nostalgia;
  • desiderio di sicurezza.

Questo non rende automaticamente falso un messaggio.

Le emozioni fanno parte della comunicazione umana.

Il problema nasce quando l’emozione sostituisce la possibilità di valutare informazioni e argomenti.

Costruire un “noi”

Una propaganda efficace tende spesso a costruire un’identità collettiva.

Può definire:

chi siamo

e contemporaneamente:

chi non appartiene al gruppo.

Simboli, bandiere, inni, rituali, immagini e riferimenti storici possono rafforzare questo processo.

L’appartenenza permette di trasformare una scelta politica in qualcosa di più profondo:

una questione di identità.

Costruire il nemico

La costruzione dell’avversario è uno dei meccanismi più ricorrenti nella propaganda politica e soprattutto nella propaganda di guerra.

Il nemico può essere descritto come:

  • pericoloso;
  • irrazionale;
  • moralmente inferiore;
  • responsabile di tutti i problemi;
  • incompatibile con la comunità.

Nei casi estremi questo processo può arrivare alla disumanizzazione.

La propaganda nazista ne rappresenta uno degli esempi storici più studiati. Il regime utilizzò stampa, radio, cinema, scuola, arte e manifesti per diffondere stereotipi antisemiti e costruire consenso o accettazione intorno alla persecuzione degli ebrei e di altri gruppi.

Selezionare i fatti

La propaganda non deve necessariamente inventare.

Può semplicemente selezionare.

Immaginiamo cento avvenimenti.

Una campagna ne mostra dieci.

Se quei dieci sono tutti compatibili con la stessa tesi, il pubblico può ricevere un’immagine molto diversa da quella che emergerebbe osservando l’insieme.

Per questo verificare singolarmente una notizia non sempre basta.

Bisogna domandarsi anche:

quali informazioni non sono state incluse?

Utilizzare simboli

La propaganda lavora spesso attraverso simboli capaci di concentrare significati complessi.

Una bandiera.

Un colore.

Un monumento.

Un’uniforme.

Un’immagine del leader.

Un gesto.

Una figura storica.

La forza del simbolo consiste proprio nella capacità di comunicare rapidamente valori e appartenenze senza doverli spiegare ogni volta.

Fare appello all’autorità

Un messaggio può essere rafforzato associandolo a:

  • leader politici;
  • scienziati;
  • militari;
  • personalità culturali;
  • celebrità;
  • istituzioni.

La presenza di una figura autorevole non dimostra però automaticamente la validità dell’affermazione.

Bisogna sempre chiedersi se quella persona possieda competenze rilevanti e che cosa abbia effettivamente dichiarato.

Creare l’impressione del consenso

Un’altra tecnica consiste nel presentare un’opinione come già condivisa dalla maggioranza.

L’idea implicita è:

“Tutti lo pensano.”

Questo può produrre pressione sociale.

Ma la popolarità di una convinzione e la sua fondatezza sono due questioni differenti.

Propaganda bianca, grigia e nera

Gli studi sulla propaganda utilizzano talvolta una distinzione tra propaganda bianca, grigia e nera.

Nella propaganda bianca il mittente è sostanzialmente riconoscibile.

Un governo pubblica apertamente una propria campagna.

Un partito firma un manifesto.

Un’organizzazione diffonde un messaggio con il proprio nome.

Nella propaganda grigia la provenienza è meno chiara o deliberatamente ambigua.

Nella propaganda nera il messaggio viene invece presentato come proveniente da una fonte diversa da quella reale.

Queste categorie riguardano soprattutto la trasparenza dell’origine, non necessariamente la verità o falsità del contenuto.

La propaganda prima dei mass media

La propaganda non nasce nel Novecento.

Sovrani, Stati, religioni e movimenti hanno sempre cercato di rappresentare se stessi e i propri avversari.

Monete, monumenti, celebrazioni, cronache, opere d’arte e cerimonie pubbliche potevano comunicare:

potere;

legittimità;

vittorie;

origine divina;

continuità con il passato.

Ciò che cambia nell’età contemporanea è soprattutto la capacità di raggiungere contemporaneamente milioni di persone.

Stampa di massa, cinema, radio e successivamente televisione trasformano radicalmente la scala del fenomeno.

La Prima guerra mondiale e la propaganda moderna

La Prima guerra mondiale rappresenta uno dei momenti decisivi nello sviluppo della propaganda contemporanea.

Gli Stati coinvolti dovevano mobilitare intere società.

La guerra richiedeva:

soldati;

produzione industriale;

prestiti;

risparmio;

disciplina;

sostegno delle famiglie;

accettazione di enormi sacrifici.

I manifesti diventarono uno strumento centrale.

Servivano per arruolare soldati, raccogliere fondi, sostenere la produzione, incoraggiare il risparmio e rappresentare il nemico.

La Library of Congress conserva circa 1.900 manifesti della Prima guerra mondiale provenienti da numerosi paesi e sottolinea come in quel conflitto il manifesto abbia raggiunto un’importanza eccezionale come mezzo per informare, motivare e persuadere.

È in questo periodo che molte tecniche della moderna comunicazione politica vengono sviluppate su una scala mai vista prima.

Su Magozine abbiamo affrontato alcuni aspetti della costruzione delle narrazioni nazionali nell’articolo Propaganda: irredentismo e fake news storiche.

Propaganda e fascismo in Italia

Il fascismo italiano comprese molto presto l’importanza dei nuovi mezzi di comunicazione di massa.

Uno degli strumenti principali fu l’Istituto Luce, nato nel 1924 e trasformato l’anno successivo in ente parastatale.

I suoi cinegiornali e documentari furono utilizzati per informazione, educazione e propaganda; dal 1926 la proiezione dei cinegiornali divenne obbligatoria nelle sale cinematografiche italiane.

Cinema, radio, stampa, manifestazioni pubbliche e simboli contribuirono alla rappresentazione del regime, delle sue realizzazioni e della figura di Benito Mussolini.

Nel 1937 il Ministero della Cultura Popolare riunì importanti funzioni di controllo della stampa, propaganda, cinema e altri settori della comunicazione.

Il caso italiano permette di osservare una caratteristica fondamentale della propaganda:

quando chi produce il messaggio controlla anche una parte sostanziale dei mezzi attraverso cui il pubblico può ricevere informazioni alternative, propaganda e censura possono rafforzarsi reciprocamente.

Per questo nel nostro cluster teniamo distinti ma collegati i percorsi dedicati alla propaganda e alla censura e libertà d’informazione.

La propaganda nazista

La Germania nazista sviluppò un apparato propagandistico ancora più centralizzato.

Dopo l’arrivo di Hitler al potere nel 1933 fu creato il Ministero del Reich per l’Illuminazione pubblica e la Propaganda, guidato da Joseph Goebbels.

Il regime utilizzò:

radio;

cinema;

giornali;

arte;

scuola;

manifesti;

cerimonie;

simboli.

La propaganda contribuì alla costruzione del culto politico, alla mobilitazione della società e alla diffusione dell’antisemitismo. Lo United States Holocaust Memorial Museum documenta come stereotipi e campagne propagandistiche abbiano contribuito a creare un clima favorevole o indifferente alla persecuzione e, successivamente, allo sterminio degli ebrei europei.

Questo esempio mostra perché studiare la propaganda non significa occuparsi soltanto di comunicazione.

In determinate condizioni, il modo in cui un gruppo viene rappresentato può contribuire a rendere socialmente accettabili discriminazione e violenza.

Propaganda durante la Seconda guerra mondiale

La Seconda guerra mondiale vide un’ulteriore espansione della propaganda.

Radio e cinema avevano ormai una diffusione molto maggiore rispetto al conflitto precedente.

Gli Stati belligeranti utilizzarono la propaganda per:

  • sostenere il morale;
  • promuovere l’arruolamento;
  • raccogliere risorse;
  • mantenere la produzione;
  • rappresentare il nemico;
  • giustificare le proprie scelte;
  • influenzare popolazioni straniere.

Treccani ricorda che la propaganda assunse durante la guerra dimensioni qualitative e quantitative enormi, tanto sul fronte interno quanto nei confronti del nemico.

Guerra fredda e guerra dell’informazione

Dopo il 1945 la propaganda non scompare.

La Guerra fredda produce una competizione permanente anche sul piano culturale e informativo.

Radio internazionali, cinema, editoria, manifesti, organizzazioni culturali e campagne informative diventano strumenti attraverso cui Stati Uniti, Unione Sovietica e rispettivi alleati cercano di presentare il proprio sistema politico e sociale come superiore.

In questo periodo diventa sempre più evidente che una competizione geopolitica può essere combattuta non soltanto attraverso eserciti e armi, ma anche attraverso informazioni, cultura e rappresentazioni del mondo.

Propaganda e contropropaganda

La propaganda genera spesso una risposta.

Un gruppo produce un messaggio.

Il gruppo avversario cerca di contestarlo, decostruirlo o ribaltarlo.

Nasce così la contropropaganda.

Può:

  • smentire informazioni;
  • ridicolizzare il messaggio avversario;
  • mostrare contraddizioni;
  • diffondere una narrazione alternativa;
  • rivolgersi allo stesso pubblico con simboli differenti.

La contropropaganda non è automaticamente più vera della propaganda alla quale risponde.

Può utilizzare gli stessi strumenti di selezione, semplificazione e persuasione.

Il fatto di stare dalla parte opposta non costituisce quindi una garanzia di affidabilità.

Propaganda e controinformazione

Qui si trova uno dei punti centrali per il percorso di Magozine.

La controinformazione cerca idealmente di ampliare le informazioni disponibili, recuperare fonti trascurate e mettere in discussione una narrazione dominante.

La propaganda cerca invece di orientare il pubblico verso una determinata conclusione.

Ma i confini possono diventare sottili.

Una controinformazione che:

seleziona soltanto ciò che conferma le proprie convinzioni;

ignora sistematicamente elementi contrari;

utilizza informazioni emotive senza verificarle;

trasforma ogni fatto in conferma della propria tesi;

può progressivamente trasformarsi in propaganda.

Per questo una cultura della controinformazione credibile dovrebbe applicare anche a se stessa gli stessi criteri critici utilizzati verso le fonti dominanti.

La propaganda nell’era dei social network

Internet non ha eliminato la propaganda.

Ne ha modificato strumenti e distribuzione.

Prima della rete, raggiungere milioni di persone richiedeva generalmente accesso a:

giornali;

radio;

televisione;

grandi strutture organizzative.

Oggi un contenuto può circolare rapidamente attraverso:

social network;

video;

meme;

messaggistica;

podcast;

influencer;

community online.

La comunicazione può inoltre essere adattata a pubblici differenti.

Lo stesso soggetto può formulare messaggi diversi per gruppi diversi invece di utilizzare una campagna identica per tutti.

Meme e propaganda

Il meme possiede molte caratteristiche che lo rendono adatto alla comunicazione propagandistica.

È:

breve;

visuale;

facilmente riconoscibile;

replicabile;

modificabile;

condivisibile.

Può trasformare una questione complessa in una battuta o in un’immagine.

Questo non significa che ogni meme politico sia propaganda.

Ma il formato è particolarmente efficace nel condensare identità, stereotipi e messaggi politici in pochissimo spazio.

Algoritmi e visibilità

Le piattaforme digitali introducono inoltre un nuovo elemento.

Non tutti i contenuti raggiungono automaticamente lo stesso numero di persone.

Sistemi di raccomandazione e algoritmi decidono quali contenuti mostrare con maggiore frequenza sulla base di numerosi fattori.

Questo significa che il successo della propaganda contemporanea non dipende soltanto dalla capacità di produrre un messaggio.

Dipende anche dalla possibilità di ottenere visibilità.

Intelligenza artificiale e propaganda

L’intelligenza artificiale generativa permette di produrre rapidamente:

testi;

immagini;

voci sintetiche;

video;

traduzioni;

varianti dello stesso messaggio.

Questo può abbassare enormemente i costi necessari per realizzare grandi quantità di contenuti.

Ma è importante distinguere lo strumento dall’utilizzo.

Un’immagine generata con intelligenza artificiale non è propaganda semplicemente perché è artificiale.

Lo diventa quando viene inserita in una strategia comunicativa orientata a influenzare opinioni o comportamenti.

Se viene inoltre presentata falsamente come documentazione autentica di un fatto realmente avvenuto, propaganda e disinformazione possono sovrapporsi.

Come riconoscere la propaganda

Riconoscere la propaganda non significa semplicemente identificare una bugia.

Può essere molto più utile porsi alcune domande.

Chi sta parlando?

Individua il mittente.

È:

un governo?

un partito?

un’associazione?

un’azienda?

un movimento?

un account anonimo?

Capire chi comunica aiuta a comprendere quali interessi potrebbero essere coinvolti.

A chi è rivolto il messaggio?

Un messaggio propagandistico viene spesso costruito per un pubblico specifico.

Giovani.

Lavoratori.

Elettori.

Soldati.

Famiglie.

Persone impaurite da un determinato fenomeno.

Capire il destinatario permette di comprendere perché vengano utilizzate determinate parole o immagini.

Quale comportamento vuole ottenere?

Questa è forse la domanda più importante.

Il messaggio vuole che io:

voti?

acquisti?

abbia paura?

sostenga una guerra?

consideri qualcuno un nemico?

accetti una misura?

partecipi a una mobilitazione?

rimanga passivo?

La propaganda diventa molto più leggibile quando individuiamo l’azione desiderata.

Quali emozioni utilizza?

Paura e indignazione sono molto efficaci.

Ma anche:

orgoglio;

speranza;

nostalgia;

appartenenza;

umiliazione.

Un forte contenuto emotivo non rende automaticamente il messaggio propagandistico, ma deve spingerci a rallentare l’analisi.

Quali informazioni mancano?

Una delle verifiche più utili consiste nel cercare ciò che il messaggio non mostra.

Quali fatti potrebbero complicare questa storia?

Quali fonti sono assenti?

Quale sarebbe la migliore argomentazione della parte opposta?

Il messaggio permette dubbi?

La propaganda tende spesso a presentare il mondo attraverso certezze.

Il linguaggio dell’analisi, invece, può includere:

incertezza;

probabilità;

limiti;

contraddizioni;

elementi ancora sconosciuti.

Quando qualsiasi obiezione viene trasformata automaticamente in prova dell’esistenza del nemico, diventa quasi impossibile verificare l’affermazione.

Propaganda non significa automaticamente falso

Questo punto merita di essere ripetuto.

Definire qualcosa come propaganda non dimostra che sia falso.

Un manifesto che invita a sostenere una causa può riportare un fatto perfettamente corretto.

Una campagna governativa può utilizzare dati autentici.

Un movimento sociale può raccontare una situazione realmente esistente.

La domanda riguarda soprattutto la funzione comunicativa del messaggio.

Sta cercando semplicemente di informarci?

Oppure le informazioni sono organizzate per portarci verso una determinata conclusione o comportamento?

Molti messaggi reali svolgono entrambe le funzioni contemporaneamente.

Studiare la propaganda senza cercare una parte immune

C’è un rischio quando analizziamo la propaganda:

vederla soltanto negli avversari.

È relativamente facile individuare semplificazioni, slogan e manipolazioni nelle idee che non condividiamo.

È molto più difficile riconoscere gli stessi meccanismi quando rafforzano la nostra visione del mondo.

Per questo lo studio della propaganda diventa realmente utile soltanto quando il criterio viene applicato in maniera coerente.

Non bisogna chiedersi soltanto:

“Come cercano di manipolare gli altri?”

ma anche:

“Quali messaggi potrebbero influenzare me proprio perché sono già compatibili con quello che penso?”

Approfondimenti sulla propaganda

Su Magozine abbiamo già affrontato diversi aspetti del tema.

Propaganda e storia

→ Propaganda: irredentismo e fake news storiche

L’articolo analizza il rapporto tra propaganda, costruzione delle identità nazionali e narrazioni storiche.

Disinformazione storica

→ La menzogna alimentata ad arte: disinformazione storica

Un approfondimento sui modi attraverso cui narrazioni consolidate possono essere costruite e trasmesse nel tempo.

Disinformazione e fake news

→ Disinformazione: significato, esempi e come riconoscere le fake news

Per approfondire la differenza tra disinformazione, misinformazione, fake news e propaganda e imparare a verificare una fonte.

Controinformazione

→ Controinformazione: siti, giornali e media indipendenti

→ Storia della controinformazione in Italia

Imparare a vedere il messaggio

La propaganda non è semplicemente una collezione di bugie.

È soprattutto un modo di organizzare la comunicazione per orientare il pubblico.

Può utilizzare fatti veri e falsi.

Può parlare attraverso parole oppure immagini.

Può fare paura oppure promettere un futuro migliore.

Può provenire dallo Stato oppure da chi si oppone allo Stato.

Può essere evidente oppure confondersi con l’informazione quotidiana.

Per questo non esiste una formula capace di renderci completamente immuni.

Esiste però un metodo.

Chiedersi:

chi comunica?

a chi?

con quale obiettivo?

quali emozioni utilizza?

quali fatti seleziona?

quali fatti lascia fuori?

quale comportamento vuole ottenere?

Studiare la propaganda non serve necessariamente a smettere di avere idee o prendere posizione.

Serve a comprendere meglio come quelle idee vengono costruite, rafforzate e diffuse.

Ed è uno degli strumenti attraverso cui possiamo diventare lettori meno passivi dell’informazione che incontriamo ogni giorno.

Se hai apprezzato questo articolo

Iscriviti

Adesso

Iscriviti alla nostra Newsletter per ricevere un aggiornamento mensile sugli ultimi articoli e approfondimenti.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

Articolo precedente

Musica e controcultura: protesta, punk e cultura underground

Prossimo articolo

Censura: significato, storia e libertà d’informazione

Ultimi articoli di Arte e Cultura

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi