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Il mio cuore in prestito – Shivaun Plozza

Il mio cuore in prestito: Marolwe Jensen a 17 anni è appena tornata a scuola e a una vita normale dopo aver ricevuto un cuore di ricambio. Solo che la vita normale non è come avrebbe pensato: se prima del trapianto non era una ragazza in vista, certo non lo diventa dopo, quando tutti la guardano come quella che non doveva morire e le stanno con il fiato sul collo appena muove un passo.

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Non possiamo essere strani di nascosto?

Il mio cuore in prestito e la contaminazione letteraria

Vi ricordate Frankestain di Mary Shelley? Sicuramente ne avrete sentito parlare, ma lasciate che vi rinfreschi la memoria.

La vita del Dottor Frankestain prende una piega inaspettata quando, a causa della scarlattina, resta orfano di madre.

Appassionato di chimica e scienza e, scosso dalla morte della madre, comincia a visitare i cimiteri e a studiare la decomposizione dei cadaveri.

La Morte è il perno in cui ruota gran parte del romanzo della Shelley e il desiderio di essere superiore ad essa spinge il nostro protagonista a voler assemblare con pezzi di cadaveri (organi, arti…) un essere umano che di “umano” ha ben poco: la creatura è mostruosa e deforme.

Come una novella “creatura” Marlowe Jersey si sente poco più simile ad essa, data la sua particolare condizione: il suo cuore in prestito.

Il romanzo gotico della Shelley è ben presente in tutto lo scritto di Shivaun Plozza che non ne è oggetto di satira ma una vera e propria citazione, un filo conduttore per tutta la vicenda.

Marlowe è e si sente a metà.

Infelice, incapace di amare, immeritevole perfino di vivere perché troppo ordinaria troppo “normale”, una come il taglialegna di latta del Meraviglioso Mago di Oz.

La crisi d’identità

A completare il tutto la sua famiglia, per nulla ordinaria, anzi… una famiglia che potremmo definire decisamente straordinaria.

Lei, timida e riservata direi proprio che si sforza di essere invisibile, è l’opposto di sua madre dannatamente sfacciata, decisamente coraggiosa e piuttosto fuori dalle righe.

Così come suo fratello Pip per nulla incline a farsi prendere dallo sconforto, molto fantasioso e assolutamente libero da pregiudizi.

Tenete a mente tutto quello che c’è di anticonformista nel mondo, ecco… loro ne sposano ogni causa.

  • Veganesimo? Check.
  • Crudista? Check.
  • Animalista? Check.
  • Propagandista? Check.
  • Un trapianto di cuore? Check.

Questo non si sposa con l’essere “nascosta” di Marlowe. Incapace anche solo di opporsi o semplicemente di avere una propria opinione, non vi nascono che il più delle volte non ne ho approvato le decisioni, né il suo essere così silenzioso.

Tant’è vero che quando l’impulso prevale sui suoi pensieri era piacevole seguirne il corso della storia; perché spesso non succede nulla ai fini della trama, seguiamo il flusso dei pensieri di Marlowe tra flashback e momenti di fissazione e tragedie mentali.

Fatale e rivelatore le sarà un episodio svegliandola finalmente dallo stand by che si erà costretta dal giorno del suo trapianto.

In conclusione

Il mio cuore in prestito è un romanzo sicuramente interessante, senza troppe pretese anche se con temi forti come la sensibilizzazione sul trapianto di organi e la libertà di essere ciò che si vuole indipendentemente da ciò che può essere considerato strano o normale.

Forse piacevole e dico forse, sopratutto per lo stile di scrittura un po’ confusionario rispetto ai canoni, sicuramente in linea con i personaggi generati dalla penna della Plozza.

Se siete abituati a narrazioni con cambi repentini di scena e siete incuriositi sopratutto dai “pensieri” dei personaggi più che dai dialoghi allora sicuramente questo libro fa per voi.

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