Resistenza italiana: storia, partigiani e Liberazione dal 1943 al 1945

La Resistenza italiana fu il movimento politico, militare e civile che, soprattutto tra l’8 settembre 1943 e la primavera del 1945, si oppose all’occupazione tedesca e alla Repubblica Sociale Italiana.

La sua storia si inserisce nella più ampia Resistenza europea contro il nazismo e il fascismo, ma nasce in un contesto particolare: fino al 1943 l’Italia fascista era stata alleata della Germania nazista e aveva partecipato alla guerra al suo fianco. Dopo la caduta di Mussolini e l’armistizio dell’8 settembre, gran parte dell’Italia centro-settentrionale venne occupata dalle forze tedesche mentre Mussolini, liberato dai tedeschi, diede vita alla Repubblica Sociale Italiana.

Da quel momento la guerra in Italia assunse forme differenti e sovrapposte: avanzata degli eserciti alleati, occupazione tedesca, guerra partigiana, repressione nazifascista e conflitto tra italiani schierati su fronti opposti.

La Resistenza non coincise però con l’intera storia dell’opposizione al fascismo.

L’antifascismo era nato più di vent’anni prima, insieme all’ascesa del movimento fascista, ed era proseguito durante la dittatura attraverso opposizione politica, clandestinità ed esilio.

La Resistenza rappresentò una fase successiva e specifica di quella storia.

Per approfondire il periodo precedente: Antifascismo: storia, significato e movimenti in Italia.

Per ricostruire invece la nascita e lo sviluppo della dittatura: Fascismo italiano: storia, origini e costruzione del regime.

L’8 settembre 1943 e l’inizio della Resistenza

L’8 settembre 1943 il capo del governo Pietro Badoglio annunciò pubblicamente l’armistizio firmato con gli Alleati.

La crisi dello Stato e delle forze armate che seguì lasciò moltissimi militari senza indicazioni precise, mentre l’esercito tedesco occupava rapidamente gran parte del territorio italiano.

L’8 settembre viene quindi generalmente considerato la data convenzionale d’inizio della Resistenza italiana, anche se forme di opposizione al fascismo esistevano da molto prima e gli scioperi operai del marzo 1943 avevano già mostrato una crescente crisi del regime.

Le scelte compiute in quelle settimane furono differenti.

Alcuni militari opposero resistenza alle forze tedesche. Altri si dispersero e tentarono di tornare a casa. Centinaia di migliaia furono catturati e deportati nei territori del Reich: molti di quelli che rifiutarono di collaborare con Germania nazista e Repubblica Sociale Italiana sono ricordati come Internati Militari Italiani.

Contemporaneamente iniziarono a formarsi i primi gruppi partigiani.

La Repubblica Sociale Italiana e l’occupazione tedesca

Dopo essere stato liberato dalla prigionia, Mussolini tornò alla guida di un nuovo Stato fascista nell’Italia occupata dai tedeschi: la Repubblica Sociale Italiana, proclamata nel settembre 1943.

Il territorio italiano risultò così diviso.

Il Sud e, progressivamente, le regioni liberate dagli Alleati erano sotto il governo del Regno d’Italia; gran parte del Centro-Nord rimase invece sotto occupazione tedesca e amministrazione della RSI.

È all’interno di questa divisione che si sviluppò il movimento partigiano.

Il Comitato di Liberazione Nazionale

Il 9 settembre 1943 le principali forze politiche antifasciste costituirono a Roma il Comitato di Liberazione Nazionale, il CLN.

Ne facevano parte forze politiche profondamente differenti tra loro, tra cui comunisti, socialisti, democristiani, azionisti e liberali. Le differenze ideologiche e i progetti per l’Italia del dopoguerra rimasero rilevanti, ma queste organizzazioni collaborarono nella lotta contro l’occupazione tedesca e la RSI.

Nel Nord acquistò particolare importanza il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, che contribuì al coordinamento politico della Resistenza nell’Italia occupata.

L’unità della Resistenza non significava quindi uniformità politica.

Al suo interno convivevano concezioni differenti dello Stato, dell’economia, della monarchia, della società futura e degli obiettivi da perseguire dopo la guerra.

Chi erano i partigiani

Le formazioni partigiane non costituivano un unico esercito ideologicamente omogeneo.

Esistevano brigate legate a differenti culture politiche.

Tra le principali vi furono le Brigate Garibaldi, legate soprattutto al Partito comunista; le formazioni Giustizia e Libertà, collegate al Partito d’Azione; le brigate socialiste Matteotti e formazioni cattoliche, monarchiche, liberali e autonome.

A queste si aggiungevano reti clandestine cittadine, gruppi di supporto, militari, operai, contadini e persone che collaboravano occasionalmente con la Resistenza.

Parlare di Resistenza significa quindi parlare di una realtà molto più ampia della sola immagine del partigiano armato in montagna.

Resistenza armata e Resistenza civile

La lotta armata fu una componente centrale della Resistenza, ma non l’unica.

Le formazioni partigiane svolsero azioni di guerriglia, sabotaggio, attacchi contro obiettivi militari e operazioni contro le forze tedesche e della Repubblica Sociale Italiana.

Nelle città operarono anche gruppi clandestini impegnati in azioni militari e organizzative.

Accanto alla lotta armata esistettero però molte altre forme di opposizione:

scioperi nelle fabbriche;

stampa e propaganda clandestina;

raccolta e trasmissione di informazioni;

assistenza ai partigiani;

protezione di perseguitati, renitenti e prigionieri fuggiti;

reti di collegamento tra città e montagne;

rifiuto della collaborazione;

sostegno logistico alle formazioni combattenti.

Anche per questo gli studi storici hanno progressivamente ampliato la nozione di Resistenza oltre il solo combattimento armato. L’ANPI ricorda, per esempio, anche la cosiddetta “Resistenza disarmata” degli internati militari italiani.

Le donne nella Resistenza

Le donne parteciparono alla Resistenza in molte forme.

Furono staffette, combattenti, organizzatrici, infermiere, responsabili dei collegamenti clandestini e protagoniste delle reti civili che rendevano possibile la sopravvivenza delle formazioni partigiane.

Per lungo tempo questa partecipazione ha ricevuto meno spazio nella memoria pubblica rispetto alla componente combattente maschile.

Anche nell’archivio di Magozine abbiamo affrontato specificamente questo aspetto attraverso La Resistenza delle donne: il coraggio secondo Benedetta Tobagi e Donne nella Resistenza italiana nel saggio di Ilenia Rossini.
Queste storie permettono di osservare la Resistenza non soltanto attraverso le strutture militari, ma anche attraverso le trasformazioni personali e sociali vissute da chi vi partecipò.

Resistenza nelle città

La Resistenza non riguardò soltanto montagne e campagne.

Anche le città furono luoghi di organizzazione clandestina, scioperi, sabotaggi, azioni armate, raccolta di informazioni e repressione.

Roma rappresenta uno dei casi più documentati nell’archivio di Magozine.

Il percorso dedicato alla Liberazione di Roma collega diversi episodi della lotta contro l’occupazione e della repressione nazifascista, dalla partecipazione di studenti e insegnanti fino ai rastrellamenti e alle Fosse Ardeatine.

Tra gli approfondimenti:

Resistenza a scuola: docenti e studenti di Roma contro il fascismo

Rastrellamenti nazifascisti e Roma: dalle Fosse Ardeatine al Quadraro

Questi casi mostrano quanto il confine fra dimensione militare e dimensione civile della Resistenza potesse essere sottile.

Repressione, rastrellamenti e stragi

Alla crescita del movimento partigiano corrispose una dura repressione da parte delle autorità tedesche e fasciste.

Rastrellamenti, arresti, deportazioni, rappresaglie ed eccidi colpirono partigiani e popolazione civile.

La repressione rappresenta quindi una componente indispensabile per comprendere la storia della Resistenza: il rapporto tra formazioni combattenti, popolazione e occupanti cambiava profondamente da territorio a territorio e durante le diverse fasi della guerra. Treccani descrive l’occupazione tedesca come caratterizzata anche da un vasto apparato repressivo e dall’uccisione di civili e prigionieri politici.

È anche per questo che la storia della Resistenza non può essere raccontata soltanto attraverso le operazioni militari.

Una guerra di liberazione, ma anche un conflitto tra italiani

La definizione della guerra combattuta in Italia tra il 1943 e il 1945 è stata a lungo oggetto di discussione storiografica.

Una delle interpretazioni più influenti è quella proposta dallo storico Claudio Pavone nel libro Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza.

Pavone distinse tre dimensioni che potevano coesistere nella scelta resistenziale:

la guerra patriottica, contro l’occupazione tedesca;

la guerra civile, tra italiani appartenenti alla Resistenza e italiani schierati con la Repubblica Sociale;

la guerra di classe, presente soprattutto nelle componenti della Resistenza che collegavano la liberazione nazionale a una più profonda trasformazione sociale.

Questa interpretazione ha avuto un ruolo importante nel rinnovamento degli studi sulla Resistenza, senza eliminare altre letture e discussioni storiografiche.

Parlare di queste diverse dimensioni aiuta a evitare due semplificazioni opposte: ridurre la Resistenza a una guerra puramente militare contro uno straniero oppure interpretarla esclusivamente come scontro ideologico interno.

L’inverno 1944-1945 e l’insurrezione finale

La Resistenza attraversò fasi differenti.

Il movimento partigiano crebbe durante il 1944, ma subì anche rastrellamenti, perdite e difficoltà soprattutto durante l’inverno.

Nei primi mesi del 1945 le formazioni partigiane tornarono a rafforzarsi mentre gli Alleati riprendevano l’offensiva contro le forze tedesche.

Alla fine di aprile il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia diede l’ordine di insurrezione generale.

In molte città del Nord le formazioni partigiane entrarono in azione prima dell’arrivo degli eserciti alleati. Il 25 aprile 1945 è diventato la data simbolica di questa fase conclusiva della Liberazione. Il Senato ricorda che, all’indomani dell’ordine di insurrezione generale del CLNAI, diverse città settentrionali furono liberate dai partigiani prima dell’arrivo delle forze alleate.

Perché il 25 aprile è la Festa della Liberazione

Il 25 aprile non indica che l’intero territorio italiano sia stato materialmente liberato in un solo giorno.

È la data simbolica dell’insurrezione finale e della fase conclusiva della liberazione dell’Italia settentrionale.

Già nel 1946 il 25 aprile venne dichiarato festa nazionale per celebrare la liberazione. La successiva legge n. 260 del 1949 inserì stabilmente il 25 aprile, anniversario della Liberazione, fra i giorni festivi della Repubblica.

Su Magozine abbiamo raccolto alcuni percorsi di lettura in 25 aprile: 5 libri da leggere per la Festa di Liberazione. L’articolo è già collegato al percorso dedicato a Resistenza e letteratura.

Resistenza, libri e memoria

Una parte decisiva della memoria della Resistenza è passata attraverso testimonianze, diari, romanzi, saggi, canzoni e racconti familiari.

Scrittori come Beppe Fenoglio, Italo Calvino, Elio Vittorini, Cesare Pavese e Renata Viganò hanno contribuito, in modi differenti, alla rappresentazione letteraria della guerra, della scelta partigiana e delle sue conseguenze.

Per questo abbiamo costruito anche un percorso autonomo dedicato a Resistenza e letteratura: libri e autori per capire e trasformare la società.

A questo percorso appartiene anche la memoria musicale.

Bella Ciao: non è solo il canto della Resistenza ricostruisce la storia e la successiva diffusione internazionale della canzone, divenuta nel dopoguerra uno dei simboli musicali più riconoscibili legati alla memoria resistenziale.

Antifascismo e Resistenza non sono la stessa cosa

La distinzione è importante.

L’antifascismo comprende l’opposizione al fascismo sviluppatasi fin dalla sua nascita negli anni Venti e proseguita durante tutto il regime.

La Resistenza indica invece il movimento sviluppatosi nel contesto della guerra e dell’occupazione tra il 1943 e il 1945.

Molti protagonisti dell’antifascismo confluirono nella Resistenza, ma non tutti gli antifascisti furono partigiani e non tutti coloro che presero parte alla Resistenza avevano una precedente storia di militanza antifascista.

Treccani descrive infatti la Resistenza italiana come uno sviluppo dell’antifascismo precedente, non come un suo sinonimo.

Tre percorsi per comprendere il Novecento italiano

Su Magozine abbiamo quindi scelto di mantenere distinti tre nodi collegati.

Fascismo italiano

Fascismo italiano: storia, origini e costruzione del regime ricostruisce la nascita del fascismo, la conquista del potere e la trasformazione dello Stato in dittatura.

Antifascismo

Antifascismo: storia, significato e movimenti in Italia ricostruisce invece l’opposizione politica, culturale e sociale al fascismo dagli anni Venti alla caduta del regime.

Resistenza italiana

Questo articolo affronta il passaggio successivo: l’occupazione tedesca, la Repubblica Sociale Italiana, le formazioni partigiane, la Resistenza civile e armata, la Liberazione e la memoria del 25 aprile.

La distinzione permette di seguire la sequenza storica senza sovrapporre fenomeni collegati ma differenti:

fascismo → antifascismo → Resistenza e Liberazione.

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