Radici cristiane dell’Europa: bugie e falsificazioni

Nell’ambito della costruzione revisionistica e “a posteriori” della Storia, del suo essere piegata alle esigenze di propaganda dei poteri egemoni, uno dei processi più tipici ed interessanti è quello di ciò che può essere definito “piantare dall’alto le radici”.

Le radici storiche e culturali

Andrebbe innanzi tutto precisato, seguendo il grande storico Braudel e il grande antropologo Lévi-Strauss che parlare di “radici” in termini storici e culturali è già di per sé improprio, sebbene di uso comune, dato che come diceva appunto Lévi-Strauss, “da una pianta nasce una pianta ma da un’anfora non nasce un’altra anfora”, ossia mentre le realtà biologiche sono generate da altre realtà biologiche e si evolvono lungo tale processo, le realtà culturali, economiche, storiche non derivano direttamente e linearmente da quelle ad esse precedenti, meno che mai da quelle soltanto di un determinato luogo.

In più va aggiunto che nessuna cultura è “pura”, anche se questo spiace ai razzisti ed etno-centristi di ogni tipo, luogo ed epoca, ma frutto di interazioni, scambi, mescolanze sia di persone in carne ed ossa1, che di merci e altri oggetti e di conoscenze, saperi, riti, ideologie, mode, linguaggi.

Cultura risultato di migrazioni e contaminazioni

I due fattori si intrecciano e portano come risultato anche al fatto che non esistono oggi “culture originarie” in alcuna parte del Pianeta, perfino in quelle aree remote (ad esempio amazzoniche) dove pure sembrerebbe che alcune limitate ed isolate realtà aborigene siano del tutto autoctone, immuni da influssi esterni. In quel caso non va dimenticato che tutte le popolazioni precolombiane del Nord e Sud America, dagli Algonchini del Canada ai Mapuche della Patagonia passando appunto per quelle realtà amazzoniche sono risultato di una migrazione avvenuta dall’Asia attraverso il “ponte di terra” preesistente lo Stretto di Bering2 ed hanno portato con sé elementi delle culture sciamaniche siberiane a loro volta già “contaminate” da quelli di culture delle steppe e culture delle regioni dei grandi fiumi dell’Asia Orientale e frutto della antichissima migrazione dall’Africa.

La costruzione di false radici

Negando questa realtà in mille modi, per innumerevoli secoli si sono invece costruite false radici, false originarietà, false purezze/o false correlazioni al solo scopo di legittimare sulla base della menzogna il potere egemone di turno e paradossalmente lo si fa in forma più intensa nell’epoca moderna e contemporanea quando se da un lato studi antropologici, storiografici, genetici dimostrano in misura crescente la falsità di tali costruzioni, dall’altro gli strumenti di formazione del consenso ai gruppi egemoni si moltiplicano e si affinano, attraverso la scolarizzazione, i media, l’immaginario filmico e televisivo, il web, ecc.

Le bugie sulla razza ariana

Il pensiero non può, certamente, non andare al castello di menzogne nazista sulla “razza ariana” e sulla sua superiorità che calpestava non solo la inesistenza stessa di razze umane differenziate, ma infiniti altri elementi, ipotizzando per gli “ariani” radici connesse ai mai esistiti Iperborei o agli abitanti della Terra concepita come cava o a esseri semidivini, attraverso realtà atlantidee, o circumpolari o di altro genere di cui fior di scienziati e ricercatori tedeschi asserviti al nazismo e riuniti da Himmler nell’Ahnenerbe3 pretendevano di trovare prove in Tibet, in Bolivia, in Norvegia, in Crimea.

Quelle concezioni naziste si rifanno ad elaborazioni non solo tedesche e certamente prenaziste che vedono in campo esoteristi e seri docenti universitari di vari paesi, politici britannici e studiosi statunitensi, eugenetisti svedesi e razzisti francesi, antropologi criminali come Lombroso e filosofi del calibro di Kant, ciarlatani e primari di medicina e che danno origine già prima del nazismo ad una serie di pubblicazioni in parte a carattere divulgativo-popolare, in parte a livello accademico, a leggi eugenetiche negli USA e in Svezia, a sperimentazioni e convegni.

La falsificazione storica

Esse non sono che la punta di un iceberg volutamente sottovalutato di operazioni di falsificazione storica che contraddistinguono epoche e situazioni diverse e che nulla hanno a che fare col nazismo, pur costituendo con esso e dopo di esso una sua legittimazione diretta e indiretta che proietta le sue conseguenze in molti ambiti attuali.

Discendenze divine degli imperatori tra i romani e i giapponesi

Già le società antiche preromane vedevano4 la mitizzazione dei gruppi dirigenti (re, imperatori, sovrani di diverso tipo) e la costruzione di loro presunte origini divine, ma anche la formazione dall’alto di credenze circa la provenienza di tutto il popolo (o talora solo delle sue classi dominanti, contrapposte ai dominati) da luoghi e situazioni “originarie” in un “altrove” terrestre o cosmico e si badi che in alcuni casi queste concezioni non sono morte con le società antiche e sono presenti ed operanti anche nella modernità perfino in campo geopolitico.

Per cui se oggi difficilmente un Romano crede alla discendenza da Enea sostenuta da Virgilio nell’Eneide come forma di legittimazione della casata Julia di Augusto, in Giappone si crede ancora fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale (e in certi circoli tuttora) che l’Imperatore sia discendente della dea Amaterasu (“grande dea che splende nei cieli” simboleggiata dal Sole) e addirittura esiste quella che molti studiosi chiamano “nippogonia” (una cosmogonia relativa alle sole isole giapponesi) che concepisce l’intera popolazione “puramente” giapponese (ossia non gli aborigeni Ainu del Nord  praticamente sterminati) come di derivazione divina5.

La natura divina nelle dinastie egizie

Le dinastie hanno sempre costruito simili catene di riferimento mitologico, quando i faraoni egizi inducevano il popolo (grazie ai sacerdoti) a crederli figli del dio Ra o del dio Ammone, quando Alessandro accettava di essere considerato dagli Egiziani  (non certo dai suoi Macedoni) anch’egli figlio divino di Ammone o quando i sovrani merovingi francesi inventavano proprie origini direttamente da Maria Maddalena, ma queste pratiche falsificatorie non riguardavano e non riguardano solo i leaders, bensì le compagini statuali e non soltanto negli apparenti deliri di un Mussolini sui “destini del nuovo Impero di Roma” o di Hitler sul “Reich millenario”, ma anche nei discorsi di tutti i Presidenti USA (compresi i “progressisti” Clinton e Obama) sugli USA come “destinati a guidare il Mondo” che sottintendono un rapporto originario fra Dio e gli Stati Uniti d’America6 attraverso i Padri Pellegrini.

Le radici giudaico-cristiane dell’Europa

La sfera religiosa, intrecciata volutamente con quella etnica, è il terreno privilegiato per simili operazioni ma è anche il luogo ove per prime certe falsificazioni vengono operate proprio per renderla congeniale alle successive utilizzazioni.

Ad esempio, si parla di “radici giudaico-cristiane” dell’Europa e così facendo si cancellano le culture politeiste precristiane che pure hanno alimentato per secoli filosofia, letteratura, arte, pratica di vita, leggi, gli influssi mediorientali e indiani su quelle culture7 e si cancellano pure tutti gli influssi che correnti dell’Islam quali il sufismo hanno avuto su personaggi come Francesco d’Assisi e Dante, sulla poetica cortese, sulla teologia cristiana medievale8; più ancora, ci si dimentica volutamente che tutte e tre le religioni monoteiste sono nate… fuori dall’Europa.

Difensori della fede

Per secoli, varie forze egemoni occidentali si sono presentate come “defensor Fidei”, a cominciare da  quel Costantino che arriva a convocare a sue spese e nel suo palazzo,  nel 325 (lui, non un patriarca…) il primo Concilio Ecumenico cristiano9, a Nicea nel quale è l’imperatore ad imporre una serie di decisioni: la condanna dell’eresia di Ario, la fissazione della data della Pasqua (sganciandola dalla Pesach ebraica), la preminenza dei vescovi di Roma e Alessandria su tutti gli altri, ecc.

I sovrani di Spagna erano considerati “cattolicissimi” e investiti da Dio del compito di debellare i “nemici della Fede” attraverso un patto che riproduceva quello che aveva fatto degli Ebrei dell’Antico Testamento  il “Popolo Eletto”, mentre ai sovrani francesi Dio avrebbe dato il potere di “re taumaturghi”, ben studiato da Le Goff.

Il “Gott mit uns” delle cinture dei soldati tedeschi e motto della dinastia Hohenzollern dal 1813, deriva dal motto dei Cavalieri Teutonici nelle loro “Crociate” contro le genti slave e dei soldati protestanti del re Gustavo Adolfo di Svezia durante la Guerra dei Trent’Anni (1618-1648), già presente peraltro nel motto dei guerrieri di Costantinopoli; Guglielmo II di Prussia ne era sostenitore anche nel salutare le sue truppe in partenza per partecipare all’aggressione coloniale contro la Cina (1899-1901) a cui raccomandava di essere più feroci degli Unni.

La chanson de Roland

Se dopo Enrico VIII i sovrani  inglesi erano e sono capi della Chiesa Anglicana in diretto rapporto con Dio, già Guglielmo il Conquistatore nel 1066 sconfiggendo il sovrano sassone Harold e impadronendosi dell’Inghilterra si proclama prediletto da Dio e recita prima della Battaglia di Hastings la Chanson de Roland, autorappresentandosi come erede dei paladini cristiani di Carlo Magno che falsamente quel poema dice massacrati dai Mori musulmani.

Lo furono, invece, dai cattolicissimi Baschi e ciò nonostante che i Normanni di Guglielmo erano eredi diretti, invece, dei Vichinghi pagani che si erano distinti nei due secoli precedenti in saccheggi, stragi e devastazioni in Francia e Spagna ai danni di genti cristiane, monasteri e chiese e che quel loro capo, Rollone, che si convertì al Cristianesimo (inizi del X secolo), per il suo funerale previde offerte ai monasteri ma anche sacrifici umani di prigionieri cristiani.

Miti nostrani

Laddove la religione non basta, si inventano “purezze” etniche e “razziali” come faceva il Sindaco Gentilini di Treviso sostenitore contro i migranti dell’esistenza della “razza trevigiana” (non del radicchio ma degli umani…) nonostante che le ricerche genetiche dell’Università di Padova  abbiano dimostrato che per ragioni storiche il Trevigiano sia una delle aree della Penisola con la maggiore mescolanza negli ”autoctoni” di elementi genetici germanici, arabi, slavi, italici meridionali, franchi, berberi, e mediorientali!

Come dimenticare poi la barzelletta, che pure ha influito assai sulla politica e l’immaginario italiano, della “Padania di radice celtica” coi suoi riti con l’acqua del Po, mentre la Storia dimostra che non è mai esistita una comunanza effettiva tra le “genti padane”, che una parte di loro fu alleata e mercenaria dei Romani contro gli altri, che perfino a Legnano contro le milizie milanesi e di città lombarde combatterono agli ordini del Barbarossa anche milizie di altre città lombarde e piemontesi.

La cultura e la lingua celtica in Europa

Ciò che è più interessante, che sebbene sia esistita una cultura e una lingua celtiche in Europa, molti manufatti “celtici” sono di importazione mediorientale10 e non esiste in alcuna epoca un “popolo celta”, e in molte aree come quella spagnola la “celticità” è basata solo sulle attribuzioni genericizzanti di autori classici romani  non su evidenze archeologiche e linguistiche che provano semmai come i “Celtiberi” non avessero affatto pratiche di inumazione “celtiche” e terminologie “celtiche”.

Questi processi, avvenuti come si è detto lungo tutta la Storia, sono però grandemente accentuati nelle fasi del colonialismo moderno, dei nazionalismi otto-novecenteschi e dell’imperialismo che hanno un assoluto bisogno, fino ad oggi, di inventare radici e legittimità pseudo-storiche, pseudo-etniche e pseudo-religiose per poter mascherare le vere logiche di sopraffazione che sono alla base delle loro azioni.

Note

  1. a causa di migrazioni, matrimoni misti, deportazioni, conquiste militari, ecc.;
  2. i recenti studi genetici hanno confermato tale ipotesi, circoscrivendo addirittura l’area di provenienza alla regione contermine all’Altai;
  3. https://it.wikipedia.org/wiki/Ahnenerbe;
  4. con la mobilitazione per questo scopo di architettura, letteratura, riti, miti, arte figurativa, cosmogonie, simbologie, ecc.;
  5. https://www.komixjam.it/le-origini-mitologiche-del-giappone/
  6. riaffermato peraltro in tutte le simbologie e i riti di Stato e popolari statunitensi;
  7. ad esempio gli influssi del buddismo sul sofismo greco e sul Cristianesimo e quelli dei culti mitraici siriaci a Roma e nello stesso Cristianesimo;
  8. https://www.libraccio.it/libro/9788889337998/silvio-marconi/francesco-sufi-radici-islamicosufiche-nelle-scelte-di-francesco-d%27assisi.html
  9. a cui parteciparono solo circa 300 su 1.800 vescovi cristiani allora esistenti;
  10. ad esempio mentre sono numerosi specie in Austria e Ungheria i ritrovamenti di oggetti in vetro in tombe di guerrieri con corredi funerari celtici, nessun ritrovamento è avvenuto di fornaci di vetreria e inoltre molti dei motivi ornamentali “celtici” come leoni e palme sono riferiti con grande precisione a piante e animali assenti in Europa.

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