“Ritratto di giovane donna con mostri” di Pola Oloixarac

ritratto di giovane donna

Ritratto di giovane donna con mostri di Pola Oloixarac è stata una lettura particolare e piacevole, ironica e spiazzante, rinfrescante e scioccante come un getto di acqua fredda.

Pola Oloixarac – l’autrice

Come per i libri si parte dal titolo, così per gli autori partiamo dal nome. Pola Oloixarac è lo pseudonimo di Paola Caracciolo: Caracciolo nella sua forma rovesciata e dal sapore Inca diventa Oloixarac e ci parla dell’autrice, anzi, ci parla di più della sua protagonista, che come lei ama leggere le parole al contrario per vedere cosa diventano e che in quanto donna peruviana di colore si sente parte di una minoranza così particolare che è avvicinabile all’antico impero perduto.

Pola Oloixarac è nata a Buenos Aires nel 1977. Terminati gli studi in filosofia, si trasferisce in Spagna e per qualche tempo vive a Barcellona.

Collabora con diverse riviste e università, ed è editore fondatore della rivista bilingue The Buenos Aires Review di letteratura contemporanea nelle Americhe.

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Il suo primo romanzo, Le teorie selvagge, pubblicato nel 2008, è un bestseller in Argentina ed è stato tradotto in molte lingue. Il romanzo ha scatenato polemiche e critiche perché, secondo l’autrice, “non affronta le questioni tradizionalmente associate alla ‘letteratura femminile’, ma contiene invece una critica sociologica che è sia intelligente e satirico, che apparentemente sono tratti riservati esclusivamente agli uomini”.

Ritratto di giovane donna con mostri è il suo terzo e per ora ultimo romanzo.

Ritratto di giovane donna con mostri – la sinossi

Mona è una giovane scrittrice e accademica peruviana. Ha pubblicato un libro che ha avuto un enorme successo e per questo si ritrova tra i candidati al premio Basske-Wortz, “il riconoscimento letterario più importante d’Europa e uno dei più prestigiosi al mondo”.

Parte così alla volta della Svezia, dove si raduna in un piccolo e ameno villaggio insieme ad altri scrittori provenienti da ogni angolo del Globo.

Sarà perché vediamo tutto con gli occhi di Mona, annebbiati dall’abuso di alcol e psicofarmaci, sarà perché c’è davvero qualcosa di inquietante nell’aria, ma l’atmosfera al raduno di letterati è strana e straniante.

Caricature buffe o grottesche di intellettuali animano la scena, con le loro manie e le loro ossessioni. Il tempo del raduno trascorre così quasi sospeso, tra una conferenza e l’altra, tra strani segni e premonizioni, in un climax che porterà a un epilogo che dire inaspettato è dire poco.

I temi del romanzo

Nonostante la brevità del libro, gli argomenti di riflessione messi sul piatto abbondano.

Paola Oloixarac, attraverso la satira e l’ironia, ci guida attraverso le contraddizioni e le ipocrisie degli ambienti intellettuali. Sono luoghi in cui gli schieramenti politici sono dettati dalla moda del momento, dove la tua provenienza da un luogo o dall’altro condiziona profondamente la percezione delle tue opere, dove anche i tuoi pensieri devono seguire le tendenze se vuoi essere ascoltato.

La protagonista Mona, in quanto giovane donna e per giunta di colore, ci mette inoltre davanti a tutte le difficoltà e i pregiudizi, sia positivi che negativi, che le giovani donne (di colore e non) devono affrontare in ogni occasione. E insieme a lei, lo fanno tutti i personaggi femminili che incontriamo nella lettura, ciascuno a modo suo e secondo la propria esperienza. Se sei bella per un verso, se sei brutta per un altro: il tuo corpo non è mai solo tuo. Se hai le idee chiare sei aggressiva, se invece ascolti gli altri sei remissiva come lo sono tipicamente le donne.

Non c’è bisogno che continui l’elenco, credo.

I mostri

Chi sono questi mostri a cui si fa riferimento nel titolo?

Ogni personaggio del libro ha la sua versione. Per Mona, ad esempio, il mostro è ciò da cui scappa cogliendo l’occasione del viaggio in Svezia: ciò che è successo in California proprio poco prima della sua partenza.

Per Lena, scrittrice obesa (dato per lei fondamentale) dell’infanzia, il mostro è il patriarcato che permea la società moderna: per garantire la sopravvivenza di una specie destinata all’estinzione come quella umana, il patriarcato cerca di ridurre tutto e tutti a una normalità rassicurante, e chi normale non lo è viene costretto a travestirsi.

Per Marco, invece, altro partecipante alla corsa al premio, il mostro è la tecnologia: presto soppianterà l’uomo anche nella creazione artistica. Meglio allora collaborare alla sua ascesa piuttosto che venire sconfitto del tutto in futuro.

Questi sono solo gli esempi più evidenti, ma immagini di mostri più piccoli ma non meno spaventosi fanno capolino da tutte le pagine della storia, dagli alberi del bosco che circonda il villaggio, da dietro le finestre semichiuse degli alloggi…

Ad ognuno il suo mostro.

Conclusioni

Leggendo la quarta di copertina, mi aspettavo l’ennesima rappresentazione ironica dl mondo della letteratura e dei suoi bizzarri abitanti. Invece, per fortuna, si tratta anche di qualcosa di più. L’autrice vive e frequenta quel mondo, lo conosce molto bene, per questo il ritratto che ne fa risulta così realistico. Inquietante certo, ma anche spassoso.

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