“Quando non zappo, a volte scrivo”

Quando si legge un libro, di rado l’unica scoperta nuova che si fa è il suo contenuto. Quando non zappo, a volte scrivo porta con sé una serie di elementi che ci arricchiscono e che ingrandiscono il nostro panorama culturale, sempre. Anche questo caso non fa eccezione: dai contenuti all’autore, dalla casa editrice a tutto un movimento per me sconosciuto, veramente i miei orizzonti sono diventati più ampi.

Innanzitutto la casa editrice: Malamente

La scoperta per me forse più bella. Vi lascio il link al loro sito, perché anche solo quello mi è piaciuto da morire, ho letto volentieri anche la pagina del “Chi siamo”, che di solito, diciamocelo, è una noia mortale: https://edizionimalamente.it/.

In principio, era la rivista. Dal 2015, infatti, viene stampata la “Rivista Malamente”, che come completa il sottotitolo è una “rivista di lotta e critica del territorio”. Ho avuto il piacere di leggere il numero dello scorso settembre, e vi dico solo che ho tutta l’intenzione di abbonarmi.

Dal 2015, quindi, ogni tre mesi è uscito un numero di questa rivista, dove si indagano i territori, le lotte che li attraversano e le possibilità di resistenza e cambiamento radicale. Le voci che vi prendono la parola sono voci non solo interessanti ma soprattutto ricche: ricche di contenuti (che non è banale, fidatevi), di forza, di magia.

sostieni

Dite che vi sembra un po’ troppo entusiastica la mia reazione? Forse. Ma non è falsa, lo giuro, è semplicemente dettata dal piacere di aver scoperto qualcosa di molto valido nel nostro panorama letterario.

Comunque, andiamo avanti. Dal 2021, quindi in tempi piuttosto recenti, dalla rivista è nata la casa editrice vera e propria, che dà spazio a ciò che di solito non ne ha. Opere al di fuori delle logiche consumistiche e capitalistiche, delle mode del momento e delle correnti varie. È una boccata d’ossigeno, un angolino di libertà.

Il poeta: Felice (Rosario Colaci)

Sulla copertina di Quando non zappo, a volte scrivo è scritto proprio così, con le parentesi, perché Felice più che un nome per l’autore è uno stato d’animo.

Fin da giovanissimo, Felice sente che la società nella quale si trova a vivere e i valori che promuove non fanno per lui. Già a diciassette anni si lascia casa alle spalle per cercare una vita che possa sentire più sua.

Erano gli anni del movimento hippy, e dopo un periodo di vagabondaggio puro e semplice trova posto in una comunità, nella quale rimane per quindici anni. Anche qui, però, dopo un po’ Felice sente che qualcosa gli va sempre più stretto e così di nuovo parte.

Inizia il suo periodo di artista di strada, il cosiddetto “madonnaro”, attività alla quale ogni tanto ricorre ancora quando ha necessità di un po’ di denaro contante.

La svolta arriva nel 1998, quando si trasferisce nelle campagne marchigiane. Qui trova finalmente il suo posto, e non inteso in senso fisico. Felice trova finalmente dove il suo pezzo di puzzle combacia alla perfezione, e alla fine si ferma.

Le poesie, la vita, il pensiero

Avete presente il concetto di “vita lenta”? Se ne sente tanto parlare in giro, ormai è inflazionato. Qui però calza a pennello. Coltivare la terra, sistemare ciò di cui si ha bisogno (la casa, gli attrezzi, i vestiti), affidarsi gli uni agli altri… Sembra un’utopia, eppure qualcuno ci è riuscito.

Felice produce da solo la maggior parte di ciò che consuma, per il resto si fa aiutare dai vicini, oppure ogni tanto prende e va a dipingere per strada. Ma imparando a consumare meno si scopre che anche le spese e i bisogni diminuiscono, e ci si avvicina sempre di più a ciò che somiglia alla libertà.

È di questo che parlano le sue poesie. Sono componimenti liberi, essenziali, semplici. Esattamente come la sua vita. In rima baciata, come le filastrocche dei bambini, Felice ci parla della natura, della vita comunitaria, di ciò che è importante per lui.

Le illustrazioni di Daniele Garota le completano meravigliosamente, e le arricchiscono. Anche lui vive in campagna, da artista figlio di contadini; si occupa di attività legate al lavoro della terra e incontra giovani e bambini nelle colline della Cooperativa Alce Nero di cui è socio fondatore. Disegni essenziali, che sembrano semplicemente tratteggiati a penna e che si intonano perfettamente al libro in questione.

Seminasogni

Vorrei concludere facendo scoprire anche a voi un’ultima cosa, piccola piccola ma importante.

SI parlava poco fa dei legami comunitari e dell’aiuto reciproco. Si può capire facilmente di come i contatti diventino importanti in scelte di vita come quella di Felice. È stato proprio lui che ha avuto l’idea del Seminasogni, proprio per venire incontro a questo bisogno non solo suo.

All’inizio nata come rivista per condividere idee ed esperienze, Seminasogni si ingrandisce diventando poi l’omonimo mercatino che ha aiutato sempre di più a infittire le relazioni sociali tra i ri-abitanti delle campagne. Questo è l’ultimo link che vi lascio: https://selvatici.wordpress.com/2008/01/25/il-seminasogni/.

Conclusioni

Spero di aver reso giustizia, più che l’idea, a tutto quello che questa lettura mi ha dato. Complimenti davvero a Malamente, ai suoi membri, perché hanno fatto e stanno facendo un lavoro difficile, importante e bellissimo davvero. Continuerò a leggervi e a seguirvi, e spero nel mio piccolo di aver contribuito almeno un pochino a far sapere agli altri cosa state facendo.

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