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Recensione di “Mattatoio n. 5” di Kurt Vonnegut

Mattatoio n. 5 Book Cover
Mattatoio n. 5 Fantascienza edito da Feltrinelli 196 pagine

Un romanzo di satira politica e fantascientifico di Kurt Vonnegut pubblicato nel 1969 da cui è tratto il film Mattatoio 5 di George Roy Hill del 1972.

Attraverso questo romanzo, l’autore trova il modo di raccontare la sue esperienza in Germania durante la Seconda Guerra Mondiale come prigioniero di guerra a Dresda durante una bombardamento americano che distrugge la città e cui sopravvive rifugiandosi 18 metri sotto terra in un mattatoio.

Mattatoio n. 5 è un romanzo con un forte carattere satirico, come tanti altri testi di Vonnegut. L’autore utilizza diversi espedienti narrativi per aiutare il racconto a non perdere l’attenzione del lettore.

Nel primo capitolo l’autore esprime la sua volontà di raccontare la sua esperienza a Dresda durante il bombardamento da cui esce vivo. Per ricordare gli eventi, racconta i contatti presi con un suo commilitone, Bernarde V. O’Hare, e lo incontra. In quella occasione promette alla moglie di O’Hare che non avrebbe scritto un altro romanzo che esalti la guerra e che avrebbe invogliato le nuove generazioni a partecipare ad altre guerre. Anzi avrebbe chiamato la sua opera “La crociata dei bambini” che è il sottotitolo in lingua inglese del romanzo.

La genialità di Vonnegut

La genialità di Vonnegut sta nel non lasciare mai nessuna sorpresa per la fine del racconto. Anzi ci anticipa sempre tutto e, nonostante questo, riesce a mantenere alta l’attenzione del lettore. Nel primo capitolo confessa a O’Hare che vorrebbe rendere il punto culminante del racconto l’esecuzione di Edgar Derby.
E termina il primo capitolo in questo modo:

Ora ho finito il mio libro sulla guerra. Il prossimo che scriverò sarà divertente.
Questo è un disastro, e non poteva essere altrimenti, poiché è stato scritto da un pilastro di sale. Comincia così:
Ascoltate:
Billy Pilgrim ha viaggiato nel tempo.

E finisce così:
Puu-tii-uiit?

Un’altra tecnica utilizzata dall’autore è quella dei salti temporali. Attraverso i viaggi temporali cui è sottoposto il protagonista, senza la sua volontà , l’autore narra tre periodi dell’esistenza di Billy Pilgrim. Il periodo giovanile della partecipazione alla guerra, il periodo da adulto del suo lavoro e del suo matrimonio, il periodo in cui viene sequestrato dagli alieni e portato sul loro pianeta in una specie di zoo.

L’autore narra piccoli episodi di ognuno di queste fasi della vita di Pilgrim ed ogni volta il protagonista si ritrova in un altro periodo ed in un altro luogo a rivivere parte della sua vita che non può cambiare ma che neanche vuole cambiare.
Pilgrim ci racconta che gli alieni gli hanno spiegato che il tempo non è lineare ma circolare e che persino loro, gli abitanti del pianeta Tralfamadore conoscono la fine dell’universo, di cui sono accidentalmente responsabili, ma non fanno nulla per evitarla.

Per cui la vita del protagonista sembra senza fine, avvolta in un vortice temporale di cui fa parte anche la morte, che lui conosce bene e che non vuole evitare perché non rappresenta la fine della sua esistenza.

Perché leggere Vonnegut

Per chi ama la satira politica, la fantascienza, l’antimilitarismo, questo è un libro che non può mancare tra le letture. Vonnegut è sicuramente tra i migliori autori americani del novecento. Il suo stile narrativo anticonformista, la critica contro la guerra, il pessismo nei confronti del genere umano caratterizzano la scrittura di Vonnegut.
L’attacco al sistema giudiziaro americano risulta più che mai attuale oggi in cui il razzismo torna a galla e gli Stati Uniti non riescono a soffocare e a liberarsi una volta per tutte dell’odio etnico.

Ma Vonnegut raggiunge l’apice, come scrittore ed autore, quando in questo romanzo gli alieni consegnano agli umani una nuova copia del Vangelo in cui Gesù è un uomo qualsiasi, senza “relazioni importanti”, e che una volta messo in croce viene adottato da Dio come suo figlio. Dal nuovo Vangelo si apprende che Egli avrebbe punito orribilmente chiunque avrebbe tormentato ancora dei barboni.

Sembra quasi che avrebbe voluto riscrivere uno dei più antichi testi dell’umanità per metterci un poco del suo stile ma anche della sua satira politica immaginando una giustizia divina più egualitaria che interviene anche per difendere gli ultimi, non solo i figli dei potenti.

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Comments

  1. Non ho mai letto Vonnegut. Però da come ne parli sembra molto interessante. Lo inserirò nella mia wishlist lunghissima

    1. Francesco Scatigno ha detto:

      Devi inserirlo tra i primi da leggere. Poi dopo la prima lettura decidi se leggerne altri o no.

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